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Cinque motivi per cui dovrei ricominciare a giocare di ruolo

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Vivo con pochissimi rimpianti. Mi piace la nostalgia, intesa come emozione agrodolce, ma le mie giornate sono proiettate al presente. Passato e futuro sono concetti troppo indefiniti e bizantini per prenderli davvero sul serio.
Tuttavia c’è una cosa specifica, una soltanto, che continuo a rimpiangere e a ricordare con malinconia: i bei tempi in cui giocavo di ruolo.
Attorno a un tavolo con dadi, schede dei personaggi e manuali, mica online.
Online non mi piace molto. I videogiochi multiplayer sono una cosa che ho provato anni fa, ma che evito ben volentieri. Succhiano tempo ed energie. In altre parole non fanno per me.
Giocare in maniera classica, invece, era ottimo per una moltitudine di motivi che elencherò in questa semplice top 5.
Liberi di commentare e di aggiungere voci.

Cinque motivi per cui dovrei ricominciare a giocare di ruolo

  • Sano divertimento

Iniziamo con il più classico dei motivi: giocare di ruolo è divertente. Io me la spassavo più come dungeon master (o master, custode, narratore… insomma, quella roba lì) che non come giocatore, ma entrambe le opzioni hanno i suoi lati positivi.
Sedersi a un tavolo e impersonare dei personaggi molto diversi da noi stessi, ma infusi di vita propria, è qualcosa che nemmeno il miglior videogioco ha mai saputo regalarmi. Anche perché, e qui dirò una cosa luddista, un’intelligenza artificiale non sarà mai tanto stimolante quanto un giocatore umano.

  • Stimolo alla creatività

Non tutti i dungeon master possono ambire a diventare scrittori. Anzi, in linea di massima è meglio evitare questo step. Eppure per alcuni master ben intenzionati e ben preparati, la palestra dei GDR è ottima per tenere in costante allenamento la creatività, l’ingegno e la fantasia. A differenza degli schemi necessari per scrivere un romanzo o un racconto, i giochi di ruolo sono più anarchici (ok, i maniaci dei manuali diranno il contrario, ma noi non li contiamo), più liberi. L’improvvisazione, il poter ricorrere a qualunque espediente per rendere una partita interessante, sono cose che aiutano molto nelle lezioni per imparare a costruire una storia.

chivalry and sorcery

  • L’importanza di rimanere offline

Giocare di ruolo è l’unica attività gestibile offline che potrei svolgere senza provare il bisogno/l’ossessione di dover controllare insistentemente le mie “faccende” online: social network, mail, blog. Questo perché una buona partita a un qualunque GDR è “estraniante” il giusto per non dover ricorrere ad altri canali per evadere o comunicare. Restare offline è una cosa che mi capita per sempre meno ore al giorno, e mi rendo conto che così non va bene. Oltre ai miei impegni di coppia, di lavoro e di famiglia, dedicarmi a un GDR potrebbe essere un ottimo rimedio per staccare un poco dal Web, che ultimamente non è propriamente un luogo bellissimo e idilliaco.

  • Un bel modo di fare amicizia

Perché sì: nel mondo dei giocoruolisti circola tanta bella gente. Gente con un’intelligenza briosa e con un’età mentale che non invecchia insieme a quella biologico-anagrafica. Poi ok, ci sono anche molti nerd monomaniaci, ma in questa top 5 preferisco essere propositivo, non distruttivo.
Alcune delle mie amicizie migliori sono nate giocando di ruolo. Altre si sono alimentate di partita dopo in partita. Ed erano sempre in contesti in cui si poteva parlare di cose un po’ oltre le solite banalità sul lavoro, sulla politica o sulle belle macchine. In un paese in cui l’immaginazione è vista come una cosa inutile (al meglio) e destabilizzante (al peggio), i GDR offrono ancora qualche oasi felice.

