Come e perché chiude un blog

keep calm

Grazie al blog ho conosciuto persone incredibili, ho collaborato con altri blog in post ormai diventati (per me) leggendari sia per la loro genesi che per le soddisfazioni che hanno regalato. Ho scritto recensioni e articoli su giornali online, pubblicato racconti dal profumo di carta, per qualche anno ho anche fatto il cronista per un quotidiano locale e sono addirittura finito in un documentario.
Tutto questo grazie a Silverfish Imperetrix.
Con qualche lettore c’è stata anche qualche incomprensione, ma sempre nell’ambito della convivenza civile. Una volta mi sono beccato del coglione per aver criticato Carlos Santana. Ne è nata una discussione che non ha spostato nessuno dalle proprie posizioni, ma il lettore è stato grande nel metterci la faccia e a chiedere scusa per essere stato troppo veemente nel giudizio.
Altri tempi, altre persone.

Oggi avevo in programma un altro post. Si sarebbe parlato di ebook e di marketing.
Poi ho letto questo articolo del blog Silverfish Imperetrix, e ho deciso di riportarne alcuni stralci su Plutonia Experiment.
Del resto esprime un sentimento molto vicino a quello che sempre più spesso provo io.
Diego Agosto, il blogger di Silverfish, si fa le domande che a molti di noi vengono in mente, direi quasi a giorni alterni.
Vale ancora la pena bloggare?
Sarà vero che i contenuti premiano a dispetto delle cazzate?
Se le cazzate dilagano sui social, chi perderà tempo a leggere post argomentati in più di cento parole?
Non sarebbe meglio dedicare le energie ad altri progetti (scrivere narrativa, fare musica, aprire un tumblr fotografico, fingersi chef, o dissertare di scie chimiche)?

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Le risposte spesso spaventano.
Ma si chiude anche perché…

Anni fa una mia piccola rubrica venne cop… ehm presa come fonte d’ispirazione da uno di quei blog/portale musicali che vanno tanto di moda. Pensai a una coincidenza e la cosa morì lì.
Tempo dopo, casualmente trovai un’altra mia rubrica (con il nome cambiato) su un altro blog molto più importante del mio. Ebbene sì, rosicai come un maledetto, ma non feci nulla. Che altro avrei potuto fare? Le mie rubriche non sono mica registrate alla Siae!
Infine in questi giorni m’imbatto in un altro blog ma sempre mooolto più grande, bello e importante del mio che inaugura una rubrica tale e quale (tranne il titolo che è molto più fashion) a una delle mie rubriche più recenti.
Coincidenza?

Eh, coincidenza che sono capitate anche a me e a non pochi, seri colleghi.
Com’è piccolo il mondo, vero? Soprattutto un mondo privo di fantasia, dove ci si industria soprattutto per scopiazzare a destra e a manca, senza ritegno.
E dire, sempre citato Diego, che basterebbe aggiungere un credit del tipo “traggo ispirazione del blog Tal dei Tali per presentarvi la mia nuova rubrica“. Elegante, semplice e onesto.

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Insomma, i motivi per mollare e dedicarsi ad altro si accumulano di mese in mese.
Tranquilli: non ho in mente di mollare Plutonia Experiment.
I più attenti avranno notato un cambio di palinsesto, da ottobre a oggi. Ho pubblicato molti più articoli di approfondimento su fantasy e horror, ho diminuito drasticamente il numero delle recensioni impostate in modo classico e ho scritto diversi post speciali dedicati ad alcuni argomenti di nicchia, che ritengo interessanti per gli appassionati del fantastico (per esempio quelli sul fantasy azteco, su Averoigne e sulla fantascienza “infernale”.
La risposta dei lettori, a livello di statistiche, è stata sorprendentemente buona, specialmente considerando che si tratta di tematiche particolari.

Certo che poi basta fare un giro su Facebook per deprimersi, tra post super-condivisi di gente che scoreggia in faccia ai passanti, classifiche sul tipo di cacca che si fa al mattino e top 10 sul migliore modo per navigare su YouPorn senza farsi beccare dal capoufficio.

Mi rendo conto che sto un po’ ribadendo quanto ho scritto nell’articolo di lunedì, quindi taglierò corto.
Qui non si chiude bottega, ma si continua a riflettere. E si porta a casa, con tristezza, la notizia di un altro interessante angolino della blogosfera che chiude per “manifesto disinteresse”.
Cambierà qualcosa? Ci saranno sviluppi in senso positivo?
Chi lo sa.
Intanto…

Essere un blogger oggi non è semplice. Se non sei un paraculo o se non pubblichi materiale trendy, la tua reputazione è prossima a quella di un sacco della spazzatura. Se ti va bene, t’ignorano altrimenti devi pure sorbirti insulti o prese per il culo.

