Bud Spencer e Stephen King

Chi ha letto Stephen King con sufficiente attenzione, magari da adulto (meglio ancora se parliamo di riletture) sa che il Re ha una particolare interpretazione del concetto di Bene/Male, e che l’assoluta preponderanza del secondo non nega mai del tutto l’esistenza del primo. Non nega quindi la speranza.
Nei romanzi di King la Morte ha un ruolo centrale. A differenza di quanto fanno altri autori, il vecchio zio Stephen non fa nulla per indorare la pillola, bensì parla della Morte (maiuscolo, sì), con una certa, brutale naturalezza.
La Morte di per sé non è malvagia, ma King ne fa un effetto collaterale del Male. Vale a dire che le creature malvagie dei suoi libri costringono la mietitrice al superlavoro. Che poi, se vogliamo, è un concetto piuttosto elementare.
E il Bene?
Come dicevamo esso non è estraneo ai romanzi dell’autore del Maine, anzi.

Ne Le Notti di Salem il Bene (Dio, in questo caso, quello abbastanza tradizionale della religione cristiano-cattolica) si manifesta in un paio di occasioni, a sostegno degli improvvisati cacciatori di vampiri. Che poi in realtà King dice che tali manifestazioni, seppur fatte attraverso il simbolismo cristiano (croce, acqua santa), appartengono a qualcosa di più antico, di primordiale.

In Desperation, uno dei suoi lavori meno citati, il demonio Tak viene contrastato da un bambino di undici anni, David Carver, che parla con Dio (o qualcosa del genere). Come spesso accade nei libri di King si tratta di una vittoria effimera, visto che lo stesso Carver, rivisto adulto ne I Vendicatori, fa una brutta fine.

Sull’Ombra dello Scorpione è perfino inutile commentare, visto che è forse il romanzo kinghiano il cui il confronto tra Bene e Male è più sfacciato e plateale. In un certo senso la cosa funziona meno bene che in altre opere, perché costringe l’autore a un finale plateale, non del tutto riuscito, anche se con aneliti di epicità.

La forza sfuggente, ma concreta, che permette a dei ragazzini di contrapporsi a Pennywise, il Male che fa breccia nelle paure generate da noi stessi, è una rappresentazione puramente kinghiana del Bene. Essa è sfumata, meno definitiva dell’incarnazione del Male, ma non per questo meno potente. Il suo limite semmai è quella di essere meno invasiva rispetto alla controparte oscura.

Ma forse l’esempio più puro di una forza benevola che agisce contrastando il Male è il gigante buono John Coffey, de Il Miglio Verde. Le similitudini tra Coffey e Gesù Cristo sono palesi, a partire dalle iniziali del nome, fino al sacrificio dell’innocente, comune a entrambi, anche se quello di Gesù è stato (per chi crede) di rilevanza globale.
Anche in questo caso, come nei romanzi già citati, Coffey rappresenta il Bene, senza riuscire a essere preponderante sul Male, ma allontanandolo un po’ più in là.

… E via dicendo.

Ma Bud Spencer che c’entra in tutto questo?
Nulla?
Nulla.

Beh, quasi.
Il suo nome è saltato fuori dalla corrispondenza col mio amico, collega ed editor, Germano M.
È stato lui a farmi notare che in molti miei racconti sbuca una comparsa (un personaggio secondario o addirittura marginale) che descrivo sempre come somigliante a Bud Spencer.
La cosa singolare è che lo faccio inconsciamente, vale a dire senza ricordarmi di aver già utilizzato questo paragone fisico-estetico.
Ovviamente il giochetto psicologico è finito nel momento stesso in cui Germano me ne ha parlato. Da allora continuo sporadicamente a citare un tizio che assomiglia al vecchio Bud, ma lo faccio con piena presa di coscienza.

La cosa divertente (per me lo è) è che questo Bud è diventato una sorta di semidivinità a spasso per l’Italia oscura dei racconti di Italia Doppelganger. Ora mi piace immaginarlo come il rappresentante di un’antica famiglia di numi benevoli, rimasto oramai solo e quasi senza potere. Non fa molto altro, se non comparire in una situazione in cui il perturbante sta avvolgendo (spesso schiacciando) i protagonisti di un racconto. Non li aiuta quasi mai, ma offre la sua presenza rassicurante, come appiglio a una realtà non fatta solo di mostri e di spettri, ma anche di brave persone.

Questa, molto banalmente, è la mia piccolissima dose di Bene, mischiata a ricette fatti di incubi e di terrore.
Magari espanderò il concetto nei futuri racconti di ID, e anche la presenza del mio Bud avrà un peso maggiore, pur senza diventare mai un deus ex machina.
Chissà…


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