  • Il bel sapore dell’attesa tra una sessione e l’altra

Un po’ come fare l’amore*: dopo una buona partita non si fa altro che contare i minuti che ci separano dalla prossima. Certo, le “buone partite” sono rare, perché spesso vanno in vacca o s’ingarbugliano su se stesse. Eppure quando tutto funziona, ecco, allora una campagna di GDR (ossia più sessioni conseguenziali e legate da un filo logico) diventa davvero una cosa che occupa piacevolmente i pensieri per settimane e settimane.
Qualcuno ora dirà che giocare di ruolo è un’attività estraniante. Un po’ come: andare in palestra, trascorrere ore e ore su Facebook, diventare dei monomaniaci del jogging, avere la fissa della moda, frequentare tutti i giorni i medesimi locali, ammazzarsi di TV fin quando ci si addormenta, etc etc.

E con questo credo di aver detto tutto.

RPG

* No, ok: ho esagerato!

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

45 risposte »

  1. Senza accorgermene, è passato un anno esatto dall’ultima campagna di Pathfinder, una vita invece da una cronaca di Vampire. Se ripenso che con quest’ultimo ci si trovava ben 2 volte durante la settimana, e l’impegno che qualcuno (non tutti, ovviamente) ci mettevano per creare qualcosa di strutturato e ben fatto, credo tu abbia ragione nel dire che per molti il gioco di ruolo può essere una buona palestra per lo scrittore, ma non per tutti.

    • Dici bene. Anche giocare di ruolo, pur essendo al 99% puro divertimento, richiede un minimo d’impegno.
      Infatti noi (io e i miei giocatori) abbiamo smesso forse proprio perché è venuto meno l’impegno, complici anche una serie di cose che pure sono giustificabili (lavoro, problemi famigliari etc).

      • Mettere insieme 4 o 5 persone costantemente, mi sembra ormai improponibile. È difficile organizzare una cena una tantum (in quei casi sono il primo a dare forfait però…) figuriamoci una serie continuativa di incontri che richiedono, tra le altre cose, rispetto per il tempo e le aspettative degli altri. Non ho mai sopportato quelli che pur sapendo che mancando loro sarebbe saltato tutto, avvisavano all’ultimo minuto, o quelli che volevano giocare ma mettevano quell’attività in secondo o terzo piano rispetto ad altre.

        • I tuoi commenti di oggi mi danno da pensare.
          Purtroppo è vero: pare improponibile mettere insieme quattro persone ad appuntamenti fissi settimanali. E’ vero che a 20/25 anni si hanno meno impegni, eppure mi sembra esagerata questa attuale impossibilità di gestire una campagna di GDR, diciamo con una sessione settimanale o almeno bisettimanale.

          I peggiori erano quelli che volevano partecipare a tutti i costi, facevano i personaggi e tutto, e poi non venivano quasi mai -_-

          • Vedo che le esperienze sono comuni. Quello che sembra impossibilitare la gente, sta proprio nel fatto che ormai il GdR è un’attività secondaria per alcuni. Facendo per dire un bilancio, del mio vecchio gruppo di gioco, 3 persone su 8 sarebbero le uniche ancora interessate a giocare. Dell’ultimo, e ti parlo appunto dello scorso anno, già allora un paio avevano attività che venivano prima del Gdr. Ed eravamo in 4+1…

          • Il problema nella mia esperienza non è tanto legato la mettere assieme le persone, ma quanto nella quantità di diversi interessi che queste possono a vere e che finiscono per andare in conflitto.

            Un gruppo di gioco si mette anche assieme facilmente, ma rischia di sciogliersi quando i diversi hobby dei suoi giocatori vanno in conflitto, perchè gli stessi che giocano Pathfinder fanno anche Martelli da Guerra, Warhammer 40k o kung fu e ognuno da alle cose importanza diversa.

            Io sono stato un anno quasi senza giocare, ripiegando su partite via skype con la fidanzata, perchè i miei gruppi partivano e abortivano. Ora ho finalmente trovato gente le cui priorità sono uguali e visto che ho un gruppo me lo tengo stretto.

