Uno sguardo alla Valle del Flegetonte

Flegetonte

Per il post di oggi ho deciso di mostrarvi qualche elemento caratteristico della Valle del Flegetonte, detta anche Terra degli Dei Viventi.
Di cosa sto parlando? Semplice: della dimensione parallela in cui sono ambientati sia Il Treno di Moebius e La Nave dei Folli che Biondin e i Mostri e Biondin all’Inferno. Quest’ultimo ebook è attualmente in lavorazione, tra parentesi. Ed è una delle cose migliori di cui mi sto occupando da un paio d’anni a questa parte (giusto per farvi venire l’acquolina…)
La definizione stessa di “dimensione parallela” è in realtà grezza e imprecisa. Sarebbe più giusto definirlo un piano d’esistenza a se stante, qualcosa che collima, almeno per sommi capi, al concetto di multiverso espresso dal famoso setting Planescape, per il gioco di ruolo Advanced Dungeons and Dragons.
In realtà è mia precisa volontà non dare indicazioni particolareggiate su questo piano d’esistenza, anche se diverse informazioni filtrano sia da La Nave dei Folli che da Biondin all’Inferno (come avrete modo di vedere). L’idea è quella di creare una dimensione vicina alla nostra, caotica e selvaggia, in cui i misteriosi dominatori, chiamati Signori delle Colline, operano direttamente sull’ecosistema, alterandolo e sperimentando nuove, bizzarre forme di vita. E, sì. è anche un luogo (o non-luogo) dove finiscono alcuni corpi spirituali dei nostri trapassati. Chiamatele anime, se preferite, anche se mi guardo bene dal dare un’interpretazione cristianocentrica a questo setting.
L’input per creare la Valle del Flegetonte mi è venuto – come è oramai è noto – osservando i dipinti del pittore olandese Hieronymus Bosch. Dopo qualche anno ho avuto nuova ispirazioni grazie a un artista contemporaneo, ma altrettanto visionario, Mike Davis.

Proprio ispirandomi a loro, la Valle appare popolata da strane creature di natura impossibile.
Ci sono innanzitutto tre macro-etnie (o razze) che ricorrono nella valle. Eccole, in breve.

Sei Dita
I Gith (“Sei Dita”).

I “Sei Dita”, ovvero gli umanoidi che il Biondin e i suoi si trovano ad affrontare durante in Piemonte, durante il safari extradimensionale di alcuni rappresentanti di questo popolo. Il loro nome (rubato proprio da Planescape) reale è Gith, ma questo poco importa.
Essi paiono avere una lunga storia di rapporti col nostro mondo, che chiamano “la primaria”, ma considerano gli esseri umani alla stregua di selvaggi, o addirittura di bestiame.
Padroneggiano una strana forma di meccanica steampunk, ma anche una tecnologia basata su un inconsueto mix tra elettromagnetismo e di magia legata alle proprietà delle gemme.

owlman
Uno Strix.

Loro nemici sono gli Strix, uomini dalla testa di gufo, il cui concept è ispirato proprio da alcune figure ricorrenti nelle opere di Bosch. Più alieni dei Sei Dita e più feroci nei loro rari rapporti con gli umani della primaria, gli Strix sono creature intelligenti ma misteriose, organizzate in comunità apparentemente semplici e tribali, ma in realtà governate da riti antichi e potenti.

Ibis Man
Un Eudocimus (Uomo-Ibis).

La terza razza di umanoidi che popola la valle è quella degli uomini-ibis, gli Eudocimus. Assai meno evoluti rispetto agli Strix e ai Sei Dita, questi esseri sono apparentemente innocui, erbivori e saprofaghi, fungono spesso da schiavi per le altre due etnie rivali. Tecnologicamente sono evoluti più o meno quanto i boscimani del Kalahari.

C’è una quarta razza, privilegiata rispetto alle altre, ma al contempo meno organizzata, meno esposta. Sono i centauri, guardie armate, ranger e boia dei Signori delle Colline. La loro presenza nella Valle del Flegetonte collima con quanto descrive Dante Alighieri, presentando al lettore il Primo Girone del VII Cerchio infernale, dove i centauri hanno il compito di saettare i dannati immersi nel fiume ctonio.

