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La Natura ci è nemica: l’eco gothic

Una cosa sempre utile da fare è quella di tenersi aggiornati sui vari sviluppi della cultura del fantastico, che ogni mese (per non dire ogni settimana) genera nuovi spunti, nuove idee, nuove correnti. Gran parte di tutte queste sperimentazioni finiscono quasi subito nel dimenticatoio, magari perché sono suggestive ma che, una volta trasformate in narrativa, non funzionano. Oppure perché, approfondendole, ci si accorge che sono già state pensate/provate/battezzate da qualcuno.
È bene guardare al mondo anglofono, perché in Italia queste correnti arrivano raramente, complice il non troppo allegro parco lettori, ma anche la scarsa preparazione di molti editori che si occupano del cosiddetto fantastico.
A me piace studiarle, anche se, anno dopo anno, sono arrivato a considerare certe rigide classificazioni come poco più che giochi. Vi ricordate quando vi parlavo dei sottogeneri dello steampunk? Robe strane come l’elfpunk o il clockpunk. Ecco: l’argomento è sfizioso, ma poco più che ludico, almeno dal mio punto di vista.
È con un approccio simile che vi parlo dell’eco gothic, detto anche (un po’ impropriamente) eco horror.

Nei decenni recenti (diciamo dai ’70 in poi, ma anche un po’ prima) sempre più scrittori e i registi horror hanno incarnato le paure soprannaturali dell’uomo in un contesto urbano e moderno. Le città, ma anche i paesi di provincia, nascondono mostri, angosce, minacce. A volte questi mostri sono retaggio di qualcosa di antico, che però ha saputo amalgamarsi con la modernità, stando al passo con lo sviluppo tecnologico della nostra specie.
Un esempio pratico, tanto per capirci, è il superbo racconto Nostra signora delle tenebre, di Fritz Leiber, coi suoi paraelementali generati dagli “scarti” e dalle emanazioni delle grandi città, che sono anche gli habitat naturali di queste creature paranormali.
Ma l’elenco è molto lungo e sempre aggiornato, visto che gli autori horror continuano (a ragione) a trovare terreno fertile nelle megalopoli, così come in quei contesti urbani di piccole dimensioni, ma totalmente vinti e sottomessi dai totem dei tempi moderni – centri commerciali, bordelli, fabbriche.

Lo stesso Stephen King, tanto per fare un nome roboante, è specializzato nello scrivere horror che affondano nel cuore della provincia americana. Derry, città immaginaria del Maine e tana di antichi orrori, è in realtà un affresco abbastanza impietoso dell’America moderna, dove mostri vecchi e nuovi proliferano e sopravvivono. Non solo: la creatura nota come IT (o Pennywise) sfrutta Derry e si adatta al tempo che passa, rivelandosi un predatore sì ancestrale, ma pienamente simbiontico con l’essere umano, di cui è un cacciatore primario.

“The Ruins” (2008)

Per contro è nato anche un movimento opposto, che si discosta dal gothic horror (che comunque è “cugino” dell’horror urbano e metropolitano) e dal southern gothic.
Parlo dell’eco gothic, appunto.
A differenza dei generi e sottogeneri appena citati, che sposano un senso del terrore figlio della già citata modernità, e quindi in qualche modo imparentato con l’essere umano, l’eco gothic sposta ogni fobia sulla Natura.
Le opere di questo movimento parlano di minacce che vengono proprio da lì, dalla Natura, che sia essa rurale o primordiale. Queste minacce sono solitamente generate dal rigetto dell’ambiente nei confronti dell’uomo, che lo inquina, che ne abusa, che lo distrugge. Si tratta quindi di entità e di mostri figli di un desiderio di autoconservazione, o di vendetta.
In alcuni, al contrario, il concetto si capovolge, sconfinando nell’ecofobia, ovvero nella paura (spesso ingiustificata) che l’uomo di città prova nei confronti della Natura.
I racconti che appartengono a questo canone di solito coinvolgono elementi quali:

  • Catastrofi ambientali
  • Animal horror (animali che si rivoltano contro l’essere umano)
  • Natura mutata e ostile
  • Fantasmi generati dal mondo naturale (piante e animali)
  • Ecoterrorismo con sfumature esoteriche, magiche o fantascientifiche
  • Creature nate dal cambiamento climatico globale
  • Mostri derivanti dalla mitologia classica legata al contesto rurale

L’eco gothic è un genere che, in base ai parametri appena elencati, e in base a quanto scrivono i promotori e gli esegeti di questa corrente dell’horror, ha esponenti soprattutto nel cinema di genere. Nella letteratura si tende ad appiccicare etichette a opere, anche molto vecchie, che sono nate con intenti ben diversi dall’eco gothic, e che vengono incluse nel mucchio solo per vaghe appartenenze ai parametri che avete appena letto.
Nel cinema, al contrario, la corrente è maggiormente identificabile.

Un esempio di eco gothic, magari fin troppo semplicistico ma ottimo per farvi comprendere ciò di cui parliamo, è il film Long Weekend (1978), e del suo remake del 2008. La trama dell’originale si riassume così:

La storia parla d’una coppia, Peter e Marcia che, assieme al cane, trascorre un fine settimana in camper. I due dimostrano un’assoluta mancanza di rispetto per la natura, inquinando, uccidendo un dugongo, gettando sigarette accese sull’erba secca[1] Al salire della tensione, la natura si ribella a questi comportamenti poco ambientalisti e inizia a controbattere, prima con un’aquila, poi con un opossum che attacca Peter, e anche con altri mezzi più insidiosi… (Fonte Wikipedia)

Nel grande serbatoio dei b-movie degli anni ’80 vale la pena citare Wild Beast – Belve Feroci (Franco Prosperi – 1984), film horror/catastrofista che narra dell’improvvisa ostilità degli animali di uno zoo tedesco, che scatena una giostra di sangue e di uccisioni ferali (che altro, sennò?). In questo caso la pazzia degli animali è dovuta però a una sostanza di origine umana, un allucinogeno finito nella falda acquifera della città.
Wild Beast, a mio parere, va più opportunamente incasellato in un’altra categoria di film, molto in voga in quegli anni, l’eco-vengeance (la ribellione violenta della natura, quasi sempre dal punto di vista animale, contro gli umani).

