riflessioni

Sei ossessioni

Una promessa è una promessa.
Settimana scorsa ho letto con interesse questo post dell’amico Germano, giurando di replicare a mia volta. Essendo un articolo perfetto per le classifiche del sabato, ecco che vi propongo la mia versione del “six obsessions”.
Di cosa si tratta? Di sei temi ricorrenti – ossessioni – che ricorrono nei miei racconti e romanzi.
Alcune di queste tematiche sono evidenti, altre meno.
Scrivo da parecchio tempo. Mi faccio leggere da molto meno (5/6 anni). Continuo a non avere alcun interesse per la pubblicazione canonica. L’editoria mi suscita un fascino pari a zero. Eppure continuo a scrivere. Chi vuole può scaricare i miei racconti senza spendere un euro. Non ho studiato i manuali. Se ho imparato qualcosa l’ho fatto leggendo una media di un libro a settimana, più o meno dal 1987 a oggi.
Questo è ciò che è nato da una passione quantomeno ambigua. La scrittura non è “bella” ma è una continua sfida a sé stessi e al pubblico, pronto a notare più i difetti che i pregi. Non c’è commiserazione in tutto ciò, solo una fredda disamina di cosa significa scrivere più o meno professionalmente.

1. Il single

La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita, dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi, dappertutto. Non c'è scampo: sono nato per essere solo. (Travis Bickle)

Buona parte dei miei protagonisti sono uomini di 30-50 anni, single. Non nerd orrendi che il genere femminile non prende nemmeno in considerazione, bensì divorziati, separati o semplicemente persone disilluse dalla vita.
Non misogini – non sempre almeno – quanto piuttosto uomini innamorati della solitudine, per indole o per colpa del loro vissuto.
C’è un’impronta personale in tutto ciò? Può darsi, ma non è preponderante quanto pensate. O forse – preferisco vendervela così – alcuni dei miei personaggi rappresentano la parte veramente cinica di me, che nel mondo reale fatica a uscire per quanto mi piacerebbe che lo facesse.

2. Il militare

Dottore: Sei commozioni cerebrali negli ultimi tre anni, due dischi schiacciati, due fratture temporali, una applicazione di pneumotorace, perforazioni dello stomaco, una decina di ricoveri con le più strane malattie tropicali, un assortimento di fratture degli arti, discrasia, dissenteria, dispepsia, disuria, disoressia. Shannon: C'è altro con la D che non ho ancora avuto? Dottore: Sì, decesso. (I Mastini della Guerra)

Altro elemento ricorrente, anche se moooolto meno rispetto al passato, è l’esperto di armi. Che sia un militare, un mercenario, un ex poliziotto o via discorrendo, ci sono pochi racconti in cui una figura di questo genere è del tutto assente.
Innanzitutto mi fa comodo avere qualcuno che sa maneggiare le armi, visto che la mia impronta narrativa porta più o meno verso atmosfere e situazioni piuttosto movimentate.
Credo poi che entri in gioco il mio vecchio retaggio da giocoruolista, in cui la componente “muscolare” di un gruppo era immancabile e necessaria.
Quelli che non sopporto sono i soldati tutti d’un pezzo, senza difetti e pronti a morire con la bandiera in mano e cantando l’inno. Colpa del cinismo latente citato nel punto 1.

3. L’elemento fantastico

Alla luce del giorno tutto acquista una sua apparente normalità. Da questa parte c'è la realtà, con il lavoro e la spesa e la famiglia e le rate del mutuo. Dall'altra le cose che restano, e forse è meglio che restino, misteriose. (Tullio Avoledo)

La realtà mi annoia. Me ne faccio ampie overdosi ogni giorno e la ritengo più che sopravvalutata.
Inoltre, come sapete, vivo con la convinzione che la realtà nasconda cose che per abitudine, per paura o per ignoranza abbiamo disimparato a vedere.
La mia scrittura abbonda di elementi fantastici, che siano orrorifici, soprannaturali, ucronici, fiabeschi o fantascientifici. Ovviamente c’è chi mi accusa di parlare di cose “non verosimili”, senza capire che è proprio il mio obiettivo ultimo: reinterpretare il reale e fornire opzioni. O, più semplicemente, far sognare.

