17 risposte »

  1. Quoto, appoggio, condivido e quant’altro. La curiosità per la blogger molesta mi divora, ma me la farò passare…
    L’ultimo punto è quello che toccherà difendere con le unghie e con i denti ancora per un bel po’! 😀

  2. Assolutamente condivisibile.
    Mi piace in particolare il punto sul non giustificarsi – come scrittore (= persona che scrive) sono sempre felicissimo di parlare di ciò che scrivo, e di spiegare come mi siano venute certe idee o come abbia impostato certe scene.
    Ma non devo rendere conto di ciò che scrivo a nessuno.
    Al limite posso, e anche potendo, di solito preferisco evitarlo.

    • Ecco, puntualizziamo anche che la parola “scrittore” viene usata con spocchia solo negli occhi di chi critica a prescindere. Per me significa sempre “persona che scrive”, senza pretese di nobilità.

  3. Parole sante, caro mio. Parole sante, come non condividere? Gradirei però un’opinione sul post che linko in fondo, specialmente sull’affermazione “Se il vostro lavoro è valido, un editore che lo pubblica senza farvi sborsare un centesimo lo trovate sempre”. A me sa di colossale fesseria.
    link rimosso

      • Anche perchè, fino a prova contraria, in campo artistico non scende Dio dal cielo per stabilire ciò che vale e ciò che no. Molto spesso, anzi, e in special modo nel nostro bel paese, le mode impongono testi noiosi, triti e ritriti, senza nemmeno un tentativo di dire qualcosa di nuovo.

      • LOL. 😀
        Ho letto il post e le risposte della Vanni ai commenti di Alex, Davide, Domenico ecc… Ma è follia pura! 😀
        Dice delle cose che non stanno né in cielo né in terra… Tra cui quella che sottolinei tu è forse la più imbecille. Però se la batte con il fatto che le Grandi Case Editrici (TM) ti mettono a disposizione validi editor che invece non puoi trovare se sei autopubblicato… Ma de che? O_o

  4. Mi trovo particolarmente d’accordo con “Difendere i propri lavori” e “Prendere le distanze dagli editori”.
    Il primo punto lo apprezzo e mi ci ritrovo perché quello che scrivo è una sorta di figlio, e per difenderlo mi strapperei anche le unghie, probabilmente. Per quanto riguarda, invece, il secondo punto, mi sono illuminato non appena l’ho letto, perché, diciamocelo, in quanto a mentalità c’è tanta limitatezza, diamine.
    Non è che se uno pubblica con un grosso editore è bravo, mentre uno che si autopubblica è un incapace. Ci vuole rispetto per chi scrive, non per chi pubblica lo scrittore in questione, diamine.

  5. Purtroppo, in un mondo in cui la cultura è più un peso che una risorsa, i giusti suggerimenti che offri rischiano di rimanere lettera morta.
    Parliamoci chiaramente: a nessuno interessa quello che scriviamo. Molto più semplice organizzare un Flash Mob a Roma, facendo Gamgnam style o come diavolo si chiama.
    E’ la deriva.
    Scusate il pessimismo alle 9.20 di mattina.
    Ciao, buona giornata.

  6. L’avevo già letto, l’ho riletto e lo ri-condivido.
    E tante volte non mi spiego davvero perché c’è tutto questo astio verso gli scrittori. Sono talmente tante le persone che scrivono che se uno non ci va a genio, basta passare oltre e cercare qualche lettura che ci sia più affine, e invece troppo spesso sembra essere diventato un divertimento smontare e distruggere quello che non piace, così per il gusto di sentirsi superiori.
    Chi si scaglia poi contro l’autopubblicazione secondo me sotto sotto nasconde una certa paura di perdere i suoi “privilegi” di “professionista”. Il mondo dell’editoria sta cambiando e chi non è pronto al cambiamento, come al solito, si nasconde dietro i bei vecchi tempi andati.

    Penso sia la prima volta che commento qui, ma ti seguo comunque da un po’ 🙂
    Un saluto
    Ice

    • E allora grazie due volte per il tuo primo commento 😉
      Perché ce l’hanno tanto con chi scrive? Forse perché non viene visto come un lavoro vero, bensì come un mangiare pane a tradimento. Almeno, da me, nel civilissimo nord, c’è questo stupido modo di pensare. Quindi non sia mai che uno scrittore faccia soldi! Un calciatore o un cantante magari sì, uno scrittore no.

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