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Breve storia dei sacrifici umani

human sacrifice

No, questo non è un articolo per attirarmi addosso accuse di satanismo o altre baggianate. Mi propongo semplicemente di analizzare (in breve, anche se il materiale è abbondante) il fenomeno dei sacrifici umani. Una pratica religiosa e cerimoniale che si tramanda dalla notte dei tempi, da civiltà a civiltà, senza esclusioni o quasi.
Ne abbiamo traccia fin dalle prime comunità nate attorno ai falò e nelle caverne e, ancora oggi, c’è chi porta avanti la macabra tradizione. Basti pensare che in Uganda vengono uccisi circa 900 tra bambini e ragazzini, venduti agli stregoni per i loro rituali di potere. Ma su questo torneremo più avanti, quindi avrete tempo per indignarvi e per raccapricciarvi.
Partiamo però da altri tempi e da altre latitudini.
Partiamo da Maya, Inca e Aztechi, veri virtuosi del settore.

L’onore del sacrificio

A diffondere la notizia furono i conquistadores spagnoli, disgustati da quanto avevano visto durante le loro spedizioni. Ma lo sgomento era tutto loro, visto che per i popoli Inca e Maya i sacrifici erano nell’ordine naturale delle cose, tanto che essere scelti come vittime designate per gli Dei era ritenuto un grande onore.
Si trattava, ancora una volta, di bambini. Dovevano essere privi di imperfezioni, in quanto destinati a raggiungere le sfere celesti e a farne parte. Spesso venivano scelti tra i rampolli delle famiglie nobili. Almeno in questo c’era un senso di uguaglianza che univa i ricchi e i poveri.
Altre volte erano le donne a venire sacrificate, purché in età fertile.
Il metodo scelto era alquanto atroce: lo strangolamento.
Il clima delle Andine ha permesso agli archeologi di ritrovare diversi cadaveri mummificati, tutti vittime di sacrifici agli Dei dei monti. Nei loro corpi sono stati individuate tracce di droghe e oppiacei vari, somministrati ai poveracci prima del rituale.

Tuttavia i veri esperti in materia, si sa, furono gli Aztechi. Arrivavano a sacrificare diverse centinaia di giovani, il cui sangue serviva a placare le divinità del loro nutrito pantheon, e a nutrire il sole con la cosiddetta “acqua sacra”, vale a dire il sangue.
A differenza di quanto avveniva nelle cerimonie Maya e Inca, non tutte le vittime azteche erano volontarie (anche se una cospicua base di spontanei offerenti c’era, eccome).
I riti venivano officiati sulle piramidi a gradoni. I sacrificati venivano squartati, il loro cuore veniva donato agli Dei ancora pulsante (veniva buttato in un braciere sacro), e il sangue scorreva copioso sui gradoni del tempio. I sacerdoti, pesantemente drogati per poter ballare anche per ore senza fermarsi, gettavano poi i corpi in una pila destinata a crescere di ora in ora. A volte, e in specifiche occasioni, venivano anche svolte pratiche di cannibalismo rituale. Del resto, con oltre duecento divinità a cui rendere omaggio, c’era un gran da fare per ammazzare giovani in nome della pace celeste.

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Sacrifici Greci e Fenici

Anche nella civilissima Grecia antica non mancavano alcune pratiche che contemplavano i sacrifici umani. Le Baccanti, sacerdotesse del Dio del vino Dioniso e del sesso, celebravano riti oscuri, che spesso terminavano con l’uccisione di alcuni animali consacrati. In alcuni casi tali animali erano sostituiti da dei bambini, sgozzati in onore del Dio.

Plutarco riferisce poi di pratiche simili nelle regioni dell’Acaia e, più raramente, in occasione di alcune battaglie dall’esito incerto, in cui ingraziarsi il favore delle divinità guerresche poteva risultare determinante per le sorti dello scontro.

