Recensioni a pagamento

Venerdì scorso è saltata fuori una discussione delicata, nel giro dei gruppi Facebook dedicati alla scrittura e all’editoria.
Una blogger – al solito non farò nomi – ha pubblicato un annuncio in cui in sostanza annuncia di non potersi più occupare di recensioni a titolo gratuito. Il tempo è denaro, la ragazza conta su un discreto numero di followers (la sua pagina FB conta circa 12.000 like) e le richieste da parte di autori e di piccole case editrici sono numerose.
Quindi, si sarà detta, perché non monetizzare il tutto? Perché non trasformare questo hobby “culturale” in un lavoro?
Apriti cielo.
Vuoi perché la schiettezza di tale annuncio – se vuoi che ti recensisca devi pagare – è estranea ai bizantinismi italiani, vuoi perché l’argomento è sempre molto delicato.
Insomma, le critiche non sono mancate, anche se c’è qualcuno che ha sottolineato che la blogger in questione potrebbe avere sufficiente onestà mentale per fornire vere recensioni, seppur prezzolate.

Io sono tra le persone che vedono tali iniziative in maniera estremamente critica, anche se ho cercato di comprendere anche le obiezioni di chi la pensa diversamente.
Per quello che ho visto in circa undici anni del settore italiano scrittura/editoria ritengo MOLTO difficile che un recensore a pagamento possa esprimere un giudizio imparziale. Sono ovviamente pronto a essere smentito, ma non vedo come tale, presunta onestà mentale possa venir provata al di fuori di ogni dubbio.

Se volete la versione più semplice, non credo che il recensore su ordinazione del cliente sia un lavoro particolarmente onorevole.
Ovviamente ciò non toglie che esista. Esiste da sempre, nella musica, nella letteratura, nel teatro, nel cinema. Esiste ed è un sistema radicato e antico. L’unica differenza col caso in questione è che la sventurata ragazza l’ha reso pubblico, violando la regola non scritta secondo cui “non è elegante parlare di soldi.”
In questo senso è quasi stimabile che si sia esposta così, al contrario di tanti che le marchette continuano a farle ma che si incazzano come furetti se li si accusa di essere – appunto – prezzolati (e a che volte si vendono per una miserabile copia-staffetta).

Però no, continuo a ritenere che uno scrittore o un editore non possa pagare un recensore e poi vantarsi di aver ricevuto un parere libero da condizionamenti.
In un sistema sano il recensore dovrebbe essere pagato da una rivista, da un giornale, da un magazine, da una webzine, per svolgere il suo lavoro senza condizionamenti di mercato. Il discorso è un poco utopico – soprattutto in Italia (ma non solo) – eppure un metodo del genere offre comunque maggiore obiettività rispetto a quello proposto dalla nostra coraggiosa blogger.

Cosa ne pensate?

 


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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17 commenti

  1. la penso come te: un recensore “serio” dovrebbe essere stipendiato da un organo indipendente (ma in Italia ne esistono…?).
    tuttavia, nel caso specifico, credo che la questione sia chiara e abbastanza esplicita: io ho la visibilità, io ho i follower, io posso usarli per procurare al tuo libro nuovi lettori. li vuoi? pagami.
    per me ci sta. poi saranno i follower di quella blogger a valutare se il servizio reso a loro (non all’autore) è valido. se non lo sarà e i follower si sentiranno traditi, vedrai che in molti smetteranno di seguirla.

  2. Sono d’accordo con tutto quello che ha scritto. Chapeau per aver parlato chiaro ma, anche se la ragazza fosse campionessa olimpica di imparzialità, è il conflitto di interessi di base a non andare bene per far sì che questo meccanismo possa essere ritenuto ottimale. Anche nell’ipotesi fantascientifica di media indipendenti e seri a far da tramite tra chi fa recensioni e il pubblico, si tratterebbe comunque di un canale parallelo a quello basato sul marketing dei follower ormai troppo ambito, diffuso e popolare per non avere anch’esso una propria autorevolezza. Prima quantitativa che qualitativa, se vogliamo, tuttavia reale. Io mi auguro che siano quegli stessi follower a valutare la bontà del lavoro svolto ma temo le mille variabili possibili date dai perfidi meccanismi dei social, in fondo ognuno costruisce il proprio pubblico e in alcuni casi pesano le echo chamber e le svariate dinamiche infantili che purtroppo ammorbano il web. Mah, sono un po’ scettica ma stiamo a vedere…

  3. È sicuramente rischioso, per i motivi che hai già citato. Credo che la buona fede si potrebbe vedere di recensione in recensione: scrivendo solo cose buone di un libro, senza evidenziare almeno un difetto – oggettivo o soggettivo – la recensione sarebbe a rischio.
    Forse correrebbe meno rischi a dire “smetto con le recensioni, faccio spot dopo aver letto un libro”.
    Comunque, l’aver detto chiaramente delle future recensioni a pagamento è un indizio di sincerità.