4. L’elemento storico

La storia non deve essere presentata come un'accumulazione di risultati conseguiti o come una mera esposizione di avvenimenti, ma come una poderosa realtà in azione. (John Dewey)

In un modo o nell’altro il mio amore per la storia traspare in quasi tutto ciò che scrivo.
Non a caso due dei generi che considero di riferimento sono quello ucronico e il fantapolitico. Mi piace anche pescare quegli eventi storici e quelle situazioni geopolitiche che in pochi calcolano. Perché il mondo è grande, curioso, affascinante, crudele ma anche magnifico, ed è un peccato non guardarlo nel suo insieme.
Se a volte tutto ciò scade nell’infodump… beh, come dicono i grandi scrittori: ‘sti cazzi.

5. Il turpiloquio

Non butterei tutta la responsabilità sui giovani perché il turpiloquio non è più appannaggio dei giovani. Però è vero: la parolaccia è brutta da sentire ma se diventa un intercalare comune si depotenzia. E quando poi vogliamo usare una parolaccia vera, che facciamo? È una zona di eversione del linguaggio che dovrebbe continuare a esistere — mentre i giovanilismi sono come i brufoli, poi passano: la lingua è in movimento, è un organismo vivo che si evolve. (Silvia Ballestra)

Non è un fattore imprescindibile delle mie storie, né si trasforma in un linguaggio pulp, eppure spesso e volentieri il turpiloquio c’è. Perché è un fattore che spezza la tensione, ed è l’unico elemento dissacrante che sono in grado di utilizzare, odiando cordialmente quelle ibridazioni tra commedia e horror (o commedia e fantascienza).
In quest’ottica le parolacce tornano utili e mi suonano più spontanee che non un umorismo forzato e da galantuomini inglesi, che mi sembra poco adatto alla mia scrittura, senz’altro più di pancia che non estetica.
Il punto è riuscire a bilanciare tutto senza strafare.

6. Lo scenario

Vorrei che il mondo si ricordasse di me come quel ragazzo a cui piaceva molto giocare e condividere la sua conoscenza e i suoi passatempi con gli altri (Gary Gygax)

Non sarò mai di quelli che “meglio non spiegare nulla, lasciamo proprio tutto alla fantasia del lettore”.
L’ho sempre trovata una facile scappatoia per non impegnarsi più di tanto nella realizzazione di uno scenario ampio, intrigante e suggestivo.
Anche qui entra in gioco il mio passato da master nei giochi di ruolo. Purtroppo la mia voglia di costruire il contesto, senza limitarmi a suggerirlo, scade (volutamente) nel temibilissimo infodump. A certi lettori fa schifo a prescindere, perché “lo dicono i manuali”. Altri, i meno ottusi, sanno valutare di volta in volta.
Ecco, questi sono i lettori a cui faccio riferimento. Gli altri si possono attaccare.

35 risposte »

  1. Interessante quello che dici, essendo un militare ( anche se ora in riserva attiva..), personalmente sono un tantinello portato a cercare il pelo nell’uovo nella tecnica inserita all’interno della storia narrata, sopratutto a causa di traduzioni errate è facile notarle, ma vi sono molti autori che non hanno idea di cosa parlano,forse sono particolari secondari, ma magari documentarsi un qualcosa in più non è che faccia male.certo costa tempo e annoia chi non è del mestiere, però,..se devi scrivere qualcosa, fallo al meglio..o nò? certo la mia è un opinione di parte, ma alcuni autori famosi e strapagati che strafalcionano sull’argomento non sono ammissibili, oggi,basta un controllino in web.

    • Concordo al 100%.
      Io non sono mai stato sotto le armi (ho fatto obiezione di coscienza), ma ho sempre avuto la passione per la narrativa di questo tipo. Con Wikipedia e Google è davvero semplice controllare le fonti ed evitare strafalcionerie. Che invece continuo a trovare anche in romanzi insospettabili.
      E non parlo di roba tecnica, che magari annoia i lettori, ma di gente che confonde ancora i revolver con le semiautomatiche etc etc

  2. Sull’elemento fantastico mi sa che in molti saranno d’accordo: la realtà, almeno quella che ci ostiniamo a definire tale, mi va stretta.
    Come te credo ci sia ben altro dietro, sfaccettature che non riusciamo a vedere e che, forse, un giorno, potranno anche permetterci di cambiare opinione di noi stessi riguardo al nostro rapporto con l’universo e tutto ciò che contiene! 🙂

