I Will Survive

No, non sto per pubblicarvi la famosa canzone di Gloria Gaynor.
In realtà con questo post torno su argomenti già trattati sul vecchio blog, ma che su Plutonia ho sfiorato soltanto, dandoli forse (ed erroneamente) per scontati.
Lo spunto per ritornare a bomba su queste tematiche me lo dà una persona che conosco: buona formazione professionale/commerciale, un posto di lavoro discreto, moglie, figlio sedicenne. Parlando del più e del meno, ma soprattutto ascoltando le conversazioni d’ufficio (perché è di questo contesto che sto parlando), è saltato fuori che questo tale, lo chiameremo Gino, per convenienza, ha una sua particolare, rigida visione delle vita. Che purtroppo da queste parti è comune a molti.
Il figlio di Gino (chiamiamolo Andrea) vorrebbe seguire un corso di fotografia. Ossia, da quel che ho capito, desiderebbe diventare un “artista” della macchina fotografica. Sedici anni è l’età in cui si pensa ancora di poter governare il timone del destino e in fondo è giusto così. Chi siamo noi per ammazzare certe ambizioni nella culla?
Solo che Gino non è d’accordo.
Da buon padre di famiglia – così come Gino si definisce – il vecchio desiderebbe indirizzare il figlio su ben altre attività. Una laurea in giurisprudenza o economia, tanto per andare sul sicuro. E, se proprio Andrea deve dedicarsi a qualcosa di diverso dalle ragazze e dalle uscite con gli amici, perché non giocare a pallone “come fanno tutti quelli della sua età“?
Qualcosa di più virile, di più comune. Con cui potersi vantare coi colleghi e coi papà degli amici.

Ora, questo divieto – non tanto dispotico quanto severo – pare abbia generato tensioni in famiglia.
Andrea di giocare a pallone non ne ha alcuna intenzione, se non alla Playstation. Il suo interesse è per la fotografia e, come è giusto che sia, vuole avere la sua chance per imparare qualcosa, per dar sfogo alla sua creatività. Potrebbe farlo comunque, perché in fondo un padre che se ne sta nove ore in ufficio per cinque giorni alla settimana non può davvero condizionarlo a fare o non fare qualcosa.
Tuttavia va da sé che a sedici anni, se non sei è un cerebroleso completo o un ribelle totale, è difficile andare contro la volontà di un genitore autoritario e sicuro (troppo sicuro) riguardo al futuro del proprio figlio. Quindi lo scenario più probabile è che Andrea non verrà iscritto ad alcun corso di fotografia. Al limite potrà continuare a scattare con la sua macchinetta digitale e poco più. Per contro non parteciperà nemmeno al campus estivo di scuola calcio, come vorrebbe Gino, ma in fondo si tratterebbe comunque di una vittoria paterna quasi totale.

Ora, a me questa storia mette tristezza. Perché queste cose le ho vissute anch’io e non sono state belle.
Persone che sanno a prescindere da tutto e da tutti qual è il bene per noi: chi non ne ha mai incontrate? La frase “piuttosto che perdere tempo a scrivere impara ad aggiustare un motore!” era un refrain piuttosto gettonato, dalle mie parti. Diciamo che c’erano tutti i tipici pregiudizi secondo cui certe attività rappresentano il tempo ben speso e altre invece non servono a un’emerita mazza.
I fattori che portano a tali ragionamenti sono molteplici: ignoranza, scarsa cultura, una visione distorta e arcaica della realtà (l’uomo deve saper fare i lavori pesanti, la donna deve occuparsi della casa). Tuttavia, in fondo, sono più incline a scusare chi sostiene certe tesi assurde proprio per cause geo-sociali, che non chi lo fa per grettezza. Vale a dire: posso capire perché il vecchio contadino ritiene stupido che un ragazzo perda tempo a scrivere, mentre capisco molto meno uno come Gino, che ha studiato, è laureato, eppure ragiona ancora come l’uomo di Neanderthal da cui discende.

