Un post un po’ diverso dal solito, tanto per gradire, ma che si riallaccia sui due a tema lavorativo proposti settimana scorsa (questo e questo).
Si va un po’ sul personale, ma forse è un discorso che può interessare ad altri. E’ un post provocatorio, perché immagino già il tenore di alcune risposte che arriveranno. E’ anche una risposta a chi accusa noi altri blogger di non essere “umili” e di non volerci sporcare la mani.
Parliamo di futuro spiccio, quello a breve/medio termine. Mai come in questi ultimi due anni ho provato una crescente insofferenza per il lavoro d’ufficio e la vita da città (italiana). Non a caso ogni volta che posso me ne fuggo qualche giorno in montagna a ritemprarmi nel silenzio e nella vita placida e ordinata. L’unico aspetto della modernità frenetica di cui non riesco a fare a meno è la Rete, anche se in taluni momenti mi ha causato tanto mal di fegato quanto il cosiddetto “mondo reale”.
Tempo fa si parlava di cinque possibili futuri. Il punto due, Il “buen retiro”, sta scalando rapidamente posizioni nelle mie priorità. Tanto che, per la prima volta, non mi limito a soli vagheggiamenti senza senso, bensì ho iniziato a documentarmi per realizzare qualcosa del genere, magari nel giro di un paio di anni o poco più.
E’ il mio Piano C.
Il Piano B sarebbe quello di lavorare nell’ambito libresco, come editor, agente letterario etc etc. Purché indipendente, perché di sgobbare per quella roba che là fuori chiamano “editoria tradizionale” posso fare tranquillamente a meno.
Ne abbiamo già parlato, sappiamo quanti pochi soldi girano e sinceramente di fare tutto ciò come secondo lavoro è una cosa a cui ambisco poco o nulla. Se un domani ci sarà la possibilità di sostentarmi occupandomi di qualcosa del genere tanto di guadagnato: sarebbe la soluzione più auspicabile per il sottoscritto. Viceversa non vedo perché complicarmi la vita.
A questo punto meglio il Piano C*.
Un trasferimento lontano dalla città, in montagna, a fare qualcosa di radicalmente diverso rispetto a quanto fatto nei miei primi 36 anni di vita.
Tempo fa pensavo a qualcosa del genere “aprire un agriturismo”. Sta di fatto che più il tempo passa più mi ripugna il contatto con un certo tipo di umanità. Il pensiero di trovarmi invaso da gitanti milanesi chiassosi e maleducati mi toglie ogni velleità di questo tipo.
Al che si passa direttamente all’opzione due: darsi al giardinaggio. Che poi è ciò che mi augurano alcuni noti blogger “poco gentili” che non apprezzano i miei racconti 🙂
Scherzi a parte, l’idea è meno balzana di quanto potrebbe sembrare. Nelle mie ultime scampagnate in zone di montagna (non alta montagna, non ho intenzione di trasformarmi nello Yeti) ho visitato alcune realtà del genere. Si va dall’attività ortofrutticola medio/piccola, alla serra vera e propria. Nel mezzo c’è anche chi, ovviamente, coniuga un lavoro di questo genere col già citato agriturismo, magari biologico. 
Quali sono le difficoltà nell’intraprendere un discorso del genere?
Molte, moltissime.
Iniziamo dagli investimenti. Non servono capitali enormi (oddio, per una serra sì!), ma la spesa iniziale comunque c’è e non è da trascurare. In compenso, se sapete scegliere una location non inflazionata dal turismo, troverete dei prezzi davvero competitivi per quel che concerne il mercato immobiliare.
Secondo ostacolo: le competenze specifiche. In tanti dicono: “voglio trasferirmi in campagna e fare l’agricoltore!“. Molti di loro sono gli stessi che però non sanno nemmeno curare un geranio sul balcone.
Io di giardinaggio capisco qualcosina. Diciamo 5 su una scala da 1 a 10. Poco, ma meglio di niente. Merito soprattutto del retaggio contadino del ramo paterno della mia famiglia. Nel mio piccolo ho provato a occuparmi di giardinaggio “spicciolo”: piante in vaso e ortaggi. Non credo che potrei mai, per indole, per preparazione specifica e per mancanza di voglia, occuparmi di qualcosa di più massiccio, come per esempio di piante a fusto alto o di coltivare i campi. E’ un limite? E’ un handicap troppo grave? La risposta non la conosco affatto.
