Io sono Max Pezzali

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Che poi la discussione era nell’aria da qualche giorno, sui miei profili social.
Complice l’uscita dell’imminente biografia di Max, I cowboy non mollano mai, libro ottimo, che ho divorato in una sera.
Ebbene sì: oggi parlo del frontman degli 883, uno dei cantanti italiani che più stimo, e di cui, nel bene o nel male, non ho mai perso le tracce, a differenza di tanti altri suoi “stimati” colleghi che col tempo ho iniziato a portare bellamente sui coglioni.
Sì. in questo post potrebbero scapparmi delle parolacce. Siete avvertiti.
Max, dicevamo. L’antidivo, il ragazzo di Pavia, del borgo per eccellenza, che fa successo senza che il successo se lo faccia a sua volta. L’ex ragazzino che collezionava i fumetti dell’Editore Corno, e che da essi ha tratto il titolo per la sua prima  e più celebre hit, Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Il ragazzo che sognava l’America, che cullava sogni artistici, laddove – nel borgo – è quasi impossibile farlo.
Max, una delle pochissime persone nel mondo della discografia italia, in cui ho lavorato per tre anni abbondanti, di cui posso dire soltanto bene, a livello umano.
Se partecipassi a uno di quei giochini stupidi del genere “Se tu fossi un cantante famoso, chi saresti?” Io risponderei senza esitare: Max Pezzali.

Spero che questa mia ammissione sia utile ad allontanare definitivamente dal blog tutti i radical-chic, gli intellettuali da salotto, gli snob, gli hipster, i poseur e tutte quelle persone che, alla larga o alla stretta, si avvicinano a queste categorie sociali.

Che poi io Max lo apprezzo davvero, mica per provocazione.
E so che molti rideranno di questo.
Rideranno quelli che pensano di ascoltare solo loro buona musica (mai italiana, per carità!).
Rideranno quelli che gli 883 li hanno sempre considerati, a torto o a ragione, la band un po’ tamarra a cui non dedicare mai un minuto di vera attenzione.
Rideranno anche quelli che, viceversa, pensano che la musica italiana sia solo rappresentata dalla trimurti fabiofaziana Jovanotti, Vasco, Ligabue. I cantanti che piacciono ai salotti buonisti. Senza offendere nessuno, che i gusti son gusti.
Ma io preferisco Max.

Dal suo libro si intuisce il percorso della sua musica, in realtà perfettamente comprensibile a chi si è preso la briga di ascoltare le sue canzoni, al posto che deriderle preventivamente.
Canzoni semplici e immediate, spesso rustiche, che narrano la giovinezza dei ragazzi del borgo, della periferia. I sogni del giovane che ama i fumetti, ma che vede incombere l’età adulta. Le uscite nel weekend, a cercare una fuga dall’omologazione del borgo medesimo, salvo comprendere che spesso è impossibile farlo. I primi amori, le prime cotte, ma riferite a un periodo in cui l’approccio ragazzo/ragazza era tutto una scoperta, non come i giovani d’oggi, che a tredici anni sono già grandi fan di siti come BangBros. Canzoni sull’amicizia, ma non quella troppo idealizzata e fumosa narrata da altri cantautori.

max pezzali 2

Il bello di Max, l’antidivo, il nerd (grande esperto di fumetti, di cinema western, di supereroi, di cultura giapponese e americana) diventato famoso cantando pezzi sulla normalità grigia e un po’ deprimente del ragazzo-medio italiano. Medio sì, ma sufficientemente sveglio per cercare una via di fuga, fosse essa una donna, un viaggio (Nord, sud, ovest, est) o una sala giochi (Jolly Blu).
Ma anche Max l’adulto, capace di scrivere pezzi dedicati alla sua donna, che non siano però delle indigeribili polpette melodiche dal ritonello sole-cuore-amore.

Il libro di cui vedete la copertina non fa altro che confermare questi aspetti del Pezzali persona/personaggio, uno che per anni ha provato comunque a continuare il volontariato in ambulanza, fin quando ha capito che la sua presenza (da ormai “star”) era di impedimento alle operazioni di pronto soccorso a cui partecipava.
Uno che sa ancora farsi un viaggio coast-to-coast con gli occhi del ventenne che viaggia per la prima volta fuori Pavia.
Un uomo oramai adulto che confessa che una delle sue grandi paure è, ancora adesso, quello del vedere i sogni morire con l’età, del doversi omologare solo perché tutti lo fanno.

