Siamo tutti strambi

Seth Godin, un tipo strambo.
Siamo tutti strambi.
Voi che state leggendo questo articolo, io che l’ho scritto, colui che sostiene questa teoria. Tutti.
Il tizio in questione è Seth Godin, uno dei più grandi esperti di marketing “alternativo” che potete trovare attualmente in circolazione. Godin ci sta raccontando da anni che il mercato consumistico di massa si sta estinguendo, o che forse sta migrando verso le nuove economie rampanti. E qui da noi? Semplice: al massa abbiamo preferito le tribù.
Tribù interconnesse, con interessi molto specifici, composte da strani tizi – noi stessi – che cercano cose bizzarre, che spesso trovano.
Così, dopo aver conosciuto i Digitali del professor De Masi, eccovi gli Strambi di Seth Godin.
Da queste parti tali tribù le chiamiamo con un termine meno suggestivo, ma forse più pratico: le nicchie. O meglio: il mercato di nicchia.
Che, limitatamente ai libri (qui su Plutonia si finisce sempre a parlare di quello), va a colmare tutte quelle richieste che l’editoria classica da anni ignora bellamente, o che maltratta cercando di massificarli.
Facciamo due esempi semplici: lo steampunk e gli zombie. Sottogeneri che per anni sono appartenuti a una minoranza molto esigente e lontana dalle luci della ribalta. Ora che la grande distribuzione sembra aver scoperto il potenziale di vendita di questi filoni ecco che si moltiplicano i prodotti di scarso valore, ritagliati proprio per essere apprezzati da un pubblico generalista, e al contempo disprezzati dai veri appassionati. E’ qui che il mercato degli strambi entra in gioco per salvarci tutti dal mal di fegato.

Ok, gli esempi che ho fatto finora sono forse troppo particolari.
Però pensateci: oramai le attività che fanno più discutere sono quelle che vanno a coprire richieste particolari, bizzarre. Strambe. Guardo alcuni degli acquisti che ho fatto in questi ultimi due anni. Poster d’epoca prodotti da un artigiano olandese (incontrato alla Fiera dell’Artigianato di Milano). Carte da gioco ispirate ai film di George A. Romero. Una replica di un cappello dell’aviazione militare tedesca degli anni ’50. Un paio di agendine prodotti con carta riciclata e ispirate ai mostri degli abissi. Un gufo assemblato a mano, fatto di piume, fil di ferro e cartone. Questo senza citare le decine di ebook autoprodotti oppure pubblicati da piccole case editrici (ahimé quasi tutte straniere).
Prodotti di nicchia ma che non ho mai avuto difficoltà a trovare dal momento in cui ho maturato la decisione di acquistarli. Non sto parlando di spese ingenti, di vizi che mi sono venuti a costare centinaia di euro. In realtà i mercati di nicchia, quando sono ben avviati, si autoalimentano col passaparola, di cui abbiamo già parlato recentemente.

Seth Godin ci spiega in parole molto semplici che finalmente, grazie al Web e ai social network, abbiamo lo straordinario lusso della scelta di fare ciò che vogliamo. Per dirla in termini meno messianici, abbiamo un ventaglio di opzioni che fino a poco tempo fa ci potevamo soltanto sognare.
Io stesso, da lettore, amo i blogger che si distinguono in quanto alla specificità degli argomenti trattati, perché essi attirano la mia attenzione. Non amo per esempio i blog che parlano di libri in termini troppo generici (o radical chic), mentre mi piacciono quelli che mi fanno conoscere titoli e autori nuovi dei generi, a volte borderline, di cui mi interesso. Non credo affatto di essere l’eccezione. Come dice Godin gli strambi non sono più una minoranza derisa, bensì una “non-maggioranza” composta da persone sveglie ed esigenti.