    • Aggiungo che la realtà la vedo tutti i giorni, non ho bisogno di leggerne la versione romanzata 🙂
      Per me la narrativa (e anche il cinema) è sempre stato una via per espandere gli orizzonti, per sognare…

  3. Le attendevo, le tue ossessioni. Alcune le avevo intuite, tipo quella dell’elemento storico, fantastico e del militare. Lo scenario è un aspetto che interessa molto anche me, soprattutto perché spesso ambiento le storie in un “mondo diverso”, come ho scritto nelle mie ossessioni, quindi è giusto che questo mondo diverso venga ben caratterizzato prima di essere presentato al pubblico con il racconto.
    Il turpiloquio credo sia una componente essenziale a prescindere. Fa parte del linguaggio, quindi in certe occasioni – soprattutto quelle concitate – è giusto che ai personaggi scappino le parolacce. Del resto sono persone reali, almeno agli occhi del lettore. 🙂

    Per quanto riguarda l’infodump, bellissima la chiusa finale su “gli altri si possono attaccare”! Mi infilo, personalmente, nella cerchia di chi valuta caso per caso, alla fine non è mai la cosa in sé sbagliata, ma il come la si applica. Ci sono casi in cui è bene, altri in cui è male, altri in cui è così così. Non esiste la verità universale! 🙂

    Ciao,
    Gianluca

    • Sull’infodump la questione oramai è diventata “tifo”.
      I seguaci dell’altra parrocchia non ammetteranno mai che esiste dell’infodump buono. Al massimo diranno che è passabile, oppure che non è infodump (venendo quindi alle mani con le loro stesse ossessive definizioni).
      Alla fin fine sai che ti dico? E’ gente che non si diverte più a fare quel che fa, quindi non li invidio nemmeno un po’!

  4. Sull’elemento fantastico e sullo scenario siamo perfettamente d’accordo.
    Specialmente lo scenario, anche a me piace dare spiegazioni, perchè sono il primo a volerle conoscere.
    Mi incuriosisce, negli altri libri fantastici, il come funziona il mondo fantastico x, quindi questo spinge anche me a farlo.

    Riguardo l’infodump ecco:se si tratta di spiegare con che tipo di mattoni è stata fatta la città è un noia mortale, ma se serve a spiegare un aspetto del mondo fantastico del libro lo trovo utile. Come hai detto dipende dal caso xD (Verro sbranato da qualcuno per questo? probabilmente ahah)

    • Perfettamente d’accordo con te riguardo all’infodump e alla questione “scenario”.
      Forse non è un caso se, in linea di massima, ci si ritrova con piacere a discutere di queste cose 🙂

  5. Uhm… sì, devo dire che li ritrovo proprio tutti. Sul punto uno, però, più che cinismo, trovo che i tuoi protagonisti abbiano proprio un rapporto difficile con l’altro sesso, complicato da uno o più fattori. Parlo sempre di impressioni. ^^ Cosa che mi incuriosisce, del resto, perché li trovo protagonisti atipici. Come, ad esempio quelli degli ultimi tuoi lavori, Treno e Nave (e lì c’è anche il poliziotto e tutto il resto). 😉

  6. Giusto mettere le carte in tavola anche se chi ti segue li ha intuiti quasi tutti da tempo. 🙂 Vorrei anche far notare che sei per le situazioni estreme, per mettere i tuoi personaggi in condizioni in cui devono ‘nuotare o affogare’.
    Negli anni hai approfondito la parte psicologica, è più facile entrare nei tuoi personaggi.

    • Beh… grazie 🙂
      L’ideale, per me, sarebbe raggiungere un equilibrio tra action e approfondimento psicologico. Come sai nasco come scrittore d’azione, ma ultimamente la vena bullonara va a fasi alterne, nel senso che sento il bisogno di scrivere altro, pur senza mai uscire dai miei confini (che tanto mi piacciono).
      Insomma, mi ritengo in costante evoluzione… (Il che non significa necessariamente “costante miglioramento”, ma ci si prova).

  7. Proprio mentre stavo scrivendo la mia lista…
    Sembra che ormai qui nel Blocco C della blogsfera lavoriamo tutti agli stessi progetti.
    Comunque sì, sono elementi evidenti.
    Sul turpiloquio, mah… se il personaggio lo richiede.
    Dissento invece sullo spiegare tutto – io voglio che il lettore faccia la sua parte… il che significa che di solito qualche minus habens decide che la mia storia ha dei problemi di “POV”, di “show don’t tell”, di “sgruntz” o di qualche altro termine che ha imparato sui libri e non è capace di applicare.