Comunque sia, io sopravviverò (a tutto questo).
Cercate di farlo anche voi.

33 commenti

  1. Sai che comprendo le tue parole benissimo?
    Io, all’età di sedici anni, ebbi la beneamata idea di imparare a cucinare. Mio padre, capo cantiere in un’azienda edile, non mi negò mai la possibilità ma nemmeno l’accettò, al punto che abbiamo vissuto in due realtà parallele fino ad oggi.
    Io ho cucinato, ho intrapreso una carriera che, a dirla tutta, lui non comprendeva, rimanendo tagliato fuori da molte cose. Al contrario, mio fratello, ha seguito le sue orme e ora il loro rapporto è molto più saldo di quello che potrò mai avere io…
    Alla luce di tutto questo, però, mi sentirei di dire a quel ragazzo “fottitene”, vai per la tua strada, non crearti dei rimpianti solo per qualcosa che altri non capiscono…
    Difficile, lo so, ma inevitabile se non si vuole morire dentro…
    Poi, è innegabile che ci sia un prezzo da pagare, se la propria famiglia non ti comprende, ma credo che il risultato, se si tratta di vera passione, non abbia prezzo.

  2. Sono stato fortunato, il mio povero papà, non ha mai messo nessun tipo d’intralcio. Forse perché gli intralci li ha avuti lui. Purtroppo il mondo è fatto così: ho visto devine e decine di persone fare quello per cui sono stati instradati. quando ho modo d’incontrarli a volte mi trattano con sufficienza, ma si vede lontano un miglio che se potrebbero tornare indietro…
    certo non capisco il problema della fotografia, al giorno d’oggi, dal mio punto di vista, frequentare una scuola di quel genere, se hai del talento e della passione e voglia di sbatterti, apre sicuramente molte più strade di un tranquillo posto in banca.
    Basta sono stufo di bancari che non aprono il profilo su facebook – e muoiono dalla voglia – perché hanno paura di quello che possono dire i colleghi

  3. Anch’io come Ferruccio posso dire che i miei genitori non mi hanno mai condizionato nelle mie scelte. Passavo ore a disegnare, ma non mi hanno mai detto “Fai cose più utili”, per loro era sufficiente che andassi bene a scuola. Ti dirò addirittura che durante i miei primi, precoci tentativi di scrittura con la Olivetti di mio padre, spesso lui leggeva i miei raccontini, mi faceva qualche paterno complimento, insomma, nessun ostacolo. Però capisco che non per tutti è così. Una persona che conosco moloto bene ad esempio è stata costretta – letteralmente – dal padre ad andare a una scuola superiore che lei odiava (tecnico commerciale) perché le avrebbe offerto una chance per trovare lavoro, a differenza del liceo artistico che avrebbe voluto far lei. Il risultato è che lei si è diplomata dopo cinque anni di sofferenze ma non ha mai lavorato in vita sua, e adesso odia i libri, odia lo studio e tutto ciò che è connesso alla scuola e all’insegnamento. Davvero un ottimo risultato, eh?

  4. Una sola, rapida, considerazione: in gioventù ho avuto la fortuna di lavorare come assistente presso uno studio fotografico. Ebbene, quando i miei amici andavano a giocare a calcio nei torridi pomeriggi d’estate, io spianavo le pieghe da sottovesti di cartavelina indossate da splendide fanciulle. Ecco, diglielo a Gino che lui non ha capito niente, mentre suo figlio è avanti anni luce 😉

  5. Penso di essere stato molto fortunato. Per quanto i miei non navighino nell’oro cercano sempre di assecondare come possono i desideri miei e dei miei mini-me, a patto che ci si metta impegno e non si cambi idea dopo le prime difficoltà.
    Comunque da un certo lato quel Gino lo si può anche giustificare. Il lavoro ormai non si trova e penso voglia assicurare al figlio un futuro in cui possa con molte probabilità farsi una vita proprio un giorno. Con la fotografia è difficile andare lontano purtroppo. Certo è che un corsetto di foto mica gli farebbe male suvvia!