Il completo da letto in zombie style. Se lo volete: http://www.etsy.com/listing/91403766/twin-never-sleep-alone-bed-set

Questo può essere senz’altro uno stimolo per lanciarsi in attività che vanno a coprire svariate esigenze di mercato. Oppure a creare mercati alternativi. Avete mai visto quei prodotti che spesso vengono pubblicizzati su Facebook, che ne so, i cuscini che richiamano ai film di zombie o cose del genere? Non so perché ma ho il sospetto che chi ha avuto una pensata del genere stia facendo soldi, partendo da investimenti iniziali abbastanza irrisori.
Purtroppo rimane il solito “MA” grosso come una casa, che riguarda come sempre questo genere di articoli: in Italia un coraggio del genere pagherebbe? La risposta la lascio a voi (ma cercate di non essere troppo pessimisti, solo realisti!)
Intanto però continuiamo pure a essere strambi.

Oggi vince non chi presenta un prodotto indifferenziato, ma chi realizza prodotti per gruppi piccoli e ben identificati. (Seth Godin)

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

21 commenti

  1. Un figo questo Seth Godin! *-* Mi piace! 😀
    Tra l’altro secondo me la risposta alla domanda “in Italia un coraggio del genere pagherebbe?” è sorprendentemente SI.
    Credo che persino da noi la gente si stia abituando (beh, ok, non TUTTA la gente) a cercare qualcosa di “diverso”. Addirittura, per alcuni, la nicchia “fa figo”. Mangiare in un ristorante a conduzione famigliare che non conosce quasi nessuno, fare sport in una piccola polisportiva municipale carina ma poco conosciuta, seguire nei teatri “off” attori bravi ma non famosi. Almeno qui a Roma, di queste cose ne vedo sempre più spesso. Le attività di nicchia ben curate tendono ad avere successo. E questa cosa mi incoraggia parecchio, ogni volta che inizio un nuovo anno lavorativo…

    1. Sì, le attività di nicchia stanno prendendo piede. Anche qui a Milano si cerca la cosa particolare, soprattutto nel mangiare.
      Forse solo in campo “culturale” siamo ancora parecchio indietro…

  2. magari ci fossere più strambi, strambotti, stramboni e chi più ne ha più ne metta!in un mondo di conformisti come questo…credo che le idee di nicchia, comunque lo sarebbero, ancorpiù in Italia, tirino sempre, se l’investimnento di capitale non è spropositato e si rimane commercialmente coi piedi per terra , la cosa stramba funziona ed è remunerativa, penso siamo di più di quello che si pensa , in giro…almeno spero.

    1. Come ho detto, dipende da settore a settore. In alcuni campi senz’altro gli italiani apprezzano il mercato di nicchia, la particolarità stramba. Ne vedo spesso e volentieri alle fiere dell’artigianato, di piccoli imprenditori che vendono bellissime stranezze…

  3. non saprei dire, se basta avere una idea “strana” perchè questa prenda piede. Però ci trovo una grossa verità: non mi accontento più delle cose qualsiasi.
    Sono stato a Padova con mia moglie per un “giretto da sposini”. Sono stato parecchio deluso dal trovare il 90% dei ristoranti con menù scialbi (cotoletta milanese+patatine, pizza e coca cola, trofie al pesto). Insomma trovare il 10% in cui mangaire osso buco o baccalà con polenta è stata dura!
    sul discorso degli strani non saprei… forse un pochino strano lo sono…

    1. No, l’idea non basta. Bisogna perfezionarla e lavorare tanto sul marketing della medesima. Il che vuol dire anche studiare.
      Però a parer mio – e tu me lo confermi – c’è proprio una gran voglia di particolarità…

  4. Abbiamo tutti un ventaglio di opzioni molto più ampio, ma siamo limitati da una cultura dominante che vede nelle opzioni un rischio, non una opportunità.
    Ho sempre apprezzato Seth Godin – il suo è uno dei primi blog che ho seguito quando ho avviato strategie evolutive.
    Sono fermamente convinto della correttezza delle sue tesi – ma dati alla mano, devo osservare che ciò che appare relativamente facile in ogni dannato angolo di questo pianeta, qui nel nostro paese è almeno sei volte più difficile.
    Le cose cambieranno.
    Sta a noi cambiarle.
    Come diceva Chrissie Hynde, non possiamo aspettare che i vecchi imbecilli muoiano per cambiare le cose.

