Il grande notturno (di Ian Delacroix)

Il grande notturno
di Ian Delacroix
Edizioni XII
214 pagine,  14.50 euro

Sinossi

La quiete caotica di Milano viene sconvolta dall’invasione di miriadi di topi: per risolvere il maligno problema interviene un personaggio inquietante, dotato di un carisma perverso e ammaliante, capace di un potere al di là di ogni immaginazione. La sua vendetta porterà gli incubi umani a livelli insostenibili: egli verrà a mostrare quanto la paura possa farsi realtà e rendersi manifesta in luoghi a noi familiari, magari seduta accanto a noi su un vagone della metropolitana, o nascosta nella musica di una notte maledetta. Dentro una storia che attraversa continenti e secoli, che trasforma l’eternità in un singulto d’amore, conosceremo un personaggio pericoloso e struggente, che calca le sue orme crepuscolari a perseguire un solo scopo, l’unico che gli permette di non soccombere alla Vita: nutrirsi di Bellezza. Il Grande Notturno è già in mezzo a noi.

Commento

Non fatevi ingannare dallo pseudonimo: l’autore de Il grande notturno è italianissimo, così come la sua storia, che però si prende spazio e tempo per debordare fuori dai nostri confini.
Il libro parla di zombie e al contempo tratta di tutt’altro. In un gioco a incastro tra vecchie fiabe mitteleuropee e moderni trend dell’horror su carta e su celluloide, Delacroix traccia una trama dalle forme ambigue.
Il Grande Notturno è una figura semidivina che da tempo vive e interagisce col mondo dei mortali, talvolta rivelandosi e talvolta nascondendosi. E’ maestro di magia e d’illusione, virtualmente immortale, purché nutra la sua essenza di bellezza. Per farlo c’è soltanto un modo: sottrarla ad altri esseri viventi.
Arrivato ai nostri giorni il Grande Notturno viene ingannato dalle autorità milanesi, che ne avevano segretamente chiesto l’aiuto per liberarsi da una terribile invasione di topi. Per vendicare il torto subito, il misterioso immortale scatena una piaga di morti viventi sul capoluogo lombardo. Piaga a cui solo pochi, casuali “eroi” tenteranno di porre fine.

Questo romanzo si avvale di commistioni particolari: dall’urban fantasy passa all’horror esistenziale, ma nel mezzo si concede una parentesi piuttosto brutale di zombie apocalypse. Troppa carne al fuoco? Probabilmente sì. Il passaggio da un momento all’altro appare spesso troppo brusco, spiazzando il lettore. I puristi romeriani storceranno il naso davanti all’abbattimento sistematico di alcuni dogmi del genere, per quanto gli inframezzi che descrivono la nascita e l’esistenza del Grande Notturno siano davvero ben scritti.
Tuttavia, in un genere fin troppo statico e ripetitivo, il libro di Delacroix ha il grande pregio di tentare varianti e ibridazioni che non sanno mai di banale, nemmeno nei passaggi in cui l’esperimento sbanda pericolosamente.

Il lavoro di costruzione di una mitopeica personale e affascinante è forse l’aspetto più riuscito del romanzo, insieme alla scrittura senz’altro superiore alla media. Per contro le poche pagine, messe in relazione al gran numero di elementi messi in campo, generano qualche scricchiolio e non permetteno un’immedesimazione totale con tutti i personaggi della storia.
Ciò nonostante Il grande notturno è una storia evocativa, viva, pulsante e poetica. Nel tentativo di creare qualcosa di non banale e di ricercato, Delacroix ci regala una storia dal vago sapore shakespeariano, con una pregevole contaminazione di horror moderno e metropolitano. Un esperimento interessante e coraggioso, che merita senz’altro una lettura, anche per entrare nel mondo fantastico che lo scrittore sta pian piano costruendo.
Senz’altro torneremo nel territorio del Grande Notturno: vale la pena farlo dopo essersi goduti questo capitolo.

3 commenti

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