  6. È molto interessante leggere le vostre esperienze in merito.
    Beati coloro che sono stati assecondati nelle loro passioni da dei genitori lungimiranti.
    Non credo si tratti solo di immaginare un futuro solido per il figlio, bensì del desiderio di plasmare la prole secondo come preferiscono i genitori. Magari infliggendole, consciamente o meno, le stesse privazioni subite da ragazzini.
    Non a caso una delle frasi più abusate in certi discorsi è Io alla tua età ero già stanco di lavorare! Non avevo tempo di pensare alla -scrittura, lettura, fotografia, pittura, musica etc etc

  7. Consiglia a Gino di eliminare categoricamente la laurea in Giurisprudenza. Che diavolo di idea anni 50 è la laurea in giurisprudenza per trovare lavoro? Forse parla del sogno di un notaio/avvocato in casa? ha più fantasia del figlio (che nell’area Lombarda invece troverebbe sicuramente qualcosa con la fotografia).
    Io sono un Padre, laureato in legge con moglie laureata in Lettere (la classiche laure ad apprezzamento del mercato sotto la media mondiale).
    Sento di spezzare una lancia in favore dell’imputato Gino. Avrà anche una mentalità ristretta, e magari è eccessivamente ancorato agli stereotipi dei lavori “utili”. Però immagina per il figliolo una strada spianata, senza ostacoli, all’ombra che lo conduca dalla culla alla pensione. Da padre lo capisco si vorrebbe evitare ai figli le proprie “ansie e paure”. Gino ti do un consiglio: rendigli la vita noiosa, e farà di tutto per cambiarla e se i tentativi falliscono preferirà butterla via!
    p.s.: applauso a scena aperta per d.y. Lycas, effettivamente il Gino è un attimo indietro

    1. La laurea in giurisprudenza dovrebbe servire -credo- per farlo entrare nell’ufficio legale del nostro istituto, di cui Gino è uno dei responsabili amministrativi.
      Ovviamente giurisprudenza è una di quelle branche che, se non ti piace, imparerai a odiare con tutta l’anima.
      Parlo per esperienza personale.

  8. Per fortuna, i miei genitori da questo punto di vista sono stati straordinari.
    Anzi, si era creato il paradosso per cui io volevo fare i compiti e mio padre mi rimproverava perché non suonavo abbastanza la batteria 😀
    ma ho visto moltissimi miei coetanei abbandonare le proprie passioni per la grettezza dei genitori.
    E la mia è una zona “bene” di Roma, a cultura medio alta, quindi non esistono giustificazioni di sorta a comportamenti simili.

  9. Io sono sempre stato testardo, di solito quando voglio fàre una cosa la faccio comunque, ma i miei genitori non mi hanno mai costretta seguire una strada decisa da loro.
    E in ogni caso non avrei seguito le orme di mio padre, lui ha seguito le orme del suo e si rimprovera di non aver atto quello che voleva da giovane, proprio per questo non mi ha mai imposto nulla.
    Peccato non ci sono più genitori così, che capiscono che una persona debba essere felice di quello che fa.

  10. Di sicuro i miei genitori non erano concordi con me, su quello che facevo, sulle passioni che avevo, su come mi vestivo. Ma di sicuro erano felice nel vedere che in tutto quello io stavo bene, e nel mio ho cercato di ripagare questa loro “fiducia” in me prendendomi un diploma “utile” come può essere quello da geometra, e concludendo gli studi universitari. Ora che mi ritrovo con un figlio, fortuna ha 4 anni, spero di non essere opprimente nel momento in cui lui deciderà cosa vorrà fare da grande. Le mie esperienze le ho fatte, così come i miei sbagli, per cui non mi sento di fare il bacchettone…ma si sa, quando ti trovi nella situazione le cose possono sempre cambiare. Intanto l’esercito di warhammer 40000 per lui è pronto, un paio di partite sarà obbligato a farle col suo vecchio ahahahah

    1. Ecco, questa è una cosa bella: che i neo-genitori perfezionino il loro operato basandosi su ciò che hanno visutto da figli.
      In molti non lo fanno, altri (come te mi pare di capire) sì.