    1. Più o meno la vedo come te.
      Solo che io, non essendo altruista di natura, sono alquanto depresso dalla sicurezza di non vedere/godere dei cambiamenti, che in Italia mi sembrano molto lontani dal realizzarsi.
      Unica consolazione: aver detto la nostra, muovendo qualche piccolo ingranaggio…

  5. Secondo me queste cose che partono dalla nicchia, raramente ne escono. Tipo le lenzuola della foto. Ammettiamo anche di avere una fidanzata nerd quanto Penny, possono durare quanto?
    E soprattutto avranno mai un mercato al di fuori della nicchia di appassionati di zombie?
    È vero che grazie al web ora possiamo raggiungere, più o meno, ogni angolo del mondo, e trovare tutte le nostre fantasie, ma c’è il “piccolissimo” ostacolo rappresentato dal substrato sociale, del cui giudizio a me non frega nulla, ma che per molti fa la differenza.
    Insomma, la strada imboccata è quella giusta, è ancora presto, magari. Siamo nell’età di mezzo, dominata dalla tecnologia e parimenti dallo scetticismo, che spesso sfocia nell’oscurantismo e nella superstizione. Un medioevo tecnologico. 😉

    1. Ma l’intento è proprio quello di non uscire dalla nicchia, bensì di consolidarla 😉
      Esempio gastronomico: meglio l’agriturismo che apre solo su prenotazione, conosciuto da un centinaio di clienti fissi, che non il ristorante generico in centro che subisce una concorrenza spietata e che ha dei costi fissi enormi.
      Poi però concordo con te: in molti settori siamo davvero indietro, vuoi per mentalità vuoi per pigrizia.
      Se altrove le cose sono già cambiate, qui ci stiamo mettendo una vita. Del resto siamo tradizionalisti per DNA…

    2. Ovviamente la poca connettività di cui soffre l’Italia è un ostacolo ancor maggiore (ma forse è figlio sempre del conservatorismo malato di questo paese).
      Di mio, in ufficio, vedo delle cose…

  6. Lavorare sulle nicchie è sacrosanto. Oggi come oggi non c’è altro modo per entrare sul mercato a “costo zero”, se no altro che aprire fidi in banca per portare a casa la pagnotta. Nella mia carriera di venditore (sono agente di commercio ahimè) ho però notato che qui in Italia non siamo lenti nel recepire, di più. Il culopesismo (Alex sfrutto il tuo fantastico neologismo) è molto radicato in troppi ambiti, ciò comporta che la merce di nicchia viene inizialmente osannata, per poi passare in secondo piano in favore di cose più tradizionali. Ma questo al livello di mercato in cui noi, appartenenti alla fascia più bassa che media della società, attingiamo. Perché il mercato di nicchia delle Ferrari (si è una nicchia, guarda un po’) non passa di moda, anzi. Di contro vi porto l’esperienza di alcuni amici, che si sono lanciati nella nicchia delle miniature o “soldatini” per capirci. Ben accolti per le loro idee innovative, lo stile, la scelta delle figure…il loro pezzo più venduto è l’unico di matrice classica, il buon vecchio nano in armatura completa e ascia. E con più venduto intendo che da solo ha reso più delle altre messe insieme. Moltiplicato per due. E non vendono solo in Italia. A me ste cose mettono tristezza. Questo per dire, e chiudo, le nicchie sono un mercato molto interessante, ma da ste parti è dure schiodare la gente dalle loro abitudini. Molto dura. Fortuna che c’è il web, che prima era di nicchia 🙂

    1. Indubbiamente le cose vanno proprio come dici tu.
      Anzi, ho sentito spesso dei presunti esperti di marketing – rimasti saldamente ancorati alle strategie degli anni 80/90 – consigliare ad alcuni clienti di “uscire dalle nicchie” per rincorrere il mercato generalista.
      Però non sempre il conservatorismo estremo è apprezzato.
      Esempio più eclatante: ho un amico che faceva musica molto ricercata, apprezzatissimo da – diciamo – 400 “fan” disposti a vederlo live e a comprare i suoi mp3. Un bel giorno si è messo ad ascoltare un tizio della sua casa discografica che andava contro questa sua scelta di rivolgersi a un pubblico selezionato. “Fai qualcosa di nazional-popolare, solo così riuscirai a fare il grande passo”.
      Gli ha dato retta, ha cambiato repertorio e non se l’è filato più nessuno.

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