film · recensioni

Ghostbusters (1984)

ghostbusters

Ghostbusters
di Ivan Reitman
USA 1984

Credo sia inutile e anche un po’ ridicolo scrivere la sinossi di uno dei film più famosi della storia del cinema, quindi eviterò di farlo.
Praticamente chiunque ha visto almeno una volta Ghostbusters; molti l’hanno visto decine di volte, e senz’altro non se lo faranno sfuggire nemmeno all’ennesima replica televisiva.
Quali sono le chiavi di successo di un film così globale, universale?
Io mi sono dato alcune rispose, oggi voglio condividerle con voi. La prima è la più banale, ma a volte vale la pena ribadire il concetto: la pellicola di Ivan Reitman è un condensato di quella che dovrebbe essere la “magia del cinema”. Ossia quel sortilegio che ti inchioda alla poltrona e per due ore ti fa dimenticare qualunque altra cosa.
Con Ghostbusters succede, eccome. Succedeva nel 1984, e da allora è cambiato poco. Ogni volta che i quattro acchiappafantasmi fanno la loro comparsa, nello spettatore si accende qualcosa. Magia, appunto.

In questo specifico caso la storia è perfetta perché sollecita fantasie adulte (la paura dei fantasmi, la sensualità di Sigourney Weaver posseduta) a eroi in fondo fanciulleschi, non a caso riproposti in una serie animata di grande successo. Il mix è esplosivo, bilanciato, riuscitissimo.
Altro elemento che ha decretato il successo del film è il cast, sontuoso. Dai protagonisti ai comprimari non c’è un solo attore al posto sbagliato, e anche questo è un evento comune solo a poche opere, non a caso diventate icone trans-genere. Dan Aykroyd, Bill Murray, Harold Ramis e Ernie Hudson formano un quartetto in cui comicità, grottesco, eroismo e senso del dovere si intrecciano senza mai pestarsi i piedi. Ci sarà un motivo se le battute di quasi tutto il film sono diventate virali da tre decenni a questa parte, e sembrano ancora fresche, attuali.I comprimari, come dicevo, completano il quadro alla perfezione. Sigourney Weaver, Rick Moranis e perfino Annie Potts (Janine) sono valori aggiunti, imprescindibili dall’epicità della pellicola.

Epicità!
Epicità!

Altro punto di forza di Ghostbusters, ma qui sono un po’ di parte, è l’ambientazione. C’è poco da fare: New York è la città perfetta per questo genere di storie, e infatti la metropoli è protagonista tanto quanto gli attori, forse anche di più. Non a caso il grattacielo infestato, situato a Central Park West, ha un ruolo centrale nella trama del film. Idem per le altre location, dalla Tavern on the Green (che ho visitato di persona, anche se oramai non è più un ristorante, bensì la sede di un’associazione che ne celebra la memoria), alla sede degli acchiappafantasmi, situata nel quartiere di Tribeca.
Senza dimenticare la grandiosa scena iniziale del film, ambientato nella Public Library, un ambiente affollatissimo, ma che con la sua atmosfera rétro si presta alla perfezione per una possibile infestazione spettrale.

Su Ghostbusters ci sarebbero aneddoti infiniti da raccontare, tanto è la leggenda che ammanta la pellicola di Reitman. Potrei per esempio dirvi che il regista collaborò con Aykroyd alla stesura della sceneggiatura. L’attore a quel tempo era un appassionato di fisica quantistica e parapsicologia, e voleva fortemente ricavarne un film fantastico, incentrato proprio sui fantasmi e la loro cattura.
Da una prima bozza ricca di particolari, Reitman e Aykroyd e anche Harold Ramis ricavarono il film che oggi tutti conosciamo, compresi i dettagli estetici, come gli zaini protonici e le tute ispirate a quelle dei vigili del fuoco.

Gli acchiappafantasmi alla Public Library di New York.
Gli acchiappafantasmi alla Public Library di New York.

Un’altra cosa che forse non sapete è che il cast iniziale avrebbe potuto comprendere Eddie Murphy, Steve Guttenberg, John Candy e perfino John Belushi, che proprio in quel periodo morì per overdose. Fu proprio questo fatto, più un concatenarsi di eventi inaspettati, che convinse la produzione a puntare su altri nomi. Col senno di poi possiamo tranquillamente dire che è andata bene sia agli attori “scartati” che a quelli assoldati per dare la caccia agli spettri di Manhattan.

Ghostbusters, non mi stancherò mai di dirlo, è leggenda. Sono stato due volte a New York e non ho potuto fare a meno di visitare alcune delle storiche locations del film. Nel 1984 stracciò ogni record d’incasso e generò una marea di prodotti derivati, dai già citati cartoni animati alle action figures, passando per videogiochi, fan fiction etc etc.

Da allora tutti sanno cosa fare se lo spirito della vecchia nonna morta non si vuole dar pace.
Dai, dillo anche tu: chi chiamerai?

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

7 risposte a "Ghostbusters (1984)"

  1. Lo devo dire? È un dei miei film preferiti, anzi, è Il Film preferito.
    Non a caso mi ha ispirato anche un romanzo, guarda un po’
    Io sono anche malato, perché spesso faccio battute e citazioni dai dialoghi e spesso la gente mi guarda come se fossi un alieno, ma non posso farne proprio a meno.
    Credo di averlo visto una ventina di volte.

  2. Strano come le scene e i dialoghi di questi film si siano fissati nella mente… la storia del plumcake di dodici metri, il condensato del male nella città di New York… basta questa facilità di presa per capire che è un prodotto superiore. ^^

  3. In effetti, può tornare buono anche come Film di Natale, seppur non contenendo nulla di natalizio.
    Il mio tributo a Ghostbusters fu aver assemblato un costume completo da acchiappafantasmi, nel lontano 1988, con tanto di acceleratore protonico fatto in casa e trappola per fantasmi con ghiaccio secco. Se riesco a ritrovare le foto, te le mandò e magari le inserisci in calce a questo post. ;D

    La mia battuta preferita: Quando qualcuno ti chiede se sei un dio, tu gli devi rispondere: SÌ!

  4. Uno dei miei tre film preferiti in assoluto (insieme a Fuga da New York e I guerrieri della notte). Lo so a memoria. Il mi o dialogo preferito è uno di quelli minori, quasi mai citato nei vari articoli a riguardo: quando Dan Aykroyd fa notare a Bill Murray che sono stati cacciati dall’università e non hanno più un lavoro, e gli chiede come faranno a mettere su l’Agenzia e con quali soldi. Bill Murray, bevendo da una mini-bottiglietta di liquore, gli risponde con un ghigno: “Non lo so… non lo so…”. 🙂 Samuel M

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