I Fenici, dal canto loro, potevano vantare nel proprio pantheon la presenza di un pezzo da novanta come Moloch, divinità ingorda di sacrifici umani, legata al culto del sole e rappresentata con un’enorme statua di bronzo in cui ardeva un fuoco perenne. Moloch aveva la testa di toro e le braccia alzate, in un gesto che voleva replicare la sua propensione ad accettare i sacrifici.
I sacerdoti, ben propensi a soddisfarlo, lanciavano i bambini (sì, ancora una volta loro) nella fornace ardente, simbolicamente posta all’altezza dello stomaco del mostro.
Alcuni complottisti raccontano che il culto di Moloch è sopravvissuto fino ai giorni nostri, e che viene praticato da alcune potenti sette segrete, nel cuore dell’Occidente (in particolare in Germania e negli Stati Uniti).
Fantasie? Può essere…

Moloch

Celti, Longobardi

I Celti, tutt’altro che bonari, erano soliti celebrare sacrifici umani. Con buona pace delle interpretazioni new age che tendono a rappresentare questo popolo con un buonismo che ha dell’imbarazzante.
Nelle tribù celtiche si svolgevano sontuose cerimonie, celebrate ogni cinque anni, in cui si nutriva la Madre Terra col migliore dei concimi: l’essere umano. In tal modo ci si augurava che regalasse ricche armenti per molte stagioni a venire.
I sacrifici venivano celebrati in modo inusuale: i druidi costruivano grandi strutture antropomorfe, di legno, paglia e giunchi. Al loro interno venivano stipati uomini e bestiame, quindi si procedeva all’incendio rituale. Altre volte venivano impiegati degli arcieri, in sostituzione del fuoco.
Quando i sacrifici volontari erano numericamente insufficienti, si utilizzavano eventuali prigionieri di guerra.

Dei Longobardi si parla relativamente poco, ma anche loro avevano una discreta tradizione in merito.
Si trattava di un popolo di origine germaniche, ben noto anche nelle tradizioni italiane. I Longobardi avevano una civiltà guerriera e violenta, costituita da adoratori di divinità implacabili e da cultori di usanze alquanto grottesche: pare per esempio che re Alboino avesse la consuetudine di bere vino nel cranio del padre di sua moglie.

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Vichinghi e affini

I Vichinghi, bontà loro, non disdegnavano affatto i sacrifici umani.
Il principale beneficiario di tali offerte era proprio Odino, padre degli Dei, signore di Asgard e Dio di grande potere e saggezza.
Gli archeologi hanno rilevato una varietà di riti sacrificali, a seconda della zona, del regno e della tribù interessata. In Svezia, soprattutto a Uppsala, le vittime venivano affogate in grandi vasche, oppure appese agli alberi e li lasciate morire.
Altrove veniva praticato il macabro rituale dell’Aquila di Sangue (taglio sulla schiena, vertebre e polmoni estratti ed esposti, finché il poveraccio non moriva dissanguato, tra atroci sofferenze).

In Islanda invece il “Cerchio del Destino” custodiva la pietra del dio Thor, sulla quale le vittime venivano brutalmente percosse fino alla morte.

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Africa Nera, oggi

Torniamo al presente.
Come anticipavo in apertura di articolo, l’Africa è il continente in cui, ancora oggi, vengono celebrati sacrifici umani spietati. L’Uganda detiene questo triste primato, ma non è il solo paese a ospitare questo fenomeno.
Sciamani e stregoni sono alla ricerca costante di bambini da sacrificare nei loro rituali. La superstizione radicata in molti strati sociali di quelle lontane terre spinge infatti gli uomini, soprattutto i ricchi e i potenti, a chiedere magie propiziatorie e incantamenti di varia natura. Secondo la magia ancestrale non c’è tramite più potente del sangue umano per ottenere questi benefici.
I sacrifici praticati dagli stregoni sono, tra l’altro, molto crudeli. Si va dalle mutilazioni rituali (mani, piedi, genitali) al seppellimento delle vittime ancora vive, fino a farle morire di soffocamento.

In Tanzania e Burundi abbiamo poi gli sciamani seguaci della dottrina Muti, una forma di medicina tradizionale che prevede l’utilizzo di organi del corpo umano per realizzare balsami e pozioni. Come se non bastasse, secondo gli stregoni Muti, le urla di sofferenza rendono più efficaci e potenti tali disgustosi elisir, sicché i sacrifici rituali sono particolarmente brutali e feroci.

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28 risposte »

  1. Articolo molto interessante, e davvero completo, nonostante l’enormità dell’argomento trattato. 🙂
    L’oggetto dell’articolo è terribile, ma è anche innegabile che offra spunti interessanti per racconti o avvincenti giocate di ruolo! 😉
    Volevo aggiungere una cosa al tuo elenco, in particolare al punto sui Fenici (i Fenici mi hanno sempre mandato in fissa, mai capito perché…). Una delle loro divinità più feroci era Baal, che ogni anno richiedeva un particolare sacrificio: cento vittime venivano sacrificate in un’unica cerimonia, detta “ecatombe” (da èkaton, “cento”)… E infatti il termine “ecatombe” inteso come “strage” viene proprio da lì.

