Benvenuti a Ore d’orrore!

Ogni estate è quasi d’obbligo ricordare i bei tempi di Notte Horror, il programma cult degli anni ’90, che ha regalato grandissime chicche agli appassionati del cinema del brivido. I film, lo ricorderete, andavano in onda rigorosamente in seconda serata, alla fine del Festivalbar, il che poteva significare attorno alle 23 di notte. Se pensate all’orario in cui iniziano oggi i programmi di prima serata (21.30 circa) è facile ipotizzare che una versione moderna di Notte Horror vedrebbe la programmazione partire attorno a mezzanotte. Orario simbolico, che gli appassionati di zombie, vampiri e streghe, ma un po’ improponibile per lo spettatore medio.
Ma oggi avrebbe ragione di esistere, Notte Horror?
Non entro nel discorso relativo ai cambiamenti del cinema dell’orrore. Secondo me sta discretamente bene, come dimostrano i buoni incassi al botteghino dei film horror che arrivano in Italia. Si tratta però di un “consumo” differente di questo genere. Complice lo streaming, le piattaforme come Netflix, Amazon Prime, Tim Vision etc, chiunque può scegliere cosa vedere, quando vuole, come vuole.
Si perde senz’altro il gusto romantico di aspettare il momento clou della nottata, per piazzarsi davanti alla TV, o per far partire il videoregistratore, ma ovviamente il futuro (il nostro presente) non fa sconti e, in fondo, offre molte comodità.

Notte Horror è stato, per le sue dinamiche, un programma quasi didattico, che ha insegnato all’italiano degli anni ’80 che l’horror può essere al contempo divertente, impegnato, trash, intelligente, d’autore.
L’offerta delle tante stagioni di Notte Horror, che esordì nel 1989, per arrivare più o meno a metà anni ’90, è stata infatti molto variegata.
Zio Tibia e soci ci hanno presentato film francamente orrendi e altri bellissimi. Si va dai più recenti (relativamente) Il Seme della Follia (andato in onda nel 1997) ai vari Venerdì 13, di cui non sono mai stato un cultore, ma che hanno senz’altro segnato il modo di realizzare un certo genere di cinema.
Nel mezzo c’è di tutto di più: il ciclo di Nightmare, Scanners, Cimitero Vivente, Dellamorte Dellamore, Morte a 33 giri, The Night Flier, La Casa 1, 2, e gli apocrifi 3, 4 e 5, Demoni 1 e 2 etc etc.

Ciascuno di noi ha le sue chicche, legate sia ai gusti personali che alle circostanze in cui certi film venivano visti.
Il mio trittico delle meraviglie comprende Ammazzavampiri, Vamp e Il Ritorno dei Morti Viventi. Tre titoli che, dalla prima visione in poi, ho rivisto almeno dieci volte ciascuno.

Riguardo ad Ammazzavampiri mi viene quasi da definirlo metacinema del brivido, visto che il giovane protagonista, appassionato spettatore dello show notturno “Ore d’orrore” si rivolge all’attore Peter Vincent, che interpreta un cacciatore di vampiri che fa il verso a Peter Cushing, per chiedergli di ammazzare un vero vampiro.
Ma inutile raccontarvi il film, tanto lo avete visto tutti. Dico solo che per me è l’ideale punto d’incontro tra i vecchi film sui succhiasangue, quelli della Hammer, il nuovo corso horror, più sanguigno, sensuale, e assai meno gotico.

Vamp è il “mio” Notte Horror perché ricordo che rimasi a vederlo fino all’una, anche se la mattina all’alba dovevo partire per Rimini coi miei genitori, per le vacanze estive. Lo vidi di nascosto, perché a quei tempi c’erano delle regole, per gli adolescenti come noi, e si andava a dormire a un certo orario, anche se la scuola era finita. Vamp è dunque il mio piccolo aneddoto di un’estate come tante altre. Estati, quelle degli anni ’90, che odiavo, e che ora in un certo senso rimpiango con tutto me stesso.
Ma questa è la vita.

Il Ritorno dei Morti Viventi è forse il miglior film di zombie dopo la trilogia romeriana originaria, oltre a essere un omaggio a Romero stesso, e in particolare a La Notte dei Morti Viventi. Anche se si tratta di un omaggio divertente, scanzonato e per molti versi irriverente, a partire da quegli zombie veloci e invincibili, tanto diversi da quelli lenti e iconici di zio George.
Scene, frasi e personaggi del film di Dan O’Bannon sono diventate iconiche, oserei dire tanto quanto quelle di Romero, anche se Return of the Living Dead è forse meno noto al pubblico generalista.

Concludo con tre considerazioni generali:

  • Notte Horror è stato il perfetto entry level per molti adolescenti alla ricerca, conscia o inconscia, dell’immaginario, del fantastico, spesso traducibile attraverso il linguaggio della paura, dell’ignoto. Io stesso venivo da una giovanile conoscenza del mondo fantasy sulla falsariga de Il Signore degli Anelli e de La Spada di Shannara. Notte Horror, insieme alla scoperta dei classici letterari come Dracula e H.P. Lovecraft, ha evoluto il mio immaginario e ha contribuito all’evoluzione della mia creatività.
  • Parliamo di un’epoca pre-social, pre-internet, pre-web, eppure ricordo che c’era un efficace passaparola riguardo a Notte Horror. Si trattava di discussioni tra compagni di scuola e tra amici, che hanno portato a una diffusione del “culto” di certe pellicole. Per molti, è vero, l’horror era uno sfogo un po’ rozzo, alla ricerca dell’effetto splatter, ma per altri il passaparola serviva a cercare – di nuovo, consciamente o inconsciamente – un qualcosa di più, per andare oltre la nostra realtà, o per interpretarla attraverso dei parametri diversi. Ora avviene la stessa cosa, tra i giovanissimi cultori dell’horror? Non lo so. Magari sì, non ho una risposta a questa domanda.
  • Notte Horror ha rappresentato l’imporsi dell’estate come stagione del brivido, quantomeno per gli italiani. Per contro non ricordo particolari iniziative cinematografiche in concordanza di Halloween che, negli anni ’90, era una festa sconosciuta nel nostro paese. Il 31 ottobre era “la festa dei morti”, null’altro, perciò non si trasmettevano horror in TV. L’autunno, in TV, era invece la stagione degli action-movie, da Commando a Rambo, passando per Il mio nome è Remo Williams, Robocop e Mad Max.
    Ma questa è un’altra storia.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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2 commenti

  1. Grandi ricordi, ma furono due trasmissioni diverse: “Venerdì con Zio Tibia”, il primo e inimitabile, durò solo due stagioni. Al secondo anno presentava addirittura una triple feature: un primo film horror/fantastico ma “per tutti”, in prima serata; poi un telefilm nominato Venerdì 13 (non c’entrava con la serie di slasher, era un giallo macabro/soprannaturale); e infine in seconda serata avanzata c’era il piatto forte, ovvero l’horror più tosto e sanguigno che finiva di solito oltre l’una. Il tutto era inframezzato dai commenti e dalle gag pupazzose di Zio Tibia, compresa la rubrica della posta.

    “Notte horror” arrivò subito dopo ed è durato tantissimo, direi fino ai primi anni 2000: andava al martedì in seconda serata e presentava di solito un film soltanto, dai grandi classici alle novità, ma senza particolari commenti né introduzioni tranne la nota sigla in apertura e in chiusura.

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