Fantasy, filosofia e Dungeons & Dragons

La Signora del Dolore.

Governa la città di Sigil dietro un velo di silenzio perfetto. Temuta sia da mortali che dagli Dèi, la Signora scortica chi è così folle da venerarla e precipita i suoi nemici in un labirinto di eterna disperazione. Solo gli stolti le chiedono udienza.

L’Eroe senza memoria è venuto da lei con una domanda.

Quando il dio Poseidone ha raccontato al guerriero dal passato misterioso come recuperare la sua memoria, lui si è messo in cerca la Signora del Dolore, solo per ritrovarsi imprigionato nel suo terribile labirinto.
Con l’aiuto di una magnifica (ma defunta) maga tiefling, di un demone cornuto dal brutto carattere  e da un folle prete del Vento, il guerriero dovrà scoprire il segreto della Signora – o affrontare dei ricordi così orribili che distruggeranno la sua mente.

Il silenzio è rotto.

Planescape è sicuramente uno dei setting di Advanced Dungeons & Dragons che preferisco. È anche il più raffinato, insieme a Ravenloft, e sicuramente vince la palma d’oro come quello maggiormente bizzarro.
Planescape permette ai giocatori di vivere avventure nell’intero Multiuniverso, compresi i cosiddetti piani d’esistenza, sia quelli elementali (acqua, aria, fuoco e terra), che quelli dell’Aldilà: da Paradiso ad Asgard, dai Nove Inferni all’Abisso, dal Nirvana alla Gehenna, passando per l’Elisio, le Terre Bestiali e un’altra ventina di dimensioni differenti.
Al centro di ogni cosa c’è la città di Sigil, governata da un’entità assolutamente misteriosa, superiore perfino alle divinità. La Lady of Pain. La Signora del Dolore.

Planescape è forse più bello a livello di world building, che non come giocabilità.
Di certo non si tratta del classico mondo per gli avventurieri che cercano la classica missione esplora il dungeon, ammazza il mostro, ruba il tesoro. Planescape richiede attenzione, un minimo di cultura e la capacità di mantenere un profilo basso, soprattutto quando si rischia di voltare l’angolo e di trovarsi al cospetto di un semidio o di un demone.
Come se non bastasse la singolarità dell’ambientazione, i giocatori di Planescape sono anche portati a sposare una filosofia di vita, che è qualcosa di diverso dall’allineamento morale.
Godersi Planescape vuol dire andare oltre al tirare i dadi e al costruire un personaggio cazzuto, ricco di poteri e di oggetti magici.

Di tutti i romanzi basati sui vari setting di D&D e AD&D, pochissimi hanno uno spessore narrativo di qualche tipo.
Nella maggior parte dei casi si tratta di fantasy molto basilari, basati su combattimenti, mostri e cattivi da operetta. Avete presente i romanzi di R.A Salvatore? Ecco.
Ci sono poi le eccezioni.
Pages of Pain, di Troy Denning, è quasi sicuramente il miglior romanzo basato sui mondi dell’AD&D mai scritto e pubblicato.
Innanzitutto ha una storia articolata, che richiama il mito greco e in particolare quello di Teseo.

Il mito di Teseo.

Questo vuol dire che l’eroe del romanzo è sfaccettato, per molti versi tragico, caratterizzato da un destino misterioso e da un passato oscuro.
Come se non bastasse Denning, che è un vecchio volpone del mestiere, si è preso il lusso di narrare parte della storia con la voce della stessa Signora del Dolore. Che, ancora una volta, è una spinta narrativa superiore rispetto alla media.
È come se Apollo in persona narrasse le avventure di Ulisse, tanto per fare un esempio stupido.

In poche parole Pages of Pain è una bella storia, un fantasy adulto e complesso.
Ma soprattutto è la dimostrazione che anche giocando ad Advanced Dungeons and Dragons, che per me rimane uno dei migliori sistemi di role playing, si può uscire dall’adolescenza e puntare a qualcosa di adulto.
Con buona pace di chi pensa che è giusto che questa roba si mantenga sempre a un livello da divertimento quasi infantile, con la scusa che “tanto è fantasy”, e quindi è inutile metterci qualcosa in più rispetto alle spade incantate, alle palle di fuoco e ai mostri.

Le recensioni di Pages of Pain dimostrano che molti appassionati di fantasy non hanno apprezzato questo proposito. Lamentano che il romanzo ha pochi combattimenti, troppa introspezione, e che cita solo parzialmente i tanti mostri che bazzicano Sigil e dintorni.
Insomma, è un altro modo per dire che il libro di Denning assomiglia poco a una sessione di AD&D giocata da sedicenni brufolosi, e ambisce invece a raccontare una storia complessa e profonda.

Purtroppo lo trovate soltanto in inglese. Se conoscete la lingua di Albione e amate il fantasy vi consiglio di leggerlo. Poi mi saprete dire.

La Signora del Dolore

Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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9 commenti

  1. La reazione dei fan al romanzo di Denning face sì che la TSR abbandonasse il progetto iniziale di una trilogia costruita sulle stese premesse, e si finì così per pubblicare la trilogia della Guerra del Sangue, che fa abbastanza schifo ma certamente è in sitonia col giocatore di D&D medio che vuole i draghi e le scene “di menare”.
    Un vero peccato.
    Planescape resta la mia ambientazione preferita, forse proprio perché richiede ai giocatori di pensare, e non semplicemente di far rotolare dei dadi.

    1. Mi sono rifiutato di leggere Blood War, perché ne ho sentito peste e corna.
      Idem per Torment, l’altro romanzo basato su Planescape, giudicato da tutti uno schifo senza scusanti.
      Immagino che dopo aver letto queste perle, qualcuno avrà rivalutato Denning e questo romanzo, che poteva diventare un piccolo classico.

  2. Ho frequentato poco a Planescape e mai come Master e di certo, proprio come Ravenloft, molta della sua bellezza di ‘gioco’ dipende dalla qualità dei giocatori e del Master. Mi segno il romanzo di Troy Denning, l’ambientazione merita di certo un approfondimento.
    Io ho letto una manciata di novelle mutuate da D&D (se escludiamo Dragonlance). Due su Ranveloft, una su Lord Soth e la trilogia di Bane and Co. Ma come dici tu, non sono garanzia di spessore.

    1. No, purtroppo molti romanzi basati su D&D sono di livello qualitativo bassino.
      Nel contesto di Ravenloft qualcosa si salva (il romanzo su Harkon Lukas, in parte I, Strahd), così come alcuni libri ambientati nel setting di Dragonlace (a me piaceva molto lo stand alone su Huma). Ma è poca cosa.
      Ah, mi piacciono i primi tre romanzi su Drizz’t e sui drow. Poi diventano ripetitivi e noiosissimi.

  3. Consiglieresti ugualmente la lettura a chi non ha mai realmente giocato a DnD ma è stato affascinato e interessato dal tuo articolo? 🙂

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