Il famiglio della strega

Questo articolo fa parte della serie di post dedicati al making of di Milano Tsunami (gli altri li trovate cliccando l’etichetta che cataloga i pezzi del medesimo argomento).
Come abbiamo già detto, tra i principali villains del romanzo in questione ci sono le streghe, figure strettamente legate alla storia e alle leggende di Milano.
Va da sé che con la scusa della stregoneria molte povere innocenti vennero processate e giustiziate, così come tanti presunti maghi, negromanti ed eretici. Questa è una verità storica. Ma il mio è un romanzo horror/urban fantasy, perciò mi sono preso il lusso di ipotizzare che esistano delle streghe “vere”, sulla falsariga di quelle delle fiabe. Donne malvagie, esperte di magia nera e di malocchio, concubine del Diavolo, non raramente divoratrici di carne umana. Ovviamente ho preso questa figura a suo modo archetipa e l’ho modificata in base alle mie esigenze narrative.
Un altro elemento che ho preso in prestito dal mito sulle streghe è quello dei famigli.

Con questo termine si identificano dei demoni minori che le forze infernali (le entità venerate dalle streghe) concedono in dono alle malvagie incantatrice, per fungere da animali domestici, da assistenti, da guardiani.

La prima peculiarità del famiglio è quella di poter cambiare forma, in modo da apparire innocui e inoffensivi. Il tipico aspetto adottato da questi demoni è quello di gatti, corvi, merli, topi, ricci, rospi, tassi.
Personalmente ho anche contemplato l’ipotesi che un famiglio particolarmente duttile possa anche apparire come un essere umano. Se messo alla prova in un contesto sociale – per esempio in una conversazione – apparirà tardo e dal vocabolario limitato, ma esteticamente sarà indistinguibile da un normale uomo/donna/bambino (etc etc).

I famigli necessitano particolari attenzioni: la strega ha il dovere di nutrirli, di curarli e di badare che non risultino troppo imprudenti, manifestando la loro natura demoniaca in presenza di comuni mortali.
Leggenda vuole anche che i famigli debbano essere abbeverati – di tanto in tanto – con qualche goccia di sangue versato dalle loro padrone, possibilmente succhiandolo da un dito o da un capezzolo della medesima.
I famigli hanno infine bisogno di un nome “terreno” (ma non deve essere riconducibile a un santo cristiano), perché, come è noto, dare un nome a qualcosa pone il mago in condizione di controllo totale sulla cosa/creatura stessa.

Oltre a essere assistenti e guardiani, alcuni famigli hanno anche specifici poteri magici, legati perlopiù alla distruzione. Sono in grado di avvelenare i raccolti e gli allevamenti. Possono inacidire il latte delle mucche e rovinare le vendemmie. Altri sono addirittura in grado di indurre sterilità in animali e persone.

In caso di morte della strega, i famigli sono liberi, ma non è raro che vengano “adottati” da un’altra strega, magari già amica/complice della loro defunta padrona.
Nel medioevo ci furono diverse stragi di poveri animali solitamente associati al ruolo di famigli. Non è raro che gatti, topi o merli venissero addirittura processati e quindi uccisi, in quanto ritenuti esseri infernali.
Parte delle loro presunte colpe – oltre a quelle di poter essere dei famigli – era quella correlata alla capacità delle streghe di tramutarsi loro stesse in animali.

Un po’ diverso dal famiglio e l’imp, una creatura che appartiene soprattutto al folklore britannico.
Anch’esso è un demone minore. Il suo nome deriva dall’inglese arcaico e significa all’incirca “innesto”. Attorno alla fine del 1500 questo termine, un tempo neutro, venne utilizzato per indicare la “schiatta di Satana” e, per estensione, le creature malvagie del regno di Faerie (folletti, red cap etc).
A differenza del famiglio, l’imp è immateriale e, una volta convocato, si manifesta in un piccolo oggetto che diventa il suo ricettacolo (per esempio una bottiglia, un talismano, un anello). In questo senso ha molte somiglianze col genio di tradizione araba/preislamica.
Gli imp erano veri e propri aiutanti magici delle streghe che ne possedevano uno. Spesso avevano la capacità di amplificare i poteri delle loro padrone.
Solo in seguito alcuni testi di occultismo hanno iniziato a confonderli con i famigli, pur trattandosi, come abbiamo visto, di due cose differenti.

Se vi interessa approfondire l’argomento vi consiglio il miglior saggio a disposizione, quantomeno in lingua italiana, vale a dire Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghiletrra moderna, di Francesca Matteoni.

Chi è il famiglio della strega? Gatto, rospo, cane, oppure creatura grottesca, spirito demoniaco che stabilisce, attraverso il sangue, una relazione fisica con l’individuo. Questo libro si propone di guardare ai materiali dei processi per stregoneria dell’Inghilterra moderna, concentrandosi proprio sul ruolo del sangue nell’unicità della tradizione riguardo il famiglio e nel riconfigurare il corpo paradigmatico della strega, guastatrice, antimadre, a sua volta vittima dei complotti diabolici come dei rancori e dei terrori diffusi all’interno della comunità. Confrontando le idee consolidate dal dibattito religioso con le teorie popolari, le nozioni mediche con quelle magiche intorno a salute e malattia, la sostanza del sangue spicca come nodo conflittuale tra mondo dello spirito e mondo della carne, confine ambiguo tra il socialmente accettabile e la spaventosa alterità, per cui anche un piccolo animale domestico può mutarsi in una minaccia ultraterrena: forma tangibile del sospetto e della radicale fragilità umana.

Lo trovate qui.


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