      1. Inutile riversare sui figli le aspettative della propria vita. Che si facciano e si godano la loro, ovvio che i miei consigli li darò, nella speranza di non fargli fare troppi errori, ma non è mia tutta la conoscenza di questo mondo, per cui spero di riconoscere il momento in cui star zitto 🙂 Certo che se mi dice di voler fare il ballerino lo uccido su due piedi, che ste cose da kekka non le sopporto…ahahahahah scherzo 🙂

  11. I miei genitori hanno assecondato i miei interessi, ma oggi mio padre mi rinfaccia di aver voluto fare di testa mia – non sono diventato un personaggio di successo ai suoi occhi, ergo a far di testa mia mi sono rovinato (e ho causato problemi anche a lui).
    Idem per la situazione di mio fratello.
    Il nostro errore è stato quello di non riuscire, avendo fatto le nostre scelte, ad arrivare dove nostro padre si aspettava.
    Anche quando le cose ci vanno bene (e succede), non vanno comunque bene come voleva lui.

    Riguardo a Gino e suo figlio – io, se ne avessi l’occasione, consiglierei al vecchio di assecondare quel giovane pirla, e pagargli un corso di fotografia presso un fotoclub (ce ne sono di ottimi). Accontentiamo il cretino fintanto che va alle superiori ed ha del tempo libero, così si toglie la voglia.

    Così, tranquillizzato il vecchio, una volta messa insieme un po’ di esperienza ed una manciata di contatti, il ragazzo avrà gli strumenti (e l’età) per tagliare la corda e lasciare il buon Gino nella sua palude, a parlare di pallone, di figa, dei soldi degli altri.
    L’ho visto succedere – una delle ragazze più straordinarie che abbia conosciuto si iscrisse a lettere per accontentare i genitori, e intanto per pagarsi le spese faceva la galoppina per un fotografo. Oggi vive in Polinesia e fa la fotografa subacquea.

    Come diceva, credo, Harlan Ellison, potremo vivere i nostri sogni, se saremo degni di essi.

    1. Il tuo è un buon consiglio, anzi, una buona strategia.
      Progettare una fuga, ma non solo col pensiero. Questo è sempre stato il mio errore. Ha invece agito bene la tua amica, che probabilmente si è dimostrata pratica e tenace come alcune donne sanno essere.
      Spesso e volentieri di costruiscono prigioni invisibili attorno. La bravura sta nel percepirle e nel non adattarci a esse per quieto vivere.

  12. Io vengo da una famiglia differente. A frenare i miei sogni sono stato io… da solo. Ero appassionato di fotografia, amavo leggere e scrivere, ero appassionato di elettronica, incuriosito dai computer, amante della montagna e delle escursioni all’aria aperta, e andavo pazzo per gli aviogetti? Senza contare la musica… che però mi incuteva timore “reverenziale”.

    Non potevo certo sperare di alimentare tutte le mie passioni allo stesso modo e costruirmi un futuro. Dovevo scegliere una strada… i miei mi hanno detto “Decidi tu”… e dopo mille elucubrazioni, confronti, discussioni a quattro e sei occhi, tra opportunità future di lavoro e quant’altro, ho scelto l’elettronica… che per certi versi comprendeva anche l’informatica.
    Diventare pilota era impossibile, a quei tempi, a causa dei difetti alla vista. Al massimo torre di controllo, o elicotteri… (ci ho pensato, lo ammetto!). Fare il fotografo naturalista sarebbe stato grandioso… magari scrivere e scattare foto per Airone (di quei tempi, quand’era un National Geographic italiano), sarebbe stato stupendo. Ma quante probabilità c’erano?
    Vivere scrivendo? Avrei dovuto tentare la strada del giornalismo… boh, non mi convinceva. Insomma, scelsi l’elettronica, e i miei ne furono soddisfatti.

