La fantascienza distopica era ottimista

 

Questo articolo avrei voluto scriverlo sotto forma di dossier, con tanto di riferimenti incrociati, minirecensioni di alcuni film che citerò e altri dati interessanti.
Ma è metà luglio e immagino che preferiate un post che non vi incolli per ore al monitor del computer. Magari state già prenotando la vostra crociera su Marte o un viaggio nella realtà virtuale, tanto per staccare da quest’afa immonda. Avete già programmato i robot di casa affinché ve la tengano pulita? Vi siete ricordati di registrare le puntate del vostro reality preferito, The Running Man?
Ecco, questo è più o meno ciò che ci ha promesso la fantascienza cinematografica negli anni Ottanta.
Parlo di cinema e non di libri a ragion veduta: i romanzieri di sci-fi hanno da sempre una veduta più ampia del futuro, che può variare dal distopico all’utopico, dal catastrofico al cyberpunk. Invece i film degli Eighties erano più o meno tutti indirizzati verso una visione distopica del futuro. Che poi sarebbe il nostro presente, considerando che erano tutte pellicole ambientate più o meno dal 2000 in poi.

Paesi allo sfacelo.
Governi autoritari, al soldo di megacorporazioni.
Consumismo sfrenato, senza più alcun senso dell’etica e della morale.
Inquinamento oltre i livelli di guardia, violenza gratuita e legalizzata.
Forze di Polizia costrette a comportarsi come milizie paramilitari.
Eutanasia incentivata dallo Stato.
Criminalità ben oltre ai livelli di guardia.

Mi viene in mente per esempio la Detroit di Robocop (1987).  Una città allo sbando, in grave deficit economico, ricattata sia dalle corporazioni sia dalla criminalità.
C’è il già citato The Running Man (L’Implacabile – 1987) , ambientato tra il 2017 e il 2019. Un’altra America alla deriva, tenuta a basa da nuovi giochi gladiatori venduti via cavo dall’imbonitore per eccellenza, Damon Killian.
Impossibile non citare un film che rappresenta alla perfezione questa categoria, ossia 1997: Fuga da New York (1981), con una visione totalmente negativa e pessimista del futuro prossimo venturo. E con un eroe perfetto per questo scenario: Jena Plissken.
Non dimentiamoci Brazil (1985), che ci offre un futuro governato da un’elenfantiaca burocrazia e da una meschinità diffusa a livello mondiale.
Ma i titoli, anche minori, sono davvero tantissimi.

A quanto pare le minacce paventate negli anni ’80 riguardavano l’aumento esponenziale della criminalità ma anche la deriva del potere, venduto al consumismo più estremo, senza più alcun riguardo per la vita umana.
Bizzarro che dei film così siano nati in pieno periodo reaganiano, sul finire della Guerra Fredda, quando gli spettri di un conflitto nucleare erano ancora molto concreti.
A ben guardare però dietro a pellicole del genere c’era proprio la minaccia del sogno americano tradito. Quel sogno che unisce un paese, con tutti i suoi eccessi e i suoi limiti. Non a caso in molti film, tranne quelli più pessimisti, l’eroe riusciva in qualche modo a punire il potente antidemocratico di turno e a ristabilire l’ordine, magari imbracciando un M-16 uno shotgun.

