Tendenze per l’editoria e il self-publishing del Fantastico

Il 2018 si apre con nube fosche all’orizzonte, per quel che concerne la letteratura del fantastico in Italia.
Per esperienza personale posso dirvi che, dati alla mano, le vendite si stanno disperdendo in maniera direttamente proporzionale al proliferare di improvvisati autori “self”, ma anche di microscopiche case editrici (spesso soltanto di nome, ma non di fatto) senza professionalità.
Il mercato è sempre più frammentato e affollato, le decine di nuove uscite quotidiane vanno a seppellire libri ed ebook pubblicati soltanto 7-10 giorni prima. Il fenomeno degli autori che comprano recensioni o che pompano le vendite, acquistando decine di copie dei loro ebook con account fasulli, per farli salire in classifica, rappresenta la ciliegina sulla torta.
Il settore è sempre più vicino all’implosione, complice il numero di lettori che, statistiche alla mano, non aumenta significativamente da molti anni. I lettori forti sono da tempo passati al formato ebook, che utilizzano di concerto col classico cartaceo. I lettori deboli, beh, stanno ancora a discutere di fattori quali “il profumo della carta”, ma di fatto comprano sì e no due o tre libri all’anno.

C’è modo che nel 2018 questa tendenza autodistruttiva si inverta?
La vedo dura.
Secondo me questa corsa alla frammentazione è ancora in fase di accelerazione, e porterà autori ed editori a vendere sempre meno.
La visibilità di ciascun titolo è sempre più ridotta in termini di tempo. Ne abbiamo già parlato tempo fa, a proposito della vita media di un libro, che oramai è scarsissima.
Ci sono però delle cose che tutti gli amanti della scrittura e della lettura, quelli seri e onesti, dovrebbero augurarsi. Secondo me sono queste:

  • Che molti autori self senza né arte né parte si stanchino di vedere le loro vendite ridicole, e la smettano di caricare su Amazon degli ebook sgrammaticati e dozzinali, col solo risultato di ingolfare il mercato.
  • Che Amazon e altri portali simili adottino una forma di controllo sulla catalogazione di libri ed ebook. Sarebbe ora di smetterla di vedere dei romance in cima alle classifiche horror e fantasy. E non parlo di storie di genere con elementi romantici (che potrebbero anche starci), bensì di veri e propri romanzi d’amore a malapena mascherati da storie di genere.
  • Che i piccoli e piccolissimi editori insolventi e non paganti falliscano tutti, in fretta e possibilmente con strascichi legali. Nessuno vi obbliga ad aprire una casa editrice. Se non potete pagare gli autori, né gli editor, né i grafici (etc etc) NON dovete lavorare in questo settore. Oppure dovete fallire subito, e fallire male. Dolorosamente. In modo che vi sia da lezione.
  • Che i lettori forti ricomincino a fare il famoso passaparola positivo, supportando gli autori che apprezzano. Nel 2017 ho notato (in generale, non parlo di me) una riduzione drastica delle recensioni lasciate su Amazon, un’azzeramento di quelle pubblicate sui blog, e una diminuzione notevole delle condivisioni riguardanti ebook e libri sui social. Credo che sia un problema dovuto soprattutto alla pigrizia indotta dai social stessi. Ma in qualche modo occorre tornare ai vecchi fasti.

Questo è quanto.
O meglio: i problemi sono moltissimi, le questioni da discutere sono numerose e delicate, ma questi quattro punti rappresentano un ottimo punto di partenza.
Viceversa vi consiglio di cominciare a coltivare altri hobby.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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11 commenti

  1. Sai che ti dico? Quasi quasi sono contento. Questo sfacelo globale mi rilassa. Vuol dire che, se nessuno mi degna di uno sguardo, è in gran parte responsabilità di un sistema editoriale che sta va a pezzi. Sembra una frecciata all’articolo, ma sono onesto: il delirio da self publishing convince il singolo autore che sia possibile assumersi tutte le responsabilità di una casa editrice e non solo portarle a termine in modo dignitoso, ma anche continuare a scrivere con un po’ di qualità. E invece,pensa un po’, non è possibile. Hanno problemi di gestione gli editori, figuriamoci i singoli autori. Si tratta dell’ennesimo culto millenaristico di un sistema editoriale che sta affrontando la sua fase “caduta dell’Impero”.

    1. Mah, io son un autore indie e non mi lamento.
      Dati alla mano, vendo meglio di 9 piccoli editori su 10, proprio perché questi piccoli editori non hanno nemmeno idea di cosa sia l’imprenditoria, il marketing e tutto il resto del processo produttivo di un libro o di un ebook.
      Poi ok, molti self fanno schifo al c***o, sono il primo a dirlo. Però che la colpa sia solo loro è davvero poco credibile, anzi.
      In Italia c’è poi questo culto del piccolo editore, osannato come un artigiano del settore, mentre spessissimo si tratta di un volonteroso incompetente che avrebbe da imparare da diversi “self”.

    2. Mah, sull'”assumersi tuttele responsabilità di una casa editrice” ci sarebbe da discuterne – nel senso che qualunque autore indipendente che creda a una cosa del genere è un imbecille.
      “Self-publishing” non significa fare tutto da sè.
      E se ci sono decine di self-publisher impresentabili, ce ne sono anche tanti che lavorano molto bene – meglio di molte case editrici.
      Per cui “non è possibile”, dati alla mano, è una sciocchezza.

    3. Wow, quanto sul personale è caduto il mio commento?
      Anche io potrei dire “però mi leggono” o sparare (a ragione) sulla Croce Rossa dei piccoli editori. Ma il problema vero è su scala immensamente più ampia. Chi non ha paura di sentirsi piccolo piccolo, capisce l’antifona.

      1. Personale?
        Sinceramente non me la prendo più per nessuna cosa, nessun commento che riguardi il rutilante mondo dell’editoria e della scrittura.
        Qui si discute e basta, mi tengo le incazzature per questioni prettamente private, te lo garantisco.
        Il problema, come dici tu, è molto più ampio e al momento non ci sono vere soluzioni. Anche perché a monte c’è la piccola questione che riguarda il disamore totale degli italiani per la lettura.

        1. Meglio così 🙂
          Ci sta anche dire che io personalmente sono Povero™ e, se un libro costa 20 euro, e ci sono 9 possibilità su 10 che non mi importi granché del contenuto… l’industria non mi incoraggia, ecco.

  2. Comunque i quattro punti che hai segnalato concordo che siano le più grandi storture del sistema attuale. Sul primo punto aggiungerei (e auspicherei) una decrescita felice delle pubblicazioni da parte degli editori indipendenti: nessun microeditore può permettersi di gestire più di quattro o cinque titoli l’anno. Chi supera questa soglia inevitabilmente non riesce a curare bene il libro né prima né dopo l’uscita, facendo un disservizio all’autore, a se stesso, ai lettori, e ingolfando ancora di più un’offerta ormai tragicomicamente satura (a fronte di una domanda che copre, boh, il dieci per cento?)

    1. Ci sono piccoli editori che pubblicano camionate di ebook, pur sapendo che ciascuno di essi venderà poco, solo per colonizzare le varie classifiche Amazon.
      Molti di questi piccoli editori non pagano gli autori, quindi non spendono nulla, e il poco che guadagnano è netto.
      Mi censuro da solo e non ti dico cosa penso di questa gente.

  3. secondo me uno dei problemi principali è che nessuno (fatta eccezione per te e pochi altri) hanno una piattaforma, senza piattaforma non ci sono fan, senza fa non c’è nessuno a cui vendere…
    non sono più gli anni 80 in cui bastava fare qualcosa per vendere.

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