cose quotidiane

Cinque euro per un panino?

Oggi è il Primo Maggio, la Festa del Lavoro, celebrata in molte nazioni al mondo.
Sappiamo tutti quale periodo storico stiamo vivendo, con poche luci all’orizzonte e con molte, troppe incertezze che minano il desiderio più comune e umano: vivere un’esistenza tranquilla, lavorando onestamente e togliendosi di tanto in tanto qualche soddisfazione. (Anzi no, già questo per qualcuno è troppo… figuriamoci l’aria depressa che ci tocca respirare!)
Non credo che aggiungere qualcosa di mio a questo discorso illuminerebbe le vostre vite. Odio fare discorsi generici, che scadono nella demagogia e nel qualunquismo, quindi eviterò di cedere in tentazione. Tuttavia sono ben lieto di sacrificare questo mio post del martedì, solitamente dedicato alle recensioni, per spendere due parole su uno dei tanti problemi che riguardano le passioni e le professioni di cui ci occupiamo di solito su Plutonia.
Perché, sì, anche se a qualcuno non sembra che sia così, anche scrivere, recensire e perfino bloggare sono lavori veri e propri. Come dite? L’ho già scritto e affermato molte volte? Va bene, ma oggi è il primo maggio, perciò ripeterlo non farà che bene.

Direi che il punto di partenza, la summa di tutte le considerazioni possibili, è questo video girato da Maddalena nel giugno 2010. Un video che a quei tempi fece il giro dei blog artistici, creativi, di Facebook e di tanti forum dedicati alla scrittura, alla musica etc etc.
Rivediamolo, perché è ancora attualissimo.

Sono passati due anni e non è cambiato nulla.
Lo dico senza girarci troppo intorno. Il sistema è miserevole oggi come allora e miserevoli sono le persone che, dall’alto, in un meccanismo a cascata, bloccano ogni miglioramento possibile e immaginabile.
A quei tempi ci fu anche chi obiettò le parole di Maddalena, sostenendo che la richiesta di pagamento “simbolico” innesca in realtà un gioco al ribasso umiliante.
Io non so se questo è vero, o forse semplicemente non mi va di discuterne. Preferisco lasciare la parola a voi.

Concludendo: cosa possiamo fare noi altri per inceppare questo meccanismo? Ben poco. Ma proviamoci.
Compriamo gli ebook, i fumetti, le foto dai siti di stock. Almeno delle persone che stimiamo. Facciamo girare qualche euro.
Offriamo un compenso, anche piccolissimo, a chiunque ci dà una mano per migliorare i nostri blog, disegnando banner, sfondi, oppure offrendosi come editor dei nostri articoli. Magari rifiuteranno l’offerta, ma il gesto in sé vuol dire molto.
Ultima cosa: rifiutiamo di lavorare/collaborare sempre a titolo gratuito, specialmente se chi ce lo chiede è un’entità (editore, associazione culturale, magazine etc etc) con qualche soldo da parte ma con poca voglia di investirli in chi naturalmente può lavorare solo per la gloria.
Naturalmente un cazzo.

27 risposte »

  1. Ecco, “naturalmente un cazzo” esprime proprio alla perfezione quello che ho pensato quando ho visto il video.
    La questione del “gioco a ribasso” esiste, sì, però sta al buon senso di entrambe le parti porvi un freno. Io ahimè vivo praticamente la stessa realtà (non faccio l’attore, ma faccio il regista e il drammaturgo) e mi rendo conto che il meccanismo del lavorare gratis è un ingranaggio perverso che, una volta partito, è difficilissimo arrestare. Che poi tra l’altro il pagamento “simbolico” non significa per forza pochi soldi. Significa anche… altro. Uno “scambio di favori”, se vogliamo, ma in senso buono, in senso produttivo, in modo da creare circoli virtuosi all’interno dei quali gira l’arte, la cultura, l’informazione ecc.
    Esempio: vuoi che scriva un piccolo testo teatrale per il tuo gruppo di ragazzi? Va bene! Tu in cambio, che magari sei un professore, vieni a fare una lezione al mio gruppo di ragazzi sulla storia del teatro elisabettiano! Così può funzionare, porca vacca. O magari io attore faccio un video in cui pubblicizzo la tua… boh, la tua lavanderia, magari, e tu in cambio mi lavi e mi stiri gratis i costumi di scena per un anno.
    Certo, magari qualche “collega” artista si sentirà offeso a riceve come pagamento per la sua “arte” una cosa del genere, eppure io credo che sia un meccanismo sano, utile a tutti. Fermo restando che poi si devono trovare anche delle collaborazioni pagate con il vile denaro, perchè se no il vile affitto come lo paghi?