Purtroppo i cineasti degli anni Ottanta sono stati troppo ottimisti.
Il futuro che immaginavano è diventato un presente molto più grigio, più smorto, con nemici indefinibili, o comunque invincibili. La finanza, l’economia malata, la globalizzazione. La fantomatica minaccia del terrorismo internazionale.
Ci aspettavamo paramilitari a spasso per le città, supereroi al servizio dei tiranni, nuovi gladiatori venduti nelle arene.
Ci siamo ritrovati coi colletti bianchi di Equitalia, i talent show di Maria De Filippi, le “missioni di pace” politicamente corrette, almeno sulla carta.
Quando non sai bene quale nemico combattere, va a finire che te lo trovi di fianco, nel letto, o sul mobiletto della TV. Non c’è un Presidente degli Stati Uniti impazzito, pronto a scatenare la Terza Guerra Mondiale per futili motivi (il senatore Stillson de La Zona Morta – 1983). Non basta fermare un tiranno per rimettere le cose a posto (vedi alla voce George W. Bush).
In realtà i politici sono marionette intercambiabili manovrate da poteri occulti ma non onnipotenti, bensì confusionari, avidi e gretti. Se almeno fossero davvero onnipotenti saprebbero meglio cosa fare e quando farlo.
Non basterà uno shotgun per sistemare le cose.
Ci hanno detto “statevene buoni” e hanno subito saturato Internet, l’unica frontiera della libertà, con pornografia, pubblicità, gioco d’azzardo e blogstar incapaci di frenare i loro slanci violenti e triviali.

Alla fin fine credo che sia stato più fortunato Jena Plissken.

22 commenti

  1. Film distopici anni 80:

    Paesi allo sfacelo. —> Fatto!

    Governi autoritari, al soldo di megacorporazioni. —> Se per megacorporazioni parliamo di Banche… Fatto!

    Consumismo sfrenato, senza più alcun senso dell’etica e della morale. —> Fatto!

    Inquinamento oltre i livelli di guardia, violenza gratuita e legalizzata. —> Fatto!

    Forze di Polizia costrette a comportarsi come milizie paramilitari. —> Fatto! (basta pensare ai recenti fatti accaduti a Madrid)

    Eutanasia incentivata dallo Stato. —> Qui accade il contrario… devi vivere anche se sei un vegetale, e magari pagare le tasse, e le spese di mantenimento in vita, più un bel ticket, che non va tolto a nessuno!

    Criminalità ben oltre ai livelli di guardia. —> Ci stiamo arrivando, già in Grecia è diventato un grande business il campo delle porte blindate e delle sbarre alle finestre!

    😦

    1. Solo che a noi mancano gli eroi, i “buoni”.
      Al massimo possiamo sperare in qualche figura di medio profilo. Credo che questa mancanza di risolutori sia ciò che fa la differenza tra la realtà e i film.
      Ps: lungi da me evocare l’uomo forte, che poi ci scappa il bunga bunga.

      1. quoto in tutto glauco e alex….. tristezza a palate….. il mondo va di merda e al contrario dei film non ce una vera speranza…. la gente nemmeno reagisce o anche peggio la maggiorparte delle reazioni sono manipolate dai potentino di turno…. vedessi indignati e rivoluzioni colorate di turno! 😦
        nichilismo quasi assoluto…. oramai odio la razza umana tranne qualche eccezionale eccezione!

  2. Bravo. Anche per quel che riguarda la letteratura distopica, i parallelismi sono tanti. Anzi: per alcuni aspetti, il presente ha già superato, o comunque eguagliato, la fantasia dei grandi romanzieri. Perso soprattutto all’Orwell di ‘1984’, ad Anthony Burgess e ai suoi ‘1985’, ‘Arancia meccanica’ e ‘Il seme inquieto’, all’Huxley di ‘Brave New World’… Certo, la cinematografia offre fin da sempre banchetti a base di incubi apocalittici anche a chi è troppo pigro per leggere (e, soprattutto, troppo succube delle mode per andarsi a cercare i grandi classici della fantascienza in bancarelle e librerie alternative); ma, se davvero vogliamo credere nella forza profetica dei film, allora possiamo iniziare a tremare. Difatti, soprattutto dagli Anni Novanta in poi, si sono moltiplicate le pellicole che hanno come soggetto la fine del mondo (‘2012’ über alles)…

    1. Col senno di poi 1984 è perfino ottimista, in effetti…
      Anche il catastrofismo sembra una scelta migliore rispetto ad alcune prospettive del presente/futuro a breve termine.