Rustico, il buon Max, ma di un rustico che piace.
Forse è perché anch’io sono cresciuto in una provincia simile alla sua, a 20 km da Milano. Un posto tranquillo e normale, in cui però avere qualunque ispirazione o vezzo di tipo creativo di faceva additare come quello “strano”, poco affidabile. Mica come adesso, che è consuetudine vedere in giro tizi vestiti da emo, da metrosexual, in stile cosplayer o chissà che altro.
No, una volta la provincia ti inghiottiva e ti omologava, anche se eri il più ribelle dei ribelli. In pochi abbiamo resistito.
Ecco, io quest’affinità col vecchio Max l’ho sempre sentita.
E mi ha fatto molto piacere leggerla, nella sua biografia molto spiccia e assai poco autocompiacente. Perfino dalla parola scritta ho infatti percepito il suo antidivismo, il suo continuo definirsi un sognatore dallo spirito del “tedesco dell’est”, preciso nel portare a termine gli impegni presi, ma al contempo incapace di essere personaggio e VIP. Ma capace anche di definirsi ipocondriaco, nerd, fuori contesto nel mondo delle celebrità nostrane.

Che poi quel suo essere sempre stato estraneo a ributtanti progetti buonisti, alle canzoni contro la guerra incise un tanto al kg, al suo rifiuto della retorica romantico-melodica di tanti cantautori, al suo preferire la canzone d’amore schietta, che non quella elevata e generalista… ecco, tutto ciò me lo fanno stare ancora più simpatico.
E io sarò sempre Max Pezzali.
Almeno un po’.

max pezzali

– – –

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28 commenti

  1. Una dichiarazione d’amore che ti fa onore , io amo la musica classica , e ascolto volentieri tutto il resto , basta che sia potabile , Pezzali ha una forte linea melodica , e non mi dispiace , complimenti per la presa di posizione , credo solleverai un polverone…

  2. Penso che se leggesse l’articolo gli farebbe un gran piacere 😉 Comunque sia è un grande, anch’io amo quel suo stile molto frizzante di raccontare la normalità di un giovane di periferia. E poi il sound che ha mi ricorda tremendamente gli anni 90, in cui ero piccino e gli 883 passavano alla radio.. La regina del celebrità tutta la vita!!!

  3. Come sai non condivido i tuoi gusti musicali ma fatico a non rispettare chi la carriera se l’è costruita un pezzo alla volta come appunto è accaduto a Pezzali. Farsi strada in un mondo malato come quello della discografia italiana è già qualcosa di particolare, riuscire a farlo mantenendo la propria identità è patrimonio di pochi. Sull’omologazione e sui compromessi che si fanno lungo una carriera ci sarebbe parecchio da dire, immagino che Pezzali abbia le sue cicatrici come tutti gli altri.
    Rimane fondamentale il concetto di identità. Se ne hai una e riesci a mantenerla, ad essere fedele a te stesso e a quello che consideri il tuo sistema di valori, allora si può dire che davvero ce l’hai fatta. Soldi o no, successo o no.

    1. Identità, gavetta, onestà… Concetti semplici e condivisibili trasversalmente, che però qui da noi sono considerati quasi obsoleti.
      Di Max mi piace questo suo essere alla vecchia maniera, al di là dei meriti musicali, che ovviamente sono determinati dai gusti personali.

      Grazie mille per il tuo commento!