  2. Spezzo una lancia, anzi, una “barda” a favore di Alboino. Il brindisi con il cranio del suocero lo ha fatto una volta sola (se non sbaglio) e Rosmunda glielo fece pagare a caro prezzo. 😀

      • Se non ricordo male, andò più o meno così: Alboino, in occasione di un banchetto, offrì alla moglie Rosmunda il teschio del di lei padre come calice per brindare. Lei ovviamente non la prese bene e organizzò una congiura ai danni del Re, sfruttando la collaborazione di un possente guerriero concupito con mezzi tipicamente femminili. Dato che Alboino dormiva sempre con la sua spada, Rosmunda legò l’elsa della spada in modo che lui non potesse difendersi e introdusse l’energumeno nella camera. Alboino si difese, ma ebbe la peggio e venne ucciso. La congiura di Rosmunda, che sperava di salire al potere fu scoperta e i congiurati furono costretti a fuggire a Ravenna per sfuggire alle ire dei Longobardi.

  3. Articolo veramente esaustivo sull’argomento. Sto leggendo appunto ora il romanzo Distruggi Cartagine. In particolare la mostruosa usanza dei cartaginesi a sacrificare al Moloch i bambini, rese i romani implacabili che infatti rasero al suolo la città e poi secondo e unico caso in tutte le conquiste (l’altro era stata la etrusca Vejo dove anche qui si sacrificava allla divinità infera Pershu) i sacerdoti vi aspersero sale perché non vi crescesse più nulla.

    • C’è da dire che anche i nostri avi hanno dato il loro nel campo.
      Anche se effettivamente i sacrifici umani cruenti e reiterati gli risultavano sgradevoli è capitato ogni tanto che prigionieri di guerra venissero seppelliti vivi per garantire la sicurezza della Repubblica.
      Resta famoso un episodio in cui, consultati dei libri divini, i sacerdoti di non ricordo (mi spiace) quale divinità informarono le istituzioni che il suolo di Roma era destinato a venir occupato due volte dallo straniero.
      I nostri, per assicurarsi che il tutto capitasse senza danno, presero uno schiavo gallo e uno germano e li seppellirono vivi nel suolo della città.

      Il seppellimento da vivi era anche una consueta punizione per le vestali ree di aver infranto il proprio voto di castità che, rimanendo comunque persone sacre, non potevano essere uccise da mani umane.

  4. Bell’articolo *_*!
    Ti segnalo anche gli antichi Egizi: nel periodo in cui usavano le mastabe hanno trovato molte fosse con dentro 20-25 leoni: erano i ‘resti’ dell’usanza del periodo precedente per cui al Re del territorio (prima dell’unificazione dei due regni) venivano accompagnati un X numero di giovani, poi simboleggiati dai leoni e infine dalle figurine tipo le Ushabti, i servi che si animavano nell’aldilà. In Cina l’armata di terracotta aveva la stessa funzione. Per i celti, l’imbarazzante buonismi hippy dimentica che l’Ard Ri di Irlanda, re supremo, ogni 7 anni o se il raccolto era pessimo veniva sacrificato nei primi tempi E che. Infine, per il teschio usato da Alboino: loro lo ritenevano un grande onore bere dal cranio del proprio nemico (interiorizzavano l’energia potente). La moglie invece no, ovviamente.

      • Figurati, documentandosi per scrivere/disegnare vengono fuori un sacco di cosine interessanti. Per i casi in cui la fonte è cristiana (come Uppsala per i vichinghi e i mesoamericani con Cortez) bisogna stare attenti: i numeri delle vittime sono esponenzialmente falsati per mostrare l’altro popolo come orribile e barbaro. A Uppsala il monaco che scrisse dei riti dell’impiccagione parlò penso di centinaia di persone immolate ogni 9 anni (nel telefilm Vikings si vede bene come probabilmente andava) e i conti fatti sui dati di Cortez avrebbero voluto qualcosa come 25 piramidi al lavoro, che sono ovviamente poco credibili.

        • Sì, sì, a volte le fonti sono di parte. Per quanto possibile è meglio attenersi a documenti archeologici, di cui spesso si trovano le versioni brevi su diversi siti tematici.