Terza cosa, ossia il fattore “non è il Mulino Bianco“.
Gli orari in campagna sono duri, gli inverni lunghi e spesso solitari. Le estati, beh… quelle sono migliori che non qui in città 🙂
Senz’altro, facendo un po’ di pratica, rimarrebbe un bel po’ di spazio per dedicarsi a passioni e lavori di contorno, come per esempio quelle indicate parlando del Piano B. Insomma, diventare un blogger, scrittore ma contadino potrebbe essere molto, molto provante, ma non impossibile. I margini di guadagno sarebbero al livello di semplice sostentamento, ma non è che col mio lavoro da impiegato navighi nell’oro, quindi un discorso del genere potrebbe anche starci.
Ma alla fine potrebbe succedere davvero? Non lo so. Io sono poco istintivo, lento a stravolgere abitudini e sicurezze acquisite. Però mi sono voluto divertire a fare la famosa lista dei pro e dei contro relativa a un eventuale, per quanto fantascientifico, cambiamento di vita di questo genere. Il bello è che l’articolo nasce dalla conoscenza diretta di una coppia che ha fatto proprio questo percorso: mollato l’hinterland milanese e il più classico dei lavori (impiegati entrambi, oltre la mezza età), hanno aperto una piccola attività ortofrutticola nelle valle lombarde. Finora sono soddisfatti, anzi, si pentono di non essersi decisi prima.
Ma non credo sia un percorso alla portata di tutti, questo no. Alla faccia di chi dice “troppo facile voler fare il blogger, lo scrittore o l’esperto di cinema… nessuno vuole fare il ciabattino o l’agricoltore!”
Come se si trattasse di lavori così banali da essere alla portata di tutti.
* In realtà in queste settimane è nato anche un piano D, che però potrebbe guadagnare presto posizioni nella mia scala di preferenze. Magari ne riparliamo in un’altra occasione.


L’ho valutato anch’io varie volte… Al momento è un progetto accantonato, ma non escludo che in futuro possa ritornare in auge, magari scegliendo qualche paesino della Tuscia o della Maremma…
Anch’io per ora ho accantonato, ma come prospettiva a lungo termine la vedo sempre più probabile.
Realizzare il tuo piano B è quello per cui sto studiando, accarezzando da un po’ l’idea di andarmene fuori (tipo in Inghilterra), prima per un mese all’anno per un paio d’anni per imparare la lingua bene e, dopo i tre anni di università e i due di specialistica, definitivamente.
Per i tipi che “Vai a fare il ciabattino o l’agricoltore”: Agricoltori ci si cresce, non è che lo si diventa da un giorno all’altro, ciabattini lo stessa, da ragazzi sa va a fare “l’apprendista” e dopo anni lo si diventa.
I blogger non sono umili o vogliono un facile lavoro ? Sono questi tipi che non hanno umiltà e rispetto per questi lavori….u.u
È che io proprio non sopporto i luoghi comuni “nessuno vuole più fare l’operaio” etc. Venendo da una famiglia di operai, agricoltori e normalissimi lavoratori credo di avere il diritto di dire la mia 😉
A quelli che dicono “nessuno vuole più fare l’operaio” io rispondo: “Le fabbriche chiudono. I robot sostituiscono la mano d’opera. Nessuno fa più l’operaio… e nessuno vuole fare il cassaintegrato!”
Sì, esatto. Le considerazioni demagogiche si fa in fretta a smontarle…
Esatto, c’è da considerare anche questo aspetto.
Chissà cosa dissero gli amanuensi del’avvento della stampa…
“Questi giovani d’oggi, nessuno vuole più fare l’amanuense!”
😀
Il piano B ha molte più risorse di quanto tu possa pensare. Te lo dice uno che nel tempo libero (sic!) fa lo schiav…. , il contadino aiutando il suocero.
Se ti organizzi bene con produzioni mirate e cercandoti sopratutto gli acquirenti giusti (ottima la vendita diretta a ristoranti e alberghi) puoi levarti qualche soddisfazione. Se poi ti trasferisci in una zona interessante puoi anche pensare di arrotondare affitando delle camere tipo B&B ( meno fastidi di un agriturismo).
Non dubito, non dubito.
Conosco qualcuno che si è buttato nel ramo, magari cambiando nettamente settore. C’è ampio margine di manovra se si ragiona nel piccolo (niente imprese, cose troppo pretenziose etc).