Eh già.

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– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

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33 commenti

  1. Io credo che il destino di un blog sia quello di evolversi insieme al suo autore. Se rimanesse sempre uguale a se stesso risulterebbe statico, banale ed alquanto ripetitivo.

    Il mio blog è nato sette mesi fa. L’idea originaria (alla quale sto prestando fede) era essere accompagnata nella stesura del mio primo romanzo. In poche parole, volevo creare una sorta di “diario di bordo”.
    Sebbene non tutti i miei post parlino di questo, il proposito è rimasto invariato, così come l’atteggiamento: non voglio guardare i lettori dall’alto al basso perché non sono “nessuno” in questo senso. Non ho mai pubblicato, non ho una carriera nel campo della letteratura. Ma voglio condividere ciò che imparo, non da un piedistallo ma ponendomi sullo stesso piano di chi mi segue.

    So che le cose prima o poi cambieranno. Quando il romanzo sarà concluso (purtroppo manca ancora moltissimo) i contenuti dovranno evolvere. Cambierà la presentazione, forse. Ma rimarrà l’archivio. E il resto si vedrà….

    1. Io bloggo dal 2007, prima col Blog sull’Orlo del Mondo, dal 2011 con Plutonia.
      Non ho mai variato la mission del blog, anche perché amo parlare delle cose che conosco, e di cui mi occupo.
      Al contempo infilo anche esperienze e preferenze personali, affinché questo blog sia vivo ed “emotivo”, e non solo una sfilza di schematiche recensioni.

      La blogosfera, nel mentre, è cambiata molto.
      Io non mi sono adattato, ma per scelta.
      Qualche post “furbetto” l’ho fatto. Ci vuole poco, per chi conosce i meccanismi del Web.
      Ma, non facendomene nulla di 10.000 visite “amorfe” al giorno, attirate da articoletti stupidi e da titoli astuti, mi tengo le mie 2500 visite un po’ più “evolute”.

      1. 2500 visite sono tantissime. Il mio record è stato 170, ma mi va bene così!
        In ogni caso, quando parlavo di “evoluzione dei contenuti”, non facevo riferimento alla mission o a strategie di marketing (di cui non mi curo per nulla) ma di una semplice crescita personale, che può portare a prediligere determinati contenuti rispetto ad altri, proprio come è successo a te quando hai sentito l’esigenza di parlare di misteri e affini…
        Quando il romanzo sarà concluso, il mio blog seguirà lo sviluppo di altre opere che scriverò in futuro. Di conseguenza, probabilmente anche lo “scopo” dovrà cambiare, per far sì che al lettore non arrivi un messaggio sbagliato. Non voglio “vendere” fischi per fiaschi.
        I contenuti relativi alle tecniche di scrittura creativa, alla sociologia e alla psicologia rimarranno quel filo di conduttore necessario per non snaturarmi… dopo tutto, il blog vuole essere un luogo di incontro per scrittori e aspiranti, a prescindere da ogni altro intento correlato.

  2. Ciao. Le tue stesse domande me le pongo spesso. Quando pubblico i post d’arte o le recensioni ai libri, e trovo la mia stessa modalità ricopiata perfettamente da altri.
    E mi pongo la domanda di come mai quando scrivo tre, e ripeto TRE righe, il post è molto seguito, mentre quando mi dilungo in riflessioni, ci ritrovo solo i pochi noti che mi seguono e che gradiscono discutere con me.
    Rifletto spesso se chiudere, ma sono giunta alla conclusione che il blog mi piace. Mi piace scrivere, mi piace scandagliare l’arte e le sue peculiarità.
    Quindi ho deciso di continuare. Perché è un piacere mio.

    Tu fai paragoni con la spazzatura di Fb e ti leggo spesso lì. Hai ragione e posso dirti che anche qui su Wp si trovano contenuti deprimenti, soprattutto di quelli che usano Wp per scaricare i loro dolori amorosi e le frustrazioni.