  3. La cosa triste è che queste, che erano “cautionary tales”, storie che ci volevano avvertire dei pericoli, sono diventate delle profezie.
    Forse addirittura delle “profezie che si autoavverano” – hanno aiutato nel processo di degenerazione invece di contribuire a frenarlo.
    Sono servite a narcotizzare il pubblico, che invece di porsi delle domande si è girato dall’altra parte ed ha continuato a dormire.
    Hahaha, ma cosa vuoi che capiti, non è mica un film con Schwarzenegger!.

    Le distropie anni ’80 fanno la coppia coi film post-apocalittici della stessa epoca – un chiaro sintomo che non tutto era bello e meraviglioso nella psiche dell’era Reagan.
    E c’è un terzo filone – quello dei prodotti sfuggiti al controllo (Gremlins? Short Circuit?), il consumismo che si mangia gli acquirenti che – come dice proprio il vecchio cinese in Gremlins – “non sono ancora pronti” per certe cose.

    1. Più che farsi narcotizzare direi che la gente ha continuato a pensare “tanto sono solo film”.
      Nemmeno l’11 settembre è servito a far capire che la realtà può essere peggio, e che il limite della distopia era stato superato o almeno spostato più in là.

  4. Ho scritto un post del genere poco tempo fa, “rispondendo” a un post americano che si chiedeva il perché di una fantascienza distopica e avrebbe voluto vedere storie meno grigie e che dessero una visione migliore del futuro. Il problema è che se il presente è grigio e se tutto va sempre peggio, come fa uno scrittore a visionare un futuro roseo? Sarà portato ovviamente a “peggiorare” il mondo nelle sue storie all’eccesso.

    1. Interessante! Se vuoi pubblica pure il link al tuo articolo, credo che a molti piacerebbe leggerlo.
      Io non credo molto alla fantascienza utopica, anche se sicuramente ha un senso di esistere. L’uomo è votato a dare il peggio di sé e finora la Storia non smentisce questa tendenza.

  5. Quanto allo shotgun… non è poi questa idea strana. Data la situazione attuale c’è una corrente non troppo sotterranea di violenza e di ira repressa che potrebbe trovare sbocco in maniera più o meno clamorosa. Anche qui, basta guardare alla Grecia o cosa sta succedendo in alcuni paesi dell’ex Patto di Varsavia. Volendo essere esplicito, non è poi così difficile trovare i bersagli giusti.

    1. Però a me queste cose fanno paura…
      Al di là delle sboronerie di quel che scrivo, l’idea che si debba ancora impugnare le armi per aggiustare le cose… mmm… Spero non ci si arrivi mai!

  6. Questo post mi ha messo un po’ di malinconia…
    Hai ragione sul fatto che a noi mancano i “buoni” e credimi non passa giorno che non mi chieda dove andremo a finire…perchè qui la faccenda si sta facendo davvero nera…
    Chissà se alla fine qualche buono spunterà fuori?

    1. I buoni sono sempre meno e con ruoli assai poco definiti…
      Vedo nuvoloni oscuri sul futuro, e i vecchi film di fantascienza distopica mi sembrano appunto perfino ottimisti, perché qualche eroe che provava a pararci le chiappe c’era sempre…

  7. In effetti hai ragione. Inoltre a volte penso che forse stiamo procedendo a grandi passi verso la creazione di entità non nazionali, ma universali, un pò come lo erano l’impero e la chiesa. Magari in queste entità non ci sarà libertà o saranno dominate dall’economia e dal mercato, da una nuova religione. Forse nasceranno da una grande guerra o forse da un cambiamento “morbido”. Ma tutto mi fa pensare al buon vecchio Vico…
    Non esistono gli eroi di questi film e nemmeno i cattivi di questi film. Credo che ogni sistema muoia dall’interno, per una debolezza.

  8. Se posso, cambio leggermente registro…
    Ma quanto ci hanno illusi i film di quegli anni, ricchi di fantastiche e sfolgoranti invenzioni che sembravano in grado di semplificare, ma anche di complicare, la vita degli anni dopo il 2000… poi ci siamo arrivati e nulla di tutto ciò si è visto.
    Io ci sono rimasto proprio male… al teletrasporto ci avevo fatto un pensierino!! 🙂

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