  4. Max è un grande. Specie per come ha saputo raccontare la normalità tediosa di chi vive in provincia e sogna la città. Ma che sotto sotto sa che resterà sempre uno sfigato condannato ad una vita grigia. In questo senso sono emblematice canzoni “minori” come Weekend o Con un Deca, dove il fine settimana termina con un tristissimo minestrone in famiglia e l’ennesima serata al baretto con le stesse facce tristi. E senza piu nemmeno il sogno come nelle canzoni di Ligabue, perchè “ce ne andiamo a New York ma poi ti guardi in faccia e dici dove vuoi che andiamo con ste facce io e te…”

  5. Concordo. Ammetto di non aver seguito Max negli ultimi anni, se non attraverso i singoli radiofonici, ma i primi album oserei definirli “formativi” per quanto mi riguarda. Tutto ciò di cui parlava nelle canzoni coincideva esattamente con quello che facevo con “la compagnia” proprio in quegli stessi anni. Sono anche della stessa zona, visto che abito a metà strada fra MI e PV 😛 Senza contare le innumerevoli volte in cui abbiamo schitarrato e cantato i suoi pezzi, nelle ultime file dei pulmann delle gite. 🙂

    1. Sì, ecco, è anche quel senso di immedesimazione reale, che acchiappava nelle sue canzoni.
      Il sogno da cui però spesso ci si risveglia (ma a volte no), la compagnia, le amicizie legate alla provincia, al borgo. Le prime cotte vere…

  6. Senza dimenticare che il buon vecchio Max è stato tra i primissimi autori a portare un certo immaginario nella musica italiana: crepuscolare in “Hanno ucciso l’uomo ragno”, addirittura horror-gotico ne “Il grande incubo”. Anche la sua nostalgia, come fai giustamente notare, è vissuta in maniera molto matura, come elaborazione di una stagione della vita in cui convivevano sogni, speranze, illusioni, ma sempre con l’occhio di chi ha dovuto lasciarsi alle spalle quel periodo senza necessariamente scadere nella facile disillusione. E da uno che ha piazzato sul mercato milioni di dischi – e avrebbe potuto tranquillamente galleggiare sulle sue hit più romantiche o fracassone – non è una cosa che ti aspetti: né la nostalgia, né tantomeno la sua elaborazione. Un artista molto più complesso di quanto si scorga in superficie.

    1. Sì, esatto, molto più complesso delle apparenze.
      Spesso la critica lo ha liquidato con sufficienza, basandosi sul linguaggio dei testi, spesso molto “colloquiale”.
      Tuttavia, a parer mio, Max ha rappresentato meglio di molti altri cantanti cosa voleva dire essere ragazzi nei primissimi anni ’90, in un contesto come quello italiano.

  7. Sarò sincero, non ho mai pensato a Max Pezzali come a un cantante “contro”, nel senso che per me e per tutti i miei amici è sempre stato un punto di riferimento al pari (se non addirittura superiore, per certi versi) ai cantanti fabiofazziani da te citati.
    Con gli album degli 883 ci sono cresciuto, e con quelli post 883 da solista mi sono consolato (soprattutto con Il mondo insieme a te, ci passammo un’intera estate con quel superbo album).
    Un grande artista, senza dubbio.

    1. Non intendevo definirlo “contro” per sua scelta (anzi, dal libro si evince che è amico di Jovanotti).
      Però, a differenza di Ligabue/Jovanotti/Vasco, nessuno dei salotti buoni ha mai adottato Max come esempio retorico di chissà quale battaglia di civiltà (cosa che invece succede per il Cherubini post-“è qui la festa”).
      Ovvero: Max non mi ha mai dato l’idea di essere messo su un piedistallo, da qui la mia assoluta simpatia per lui 😉

  8. Io sono stato ragazzo nei primi anni ’80.
    Non ho mai seguito né gli 883 né Pezzali solista – a parte i tormentoni ovvi, non conosco la loro produzione. Il poco che ho sentito mi lascia abbastanza indifferente.
    Ma il discorso non è questo.
    Il discorso è che non esiste una musica giusta o unamusica sbagliata – alla fine, ciascuno di ni sceglie quei musicisti e quei cantanti che parlano per noi, che dicono cose che per noi hanno senso.
    Misono sentito ripetere per due decenni che la musica che ascoltavo io era “sbagliata” perché esistevano compositori classici migliori, jazzisti migliori, rocker migliori.
    È una sciocchezza – la qualità è importante, ma da sola non basta.
    Ci vuole qualcosa che risuoni con la nostra realtà quotidiana.
    E nessuno può venirci a dire che è sbagliato – può venirci a dire che non gli piace, e questo è legittimo. Ma sbagliato, no.
    E poi…
    “Se tu fossi un cantante famoso, chi saresti?”
    “Ray Davies.”
    “Chi?”
    Appunto.