    Eleviamoci, no? Lasciamo chi vuole quella schifezza alle loro cose e noi, e scusa se mi metto nello stesso tuo livello che so, perché ti leggo, essere superiore di contenuti ai miei, continuiamo sulla nostra strada.
    Impervia, forse ma gratificante.
    Ciao
    Chiara

    1. Eh, vedo che i problemi ci accomunano… Anche a me capita di avere moltissime visite quando scrivo tre righe in cui magari dico che ho comprato un pupazzetto fighissimo dei LEGO.
      Si vede che la gente ha voglia anche di leggerezza.
      Il mio proposito è però far sì che non sia solo la leggerezza a governare il mio blog.

      Quindi sì, eleviamoci! Dici proprio bene.

      Grazie del commento 😉

  3. Ciao!
    Quando ho visto il titolo del post ho avuto un colpo al cuore e ho pensato :”Nooooo!!”. Per fortuna era un falso allarme! Ti ho scoperto tramite Amazon, sono appassionata di libri a tematica zombie e grazie al tuo blog ho conosciuto tanti autori italiani che prima ignoravo. Sono una semplice lettrice, non mi intendo molto di social network, ma so che ogni mattina controllo per vedere se c’è un nuovo post . Mi sembra che questo conti qualcosa 🙂
    Continua così!

    1. Wow! Sei la prima che mi rivela di essere arrivata qui tramite Amazon… grazie mille, mi fa davvero piacere 🙂
      E grazie anche per i complimenti, contano moltissimo!

  4. ciao Alessandro, spesso mi trovo da queste parti ma non mi sono mai palesato e oggi mi hai fatto prendere un bel coccolone perché a me dispiace da matti quando sento di persone che decidono di chiudere i loro blog per un motivo o per l’altro e mi fa male andare in giro per internet e vedere i blog abbandonati a se stessi come navi spaziali nella deriva del cosmo infinito…li vedo così, forse in maniera anche infantile….i problemi che citi nell’articolo sono tutti veri e li condivido al mille per cento..ti aggiungo una mia piccola esperienza personale: sono iscritto in un gruppo di facebook che tratta di cinema e mi sono imbattuto nel post di un tizio che ha parlato di Magic in the Moonlight di Woody Allen…più lo leggevo e più mi sembrava che quelle parole le avevo già lette da un’altra parte. Ed era vero: questo tizio aveva preso la recensione di mymovies e l’aveva spiattellata pari pari, senza naturalmente citare l’autore, a nome suo. Gli ho fatto notare la cosa in un commento, ma non perché volevo sputtanarlo ma perché mi dà grande fastidio, un fastidio enorme vedere gente che si fa bella con parole pensate e scritte da altri.
    Sai qual è stato il risultato? il silenzio assoluto sia da parte del signorino in questione, ma sia da parte di tutti gli altri che hanno continuato a commentare.
    Come se fosse la cosa più normale del mondo.
    E a me sono venuti i brividi.

    1. Senza dignità… e senza vergogna!
      Questa cosa del plagio sta prendendo dimensioni inquietanti.
      L’unica soluzione, ne sono certo, è la pubblica gogna, affinché vengano riconosciuti come copioni e “ladri” (in fin dei conti è questo che sono).

      Grazie per l’aneddoto e per esserti palesato!

  5. Come scrissi un paio di mesi fa, un blog chiude perché è il blogger a volerlo.
    E’ vero che la blogosfera è cambiata, che i social l’han contaminata (anche se, a ben vedere, i myspace altro non erano che un prototipo del Facebook odierno… quindi tutto si trasforma, sempre).
    Ma è anche vero che si può bloggare con lo spirito di sempre. Io non ho cambiato di una virgola gli argomenti del mio blog, li ho solo migliorati, e anzi ho anche aggiunto quegli articoli monografici e lunghi che spaventano i lettori. Eppure i lettori non sono mai scappati, anche quando recentemente ho parloto di un romanzo.
    Forse il pubblico, la propria nicchia, si deve anche costruire passo dopo passo. E soprattutto mantenere. Che il blog non è un magazine da stazione, è un posto dove ci sono degli scambi effettivi, delle interazioni.
    Il disinteresse si combatte risultando interessanti, ma non per questo idioti o svilenti.

    Assurdamente oggi sia tu che io abbiamo inventato le classifiche sui tipi di cacca, sai? 🙂

    Moz-

    1. Io so che molti blogger si stancano proprio perché queste interazioni sono venute meno, o perché la gente risponde ai post su Facebook, invece che sul blog.
      A me sinceramente la cosa non infastidisce molto, né ritengo sempre necessarie le interazioni.
      Per dire, quando i commenti sono del tipo “bravo” “complimenti” oppure “LOL” li ritengo superflui. Magari piacevoli, ma a volte sembrano messi lì per lasciare una traccia (il mio amico Germano li chiama “le pisciate di cane”).