Sulla falsariga di Wild Beast è stata realizzata la serie televisiva Zoo (di cui vedete un fotogramma all’inizio di questo articolo), tratta dall’omonimo romanzo del bestsellerista James Patterson.
La serie conta tre stagioni, dopodiché la produzione l’ha sospesa (nonostate ci sia molto di peggio in giro). La trama, riassunta in soldoni e ridotta ai minimi termini, è questa:

In varie parti del mondo gli animali assumono comportamenti violenti attaccando l’uomo. Quando gli attacchi degli animali si fanno sempre più frequenti e feroci, lo zoologo Jackson Oz viene incaricato di risalire alle cause di questa pandemia.

Per motivi che sfuggono alla mia comprensione il romanzo di Patterson non è stato pubblicato in Italia, al contrario di tutte le altre opere di questo autore, reperibili praticamente in qualunque formato. Se siete anglofili potete comunque leggerlo in inglese.

Per ovvi motivi anche Gli Uccelli, il celeberrimo film di Alfred Hitchcock, può rientrare nei parametri dell’eco gothic. Allo stesso modo anche il capolavoro di Peter Weir, L’Ultima Onda, è appieno nei canoni di questo sottogenere, anche se – essendo appunto un capolavoro – sfugge a semplicistiche classificazioni.
Per chi ancora non lo conoscesse (recuperatelo!) ecco ciò di cui parla il film di Weir:

Cambiamenti climatici, mutamenti di tempo e luce: questi ed altri insoliti eventi affliggono la città di Sydney. David Burton, un avvocato colpito anch’egli da strani fenomeni, decide di difendere un gruppo di aborigeni accusati dell’omicidio di un uomo. Che cosa aveva fatto quest’ultimo per meritare la morte? Quali segreti custodiscono gli aborigeni? Che cosa sta per accadere alla Terra? Terribili visioni oniriche cominciano a tormentare Burton, visioni che si ricollegano a strani sogni della sua infanzia. Precipitato in una dimensione a lui sconosciuta, Burton si rende conto che ciò a cui sta assistendo è l’apocalisse. Una grande onda cresce pronta ad abbattersi sulla Terra.

In tempi recenti, e sempre per quel che riguarda il cinema, mi viene da citare l’ottimo (e poco conosciuto) film di Larry Fessender The Last Winter, in cui è il cambiamento climatico, lo scioglimento prematuro del permafrost a causare allucinazioni, malattie mentali, oppure – a seconda di come si interpreti la questione – a richiamare antichi spiriti della natura ostili all’uomo.

In campo libresco mi limito a citarvi un titolo, in attesa che altri vengano tradotti in italiano (ammesso che questo accadrà mai, e che ricevano la non indispensabile etichetta di eco gothic). Sto pensando a Rovine, di Scott Smith, da cui è stato tratto anche l’omonimo film.

Una vacanza da sogno in Messico, quattro amici, il mare, la sabbia, le feste a base di tequila e bellissimi tramonti da cartolina. Poi, un ragazzo scompare nella foresta, tra le misteriose rovine precolombiane, e il sogno diventa improvvisamente un incubo. Ciò che attende i ragazzi nella giungla impenetrabile è una trappola senza via d’uscita, una paura paralizzante che porta all’abisso. “Rovine” è la storia di una lotta per sopravvivere, contro tutti, senza regole, senza certezze, senza pietà. È un paradiso che, pagina dopo pagina, si tinge dei colori del più cupo inferno.

Una lettura, dal mio punto di vista, assolutamente consigliata.

Ci sarebbe poi da citare Il Quinto Giorno, il monumentale romanzo di Frank Schätzing che parla, almeno inizialmente, di un’inspiegabile rivolta del mondo marino contro la specie umana. In ogni parte del mondo pesci, crostacei, mammiferi marini (etc etc) diventano dei killer implacabili, attaccando non soltanto gli uomini ma anche le loro strutture (navi, piattaforme, porti). Procedendo con la lettura si scopre che la minaccia è in realtà “organizzata” e letale. Ed è proprio la natura di tale minaccia che potrebbe escludere il romanzo dalla sottocategoria dell’eco gothic.

Per chi invece volesse approfondire il tema relativo all’eco-gothic, esiste un ottimo saggio in inglese che racconta tutto ciò che c’è da sapere su questa corrente narrativa. Si intitola – appunto – Ecogothic, ed è opera di Andrew Smith e William Hughes. Il testo analizza il fenomeno confrontandolo anche con alcuni mostri sacri della narrativa di genere, da Ambrose Bierce, Mary Shelley, Dan Simmons e altri. Il saggio è molto costoso (anche in versione ebook), ma non manca di spunti di riflessione estremamente interessanti.


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1 risposta »

  1. Patterson da noi deve essere solo un giallista. Già è tanto che hanno pubblicato, anche dopo diversi anni, una sorta di horror-religioso come Virgin; secondo me ci sarebbe anche un seguito, visto come finisce nella versione italiana, ma probabile che non veda mai la luce nella nostra lingua

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