  4. Premesso che tutto questo discorso è academico, e non saranno le nostre opinioni a cambiare lo stato delle cose, come sai io non sono d’accordo.
    Come tu stesso hai fatto notare, esistono in questo momento persone là fuori che le marchette le fanno, pagate di nascosto o gratis, in cambio di una copia staffetta.
    Non vedo tuttavia nessuno scatenare il polverone scatenato dalla ragazza della quale parli.
    Anzi, se qui ed ora facessi dei nomi, sarei crocefisso in sala mensa.
    Perché?
    Perché ciò che indigna non è il falso, la menzogna, la truffa, la recensione falsa, la pres per ilculo dei lettori ai quali si presenta qualunque ciofeca come “belliccima”.
    Ciò che indigna è il pagamento, e il pagamento pubblico.
    Il pagamento, perché se i recensori diventano pagati e con un tariffario, magari a me la marchetta non la fanno più in cambio di una semplice copia staffetta.
    Il pagamento pubblico perché se tutti possono pagare, allora chi già paga e non lo dice vede crescere la concorrenza. Meglio che a pagare sia solo io, e di nascosto. Sennò che vantaggio ne traggo?
    Perciò mi spiace – se non è onorevole recensire apagamento, lo è ancor meno tollerare un sistema di marchette “purché non ti fai beccare”.
    Io sono dell’idea che il recensore debba essere pagato, e debba essere pagato DAI LETTORI.
    Ma seriamente, parliamo di gente che non vuol pagare per i libri, pensi pagherebbero per le recensioni?

    1. I lettori potrebbero finanziare un recensore semplicemente (esempio banale ma pratico) abbonandosi a un blog. Anche per un euro al mese. Ma abbiamo già visto che non vogliono farlo.
      Ogni altro discorso si argina qui, con un miserabile naufragio.

      PS: Poi, sì, sottobanco si vendono recensioni fasulle, followers e vendite posticce per far salire un titolo in classifica. E tutto va bene, finché nessuno ne parla.

  5. Io ho sempre accettato di fare recensioni su richiesta, gratuitamente. Avviso l’autore che sarò imparziale, e Segnalo che è una recensione su richiesta a inizio articolo. Devo ammettere che se mi pagassero farei fatica a rimanere imparziale, piuttosto potrei accettare di inserire a pagamento sul sito un post pubblicitario, rendendo chiaro che di quello si tratta, visto che i lettori del sito meritano in ogni caso chiarezza.

    1. Gratuitamente, ovvero offrendo disponibilità, il discorso cambia. Anch’io l’ho sempre fatto. Come dici tu, avendo un listino prezzi le cose cambierebbero radicalmente.

  6. In Italia sono proprio le riviste a non voler pagare, inoltre quando hai un “padrone” unico (vedi rivista o casa editrice) sei per forza di cose tenuto a seguire le regole della casa con conseguente mancanza di libertà. Inoltre case editrici e riviste pubblicano sempre gli stessi, giocando sul sicuro e non sbilanciandosi mai.
    Preferirei un sistema più all’americana in cui l’editor ti dice la verità sul valore del tuo scritto, viene pagato, ed eventualmente ti presenta a case editrici che potrebbero accogliere il tuo lavoro.

  7. Sul bestiario che si trova sulla rete alla voce “recensori” ci sarebbe da scrivere un saggio, con evidenti risvolti sulle patologie mentali. Hai perfettamente ragione a non fare nomi, tuttavia possiamo sempre fare ipotesi su cosa accada là fuori, giusto? Allora ipotizziamo che ci siano persone che vendono il proprio nome (e la propria opera) per una copia staffetta, che altri possano fare la stessa cosa per un invito da qualche parte, o per partecipare (sempre a gratis, beninteso) a un’antologia. Chissà, forse nel regno dell’impossibile ci sono anche personaggi che scrivono recensioni fiume, spesso multipiattaforma, nella speranza di ricevere un bellissimo premio a una convention o, supremo ovvove, per essere ammessi come collaboratore per qualche CE (compenso? Quale compenso?).
    E’ vero. È bene non fare nomi. Ci si metterebbe troppo e ho altre cose da fare.

  8. Come dici tu è difficile per un recensore essere imparziale se viene pagato dall’autore stesso. Le sue recensioni perderebbero di credibilità. A mio parere se ha il seguito che dice di avere verrà al tempo stesso ripagata con le visite al suo blog/sito.
    A me vengono inviati parecchi libri, che leggo e recensisco in modo assolutamente onesto e non vengo pagata per farlo. Non ho nemmeno monetizzato il sito per il momento, perciò è totalmente a titolo gratuito.
    In ogni caso la blogger ha avuto coraggio a dirlo!

  9. Intanto, parto da un dato: veramente 12.000 fan sono sufficienti per “farsi pagare” da un editore in maniera così diretta? Passino banner e pubblicità, che si basano in gran parte sulle impression. Ma pensare che quei 12.000 leggano tutti quanti un pezzo della blogger in questione mi pare un grande azzardo e non so quanti editori siano disposti a farlo (poi, io ho la percezione dell’editoria a fumetti, magari per l’editoria letteraria è molto diverso).

    Di contro, non capisco: se c’è tanta fiducia verso i propri lettori da usarli come “merce” (virgolettatissimo, sto semplificando!) nei confronti dell’editore, perché non provare prima a chiedere ai lettori stessi un apporto. Da lettore apprezzerei maggiormente questo approccio – al netto della difficoltà di vedere applicato questo sistema.

    Sul fatto di restare imparziali, è un altra gran bella grana. Con l’editore non avrai mai un rapporto paritario, e tu sarai sempre la parte debole. Se dopo una recensione negativa minaccia di non pagarti più per altre recensioni, cosa fai? Continui ugualmente come ora? Torni indietro sui tuoi passi? Ti autocensuri?
    Ma anche tu potessi permetterti di esser pagata e di dire le cose come vuoi, io lettore quanto potrei fidarmi realmente di te? Non avrò sempre il dubbio? Non vedrò in uno recensione con cui non sono d’accordo un qualcosa di losco? Perdere la fiducia dei propri lettori mi pare il pericolo più grande per un blogger.

    1. Sono d’accordo.

      Riguardo ai 12.000 lettori: sono tanti ma non tantissimi. Non fanno particolare gola al mercato, tra l’altro. Non è una cifra da influencer, ammesso che questo termine abbia un qualche senso.

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