Le ninfe del frassino

Ash tree

Per il post di oggi vi regalo un piccolo making of, che poi è soprattutto la scusa per raccontarvi di alcune figure mitologiche conosciute soltanto dagli addetti ai lavori.
Nel mio ebook Il Tour accenno, tra le tante cose, alle Melidi, Si tratta delle ninfe del frassino che, nella mitologia greca, rappresentano la controparte assai più oscura e ignota delle driadi, che erano invece le ninfe della quercia. Se quest’ultime avevano delle caratteristiche sostanzialmente benevole, le Melidi erano invece viste come malvagie e sanguinarie, in quanto il frassino era il legno utilizzato per costruire lance e frecce (ossia armi).
Ne Il Tour le Melidi sono rappresentate su una fontanella nel Parco di Monza. Pochissimi conoscono questa incisione (che in realtà non esiste, trattandosi di finzione letteraria). Chi ne è al corrente è perché sa cosa essa rappresenta, ovvero una marcatura “esoterica” di un gruppo occulto di potere che opera in Brianza.
Il Tour è un racconto scritto molto tempo fa, ma ricordo come se fosse ieri questa singolare scelta, di citare le Melidi, pur col rischio che nessuno facesse caso al loro valore simbolico.

La cosa singolare è che, anni dopo, vengo a scoprire le che le Melidi si ispirano ad altre creature mitologiche, questa volta appartenenti al folklore svedese e tedesco: le Askafroa (letteralmente: spose del frassino).
Anch’esse venivano ritenute malvagie, tanto che, per tenerle a bada, veniva loro tributato un sacrificio di sangue nel mercoledì delle ceneri. Da qui sarebbe anche derivato il nome del frassimo (ash tree) e quello del mercoledì in questione (ash wednesday).

Sull’ottimo blogger Wunderkammer ho poi scoperto che:

Lo studioso svedese Hyltén-Cavallius registrò nella sua opera etnografica Wärend och Wirdarne la credenza popolare dell’esistenza di una creatura femminile che viveva nel frassino nella centena (contea) di Ljunit, nella Scania, in Svezia. Gli anziani usavano sacrificare all’Askafora al mattino del mercoledì delle ceneri. Prima che sorgesse il sole, versavano l’acqua sulle radici del frassino. Nel farlo recitavano ”Nu offrar jag, så gör du oss ingen skada” ovvero “Ora io sacrifico (a te) così che tu non ci faccia del male”. Hyltén-Cavallius scrive inoltre che essi credevano che se si fossero spezzati rami o ramoscelli dal frassino, ci si sarebbe ammalati.

L’Askafroa è, in ogni caso, un essere abbastanza oscuro, e conseguentemente non molto citato nella narrativa, tranne che nel gioco di ruolo online Dark Age of Camelot in cui i nemici vengono raffigurati sottoforma di Askefruer/Askafroa.

Melide

Comunque la fama del frassino è cupa anche altrove.
Nel folklore irlandese si dice che l’ombra delle foglie del frassino causino danni ai raccolti.
Nel Sussex questo albero viene chiamato “fabbricatore di vedove”, perché i suoi rami cadono spesso, causando vittime e incidenti.

Per fortuna altrove il frassino ha anche una fama più benevola. Secondo alcuni sciamani, i rami di frassino, disposti in circolo, allontanano i serpenti. Inoltre questo legno è notoriamente utilizzato per fabbricare i paletti utili a distruggere il cuore dei vampiri. Da dove deriva questa credenza? Dal fatto che i sacerdoti dell’Antica Roma bruciavano del frassino per compiere esorcismi di spiriti maligni.
Non solo: secondo i druidi questa pianta era un’ottima conduttrice di energia positiva, tanto che la utilizzavano per scolpire bacchette incantate e bastoni di potere.

Paletto

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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14 commenti

  1. Questi tuoi post sulla mitologia mi piacciono sempre molto.
    C’è sempre qualche dettaglio in più che non conoscevo o che magari avevo dimenticato, come quello del frassino bruciato dai romani.
    E visto che ci sono ne approfitto per dirti che ho letto Il Tour e mi è piaciuto moltissimo.

    1. Grazie mille, spero che ti piaccia…
      È un mio lavoro piuttosto datato, ma ci sono affezionato.

      E a questo punto non posso fare a meno di voler leggere il tuo racconto!

      1. è ancora in editing, e c’è un appendice che spiega un po’ di cose ai lettori (per non infodumpare nella storia, faccio delle schede a fine libro). Probabilmente aggiungo qualche cosa prendendola dal tuo post.

  2. Commento solo ora l’interessantissimo post, che mi è tornato alla mente mentre mi documentavo su driadi e ninfe… E ho trovato una cosa che magari ti interessa! L’ho trovata addirittura su Wikipedia, nella pagina dedicata alle driadi: pare che a Milano, nel 1885, esistesse un parco divertimenti in cui si potevano ammirare proprio delle driadi, per 10 centesimi di Lira! La nota riporta che, probabilmente, si trattava di povere ragazze deformi sfruttate dal proprietario del parco divertimenti, una sorta di freak show… Considerata l’accessibilità della fonte magari già lo sapevi, ma tant’è! 😉

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