Se ci incontrassimo dal vivo…

Artwork di Marco Siena.

L’ambiente letterario italiano è orribile.
In apparenza è pieno di gente che si fa i complimenti a vicenda, ma basta esserci dentro appena un po’ per scoprire rivalità, odi trasversali, liste nere, camarille segrete, sindacati del crimine e un bel po’ di maleducazione.
Questo traspare poco al mondo esterno, ai cosiddetti profani, ma credo che sia un meccanismo replicabile in ogni settore lavorativo o artistico.
Avendo bazzicato un pochino la musica italiana, eoni fa, vi assicuro che lì è anche peggio.
Però un mio collega autore ha questa teoria: “Se al posto di comunicare via Facebook ci incontrassimo davanti a une bella pizza, saremmo tutti più civili, simpatici e collaborativi“.
È vero?
Si tratta della solita retorica “Stavamo meglio quando giocavamo a nascondino in cortile?”
Se ci incontrassimo dal vivo saremmo tutti compagnoni?

Probabilmente sì.
I social network sembrano sempre più spesso tirare fuori il peggio dalle persone.
La litigiosità, in primis. L’egocentrismo, in seconda battuta. Le diversità di carattere. I fraintendimenti.

Dal vivo siamo tutti quanti più civili. Si tratta in buona parte del buon lavoro fatto in fase educativa. Anche con chi ci sta sulle palle cerchiamo di essere cordiali, almeno fin quando è umanamente possibile.
Quindi in un’ipotetico incontro totale-globale tra colleghi autori ed editori ci sarebbero più risate, più relax, più sorrisi. Probabilmente nascerebbero anche delle collaborazioni impensabili.

Ci sarebbe anche sincerità?
Non lo so.
In molti casi sì, in altri meno. Perché, se è vero tutto ciò che abbiamo detto a proposito dei social network che causano l’imbruttimento delle persone, vale anche il discorso che essi – di tanto  in tanto – fanno trasparire i lati nascosti della gente (anzi, della gggente). Fanno emergere la tendenza a una certa prepotenza, o l’attitudine al comando, non necessariamente intesa come cosa positiva.

Quindi non è possibile definire uno scenario assolutamente migliore dell’altro.
Online sarebbe opportuno darci tutti una calmata.
Dal vivo si stringerebbero amicizie, magari di comodo, ma non è detto che un buon professionista sia alla ricerca di amici (presumo che ciascuno di noi li abbia altrove).

Voi che ne pensate?
Come funziona nei vostri settori di riferimento?


(A.G. – Follow me on Twitter)

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10 commenti

  1. Per quel che mi dice l’esperienza diretta, più che gli ipocriti o i maleducati in campo editoriale prevalgono i puri e semplici imbecilli. È la differenza principale tra l’editoria e la televisione, che invece è popolata perlopiù da mascalzoni.

  2. Personalmente ho notato rivalità eccessiva (per non dire inutile e controproducente) solo fra gli autori esordienti. Quando smetti di sgomitare per una boccata d’aria, mi pare che le cose cambino un bel po’. Ma magari questa è solo l’impressione di un lupo solitario che di branchi poco ci capisce.

    1. La rivalità è tipica di alcuni esordienti, è vero. Tra i veterani si preferisce piuttosto una certa ipocrosia di comodo.
      Ovviamente generalizzo, mica tutti fanno così…

  3. eeeh il filtro di Internet è terribile 🙂
    Ma è così da sempre, almeno da quando ho iniziato a frequentare la rete poco prima del 2000. I cosidetti “Leoni della tastiera” che sui forum, nei newsgroup o nelle mailing list ti sarebbero saltati alla gola, se li incontravi per puro caso, magari a qualche ritrovo, erano agnellini (altri no, rimanevano degli stronzi lo stesso ma almeno erano coerenti).
    Personalmente lo trovo uno spreco di energie che mi annoia.

    1. Io ho iniziato a interagire su internet tramite ICQ, nel 1997, lavorando un piccolo contesto (che ora definiremmo social) per una radio. E in effetti già lì c’erano imbecilli litigiosi e aggressivi, che dal vivo erano invece timidissimi…

  4. il fatto che “dal vivo” si riesca a intavolare un rapporto più civile, quando su internet invece si tende a estremizzare da una parte e dall’altra, credo sia praticamente assodato. può anche darsi che si tratti soltanto di una patina superficiale di educazione, che su internet non ci curiamo di mantenere, ma a volte basta quello per impostare una discussione in modo produttivo e uscirne arricchiti, quando magari la stessa discussione online sarebbe finita a insulti e gif.

    più nello specifico per quanto riguarda chi si muove nel campo editoria, penso che l’incontro di persona possa essere un’occasione per stabilire dei punti di contatto al di là di quelle che sono le rivalità che si vengono sempre a generare. il che non significa necessariamente diventare tutti amiconi, ma poter riconoscere con più serenità l’impegno degli altri. a me è capitato in un paio di occasioni di conoscere qualcuno che avevo criticato pesantemente in passato (e che aveva letto le mie critiche anche un po’ antipatiche… ero ancora giovane), e nonostante questo abbiamo intavolato una conversazione pacata e amichevole, senza il bisogno di rimarcare ognuno le proprie posizioni. in genere, questo online non succede.

  5. In Italia esiste anche un altro problema di fondo: viviamo in un paese dove la media di lettura è intorno ad un libro all’anno, quindi che ci siano molti che fanno di tutto perché quel libro sia il loro stupisce fino ad un certo punto

  6. La mia esperienza è che quando ti incontri dal vivo e hai lo stesso punto di vista il risultato è ottimo. Personalmente considero gli scrittori dei colleghi, persone con le stesse passioni e le stesse esigenze. Non parto dal presupposto che siano miei amici. Molti, invece, partono da punti di vista opposti. Siamo scrittori e quindi amicissimi del cuore, poi si trovano in disaccordo sul modo di presentarsi e degenera in una carneficina.
    Ultimamente mi sono reso disponibile a presentare una scrittrice, ho subito chiarito che non lo faccio perchè sono una brava persone, ma perchè puntavo a una mia personale visibilità. Abbiamo concordato lo stile della presentazione (sempre al servizio dell’autore ovviamente) e che io ero interessato solo a pubblicare le foto. Il mio interesse era acquisire autorevolezza come autore e la presentazione è andata bene.
    Diffido degli incontri “siamo scrittori e soffriamo la nostra inquetudine”, la ggente è malvagia…i giovani autori anche di più.

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