  2. Ciao Alessandro , conosci il GDR Delta Green? Mi sono letto i manuali e li trovo una miniera di spunti narrativi interessantissima…Chtulu..mischiato a complotti alieni..black magic e servizi segreti americani deviati.Tra l’altro ritengo che gli sceneggiatori di X-files vi abbiano attinto a piene mani. Potrebbe essere un buon scenario per un romanzo collettivo…

  3. L’ultima volta che ho giocato a D&D è stato più o meno 4 anni fa, devo dire sinceramente che mi manca ogni tanto. Il problema è trovare al giorno d’oggi il tempo necessario per poter gestire efficacemente una sessione, infatti tra impegni miei e tra quelli dei giocatori, per me è ormai qualcosa di utopico 🙂 Sono d’accordo con te sul concetto dei gdr online, divertenti all’inizio, ma limitati in seguito e alla lunga sono noiosi. Ricordo ancora le risate con i miei amici durante le sessioni, era davvero un piacere “Masterare” (se mi concedi il termine). Avevo personalizzato tutta la campagna (classi, magie, abilità etc) e la storia stava diventando complicata a livelli di quella di “Games of Thrones”.
    L’ultima sessione fu qualcosa di straordinario, piena di colpi di scena e punti in sospeso, infatti vi è ancora un mio amico (che impersonava un PG) che bestemmia perché non potemmo continuare più a giocare!
    Quel mondo che avevo creato con la mia immaginazione è rimasto in stasi, ma ogni tanto è bello tornarci con la mente per pensare a cosa sarebbe potuto accadere!

    • Sì, è utopico anche per me… Purtroppo il tempo è quello che è, le distanze e gli impegni pure.

      I GDR online non mi fanno impazzire, anzi. In questo sarò un vecchio dinosauro, ma per me giocare di ruolo vuol dire incontrarsi, tirare i dadi, bersi due litri di coca (o birra) in tre ore, mentre si combattono mostri e si risolvono enigmi.
      Senza nulla togliere a chi si diverte anche online, ci mancherebbe 😉

      • Penso che se ognuno di voi ha voglia davvero di giocare, dovrebbe poter riuscire a ritagliarsi una sera libera quasi ogni settimana. A quel punto, se tu una sera libera ce l’hai, il secondo passo da fare è trovare altre tre o quattro (meglio cinque o sei) persone che hanno altrettanta voglia e disponibilità. Purtroppo questo significherà probabilmente che non saranno i giocatori storici, quelli con cui ci siamo divertiti dieci anni fa, ma come hai scritto tu stesso, con i giochi di ruolo si fanno anche nuove amicizie. Nei circoli e nelle associazioni di giochi di tutti i tipi (da tavolo, di carte ecc) ci sono tantissimi giocatori di ruolo disponibili o almeno potenziali. E’ lì che bisogna cercarli!
        Poi certo il fatto di voler giocare non vuol dire automaticamente che si vada d’accordo e che ci si diverta insieme… Ma chi si arrende è perduto.
        Io ho cambiato città quattro anni fa. Ho fatto proprio quello che sto consigliando, ho giocato con diversi gruppi, e alla fine ho trovato le persone giuste, con le quali riesco a giocare pressoché ogni settimana, e ci divertiamo parecchio!
        E questo anche se c’è chi lavora, o studia, va in palestra, fa laboratori teatrali, si laurea, scia, fa escursionismo, gioca online o con le miniature…

  4. Io non giocavo più di ruolo dal 1997, poi l’anno scorso ho ricominciato con i ragazzini del centro aggregativo in cui lavoro, un po’ di Gurps e di D&D misto di 3.5 e 4 (questi regolamenti non mi piacciono, ma il master è un 14 enne fissato, quindi…). E anche in questo gruppo, inizialmente di sette persone, ci sono state defezioni e campagne a singhiozzo, per motivi di pagellino, punizioni, prime tempeste ormonali etc.
    Ieri l’altro invece uno dei miei colleghi più anziani (un cinquantenne) passa dal centro per una riunione e vede il tavolo con tutti i plastici e le miniature con cui creiamo le ambientazioni e va in modalità estasiata: è un giocatore che ha iniiziato a 40 anni, frequentando una compania di 8 signori tutti adesso sui cinquanta che giocano da circa quarantanni, compreso il figlio tredicenne di uno di loro e alcune delle mogli.
    L’eccezione che conferma la regola.
    PS
    Mi hanno invitato ad una loro sessione, vediamo se mantengono la parola 😉