  5. Particolarmente “civili” erano i Mexica, che celebravano battaglie rituali fra città (indipendenti) che si fermavano al raggiungimento di un numero adeguato di prigionieri. Questo è descritto molto bene in “L’Azteco” di Jennings. Invece non sapevo proprio dei popoli nordici, infatti è stato sconvolgente scoprirlo guardando “Vikings”, serie incentrata sulla vita del leggendario Ragnar Lodbrok – in quella scena il sacrificio avveniva in Svezia, mi sembra. I figli di Ragnar, fra l’altro, praticarono l’aquila di sangue sul re Aella quando conquistarono York, quindi potevo aspettarmelo! 🙂

  6. I Mesoamericani e gli Andini non avevano l’ufficio stampa. E si impegnavano parecchio per dare lavoro all’ufficio stampa dei loro nemici! 🙂

    Farei giusto qualche aggiunta.

    Le popolazioni italiche non erano immuni dal vizietto. Il combattimento fra schiavi “liberati” che si svolge durante i funerali delle personalità della Roma repubblicana è ciò che rimane di un rituale di sacrificio umano. Non a caso di ogni coppia di sfidanti solo uno deve rimanere in piedi: l’altro va nell’oltretomba insieme al caro estinto.
    Per il resto la pratica del sacrificio umano era ormai quasi estinta: vi si ricorrerà, credo per l’ultima volta, dopo la sconfitta di Canne, quando un senato di isterici decretò un sacrificio di schiavi alle divinità.

    Quanto a Moloch la situazione è meno trasparente. Nel tofet, il “cimitero dei sacrificati”, legato ai culti della fertilità di Tanit e di Baal, contiene effettivamente solo le ossa cremate dei bambini. Faccio notare però questi fatti:
    1. nel mondo fenicio non esistono altre sepolture di bambini;
    2. nel tofet la maggior parte dei bambini sepolti è allo stadio di feto;
    3. la frequenza per fasce d’età è quella che ci si aspetta dalla mortalità di una società agraria pre-scientifica.

    Tiriamo le somme? Il tofet è un cimitero di bambini, non un cimitero di sacrificati: altrimenti significa che i bambini non morivano mai, o che morivano tutti per mano del clero. Direi che il tutto fa pensare più che altro a una consacrazione dei bambini morti prima di qualche rito di ingresso nella società, perché le divinità donassero alla coppia un altro figlio.

    La catena di montaggio dei sacrifici con tutta probabilità non è mai esista. Forse deriva dalle storie che si raccontavano, relative ad epoche più antiche in cui sicuramente in tutto il Mediterraneo il sacrificio umano era stato diffuso e frequente. Epoche di cui ci si ricordava bene e con paura: Ifigenia, Isacco… non sono storie che escono dalla fantasia del romanziere. D’altra parte, spulciando le fonti classiche, coloro che affermano apertamente che i Fenici sacrificano dei bambini a “Saturno” sono due o tre: ora su due piedi mi ricordo solo di Diodoro Siculo e di Plutarco.

    Per il resto l’immaginario sul rituale del Moloch credo che dipenda molto da quello descritto da Flaubert nella Salammbô – romanzo di cui possiedo una stracciatissima traduzione italiana degli anni ’20! 😀

    [Per l’Africa: qualche giorno fa leggevo sul giornale che per certe pratiche gli stregoni cercano gli albini: sarebbero i più magici… ]

  7. Io aggiungo del mio. Nelle leggi romane c’era una norma che prevedeva che il debitore se entro 3 mercati non fosse stato venduto o non avesse saldato il debito sarebbe potuto essere fatto a pezzi dai creditori per essere sparso nei campi. Un mio professore ci disse a lezione che quest’usanza risaliva alla monarchia, probabilmente anche prima della fondazione, quando il Re in caso di carestia poteva essere sacrificato e squartato per essere sparso nei campi. Inoltre i buoni romani erano soliti affogare i vecchi nel Tevere, ma questo solo in un periodo molto risalente.

    • Micheal, confermo, ma tra i tre mercati e l’essere fatto a pezzi il malcapitato aveva anche la scappatoia di essere venduto “oltre il tevere” cioè nel “commercio internazionale” di schiavi. Il mio professore invece disse che nell’usanza c’era un pizzico di tipico utilitarismo romano: nel proprio terreno il morto fa humus. Della serie, da vivo sei inutile, almeno da morto mi fai crescere un buon raccolto.
      Per essere più attinente al post comunque, dico che nel 97 a. C. il senato di Roma vietò i sacrifici umani. Se li vieta nel 97, prima s facevano 😉

  8. Occorre ricordare anche i romani, che sacrificavano bambini alla dea Mania, madre delle divinità sotterranee dette Mani, spesso allo scopo di sciogliere l’incantesimo che tratteneva il presunto tesoro nel sottosuolo

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