Certo, fa un po’ paura questo bisogno di tornare alle origini contadine. Il futuro nel nostro paese ha fallito?
Secondo me no, si tratta di cicli. Dopo l’ abbandono della campagna per l’ industria e il terziario si ritorna all’ agricoltura, mi sembra un ciclo che ricomincia, ricordiamoci comunque che anche nell’ agricoltura oggi c’è una componente tecnologica non da poco. Il tempo degli aratri trainati dai buoi è finito da tempo, oggi i trattori hanno aria condizionata, autoradio, collegamento wireles, posizionamento gps.
Questo senz’altro. Fa però specie osservare quanti cittadini siano -almeno a parole- pronti a tornare in campagna. In parte è un vecchio fenomeno, ma ora stiamo raggiungendo numeri molto alti.
Beh non sarebbe male come piano eh! Però considera che di tempo per ”staccare” da una vita del genere, e intendo per farlo una, due settimane per andare in vacanza, non è facile da trovare. Finchè fai l’impiegato ti prendi le ferie e via, ma lì o hai sostituti o… Boh! Magari poi ci sono pure i momenti in cui puoi lasciare tutto lì fermo e io non lo so. Infondo non me ne intendo 😀
Non parlavo di una vacanza, ma proprio di un cambio di stile di vita 🙂
Difficilissimo comunque, lo so…
Si si appunto. Io sono andato avanti e pensavo a te con lo stile di vita già cambiato e che nonostante l’equilibrio trovato con te stesso e con le tue passioni pensi ”Cazzo, ho bisogno di staccare un po’. Mio bel campo di Papaya, non è che mi daresti un po’ di tregua per due settimanucce?!”
E lui risponde con un secco ”No!”
Non ho esperienza, ne competenza in questo ambito… ma se nel tuo piano C è presente anche la tipa che prende il sole nell’immagine del tuo blog, ti seguo a ruota! 😀
PS.
Potremmo parlarne a quattr’occhi davanti a un Fernet Branca in un bar lungo Arno di cui ho sentito parlare di recente ^_^
Con un Fernet ogni discorso sembrerebbe -paradossalmente- meno amaro 😀
A me la prospettiva non dispiace per nulla. Non è così spaventoso. E poi tutto avrebbe finalmente un senso,a cominciare dal non dover dipendere dagli sbalzi d’umore e dall’arroganza altrui. ^^
Infatti. Con sommo orrore di qualcuno aggiungo anche di non escludere l’eventualità di un trasferimento in campagna anche solo per godermi la vita. Devo solo essere oculato nel gestire le mie finanze e puntare su un’agricoltura di sussistenza per abbattere almeno le spese di vitto.
Non poi così improbabile, se ci si organizza. E poi forse si vivrebbe meglio.
Un’alternativa alla fuga all’estero, insomma 😉
Quando mi sono trasferito in campagna, mi sono procurato dei manuali.
Cose scritte per il mondo anglosassone, ma comunque valide – a cominciare dal manuale che elencava tutti gli orrori che avrei incontrato, e che non fanno parte dell’immagine stile “Mulino Bianco” che ci viene proposta.
È stato molto utile.
Ora, con la crisi rampante, la chiusura al nuovo tipica del nostro paese e tutto il resto, ogni giorno di più l’Astigianistan scivola verso il terzo mondo, e la mia situazione finanziaria si fa risicata.
Ma c’è del potenziale, se non per prosperare, per resistere dignitosamente – ed i pro superano ancora i contro.
Nonostante internet che sfarfalla, nonostante gli indigeni refrattari al nuovo, nonostante il fatto che per fare la spesa tocca fare otto chilometri in automobile.
Il tuo piano deve essere valutato con estrema cura – ma poi, permette di fare cose molto divertenti.
(dovrò cominciare a fare un po’ di post su come si potrebbe essere innovativi ed ecologicamente sani, e fare qualcosa di buono per se e per gli altri in campagna…)
Scrivi, scrivi, io ho provato a suggerire al mio padron suocero che siamo nel 2012 e che l’ agricoltura è cambiata ma la risposta è stata (in vernacolo):
io ho sempre fatto così, quindi si fa così
Mi stai ispirando un post sulle “tradizioni contadine”, nel bene e nel male 🙂
Informarsi è tutto. Alla faccia di chi sostiene che la lettura è un’attività con pochi appigli alla realtà.
