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L’Italiano medio, la grande tribù, le piccole tribù

populismo

All’indomani delle elezioni primarie del Partito Democratico, leggevo un po’ di status su Facebook. Sono ottimi per inquadrare meglio persone di cui magari sappiamo pochissimo. Tra i tanti commenti ce n’è uno in particolare che mi permetto di citare. L’ha scritto Michele Monina, scrittore prolifico, senza peli sulla lingua, che apprezzo proprio per la sua sincerità (anche quando essa può far male). Vi cito il suo status.

A leggere qui, tutti guardano X-Factor, che fa circa un milione di spettatori, se va grassa, tutti leggono Foster Wallace, e tutti votano Civati. Il mondo reale è fatto di Carlo Conti e Maria De Filippi, di Fabio Volo e di Matteo Renzi.

Per “qui” s’intende su Facebook.
Ora, non entro nel merito politico, perché su Matteo Renzi il mio giudizio è in stand-by. Mi concentro perciò sul concetto generale espresso da Monina, che è interessante e tristemente veritiero.

L’avrete notato anche voi: su Facebook quasi tutti sembrano disprezzare le becere espressioni nazional-popolari (X-Factor, Carlo Conti, Barbara D’Urso, Studio Aperto). Quasi tutti votano i candidati politici più presentabili, disdegnano Berlusconi, non leggono Fabio Volo, non ascoltano Laura Pausini. Senza scivolare negli orrori del fenomeno radical chic, c’è comunque la necessità di prendere le distanze da quelle persone che riteniamo talmente insulse da abbassare il quoziente d’intelligenza di chi le considera miti da seguire (da votare, da ascoltare, da vedere in TV, etc etc).

Poi, puntualmente, fuori dalle bacheche bianco-blu di Facebook, le elezioni le vincono Berlusconi e Beppe Grillo, i dischi li vende Laura Pausini, Carlo Conti e Barbara D’Urso fanno incetta di ascolti in televisione.
Com’è possibile?
Le spiegazioni sono due. La prima – molto semplice – è che alcuni di noi mentono (quantomeno sui social network). La seconda, un po’ meno semplice, è che il micromondo che ci creiamo su Facebook è più o meno sagomato sui nostri gusti, e quindi non corrisponde necessariamente al mondo reale.
Io, per dire, seguo soprattutto artisti (scrittori, fotografi, grafici, fumettisti). Facile che, alla fin fine, abbia una percezione di commenti e status affini alle cose di cui mi interesso quotidianamente. Per dire, non mi sognerei mai di iscrivermi a un gruppo di fan di Laura Pausini o di sostenitori di Silvio Berlusconi. Poi, avendo 1400 amici, qualcuno filtra comunque, ma rimane in minoranza.

Seth Godin quote

Io però non ho un approccio conflittuale con questo problema. Anzi, da appassionato sostenitore delle idee di Seth Godin, ritengo che essere in minoranza sia un vantaggio, non un handicap.
O, proprio come lo spiegherebbe Godin, essere strambi è una gran bella cosa.
In un modo uniformato all’eccesso, per distinguersi e per avere successo occorre individuare e “riempire” le nicchie di mercato. Questo è il periodo storico perfetto per portare avanti un progetto diverso da quello di tutti gli altri, raggiungendo quelle minoranze – quelle tribù – che aspettano qualcosa del genere, che probabilmente ancora non esiste.
Io, nel mio piccolo (piccolissimo), sto cercando di fare qualcosa del genere coi miei ebook. Racconti e romanzi che vanno appunto a coprire delle nicchie di mercato che l’editoria italiana semplicemente ignora.

Il discorso vale dunque soprattutto a livello commerciale, ma non solo. La stessa cosa funziona infatti anche per elaborare un manifesto culturale, un’idea filosofica, perfino uno stile di vita. Cercare di convertire tutti alle cose che noi riteniamo giuste è impossibile, e forse anche sbagliato.
Cercare invece di raggiungere quante più persone propense ad ascoltare ciò che noi abbiamo da dire, senza forzature, è sacrosanto. E se queste persone non sono la maggioranza, meglio ancora. Personalmente ho il terrore dei movimenti popolari, di quelli che ragionano più con la pancia che con cervello. Penso che sia giusto osservarli e studiarli, ma non cavalcarli.

Ma forse il mio è un modo di vedere le cose troppo distaccato e poco emotivo, chissà.

Seth Godin quote 2

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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13 risposte a "L’Italiano medio, la grande tribù, le piccole tribù"

  1. riflessioni molto condivisibili, credo veramente che i social siano davvero una realtà parallela che non è maggioranza nel nostro paese, forse perché nelle amicizie ci si circonda di persone con gusti affini e si finisce per convincersi che l’utero che ci siamo costruiti sia il mondo reale. Un errore in cui spesso incappa anche l’opinione pubblica. Forse, e qui faccio una autocritica molto personale, ci si dovrebbe sforzare un po’ di più a capire le ragioni di chi non la pensa come me, di chi ha gusti nazional popolari. Che poi è il tipico snobismo che condanno quando lo vedo negli altri, ma che su certi argomenti temo di non essere poi così tanto diverso

    1. Sì, anch’io a volte mi accorgo di essere snob. Sto cercando di smussare la cosa, alla ricerca dell’utopica via di mezzo.
      Propendere da una parte o dall’altra è sbagliato.