      Secondo me il vero apprezzamento al lavoro di un blogger si fa attraverso le condivisioni.

      1. Non so, ho sempre dato più peso alle interazioni che alle condivisioni. Forse perché in linea di massima sono abituato -per fortuna- a commenti che poche volte sono pisciate di cane. Ma se i commenti sono pisciate di cane dipende anche da che post hai scritto, o forse da come lo hai scritto. O forse ancora, dal fatto che hai costruito una nicchia fatta solo di cani.
        Le condivisioni… a meno che non siano pubblicizzate con cognizione di causa (e un un banale retweet, ma una frase in più)… le ho sempre considerate sterili e secondo me pochi ci cliccano davvero, o se ci cliccano non è detto che leggano. Perché magari hai un blog che attira solo le pisciate di cane.

        Moz-

          1. Ma infatti mica parlavo del *tuo* blog, era un discorso generale.
            Anzi, il tuo blog spacca e non mi pare attiri affatto pisciate di cane 🙂

            Moz-

  6. Il mio primopensiero,leggendo il titolo, è stato “e io i miei guest post dove li pubblico?” 😀
    Ho letto della chiusura di Silverfish e mi dispiace – per tutti gli ovvi motivi.
    La copiatura degli articoli altrui sanza dare il credito – che non costa nulla – è ormai pratica diffusa, comune, e inattaccabile, come sosteneva più sopra il Bradipo.

    E francamente, nel momento incui alcuni blogger propongono di tirar su un blog sceintemente costruito sul ciarpame, con tutti i SEO e gli adsense al loro posto, “per far soldi sui like degli idioti” postando articoli del tipo “i cinque modi più divertenti per scopare”, è chiaro che qualunque discorso sulla qualità è inutile – e da parte di alcuni, è semplicemente ipocrita e disonesto.

    1. Certo che è più semplice raccogliere commenti e consensi pubblicando un articolo su quanto è buono uno spuntino pomeridiano.
      Oh, nulla di male, eh, ma se qualcuno mi viene a dire che 300 commenti per discutere se è meglio quello col taleggio o quello con l’Emmental non li considero proprio dei discorsi memorabili XD

  7. Tocchi un argomento delicato, la lenta agonia (mi rifiuto di chiamarla estinzione) dei blog.
    Io stesso quest’anno ho pubblicato 50 post, a fronte dei 250 del 2013, un po’ perché sono uscito dalla logica de “un post al giorno toglie il medico eccetera”, un po’ perché è stato un anno complicatissimo, ma neanche possiamo far finta che non esista la “concorrenza” (sleale?) di Facebook.
    O forse siamo noi che non vogliamo abbandonare un modello in via di obsolescenza (qualcuno ha detto Second Life o MySpace?) che tanto ci ha dato, in passato.
    Dopotutto, siamo dei sentimentali. 😉

    1. Non è detto che tutti i modelli nuovi siano migliori di quelli vecchi.
      Comunque i blog e i social sono due media molto diversi.
      Secondo me possono convivere tranquillamente. L’errore è che molti hanno trasformato i loro blog, adattandoli completamente a Facebook, dove tutto (o quasi) è leggero e fuggevole.
      Noi lavoriamo… diversamente.

  8. McNab, non posso far altro che ripetere qui le cose che ho scritto a Diego su Silverfish: Vogliamo far vincere la mediocrità? Vogliamo far vincere i furbetti?
    Lo so che è difficile, lo so che è complicato però almeno bisogna continuare a provare.
    My Two Cents.

  9. Non ci provare nemmeno…
    Fattela passare quest’idea. Se mai ti fosse venuta in mente seriamente
    Reputo il tuo uno dei migliori blog dell’intera blogosfera.

    Talvolta ti leggo con attenzione e commento.
    Spesso leggo rapidamente e magari solo il titolo.
    Non mi perdo mai, invece, la pagina della domenica con le belle ospiti…

    Ormai dare un’occhiata alle tue pagine fa parte delle buone abitudine quotidiane.
    Non vedo come se ne potrebbe fare a meno…