    • Figata iniziare a giorcare a 40 anni 😀
      E’ un segnala in assoluta controtendenza (l’italiano medio a 40 anni dichiara di non avere più tempo per dedicarsi alle “stupidate”). Ce ne fossero di più sarebbe bellissimo.
      Tra l’altro i GDR sono ottimi per aguzzare l’ingegno, cosa che torna utile in mille aspetti della vita.

  5. Uff io non ho mai avuto una compagnia che sapesse giocarci, quindi non c’ho mai nemmeno provato. Non saprei nemmeno da dove iniziare… Ecco, metti caso che io adesso vado dai miei amici e voglio giocare: da dove comincio? Gioco, numero di persone, ecc? Cos’è l’ideale?

    • Oddio, così su due piedi risulta un tantino complicato dare consigli :-O
      Inizierei con un sistema semplice di gioco, ma non so quali sono i più moderni… è da un po’ che non bazzico :-/

    • Ovviamente comincia con il classico da cui tutto è cominciato: Dungeons & Dragons! Non comprarlo in un negozio, però. Nei negozi adesso trovi la quarta e la terza edizione, che sono molto complesse e ti impongono di comprare e leggere almeno due tomi, belli grossi, cari e secondo me inutilmente complicati!
      Per cominciare senza troppi impegni meglio un retroclone di una delle edizioni più vecchie e più semplici: in italiano puoi trovare Avventure nella Marca dell’Est, oppure Labyrinth Lord, e tra qualche mese sarà disponibile in italiano anche Basic Fantasy RPG. In un solo, economico volume avrai tutto quello che ti serve (ok dovrai comprare anche dei dadi poliedrici, che trovi nei negozi di giochi e fumetti), cui aggiungere solo tre o quattro amici che possono essere interessati!
      Ma meglio ancora: cerca negozi o associazioni come la Tana dei Goblin, dove probabilmente troverai gente che gioca già, cui unirti!
      E soprattutto, leggi il mio blog 😉

      • Esatto! E’ questo lo spirito giusto! Loro sì che sapevano come divertirsi! 😀
        Scherzo. Tu cosa consiglieresti per chi non ha mai giocato e vuole iniziare?

        • La varietà è ormai infinita.
          Io forse discuterei con la squadra sul genere o sull’universo di gioco, e poi da lì vedrei il da farsi.
          Io sono un sostenitore di Savage Worlds, che è leggero e va con tutto – ma in italiano non esiste.
          Per il fantasy, mi piace Barbarians of Lemuria.
          E così via.
          Partire, oggi, con la Scatola Rossa (o equivalente) rischia, da una parte di essere troppo grezzo e rudimentale per dei giocatori adulti, e dall’altra troppo dispersivo.
          Ai vecchi tempi, a mio parere, il miglior gioco in assoluto per cominciare era Star Wars della West End – leggero, divertente, regole che stavano su un post-it, una ambientazione che conoscevano tutti, template dei personaggi che si personalizzavano in un amen.
          Perfetto.

          Poi, chiaramente, ogni squadra fa storia a sé.

          • Se ho capito cosa intendi per dispersivo, in realtà i retrocloni attuali sono molto più compatti e ben organizzati rispetto ai vecchi manuali, e in realtà spesso non si attengono alla lettera alle vecchie meccaniche ma le razionalizzano molto, rispettando soprattutto la leggerezza (in tutti i sensi) delle vecchie edizioni.
            Però non mi hai dato una vera risposta, che mi interessa davvero (anche da chiunque voglia intervenire): cosa si può consigliare oggi come gioco di ruolo “tradizionale” (non sperimentale, indie ecc), in italiano e che sia facilmente reperibile, nei negozi o online?