I centauri illustrati da Gustave Doré.
I centauri illustrati da Gustave Doré.

La valle è poi abitata da una serie variegata di esseri strani: centipedi giganti, uova bipedi, scimmie alate, esseri tentacolari che emettono versi simili al suono del flauto, conigli carnivori a tre occhi, fenicotteri dalla testa a tentacolo, istrici giganti, coccinelle corazzate grande quanto un pony e molti altri ancora.

Come se non bastasse, in diverse aree della valle ci sono dei resti che, in mancanza di definizioni più adeguate, definiremo archeologici. Su di essi si sa poco (o almeno: il lettore ne sa poco), ma rappresentano la prova che un tempo questo piano d’esistenza ospitava altre civiltà, forse sconfitte e distrutte dai misteriosi Signori delle Colline.
Questi vivono in una città, l’unica di grandi dimensioni della valle, da cui dominano il territorio, complice la posizione sopraelevata, oltre che i poteri e le conoscenze, che li elevano sopra gli altri abitanti del piano d’esistenza.

Resti archeologici
Una misteriosa rovina nella Valle del Flegetonte.

Il Flegetonte, che dà il nome all’intera dimensione, è un fiume che attraversa la valle. Esso è caldo, in alcuni punti addirittura sulfureo, e pare trasportare gli invisibili “corpi spirituali” di alcuni esseri umani che, al momento della loro morte, sono destinati a entrare in questa dimensione, per transitare poi chissà dove.
Il fiume è citato da diversi poeti, filosofi e naturalisti, tanto che è lecito supporre che essi abbiano avuto la dubbia fortuna di visitare la Valle, vuoi in forma corporea, vuoi in modalità onirica.
Tra di essi ricordiamo Platone, Ovidio, Virgilio, Stazio, Boccaccio e Dante Alighieri.

Questa non è altro che una brevissima descrizione del mondo in cui confluiscono molte mie storie.
Un domani, chissà, anche Maciste potrebbe trovarsi ad attraversare questa valle di lacrime.
Opera dopo opera essa acquisirà sempre maggior vivacità, ma anche maggior mistero.
In fondo questo è il suo fascino…

NB: Tutte le illustrazioni, tranne quelle che rappresentano gli Strix, i centauri e gli uomini-ibis, sono di proprietà di Mike Davis.

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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9 commenti

  1. Il world building oppure, in questo caso forse é più appropriato dire dimension building é una componente fondamentale di certa narrativa fantastica. Le tue influenze boschiane sono veramente geniali. Il fascino malato che suggeriscono, ipnotico. Spero che approfondirai ulteriormente queste caratteristiche. Valgono.

    1. Intanto grazie per l’apprezzamento.
      Il world building è da sempre una delle fasi creative che preferisco.
      Non escludo affatto di poter utilizzare il Flegetonte per altri racconti. Anche per approfondire tutti gli elementi che per ragioni narrative rimarranno sfumate nel secondo Biondin.

  2. Prendi qualcosa anche da Kadath , di HPL , visto che le contaminazioni creano sempre ottimi risultati .
    Letto Biondin mi pare che la cosa funzioni bene , certo che se prosegui la narrazione con altre opere sarebbe carino una rieditazione di tutto il tuo lavoro inerente al tema , a partire da Moebius , magari riunendoli in un volume riassuntivo , come ebucco sarebbe interessante , soprattutto per chi vuole un totale delle opere correlate .
    Aspetto il seguito ….

    1. Il seguito arriverà in agosto… conto di portarmi la prima stesura in montagna e di lavorare all’editing di sera, in un ambiente a me congeniale 😉

      Riguardo agli ebook riassuntivi, ci sto pensando. Anche per altre opere (vedi La Lancia di Marte). Ovviamente l’unico ostacolo – al solito – è il poco tempo per gestire tutto. Ma, senza fretta, si riuscirà a concludere tutti i progetti.

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