  10. Anche io ho detto: “O mio Dio, adesso chiude anche Plutonia!”. Ammettilo che ci hai giocato 🙂 Comq a parte gli scherzi, la questione è seria e reale. Sopravviveranno i blog che si trasformeranno in siti sempre più professionali. Un po’ il periodo in cui aprivi un blog per parlare di te, sono diciamo finiti. Ora per quello c’è Facebook, Twitter, e compagnia cantando. Anche se noto ormai anche la tendenza di Facebook sia quella di privilegiare gli “affari”. [Chi gestisce una pagina di FB può capirmi.] Resterà l’aspetto ludico? Non so, so che la vita ci impone delle scelte, e il tempo è sempre poco. Soprattutto per mantenere gli standard di qualità di molti blogger. C’è impegno, lavoro, tempo sottratto alla famiglia. Fare il blogger è un “lavoro” che costa fatica. Poi bisogna divertirsi per farlo bene. La quetione “plagi” è quella che ti fa passare tutto l’entusiasmo. Perchè sbattersi tanto, se c’è sempre chi usa la tua inventiva e il tuo ingegno e magari ci guadagna. Tanti blogger sono stati usati come terreno di caccia e questo è immorale e ingiusto. Non permette di crescere. Ti fa capire: “tu resterai sempre un blogger e gli altri faranno di te cosa gli pare”. Io per il mio blog avevo smesso di scrivere. Ora ho deciso di riprendere le fila che avevo interrotto e “diversificare”. Sì, diversificare sarà il mio mantra. Tornando al discorso, quando chiude un blog che amiamo segue una specie di lutto, che va rielaborato. Poi i motivi possono essere mille: problemi familiari, di lavoro, pigrizia, stanchezza. Credo non ci resta che sostenere i blog che amiamo, facendo sentire al blogger che li gestisce che apprezziamo il suo lavoro e lo “ringraziamo”, sì dire grazie sembra che sia diventata ormai una cosa fuori moda, ma è una cosa buona e giusta. Scusa Alessandro del mio sproloquio, di solito non comemnto molto sui blog, cercherò di ovviare a entrambi i miei difetti (sproloquiare o non partecipare). Ciao.

    1. Sì, ho giocato un po’ sul titolo. Perdonatemi se potete 😛

      Tutto ciò che dici è vero e condivisibile, soprattutto il fatto che bloggare è un lavoro.
      La questione non entra nella zucca di molta, troppa gente.
      E anche il fatto che il blogger viene considerato sempre come un pollo da spennare, mai come un possibile collaboratore o un freelance serio e indipendente.
      Il blog porta via moltissimo tempo, altra verità. Sarebbe tanto semplice scrivere post brevi e furbi, ma tanto varrebbe la pena usare solo Facebook.

      È difficile far capire al pubblico ciò che vuol dire bloggare in un certo modo…

      1. è vero, Alessandro. Bloggare è un lavoro: ma non un lavoro da ufficio, ed assomiglia piuttosto ad una “libera professione”, per la quale non vi sono però “esami di stato” o “corsi di preparazione”, e dove conta soprattutto la predisposizione (quel “TALENTO” che certuni irridono e vituperano) e la dedizione.

        È difficile far capire al pubblico ciò che vuol dire bloggare in un certo modo…

        Verissimo… ma ciò deriva anche dal fatto che ci sono blog, la fuori, che sono veramente desolanti (quand’anche non orchiclastici), costruiti su una sconfortante mancanza di idee (le solite, trite e ritrite recensioni al vetriolo di libri orribili, su cui si costruiscono articoli magari lungherrimi, con immagini sceme prese a random dall’internet e linguaggio “fintoggiovane” e scurrile, così tanto per … ).

        E c’è gente, purtroppo, che rimpiange i “bei tempi andati” di blog che hanno costruito il proprio “successo” su questa “formula magica” (e sulla frustrazione di tanti “wannabe writers” e leoni delle tastiere)…

        Spero di non essermi dilungato troppo (e di non essere uscito troppo dal seminato) e me ne esco su >a href=”https://www.youtube.com/watch?v=mlPDRCRePbQ”> queste note

  11. Sicuramente lavorare per la gloria e avere qualcuno che si attacca al carro senza renderne merito a chi davvero ci ha lavorato è una cosa irritante e furbetta, ma è anche vero che quando si produce qualcosa di davvero interessante, qualche porcata del genere capita.
    Quasi come se fosse una medaglia! 😛
    Io non ho un blog – ma sto riflettendo sull’aprirne uno e su come gestirlo – e dunque non posso (ancora?) capire bene, ma non penso che abbia senso smettere perché qualcuno se ne approfitta: per ogni sciocco del genere ne trovi dieci che hanno un’idea precisa di cosa siano l’onestà e il rispetto del lavoro altrui – e mi rendo conto ora di quanto io sia ancora ottimista!
    A ogni modo, non sempre queste cose passano in silenzio – un po’ di unghie e artigli, del blogger e di chi lo segue, e ci si possono cavare piccoli sfizi
    http://docmanhattan.blogspot.it/2014/11/Plagio-sito-gazzetta.html
    Secondo me, sono soddisfazioni 🙂