    Vabbè, magari ho parlato troppo… Ma sta storia del… “fai l’artista, quindi è gratis, no?” mi manda in bestia. E purtroppo temo che sia un meccanismo spesso alimentato dagli artisti che lavorano per la gloria… perchè tanto c’hanno i soldi di loro. E ce ne sono, purtroppo.

    • Sì, la storia dell’arte che è un passatempo e quindi non va remunerata ce l’han fatta bere solo a noi italiani. Ora, sembrerà facile demagogia, ma sto ancora aspettando qualcuno che mi spieghi perché tirare calci a un pallone vale uno stipendio e scrivere/recitare/fotografare no.
      Che poi al limite anche lo “scambio di favori”, come dici tu, sarebbe già un passo avanti. Per quella che è la mia esperienza mi offrono al massimo di citarmi tra i credits, in cambio di articoli gratuiti e cose del genere. Cosa che in effetti non ho più intenzione di fare.

  2. Bravo, la gloria lasciamola agli eroi come Achille e noi che Achille non siam dobbiam mangiar.
    Scusami ma mi è venuta fuori così. A me spiace che non ho ancora ricevuto un soldo come donazione ma arriveranno. Nel frattempo però ho ricevuto dei soldi per dei lavori di scrittura che ho fatto per altri blog e credo che smazzandoci per bene ci si possa riuscire a racimolare qualcosa. Certo non sarà facile, ma non tollero più il discorso vivere per la gloria, per la gloria di chi poi? Preferisco essere fregato e non essere pagato quasi che collaborare ancora a titolo gratuito e non ricevere neppure un grazie
    Buona giornata

    • Mi sa finora ho sbagliato qualcosa. Anch’io penso che accetterò soltanto collaborazioni di chi offrirà un compenso, piccolo o grande che sia.
      Continuare a fare tutto gratuitamente non fa altro che foraggiare questo sistema fallace. A questo punto, zero per zero, preferisco dedicarmi alle mie cose e non contribuire a far crescere siti, portali e webzine che non fanno nemmeno finta di offrirmi quei cinque euro per un panino che cito in questo post.

  3. dirò di più ho scritto articoli e un anno dopo non sono ancora usciti sul web, così che mi sono bruciato anche le fonti e le persone che ho contattato :-(((((
    scusami ma hai lanciato un sasso

    • Figurati, sfogati pure: è il giorno giusto.
      In effetti c’è una professionalità così scarsa nell’ambiente che verrebbe voglia di dedicarsi ad altro.
      Con me gli unici che sono stati onesti fino in fondo son stati i ragazzi della webzine di gossip e spettacolo: articoli in cambio di un banner sul sito e di un po’ di pubblicità (sul loro blog, molto visitato).
      Nel campo dell’editoria e della scrittura, mah, di male in peggio. L’unica ragazza chi ha chiesto “quanto vorresti per scriverci degli articoli?” meriterebbe una statua per onestà e professionalità.
      Altri hanno addirittura provato a chiedermi dei soldi – oltre ad avere la mia collaborazione gratuita! Eh, sai, ci autofinanziamo… Volete anche un rene?

  4. In effetti le prestazioni pro bono sono l’anticamera del nulla.
    Perché stranamente diventano dovute.
    Non c’è via di scampo.
    E poi, visto che non sono pagati, spesso come dice Ferruccio i lavori fatti non vengono poi neanche utilizzati.
    Per cui ti sei sbattuto, e vedi qualcun’altro occupare la tua nicchia, magari a pagamento, ed il tuo lavoro è finito chissà dove.

