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Peccato per quei tatuaggi

Non ho tatuaggi ma adoro i tatuaggi.
La cosa non è senza senso: a voi non capita mai, che no so, di avere una passione per le auto di lusso ma non di non poterle o non volere acquistarle?
Oppure: quanti amano il calcio o il tennis, ma non praticano questi sport?
Ok, forse sono i paragoni più azzeccati ma ci siamo capiti.
Il bello dei tatuaggi è che attirano i commenti più variegati, sia dei curiosi che di quelli che li odiano.
Le domande più classiche sono del tipo: “Non ti pentirai, quando sarai vecchio e con la pelle raggrinzita?“, oppure “Ma vai ai colloqui di lavoro conciato così?
Poi ci sono quelli meno offensivi, del tipo “Fa tanto male fare un tatuaggio?
Comunque è piuttosto evidente che, nel nostro nuovo paese del cambiamento, stiamo facendo dei grossi balzi indietro verso il 1930, anche in questi piccoli fenomeni culturali/estetici.

Lasciamo perdere Silvio Berlusconi che, dopo aver rilevato il Monza calcio, ha dichiarato che costruirà una squadra competitiva, composta soltanto da giovani volonterosi non tatuati. Silvione ha l’età che ha e, nonostante il suo odio per i tatuaggi, non può essere senz’altro definito un bacchettone, avendo vissuto una vita da satiro.

Quello che mi spaventa è il reflusso di puritanesimo che sembra far presa anche sulla generazione di mezzo, ovvero su quei 30-50enni che cavalcano un rifiuto crescente di tutto ciò che è diverso. Anzi, oltre al rifiuto si aggiunge il disprezzo, che è un’altra cosa, più grave. Non c’è bisogno di disturbare i discorsi sulla xenofobia, per parlare di questi rigurgiti di intolleranza, che possono riguardare – molto più semplicemente – chi ha una sessualità diversa dalla nostra, chi si tinge i capelli di azzurro, chi si tatua in modo evidente, etc etc.

Io per fortuna vivo vicino a Milano, che è la città più tollerante e moderna d’Italia, in questo senso. Si possono dire tante cose su Milano, ma chiunque ne loda lo spirito liberale, aperto, laico, accogliente.
Ogni tanto qualche sovranista (oramai il sovranismo è uno stato d’animo, non un credo politico) cerca di far credere a quelli di fuori che Milano è assediata da negri e froci (cit), che è in balia a orde di barbari dalla pelle scura e a lobby gay intenzionate a distruggere “l’istituzione della famiglia”.
Per fortuna qui queste idee non attecchiscono. Non ancora.

Però l’andazzo, altrove, è inquietante.
Voi ancora non lo sapete, ma io faccio consulenze di marketing. Lo faccio per lavoro (il “lavoro vero”) e, da qualche tempo, lo faccio anche in ambito artistico. Dopo aver collaborato a lungo con molte modelle e performer, per pubblicizzare i miei libri (le trovate tutte qui), ho allacciato dei rapporti di collaborazione con alcune di loro, e con altre ancora, conosciute grazie a loro.
Mi piace lavorare in questo ambito, mi piace pensare che si possa farlo con classe, con umanità.
A volte però può succedere che sui social network arrivino dei commenti da cavernicoli. Sia di uomini che di donne, anche se i primi sono la maggioranza.

Dunque c’è questa performer, con cui sto collaborando da un paio di settimane. La chiameremo Sara, ma non è il suo vero nome.
A Sara serve far crescere il bacino dei suoi followers su Twitter e su Instagram, ma giustamente vuole farlo come dio comanda, ovvero senza comprare followers a casaccio. Pratica, quest’ultima, molto diffusa ma nociva sul lungo termine (magari ne parleremo un’altra volta).
Dunque io mi occupo di aiutarla a gestire meglio le promozioni, gli hashtag, i post. Queste cose qui. Inevitabilmente mi capita di leggere gli stessi commenti e messaggi che arrivano a lei.
La modella in questione è molto tatuata. Tatuata bene, per quanto questo possa essere giudicato a livello oggettivo.
Quasi ogni giorno capita che qualcuno commenti “sei molto bella, peccato per quei tatuaggi che ti deturpano.

Ora, io posso capire che i social abbiano abbattuto le inibizioni, ma sarà possibile rivolgersi così a una sconosciuta, magari credendo perfino di fornire un valido consiglio, senza rendersi conto di fare un insulto vero e proprio?
A una persona sana di mente non verrebbe mai in mente di commentare una qualunque foto con frasi del tipo “Hai un bel viso, peccato per quel taglio di capelli che fa proprio schifo.” Cioè, può pensarlo, ma non sono cose che si dicono così, dando aria alla bocca.
Invece per i tatuaggi sì.
C’è sempre qualcuno che deve ribadire che i tatuaggi sono avvilenti, deturpanti, sgradevoli. E lo fanno in tono paternalistico, ma al contempo viscido.

Poi c’è anche chi ti scrive in privato per dirti le stesse cose, ma peggio. Qualche giorno fa Sara ha ricevuto una cosa così:

Se bellissima, però senza tatuaggi saresti più bella. I tatuaggi rovinano il corpo perfetto che dio ti ha dato.

