Bambini da un’altra dimensione

Nel giorno in cui va online questo post (cioè oggi) dovrei trovarmi a Breslavia, interessante cittadina della regione della Bassa Slesia (Polonia).
La scelta di abbinarla a una vacanza “esplorativa” della bella Cracovia è stata fatta quasi per caso ma, informandomi su questa borgo, ammetto di essere davvero incuriosito.
Se poi ci si mette anche la sincronicità, siamo a posto. Per esempio, effettuando delle ricerche per una nuova storia di Italia Doppelganger, che conto di scrivere a settembre, ho trovato questa citazione da una fiaba dei Fratelli Grimm:

C’era una volta, nella città che allora portava il nome di Breslavia, in Polonia, un nobiluomo che ogni estate ordinava ai propri sudditi di tagliare il fieno. Un anno c’era tra i lavoratori una giovane madre appena ripresasi dal parto. Dovendo allontanarsi per prendere parte al taglio del fieno, lasciò il figlioletto nell’erba, da solo. Dopo aver lavorato per un po’ tornò per allattarlo. Restò sgomenta, e poi gridò per l’orrore quando si rese conto che il bambino succhiava il latte tanto avidamente e strillava in un modo talmente inumano che non poteva proprio essere suo figlio. Alla fine si recò dal nobiluomo per chiedergli consiglio, e lui le disse: «Donna, se questo non è tuo figlio, portalo nel prato dove hai lasciato il tuo bambino e poi colpiscilo forte con un bastone». La donna fece come lui le aveva detto: il bambino gridò forte ed in quella arrivò il Diavolo, riportandole il figlioletto rapito.

La fiaba fa riferimento a una delle credenze popolari che andavano per la maggiore in Europa, tra Medioevo e Rinascimento: quella dei changeling, ovvero degli “scambiati”.
Si tratterebbe, in parole semplici, di neonati sostituiti da copie quasi identiche, provenienti dl regno delle fate e del Piccolo Popolo, o addirittura dall’Inferno.
La sostituzione, improvvisa ed effettuata senza che i genitori se ne accorgessero, permetteva ai rapitori di portare il bimbo umano nel loro regno, lasciando in cambio un pargolo mostruoso, anche se in apparenza poteva anche essere normale. In altri casi era invece orrendo anche nell’aspetto, facendo così capire subito ai malcapitati genitori che qualcosa di terribile era accaduto a loro insaputa.

February Illustration for illustrator Kiri Østergaard Leonard’s 2013 calendar: Trollkin.
See more of Kiri’s artwork at http://www.wicked-fairytale.com

Un modo sicuro per scoprire uno scambiato dall’aspetto apparentemente umano era quello di provocargli dolore, in modo da indurre i suoi veri genitori a venirlo a salvare. Di fatto le fate (o chi per esse) non volevano infatti procurare del male ai loro pargoli lasciati nel mondo di superficie, bensì usarli per ottenere dei neonati umani, lasciando comunque ai loro figli la possibilità di crescere tra i “terrestri”.
Un’alternativa valida per riconoscere gli scambiati era quella di indurli alla risata, in quanto essa veniva considerata aliena alla loro età, e quindi prova della diversità di cui erano portatori.

Secondo alcuni antropologi moderni la lettura di queste fiabe e leggende sarebbe da cercare nella disabilità dei bambini identificati come changeling. Parliamo sia di disabili fisici che di bimbi affetti da autismo o da altre malattie simili. I loro “strani” comportamenti e/o l’aspetto fisico bizzarro li facevano apparire come diversi, probabilmente come mostruosi.
In questo senso il rimedio popolare di “causare loro dolore” potrebbe rappresentare una bieca giustificazione dell’infanticidio, considerando che parliamo di un’epoca in cui la disabilità era effettivamente vista come qualcosa di incomprensibile e di diabolico.

Un’altra interpretazione del fenomeno degli scambiati è molto più semplice: con queste leggende si voleva ammonire le madri più distratte, inculcando loro la necessità di prendersi cura dei bambini in tenera età, anche a costo di trascurare le altre occupazioni domestiche. Non a caso anche nelle fiabe di Grimm che trattano di changeling, gli scambi avvengono quando le madri sono troppo impegnate a fare altro, lasciando così i bambini da soli…


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Un commento

  1. Non ho mai trovato accenni a percosse contro i changeling, ma ho letto che per riconoscerli i saggi consigliavano di fare strani miscugli in un guscio di uovo in presenza dei ‘bimbi’ che si volevano esaminare.
    Il changeling, nonostante l’apparenza di bimbetto di 4 o 5 anni, è molto più vecchio, per cui si tradirà con risposte che svelano la sua età reale, tipo: “ho visto la ghianda diventare quercia, ma non ho mai visto un miscuglio del genere”. Una risposta del genere rivela che il ‘bimbetto’ ha almeno 300 anni.
    Al più presto ti porterò i riferimenti del libro da cui ho preso questa storia (che non sono sicuro di ricordare alla perfezione, ma solo a grandi linee).

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