    1. Se si evitassero i giudizi partigiani, spesso lanciati con la sufficienza tipica di chi nemmeno sa di cosa sta parlando, saremmo tutti meno nervosi.
      Non criticare il jazz se sai a malapena cos’è.
      Non criticare Max basandoti su una canzone ascoltata distrattamente mentre facevi la doccia.
      Etc.
      O meglio: critica pure, ma non dire a chi ti sta davanti che ascolta la musica sbagliata, o che legge i libri sbagliati.
      A volte anch’io casco in tentazione, ma prima di aprire bocca ci penso tre o quattro volte.
      Mi facessero lo stesso favore…

  9. Massimo rispetto per questo tuo post, per Max Pezzali e per gli 883. Io con le loro canzoni ci sono cresciuto 😀 L’estate di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” avevo tredici anni… che ricordi 😉

      1. Ma è per questo che sono comunque indimenticabili. Anch’io posso associare a diverse loro canzoni un preciso momento della mia adolescenza 😀

  10. Io non ho mai fatto pazzie per gli 883 o per Max, ma ho amato profondamente l’album raccolta “Gli anni”. In quella raccolta ci sono dentro dei momenti della mia vita che restano collegati indissolubilmente a quelle canzoni.

      1. E considera che io ho quasi la stessa età di Max (3 anni di meno), quindi quegli anni di cui parla li ricordo bene in prima persona…

  11. Una postilla a quello che ho scritto prima: riflettevo sul come siano cambiate le cose in vent’anni nella musica che parla “ai ggiovani” , che oggi ascoltano principalmente i rapper. La prima cosa che salta agli occhi è che nelle canzoni di Max Pezzali mancava la rabbia, quell’aggressività dei giovani disillusi che è invece il leit-motiv dei pezzi di Club Dogo & co, che sono sempre contro tutti, stato, sbirri, ricchi, chiunque “abbia” piu di loro. Vent’anni fa (al tempo della prima recessione) eravamo depressi, forse autolesionisti ma “accasciati” su noi stessi. Oggi il messaggio, se di messaggio si può parlare, è “spacca tutto, ribellati”. Sempre ammesso che poi che non sia tutta una posa, perchè a ben guardare, sembra che il fine sia solo avere soldi e figa piu che creare un mondo migliore e piu giusto.
    Che poi, i ragazzi delle canzoni di Max Pezzali esistevano, lo ero anch’io, nato e cresciuto tra Milano e Pavia. Ma tutti sti gangsta di Quartoggiaro, esistono veramente ? non ne ho mai visto uno, non ne conosco uno nemmeno nei figli degli amici…

    1. Avendo visto da vicino il mondo del rap milanese, posso confermarti che in molti caso sono fenomeni costruiti a tavolino. Ribellione di maniera, e nemmeno fatta tanto bene. Nel peggiore dei casi si tratta di personaggi costruiti da capo a piedi per piacere alle ragazzine.
      Qualcuno di spontaneo c’è (Mondomarcio è uno che, al di là delle canzoni, che a me non fanno impazzire, è “vero”. Idem per Marracash, che ritengo pure in gamba).
      Ma per il resto l’ambiente è tutta una posa…

      I ragazzi delle canzoni di Max erano senz’altro più ordinari (ma non banali!), ma perlomeno esistevano davvero.

  12. gli 883 li ascolto anche oggi che non sono più un pischelletto, e sempre con piacere. Pezzi semplici, però onesti, mi ci ritrovo sempre. A titolo informativo, un mesetto fa è andato in onda sulla rai uno speciale su di loro ben fatto e con tutti i protagonisti della loro storia. Sul max pezzali post-883 posso solo dire che a -anta anni suonati ha ancora da dire la sua in campo musicale, anche se di recente forse lo trovo un pò troppo sovraesposto: mtv, un programma su deejay television, e forse anche alcune collaborazioni musicali che stonano con la sua persona (tipo coi Club Dogo et similia…). Bel pezzo!

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