    Riguardo al fatto che un articolo sia poco seguito… boh! Nel senso che non sempre ci sono riscontri assoluti o immediati che qualcuno si sia filato un mini-saggio o una recensione o altro, ma non significa che in futuro quel lavoro non ritorni utile o interessante per qualcuno: io, quando scopro un nuovo blog che mi piace, col tempo lo passo al setaccio per vedere se c’è qualche articolo “stagionato” interessante, da questo punto di vista il “related post” è molto utile 😀
    Non credo sia bene bloggare solo cercando di prevedere se un articolo profondo avrà più successo di uno leggero adesso.

  12. Sta capitando anche a me in questi giorni di fare le tue stesse riflessioni, soprattutto constatando che certi post “facili” sono più letti di altri che mi sono costati più fatica. Adeguarsi al trend sarebbe una comoda soluzione, ma non intendo farlo, perché non mi interessano tanto i numeri (di lettori o commenti), quando lo scambio di opinioni. Alla fine cosa ti resta, se si adotta la strada dei post “facili”? Secondo me nulla.
    D’altra parte se la tua scelta di approfondire i temi che ti interessano ha dato buoni riscontri, ciò mi fa ben sperare 🙂

  13. Uhmmm… in breve, secondo me ci vuole un po’ più di leggerezza nel vedere il blogging. Troppi ragionamenti su commenti, interazioni, condivisioni e compagnia bella servono ma fino a un certo punto. Poi penso ogni blog chiuda per motivi diversi. Commentando dal blogger da te citato pare il problema vero sia il fatto che abbiano scopiazzato da lui, e in effetti m’incazzerei parecchio pure io nel caso mi succedesse. Però, in generale, lo scopiazzamento a destra e a manca non lo noto.

  14. Io non bloggo più da eoni ormai, ma non ero nemmeno un pesce piccolo, probabilmente facevo solo parte del fitoplancton della blogosfera. 🙂 E non sono nemmeno un grande utilizzatore dei social network, che mi fanno venire l’orticaria, quindi tutta la dimensione “veleni & veleni: gli artigiani della stupidità” me la sono sempre evitata. Deo gratias.
    Però anche io quando decisi di chiudere, un pò fu a causa di stanchezza da parte mia (se i post non divertono in primis chi li scrive, figurarsi chi deve leggerli) e un pò a causa dello scars(issim)o interesse che riscontravo nei confronti di ciò che scrivevo. Se finisce così alla fine diventa come parlare col muro, appena te ne rendi conto smetti.

    Il vero problema comunque non sono nè i blog nè i social, il problema è che ormai questo appiattimento verso il basso lo si vede nella vita di tutti i giorni; gente che invece di curare i propri interessi (o cercare di farsene qualcuno) crede che l’arroganza sia la medicina contro l’insoddisfazione. Sembra che l’appagamento del desiderio di appartenenza non nasca più dall’avere qualcosa in comune, ma solo dal fare critiche, dal trovarsi dalla parte di chi punta il dito.

  15. Scopiazzare in modo becero dai blog è prassi comune. Con wikipedia e alcuni suoi utenti ho dovuto far rettificare una decina di volte che le pagine erano tratte integralmente dal mio blog. Non parliamo poi di quelli che ricopiano e poi inseriscono in fondo (carattere Arial pt.6) “articolo tratto da Zweilawyer.com”.
    Penso che la mia unica fortuna sia postare solo 30 articoli l’anno, quasi tutti molto corposi e poco accessibili sui social.
    Sulla questione dei “post leggeri” direi che la situazione non è peggiorata dal 2009 (con una recensione trash o un articoletto di rant facevo il triplo di visite rispetto a quelle), anzi, noto che ora gli articoli storici sono molto più letti di prima e alcuni hanno addirittura superato, come numero di visite, quelli sul fantatrash.

  16. @Zwei

    noto che ora gli articoli storici sono molto più letti di prima e alcuni hanno addirittura superato, come numero di visite, quelli sul fantatrash.

    Yeeeeh! \O/
    Grandissima notizia! Che sia la dimostrazione (finalmente) che è LA QUALITA’ che paga? ^_^

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