    1. Beh… trascorsi proprio diversi dai miei 🙂

      Non che mi abbiano mai castrato palesemente, però senz’altro hanno fatto pressioni psicologiche per indirizzarmi lungo quella che, secondo loro, era la strada della tranquillità economica. Quindi non mi sono iscritto a Storia perché “dopo cosa fai?”, ho studiato Legge, odiando ogni singolo giorno trascorso in quella facoltà.
      Non hanno nemmeno mai bloccato le mie passioni scrittorie, mettendomi sempre però il terrore addosso: non investire i soldi, sono attività a perdere, non sai con chi vai a confrontarti etc etc.
      Senz’altro, e non lo dico ironicamente, sono stato debole io a farmi condizionare.
      Loro in fondo agivano in quello che credevano essere il mio interesse.

  13. Bruttissima cosa i genitori che agiscono credendo di fare gli interessi dei figli!
    Hanno prodotto quasi sempre solo disastri! I miei lo hanno fatto con me- certo non in maniera evidente ma con lunghe discussioni, dialoghi quasi da lavaggio del cervello.
    Non li accuso di niente anche perchè alla fine i miei sogni li ho conservati e qualcuno l’ ho anche realizzato.
    Però….

    1. Idem come te, nella valutazione e nel non accusarli.
      Però, così come per te, anche per me è stata più dura realizzare qualcosa… C’è voluto molto tempo!

  14. Gino forse non capisce che un corso di fotografia occupa si è no un paio di serate a settimana, e uno può tranquillamente studiare e lavorare E in più fare il corso di fotografia. Cioè non parliamo di lanciare i missili nello spazio, parliamo di girare qualche rotella e premere un pulsante (e lo dice uno che un po’ come fotografo ha pure lavorato) e di capire che se scatti a cavolo senza pensare avrai risultati a cavolo.

    Ma spiegare questa cosa al tuo collega è così difficile? Intendo fargli capire con calma che per fare un corso il figlio non deve necessariamente diventare un hippy senzatetto e drogato, con semplicità e tranquillità? Probabilmente ha solo delle idee poco chiare anche lui e si preoccupa. Poi tutto sommato a fare il fotografo si guadagna anche qualcosa, cioè se proprio vuoi puoi effettivamente camparci o quasi.

    Aggiungo che pure i miei rompevano le palle a morte e ogni scelta è stata una lotta, specialmente per il ritorno all’università era come se gli avessi detto che andavo a togliere le mine nel deserto o qualcosa del genere. Però se uno si sente insoddisfatto per quello che ha non ha senso dare la colpa a “mamma e papà” che magari si sono fatti il mazzo per 30 anni a correrci dietro. Se vai a scavare tutti quanti hanno un’infinità di colpe e di cazzate alle spalle, però la vita è la tua e a un certo punto se non ti appoggiano o ti criticano in certe scelte è solo uno degli infiniti problemi che devi affrontare per raggiungere un qualsiasi obiettivo.

    Quando ho scelto di passare a Medicina gli è preso un colpo, ma se aspettavo il nulla osta collettivo di tutti i parenti stavo ancora a scrivere brutti romanzi e a stampare fotocopie per la prevenzione incendi sognando le cose che avrei voluto fare davvero… e magari davo pure la colpa a loro.

    Simone
    http://www.simonenavarra.net (Gravatar non ho ancora capito come funziona)

    1. Gino non vuole capire, è diverso.
      Son certo che in cuor suo sa che un corso di fotografia di un mese non è poi ‘sta gran cosa, il punto è che la ritiene una cosa da debosciato. Poi senz’altro teme che il figlio potrebbe appassionarsi e studiare qualcosa di artistico, magari all’università… Non sia mai!

