Sette motivi per cui i guru hanno rotto le palle

fake guru

Loro sanno tutto.
Conoscono i segreti per farti diventare ricco, felice e sessualmente irresistibile.
Sanno come si fa a diventare scrittori/cantanti/blogger famosi in modo del tutto naturale e semplice, impegnandosi il minimo indispensabile.
Possono insegnare a essere umilissime persone di successo (perché l’umiltà è tutto nella vita, eh).
In alternativa sono in grado di far diventare una star un qualunque signor nessuno preso dagli anfratti più oscuri dei social network. Che ci vorrà mai? Basta parlare delle cose che piacciono alla gggente: cibo, barzellette, gossip, la ka$ta, le tette.
Parliamo dei guru. Quei bizzarri personaggi pieni di sicumera che si esprimono a decaloghi.
E sapete che c’è? Mi hanno rotto le palle.

Sette motivi per cui i finti guru hanno rotto le palle

  1. Dicono banalità. Guardate i loro post. I consigli che danno sono scontati e ovvi. “Siate determinati”, “comportatevi gentilmente con il prossimo”, “parlate alla gente di ciò che piace alla gente”. La sagra delle ovvietà, appunto.
  2. Non spiegano nulla di pratico. Questi consigli, oltre a essere scontati, sono generici e vaghi. Mi può anche star bene un guru che consiglia di “essere determinati”, ma almeno mi spieghi in pratica come si fa a diventare più determinati. Ci sono esercizi quotidiani che possono aumentare la determinazione? Se sì, quali sono? Cazzo, perfino il maestro Miyagi dava qualche dritta utile.
  3. Sono ripetitivi. Il tipico blog di un guru da due soldi ripropone a cicli i soliti 5-6 argomenti, cambiando una parola ogni tre o quattro paragrafi, cambiando il titolo, ma senza mai aggiungere niente di nuovo. Dico, avete mai letto il blog di qualche presunto #massimoesperto di scrittura (tanto per dirne una)? Le stesse, fottute cose, ripetute per anni. ANNI.
  4. Sono boriosi. Alla faccia dell’umiltà che predicano, i guru sono pieni di sé, boriosi, incredibilmente vanitosi. Oltre a scrivere cose ovvie e ritrite, vogliono anche essere ringraziati per aver proposto tali “perle” alla plebe.
  5. Sono ladri. I guru da due soldi rubano i post dei “veri” guru, che sono gli esperti di social media, quelli che studiano e che hanno una lunga sfilza di titoli di studio per dimostrare di essere preparati in materia. Ne ho visti parecchi, di cialtroni italiani all’opera. Prendono i post in inglese dei veri guru, li traducono cambiano qualche parola e li pubblicano a loro nome. Umili, ma furbi.
  6. Praticano metodi mafiosi. I guru da due soldi tendono a stringere alleanze tra di loro. Creano reti di scambio di link e di condivisioni. Se la cantano e se la suonano. “Sei bravissimo”. “Ma no, sei più bravo tu”. “I tuo complimenti mi lusingano”. “Figurati, per me sei un idolo”.
    Del resto sono umili…
  7. Sono bugiardi. Se la vita e le professioni fossero così semplici da gestire come raccontano questi cialtroni, loro sarebbe i primi a essere ricchi, famosi e ammirati. Invece sono dei balordi che, fuori dal loro giro di gonzi, non se li incula nessuno. E no, non succede perché sono umili, fidatevi.

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8 comments

  1. Io un merito però glielo darei ai guru: riescono a mantenere siti in cui parlano di sola scrittura o solo blogging (o solo tema X), senza mai cambiare argomento e sfornando un post al giorno per mezzo secolo. A volte mi chiedo come (beh, tu hai suggerito la scopiazzatura in effetti), che io a momenti mi rompo già a postare due volte a settimana :O
    E qualcuno ha avuto pure l’ardire di dirmi che mi credo un guru! Ahah, ma proprio!

    Comunque, piccolo aneddoto. Ieri cercavo suggerimenti per usare meglio twitter e mi sono imbattuto nel post di un certo Salvatore Aranzulla. In quel momento mi sono accorto che ogni volta si cerca qualcosa riguardo internet il primo risultato google di qualsiasi argomento è sempre e solo del mitico Salvatore Aranzulla. … A… A… A… A genius! cit.

  2. Fino a quando avrò le forze di scrivere su un blog, continuerò la mia personale crociata contro questi venditori di fumo. La cosa sorprendente è che riescono ad avere un seguito nonostante non parlino di nulla. Parole vuote, frasi trite e ritrite, concetti che si ripetono e moltiplicano fino alla nausea. E se penso che qualcuno di loro ha tirato su una carriera organizzando addirittura “webinar” a pagamento, mi sale un nervoso assurdo.

      1. per la mia limitata esperienza, il successo di questi “venditori di fumo” nasce dal fatto che cullano l’illusione di molti di avere “qualcosa da dire”, indipendenemente da quell’ingrediente che è il c.d. “talento” (o predisposizione, se preferite), e ammanniscono alle masse le “ricette facili” di cui sopra (o improbabili “scuole”, più o meno ardimentose), in esito alle quali, per la virtù di un (non meglio precisato) metodo (fatto specialmente di richiami più o meno casuali al grande nome “Zovirax sunday bloody Sunday Procul Harum” [cit.] ) il quamvis de populo arriverebbe a produrre i propri capolavori.

        E purtroppo, proprio perché cullando questa pericolosa illusione, hanno un successo inversamente proporzionale alla serietà della proposta.

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