    • Beh, è una specie di meme, quindi ci sta che a turno facciamo tutti il giro 🙂
      Concordo sul turpiloquio, ovviamente. Deve essere funzionale alla situazione. Di certo non scriverò mai racconti con personaggi “tarantiniani”.

      Sullo scenario, comunque la si veda, i nostri amici troveranno comunque un motivo per dirci che siamo degli imbecilli. Comunque non si preoccupino che sabato prossimo ne ho anche per loro 😀

      • In effetti, scrivendo il mio, mi sono reso conto che ci sono elementi fissi non tanto nelle mie trame, quanto nel mio modo di scrivere… per cui credo che modificherò il post in modo da farne un discorso sulla scrittura un po’ più ampio.
        Così i nostri amici hanno qualcosa che li scaldi per l’inverno 😉

  8. Avete detto già tutto voi, tra commenti e risposte.
    Gli infodump, come già scritto, io li ho sempre trovati bellissimi. Soprattutto quando approfondiscono storie, ambientazioni o ideologie. E alcuni infodump sono pura poesia (penso per esempio al capitolo – che magari oggi e secondo certi manuali sarebbe da mandare al rogo – in cui ne “Il padrino” di Puzo viene narrata tutta la carriera malavitosa giovanile di don Vito assieme a Genco.
    Infodump? Sì, grazie.

  9. Belle queste sei ossessioni che mi fanno fare una riflessione.
    Diciamo che l’unica cosa che condivido nella mia scrittura con te sono l’elemento fantastico e lo scenario.
    In particolare condivido al 100% le tue motivazioni verso l’elemento fantastico.

    Invece non mi capita mai di scrivere di single e tanto meno di militari.
    Non uso il turpiloquio e non sono molto portata per l’ambientazione storica però…
    Però qui non stiamo parlando di ciò che amiamo leggere ma di quello che scriviamo.

    Mi spiego.
    Il fatto che nella mia scrittura non ci sia il turpiloquio non vuol dire che ad esempio quando leggo quello che scrivi mi disturba se c’è del turpiloquio, anzi…

    Diciamo che le tue sei ossessioni sono proprio le cose che mi piace leggere quando leggo le cose che scrivi.
    Che poi quando sono io a scrivere le ossessioni siano diverse, questa è un’altra storia.
    Anzi credo che tante volte mi piaccia leggere proprio le cose che non mi riesce di scrivere bene. 🙂

    Cily

    • Anche a me piace leggere cose che non mi riesce di scrivere bene 🙂
      Credo che sia un arricchimento enorme e un bel modo per vedere il mondo da altre prospettive.
      Se fossimo tutti uguali – come piacerebbe a qualcuno – sai che depressione…

  10. E impressione mia, o qui ci sono varie frecciatine? >_>

    In ogni caso, anche io credo che i racconti – anche non fantastici, ma se lo sono tanto meglio – dovrebbero mostrare qualcosa di atipico. Infatti mai capito come abbia fatto tanto successo “La solitudine dei numeri primi” che di fondo è noia pura.

    Ci vuole qualcosa che spezzi, che allarghi la vista del lettore. Se poi questo qualcosa è rappresentato da un’apocalisse zombie tanto meglio ^O^

  11. sarà che siamo entrambi single per vocazione & giocatori di ruolo, sarà che diciamo e scriviamo le parolacce :-D, sarà che in te come in pochi altri sento vivo l’artigianato della scrittura, ma… beh, accidenti se ti capisco in questi sei momenti!

  12. Salve, ho trovato il suo blog molto interessante e vorrei invitarla nel nostro Art Social Network, si chiama Leonida: http://www.leonida.eu
    E’ un social network interamente dedicato alle arti (musica, fotografia,videoart, scrittura, blogger). Saremmo lieti se aprisse una pagina ufficiale del suo blog nel nostro social network (ovviamente linkata al suo blog per consentire al nostro pubblco di giungere al vostro blog) un modo come un altro per sponsorizzarsi.
    Abbiamo una sezione “Writers” con diversi blog. La pagina è completamente gratuita.
    Un Saluto e grazie.
    Marzia

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