      Gino appartiene a una categoria di milanesi/lombardi molto tignosa, che ora conta qualche rappresentante in meno, ma che fino a pochi anni fa era numerosissima.

      Riguardo al resto hai ragione.
      Le imposizioni senz’altro di tengono, sta a noi cercare di mediare e di non snaturarci. Certo, è più facile farlo sui 20/25/30 anno che non a 16.
      Parere personale eh.

  15. Ricordo ancora una discussione con il mio relatore, che consideravo – e considero – un uomo spettacolare sotto tutti i punti di vista. Durante una riunione se ne esce con un “se mia figlia – allora alle elementari – dicesse che da grande vuole studiare economia e commercio, ci resterei male – lui era ed è un ecologo – ma glielo lascerei fare. Ma se dovesse voler fare il conservatorio no” Ancora adesso non ho capito il perché, anche perché io che suono, canto, disegno ero uno dei suoi studenti preferiti proprio per – a detta sua – l’estrema duttilità del mio cervello. Mah…

  16. Purtroppo non ho avuto genitori così “bravi” da lasciarmi fare quel che avrei voluto.
    Diciamo che anche a scuola prima mi preoccupavo di eccellere i quelle che erano considerate le materie importanti (tutte quelle scientifiche) eppoi potevo “trastullarmi” con lettere, filosofia e quant’altro.
    Non che io non amassi matematica&co. ma davvero da tempi insospettabili il mio sogno è sempre stato scrivere e mi piaceva tantissimo perdermi nella lettura.
    Sono diventata ingegnere più per far contenti ( per far tacere) i miei che per altro.

    Ho raccontato tante volte come io abbia scritto per iniziative scolastiche sotto pseudonimo e come la mia attività di scrittura ancora oggi sia assolutamente tenuta in certo senso segreta.
    Conta che alcuni manuali di scrittura che ho letto li tengo nascosti nel doppio livello di libri della libreria manco fossero riviste pornografiche sennò ricomincia la solita tiritera.
    In questo senso il digitale è una manna. Almeno leggo quello che mi pare senza doverlo nascondere.

    Però non mollo.
    Non posso proprio. Nemmeno “per far contento papà”.(come mi dice sempre mia madre).

    1. Come ho scritto qualche commento sopra la mia storia è simile alla tua.
      Volevo studiare Storia, ma era considerata una facoltà troppo a rischio disoccupazione (il che è anche vero). Quindi, senza imposizioni ma con una serie di giochetti psicologici, mi hanno convinto a fare altro.
      Ovviamente sono insoddisfatto ancora oggi 🙂

      La scrittura non mi è mai stata preclusa, ma è sempre stata commentata come un’attività secondaria, inutile e che ruba il tempo ad altre cose più necessarie (imparare, che ne so, a imbiancare casa o a dedicarmi al fai-da-te).
      Il senso di avvilinimento è sempre stata di casa.

  17. I miei per fortuna mi hanno sempre incoraggiato a fare quello per cui avevo passione, anche se non hanno rinunciato a darmi consigli ed a mettermi davanti ai pro ed i contro di una scelta o di una mia considerazione… Ad esempio io ho sempre avuto la passione per la storia e per la letteratura, inizialmente volevo studiare storia o filosofia e mio padre mi portò nel suo studio (è avvocato) per parlare da uomo a uomo, senza obblighi o prevaricazioni, parlando del lavoro e del fatto che ci sono molte persone che poi hanno approfondito la storia o la filosofia come hobby, l’importante era gestire il tempo. Alla fine ho scelto giurisprudenza (da quì il nome del mio blog), dato che rimane comunque una facoltà abbastanza umanistica e non me ne sono pentito… Ma gli imperativi non servono in questo ambito…