  6. Io gioco ormai da trent’anni, e se organizzare partite diventa progressivamente sempre più difficile (concordo con Marco e Ursha qui sopra), il gioco di ruolo rimane una delle attività che preferisco.
    Ho amici sparsi ovunque per il mondo con i quali condivido questo interesse.
    E di tanto in tanto, con un po’ di fortuna, riesco anche a “passare dal’altra parte” – e divento autore di giochi, e non solo giocatore.
    Conosco persone che ne hanno fatta una attività con la quale si guadagnano più che degnamente da vivere, conosco persone che vivono in paesi nei quali i giocatori ricevono sovvenzioni statali.
    E poi c’è l’Italia, dove mi son trovato a dover tranquillizzare insegnanti, e spiegar loro che il fatto che uno dei loro studenti avesse cominciato a giocare ed avesse avuto un salto qualitativo in materie come italiano e storia non significava che avesse venduto l’anima al demonio, ma solo che D&D è (anche) un gioco che arricchisce culturalmente.

    • Nell’immobilismo mentale in cui stagna il paese le potenzialità del GDR come attività ricreativa/culturale sono sempre state rifiutate pretenziosamente.
      Una volta almeno abbondavano le ludoteche, che tra l’altro offrivano occasioni di lavoro a chi nel settore ci voleva rimanere anche a livello professionale.
      Ora, pur essendo lontano, dall’ambiente, mi sembra tutto annullato.

      • Io ho conosciuto persone che si sono laureate in pedagogia, all’Uni di Torino, con tesi sul gioco di ruolo e le sue applicazioni didattiche e pedagogiche.
        Erano ragazzi e ragazze che non avevano mai giocato, e che consideravano l’idea di farsi una partita a D&D assolutamente ridicola.
        Da noi funziona così – ci facciamo uno studio, dal più lontano possibile.

  7. Gioco da sempre ma da almeno un paio di mesi sembra essersi arenato tutto.
    Non so di chi sia la colpa, forse un po’ di tutto il gruppo, ma la voglia c’è e infatti sto già approntando qualcosa di nuovo.
    Dubito che il gioco di ruolo mi stancherà mai, anche se non posso dire altrettanto dei miei giocatori…

  8. sogno un gdr con giocatori mascherati, che non conoscano l’identità l’uno dell’altro, e che si svolga in una cripta, dalla mezzanotte all’alba (magari con pub poco lontano), alla luce delle fiaccole, con il master che emette gorgoglii appena decifrabili (o che in alternativa parla come Batman)

  9. ma non prenderesti più in considerazione l’idea di giocare? io avevo un bel gruppo, poi due miei amici si sono trasferiti e un terzo ha avuto seri problemi di salute. Sono rimasto solo con un altro e giochiamo una o due volte al mese. E ogni tanto anche con gli altri in hangout, anche se è raro e difficile e piuttosto strano. Non penso che lascerò mai il gioco di ruolo però. E’ troppo divertente, meglio di una cena, un cinema, un concerto. Parere mio ovviamente.

    • In futuro voglio ritornare a giocare, anzi a masterizzare, sì. Ma dal vivo, alla vecchia maniera.
      Penso che sarà uno dei miei obiettivi per il 2014 😉

  10. Io non gioco da più di 10 anni, il mio gruppo è “cresciuto” e si è perso tra lavoro, famiglia, etc. (un paio si sono anche spostati da Roma).
    Giocare ad orchetti (il nome con cui abbiamo chiamato ogni gdr dal 1984 al 2000) è tuttora l’attività che più mi manca.
    Ne approfitto: qualche romano che ancora gioca e che accoglierebbe un 43enne cui piacerebbe riprendere i dadi in mano c’è su questi lidi? 🙂

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