Esistono ottimi manuali per gestire una vita agreste ottimale. Le tradizioni sono belle e utili, ma anche in questi settori ci sono dei rinnovamenti che non vanno rifiutati solo “perché sì”.
Scrivi quegli articoli, ne potrebbe perfino venir fuori un volumetto (a quattro mani?) da piazzare su Amazon.
😉
Be’, perché no? Io pure ho mollato il vecchio lavoro e non lo rimpiango un attimo. Fallo.
Tornare alla terra affascina sempre ma è duro e faticoso!
Però siamo nel 2012 e le tecnologie moderne permettono agevolezze non da poco, l\’ utilizzo di energie rinnovabili ed ecologiche e di strumentazioni all\’avanguardia, tutte quelle cose che anche 50 anni fa erano fantascienza. Insomma è molto più fattibile e gratificante essere contadino/uomo di campagna/montanaro ora che una volta.
Il problema è che, non lo ammetteremo mai, siamo dei pigri topi da città, legati a certi ritmi e a certe situazioni… però prima o poi toccherà a tutti tornare alla terra e chi si è preparato prima avrà vita più facile. Viva la terra!
Anzi vuoi mettere la figata di essere il primo contadino/scrittore di genere?
Faticosissimo.
E io sono pigro, molto pigro. Però quando ho i giusti stimoli so spingermi fino ai limiti (nella scrittura è così… scrivo a orari improbabili, dopo giornate di lavoro spesso infinite).
Poi secondo me c’è approccio e approccio a certi cambiamenti di vita così radicali. Stravolgere del tutto le abitudini e pensare di trasformarci in novelli Robinson Crosue non ha molto senso 🙂
È il mio sogno il Piano C 🙂
La città la odio, troppo rumore, troppa gente, Sogno una casa nel bosco, coi vicini ad almeno 200 metri di distanza. Per lavoro farei l’operaio da qualche parte, anche le pulizie, basta che non sto in ufficio e in mezzo alla gente. Faccio il mio lavoro senza responsabilità, torno a casa e mi dedico ai miei passatempi, orto, lavoretti di campagna, lettura, scrittura, web.
Ovviamente, nel mio caso, si parla di una campagna all’estero, non in Italia. 😉
Ah, ecco, stavo già dicendo “in Italia te lo sogni”, poi ho letto l’ultima riga 🙂
Non è un brutto programma, per niente.
Io preferirei trasformare direttamente una passione in un lavoro, ma so bene che è difficile. In alternativa mi andrebbe bene una scelta come la tua. Certo che se ci propongono dieci ore di lavoro duro voglio vedere poi come arrivo a casa bello bello a scrivere 😛
Secondo me occorre anche pensare a un sistema per non farci rubare del tutto il tempo. Altrove c’è quel sogno chiamato telelavoro, che qui ovviamente non ha mai preso piede.
Vai a zappare!!!
Scherzi a parte, io convico con il tuo piano C da tutta la vita. certo, non so quanto riuscirei a cavarmela da solo, ma in casa mia, cmplice anche lo spazio e la possibilità di farlo, si è sempre coltivato di tutto.
Risultato: meno soldi spesi per la spesa, più qualità, ma una vita ridotta a seguire le piante e il resto.
Se questo non ti spaventa (e non mi sembra dal tono del post) allora pensarci davvero non è una cosa così assurda. Anzi, avresti modo di ritagliarti un tuo angolo di mondo! 🙂
L’unica cosa che spaventa per davvero sono i costi iniziali. Anche se, cercando bene (cosa che ogni tanto faccio) ci sono alcune splendide località lontano dai circuiti turistici in cui le case te le regalano…
Che dirti?
Valuta, rifletti, poi agirai di conseguenza: non ho molta esperienza di vita in campagna, pur vivendo a trenta chilometri dalla capitale, in un posto talmente nascosto che i suoni della strada non arrivano neanche se tendi le orecchie e trattieni il fiato, quindi non ho molti consigli da darti. 😉
Però è una possibilità, sì. E per il poco che ti conosco, potrebbe funzionare.
E, già che mi ci trovo: so che non mi parlerai per un po’, ma ti ho appena nominato. Abbi pazienza. 🙂
Nominato? Oh cribbio… sento puzza di meme 🙂