    Sull’autofinanziarsi, ricordo ancora quando, più di dieci anni or sono, ci suonarono alla porta due Giovani Leninisti, battendo cassa per il loro giornale.
    Due ragazzi anche bravi, ma diciamo meno che preparati per ciò che li attendeva…
    “Sa,” dissero a mia madre, “noi ci autofinanziamo.”
    E lei, “E io ho due figli disoccupati. Dovreste essere voi ad aiutare loro, o anche Lenin ha cambiato idea?”
    Fuggirono a gambe levate, poverelli.

    • Tipa tosta, tua madre. Ha fatto benissimo.
      Nulla contro lo spirito dei due giovani leninisti, che probabilmente erano l’ultimo anello di una catena fatta di furberie.
      A me il prossimo che chiede soldi per entrare a far parte della redazione di un sito (che tra l’altro ha un terzo dei miei visitatori) lo sputtano pubblicamente.

  5. È per questo motivo che mi arrangio a impaginare/copertinare da solo. Non voglio sfruttare il lavoro e il tempo di blogger amici, che potrebbero fare un lavoro molto migliore del mio, ma che non potrei ricompensare.

    Sul non collaborare sempre a titolo gratuito hai ragionissima e aggiungo, ma lo avevo già detto più volte, che si può anche andare con il proprio articolo in mano (specie se in inglese) e cercare di piazzarlo, invertendo la dinamica offerta->scrittura.

    Ciao,
    Gianluca

    • Io da un po’ di tempo a questa parte sto insistendo per pagare i lavori che non riesco a fare da solo o che comunque farei molto male. L’idea delle wishlist è stata geniale, in questo senso 🙂
      Poi però vorrei precisare che fare un favore tra amici è sacrosanto e piacevole. Anzi, io a un amico non riuscirei mai a chiedere soldi. Però, va da sé, la lista delle persone a cui fare favori di solito la si conosce reciprocamente. Quando un semi-sconosciuto mi chiede l’editing di un romanzo “aggratis”, m’incazzo un po’… E ti assicuro che succede almeno una volta al mese.

  6. Grazie per il video, non lo avevo visto. In effetti è attuale più che mai. Sembra proprio che in questo Paese funzioni così: mandami un racconto e il tuo compenso è vederlo pubblicato. Ti fai pubblicità, no? No un bel paio! Spero che qualcuno mi confermi che all’estero ciò non avviene.

  7. Per diversi anni ho organizzato per conto del comune per cui lavoro un festival estivo di culture giovanili ed ho sempre previsto, nonostante budget di anno in anno sempre più ridotti, dei compensi per gli artisti. Musicisti, ballerini, writers, attori, scultori hanno sempre avuto il loro rimborso, ovviamente in proporzione alla caratura di ognuno. Quando proprio non era possibile, almeno il panino e una bevuta o una pizza la davo sempre a tutti quelli che contribuivano all’iniziativa.

  8. “Accettiamo pagamenti anche in natura”. Potrebbe diventare un ottimo slogan 😀
    Bello anche il video di Maddalena. Purtroppo in due anni non è cambiata una ceppa… eh, dopotutto siamo il paese del “con la cultura non si mangia”.

  9. Mio marito organizza tornei di 3 giorni di boardgame. L’scrizione comprende il soggiorno completo( e i prezzi ti garantisco che sono davvero bassi)
    Spesso gli chiedono se è possibile abbassare il costo e lui spiega una per una tutte le spese tra cui figurano anche la spesa di soggiorno per gli arbitri.
    Ti premetto che gli arbitri lo fanno davvero per passione verso il gioco perchè per fare l’arbitro devi studiarti tutti i regolamenti in anticipo e molte volte devi anche contattare l’autore del gioco per eventuali incertezze.
    Eppoi una volta al torneo devi essere attentissimo anche che non ci siano furbi che barano e quantaltro.
    Sai cosa gli rispondono tutte le volte gli iscritti al torneo?
    “Perchè bisogna pagare il soggiorno agli arbitri?”
    E la risposta di mio marito è:
    “Tu ti divertirai pure a giocare ma non è che gli arbitri si divertano ‘sto gran che a vederti giocare!Pagargli il soggiorno mi pare il minimo.”
    Eppure la sensazione generale di chi paga l’iscrizione al torneo è che gli arbitri si ritrovino questa bella vacanza pagata.
    Purtroppo è proprio un malcostume…

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