La curva dell’oblio

L’anno è quasi finito (per me l’anno finisce a luglio, non a dicembre). A questo giro ho visto più telefilm e film rispetto a dodici mesi fa, complice Netflix, Amazon Prime Video e – in misura molto minore – Google Play Film e Tim Vision.
Lavorare spesso da casa mi consente di caricare un qualunque film/telefilm mentre faccio altro. Certo, la soglia d’attenzione è più bassa, eppure riesco a essere multitasking e a fare entrambe le cose. Al contrario sono andato meno al cinema, ma ho recuperato i titoli che mi premeva guardare noleggiandoli proprio su Google Play Film.
Da quasi tre anni ho abolito l’utilizzo dei siti di streaming illegali. Non è soltanto un discorso etico, bensì anche pratico. Mi annoio a cercare su piattaforme spesso lente e piene di spam. Quindi ne faccio a meno.
Eppure…
Eppure…

Eppure ho un problema, che credo sia comune a molti di voi: non ricordo quasi nessun serial televisivo dei tanti visti e ricordo più o meno bene una decina di film, mentre degli altri conservo brevi frammenti mnemonici.
E dire che io non faccio binge watching. Quindi posso solo immaginare quanto questo fenomeno sia ancora più radicato per chi si ammazza di serial, in interminabili maratone di intere nottate.
Ma da cosa dipende questo genere di oblio crossmediale?

Bisogna riconoscere che spesso sottoponiamo il cervello a una quantità di contenuti esagerata. Lo scorso anno, uno studio dell’Università di Melbourne ha dimostrato i divoratori di serie tendono a dimenticare gli episodi molto più in fretta di chi ne vede uno a settimana. Non solo: anche il gradimento è inferiore, rispetto a chi si limita a una puntata al giorno, o ogni sette giorni. (…)
In parte, è una caratteristica intrinseca della memoria umana. Già alla fine del 19esimo secolo Hermann Ebbinghaus, psicologo e filosofo tedesco, tra i primi a studiare la memoria dal punto di vista sperimentale, teorizzò la cosiddetta “curva dell’oblio”, che è più accentuata nelle 24 ore successive all’apprendimento. In pratica dimentichiamo più facilmente il materiale letto o visto nelle prime ore, per poi perderlo in modo più sfumato in quelle successive, fino a rimanere con una traccia flebile di quell’esperienza. Ciò è perfettamente fisiologico, se non si ritorna su quel contenuto (come avviene di norma quando si studia). (Fonte: Focus.it)

Come vedete, leggendo l’articolo completo da cui ho estratto queste citazioni, il fenomeno della curva dell’oblio riguarda anche i libri. Ma non credo sia un grande problema, visto che in Italia non legge nessuno.
Rimanendo quindi focalizzati sulla questione film/telefilm, viene da chiedersi quanto sia utile – tranne che per le tasche di produttori e distributori – saturare il mercato con materiale di immediato e rapidissimo consumo.
Pensate anche ai grandi film della stagione 2018: non vi sembra che titoli come Infinity War o Ready Player One siano usciti secoli fa? E invece no: sono talmente recenti da non essere ancora disponibili in noleggio digitale o fisico.

Nel mio piccolo posso confermarvi che il medesimo discorso vale anche per libri ed ebook. Come già detto in altre occasioni la vita media di un’opera letteraria è brevissima. Dopo 3-4 settimane smette di vendere, dopo due mesi sembra già vecchia di almeno due anni. Praticamente è sempre più difficile rientrare nelle spese di produzione di un qualunque romanzo.

Non credo che l’accelerazione della curva dell’oblio sia una cosa buona…


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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