  2. Mi immagino la bacheca facebook di un berlusconiano, con fanpage annesse e connesse. XD
    Il mondo 2.0 per fortuna ci da la possibilità di scegliere con “chi” stare e in quale minoranza “pascolare”.
    Proprio perché il mondo fuori, quello normale, è fatto di cose che non ci piacciono.

  3. D’accordo su tutto, ma sui gradimenti relativi alla tv sento di dover sottolineare che il meccanismo Auditel è mera convenzione, non garantisce nulla di vero (e almeno in quell’ambito si può sperare)

  4. Ognuno accetta/ cerca gli amici che meglio lo rappresentano , è indubbio però , come sottolineavi tu , che qualcosa filtra sempre..io che ho molti amici modellisti , più all’estero che in Italia …, inevitabilmente mi trovo con qualche neofascista fanatico delle mimetiche hitleriane o reduci del ’68 che modellano la pasta di sale…vabbè , fa parte del gioco , finchè non mi rompono li lascio dove sono .
    Ho notato anch’io comunque un certo bigottismo di fondo , spesso leggo allineamenti ” sospetti ” a posizioni di moda, facili da condividere o talmente ” likate ” che diventa difficile , per chi non ha un gran carattere , mostrarsi contrario.
    Penso sempre alla buona vecchia frase ” gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori..” , ammazza quanto aveva ragione,
    Buona giornata Ale.

    1. Idem.
      Scrivendo robe di guerra, mi sono trovato a essere seguito da alcuni fascistoni da cui ho preso immediatamente le distanze (e che se la sono pure presa, evidentemente la differenza tra realtà e fantasia è troppo complicata per certa gente).

  5. Io credo che in giro sia pieno di gente che mente riguardo alle sue preferenze e gusti. Ed onestamente non do loro torto: troppa gente pronta ad aggredire e giudicare sulla base delle proprie preferenze. Pensa a quando dici che ti piace Max Pezzali… quante bocche storte, sorrisetti radical chic, giudizi universali sul valore di questo o quel cantante, etc.
    Io vivo a Roma, e quando dico ad altri romani che mi piacciono città come Milano e (soprattutto) Torino la risposta che sento nel 90% delle volte è “ma Roma è più bella”; e’ difficile far capire che amo sia le canzoni di Battisti che di Guccini, perché Battisti=destra e Guccini=sinistra, quindi il semplice apprezzare l’arte passa in secondo piano.
    Tutto questo perché noi siamo un popolo che vive di paragoni, di meglio e peggio. Ci autolimitiamo in categorie predefinite fatte di idee dimostrate tramite gusti e non tramite ragionamenti.

    P.S.
    Quest’anno ho iniziato a seguire X-Factor perché mi piace, la D’Urso la frequenterei negli stessi contesti in cui l’ha frequentata Berlusconi, la Pausini ha fatto qualche canzone che mi piace, non ho mai votato e mai voterò PD o PDL e di Volo ricordo con nostalgia quando faceva le Iene.

    1. Ah, beh, io vengo sempre preso in giro dal cretino di turno quando confesso che mi piacciono, che ne so, Pezzali o la Canalis, o il film blockbuster di turno.
      In virtù del detto “i gusti personali si rispettano, finché sono i miei!”
      Come se poi ascoltare Pezzali voglia dire per forza essere un cavernicolo illetterato. Idem se mi piace una showgirl: vengo preso per un maschilista senza cervello che trascorre le giornate a guardare “Veline”.
      Come se una cosa escluda l’altra, per diritto divino.

      Grazie per il tuo bellissimo coming out 😉

      1. Ed è proprio per queste considerazioni che alla lunga passa la voglia di confrontarsi con determinate persone e si tende a tagliare le discussioni banalizzandole.

  6. Magari dico una stupidata ma forse è legato al fatto che sul web puoi mostrati migliore di quello che ritieni di essere (nessuno ti vedrá mai googlare il nome di uno scrittore che non conosci) mentre “dal vivo” si ha sempre timore di essere giudicati e in molti magari preferiscono ripararsi dietro all’opinione media. Secondo me leggere una cosa e poi dire che non ci piace (a parte essere da folli ma purtroppo li ho incontrati) ti svilisce anche: ammetti per primo che sei subordinato a qualcosa che non ti appartiene.

    1. Sicuramente.
      I rivoluzionari del Web credono che per costruire un mondo giusto sia sufficiente condividere le foto di cani massacrati, o quelle del nubifagio di turno.
      Poi magari sono i primi che si lamentano del senzatetto sotto casa, che chiede un euro per un panino.
      Sul Web siamo/mostriamo ciò che ci fa più comodo, nella vita reale è complicato essere davvero coerenti.
      Ovviamente vale anche per le piccolissime cose (leggere Fabio Volo in gran segreto, per esempio 😀 )

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