  18. Mi fa male leggere questo post.
    E spero che l’aspirante fotografo trovi il modo di fare quello che desidera e progettare la fuga in segreto, appena possibile.
    Ma è vero Alex, come dici tu che spesso è difficile andarsene.
    Si soffre l’effetto criceto: quando aprono la gabbia restano là inebetiti. E così accade anche a noi umani, tanto ci tengono “a bada” e sotto tono, tanto poi abbiamo difficoltà ad uscire anche potendo.
    La frase “invece di perdere tempo a leggere, scrivere, fotografare, etc etc perchè non fai figli, sposi uno laureato etc atc…cose più utili e DA DONNA?”.

    E così ho perso diversi anni, ma è stata al 90% colpa mia. Spero che questo ragazzo sia più tenace.
    Come dice Davide bisogna meritarseli i sogni, ma aggiungo che non è sempre possibile accorgersi quando non è più possibile realizzarli.

    1. In effetti si fa in fretta a dire “prenditi la tua indipendenza”, ma spesso le gabbie sono invisibili, ma robustissime.
      Pur essendo un uomo subisco più o meno le stesse critiche: “A 36 anni non hai ancora una famiglia?”
      E quindi?

  19. Mio padre voleva che facessi l’artigiano.
    Dopo decenni di lavoro duro in piccole e grandi aziende auspicava che la sua prole potesse vivere bene del proprio lavoro senza avere un capo, un padrone.
    Ho fatto invece la mia strada, ho studiato ciò che ho voluto, ho perfino avuto un discreto successo nel mio lavoro e oggi ho una posizione professionale di buon livello…
    Ma si è comunque sempre “servi” di qualcuno… per quanto possa avere un buon salario non potrò mai raggiungere la capacità di spesa di alcuni conoscenti che fanno gli idraulici, o altri mestieri che potrei considerare più “umili” del mio…
    Se mi soffermassi a guardare “il soldo”, e una certa indipendenza, devo dire che aveva ragione mio padre.
    La mia esperienza non è assolutamente rappresentativa e non pretendo sia di insegnamento ad alcuno. Oggi, da padre a mia volta, ho incoraggiato le mie figlie a indirizzarsi verso ciò che reputano più congeniale per loro. Trovo però che il dovere di un genitore sia comunque di aiutare e consigliare, in maniera adeguata, i figli che per la moda del momento o per emulazione di altri si mettono in testa idee senza capo nè coda. Il tutto, ovviamente, con un certo equilibrio.

  20. Molto interessante questo post, è consolante leggere le altrui esperienze; come si suol dire, “mal comune”… 😦
    Quanto a me, non ho mai perdonato i miei genitori per avermi negato l’iscrizione al liceo artistico, spingendomi invece verso ragioneria, sostenendo che -probabilmente a ragione- poi mi sarebbe servita di più. Ho veramente odiato ogni singolo giorno di scuola, per questo cinque anni dopo però sono stata più ferma, e giammai sono riusciti ad importi economia e commercio. Mi sono invece iscritta a scienze politiche, ed è stata un’ottima esperienza! 🙂
    Meno male che sui miei hobby non hanno mai avuto da ridire, anche se oggi (avendo raggiunto la veneranda età di 30-e qualcosa anni) ogni tanto mamma mi chiede perché guardo ancora i “pupazzetti”, come chiama lei i cartoni animati e i fumetti in generale, e perché invece di pensare al matrimonio con un bravo ragazzo di buona famiglia (eeekk!) vado a fiere del settore vestita come una sciamannata con altri pazzi come me. La sua personale visione del cosplay!
    Quanto al buon Gino, io gli suggerirei di assecondare gli hobby del figlio, un corso di fotografia arricchisce sicuramente di più di una partita di pallone, e vuoi mettere quante fanciulle conoscerebbe invece di sudacchiati ragazzotti? 😉

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