Al che, visto che ogni tanto questi elementi bisogna studiarli da vicino, ho contattato il tale col mio nome, presentandomi con il consulente di marketing della ragazza in questione. Gli ho fatto presente che la bellezza dei tatuaggi è soggettiva e che, se la mia rappresentata si piace così, è ingiusto e scortese offenderla.
La risposta del tizio però non cambia di molto rispetto al suo brillante esordio:

Dio ci ha fatto senza tatuaggi. Sara starebbe molto meglio senza. Per caso non ha foto di prima che si tatuasse?

Gli replico che non lo so, e che comunque non credo sia nell’interesse di Sara discutere ciò che a lui piace o meno.
Il tizio sembra avere un momento di lucidità e mi dice che certo, lui esprimeva solo un parere, senza voler avere per forza ragione. Poi, dopo qualche minuto, aggiunge.

Comunque, tatuaggi a parte, secondo me è scopabilissima.

E qui credo di averlo mandato affanculo e bannato.


Che poi io vi ho riportato questo illuminante scambio di messaggi, ma in realtà i commenti del genere sono numerosissimi.
Quelli più inquietanti sono – appunto – quelli che tirano in ballo il “volere di Dio di averci creato senza tatuaggi“.
Che poi è lo stesso volere di Dio ad averci creato eterosessuali, e non gay o lesbiche.
Il volere di Dio che ci ha messo al mondo per procreare, e non per essere single, o per avere una compagna che non vuole avere figli.

Io trovo tutto questo grottesco, ma anche inquietante.
Lo trovo inquietante, per esempio, nell’ottica delle associazioni che sostengono una roba becera e medioevale come il DDL Pillon. Date uno sguardo a questi tizi, fate conoscenza di chi vuole abrogare la legge sull’aborto, ma anche quella sul divorzio. Cercate i video in cui dichiarano serenamente che la donna dovrebbe fare “la moglie e la madre”, e che l’uomo dovrebbe essere l’unico in famiglia a lavorare, magari aumentando i salari, un domani che alle donne verrà impedito di fare carriera. Sì, è una citazione praticamente testuale.

Fenomeni folcloristici? Movimenti minoritari? Forse.
Giusto ieri c’è stato però un tweet del Ministro degli Interni – il nostro Ministro degli Interni – in cui esprime preoccupazione per il pericolo costituito dalle sette sataniche in Italia.
Questo in seguito alle accuse di satanismo rivolte a Virginia Raffaele, per un suo sketch comico sul palco di Sanremo.

Io sarò esagerato, però da piccolo mi piacevano quei giochini sulla Settimana Enigmistica in cui bisogna unire i puntini per ottenere un disegno completo. Imparando a farli si scoprono molte cose.

Quasi quasi vado a tatuarmi.

(Smartye – https://alessandrogirola.me/testimonial-digitali/smartye/)

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5 risposte a "Peccato per quei tatuaggi"

  1. Gran bell’articolo che tratta di una brutta tendenza nel nostro paese. La cosa che mi disturba di più, oltre alla già da te citata chiusura verso ciò che è anche di poco fuori dai propri schemi mentali, è l’ipocrisia che accompagna tutti questi atteggiamenti. Prendendo ad esempio l’alto opinionista con cui hai avuto a che fare troviamo un individuo che per criticare cita dio ma poi scivola con un commento decisamente volgare. Allo stesso modo abbiamo varie forme di discriminazione da parte di persone che si scordano l’amore verso tutti della religione che essi proclamano. Frankie Hi-NRG anni fa cantava di quelli che benpensano, quelli la notte vanno a mignotte mentre i figli guardano la tv. Ecco, una società infarcita di ipocrisia, ottusità, chiusura mentale e quant’altro che invece di fare passi avanti retrocede agli anni più bui.

    1. Sì, è proprio questo. Sono perbenisti, ma solo di facciata.
      Sono come quelli che disprezzavano gli schiavi di colore, ma che in segreto se li portavano a letto.
      Fatte le debite proporzioni siamo ancora da quelle parti, purtroppo.

  2. Io ne ho 5 , l’ultimo è del 2003 , simbolo dell’ultimo reparto comandato..il primo dell’ 84 …tutti legati alla mia formazione e crescita militare, di cosa dovrei vergognarmi ….eppure molto colleghi in ambito medico mi guardano come un marziano.
    Molti pazienti rimangono ripresi all’inizio, poi ti scoprono per come sei , e diventano parte di te, non cosa in più o cosa in meno….un tatuaggio è per sempre , l’unico consiglio che mi sento di dare è di pensarci bene prima d di portarlo con classe dopo….

  3. Con tutto quel parlare di Dio… sarà mica stato un prete?
    Ogni persona tatuata ha la propria filosofia a riguardo (riguardo i tattoo, non il prete), la mia contempla il fatto che a qualcuno non piacciano ma anche che non mi sono tatuato per piacere ad altri.
    Ogni riga, ogni scritta, ogni disegno ha un significato che solo io conosco, molti comprendono questo fatto elementare, altri si sentono in dovere di dare il proprio esperto parere… e purtroppo fino a quando non verrà legalizzata la giustizia sommaria, temo che dovremo tenerci questi elementi.

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