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Un nuovo non-luogo da Terraformare

Succede che l’amico Davide Mana mi parla di MeWe, il nuovo social media nato dalle ceneri di Google+, o almeno così viene percepito dai suoi utenti. Il che come biglietto da visita non è male, perché (sorprendentemente) il vecchio G+ aveva un buon numero di fan. Non in Italia, ovvio.
Un’altra cosa invitante di MeWe è che si dichiara apertamente “alternativo a Facebook”. E Facebook in molti non lo reggono più.
Per farla breve scarico la app (che risulta essere una delle più cliccate degli ultimi mesi, su Google Play) e mi iscrivo. Mi trovate qui, se volete farvi un giro e iscrivervi a vostra volta.
MeWe non sembra affatto male, anche se, come lo ha definito un altro amico, Andrea Berneschi, è un luogo nuovo, tutto da terraformare. Il che può essere positivo, ma anche negativo. Se rimarrà a corto di utenti italiani – perché è questo il target a cui molti di noi si rivolgono – finirà nel dimenticatoio.
Speriamo di no.

So che qualcuno di voi sta pensando: “Ma non saranno poi troppi questi social network?
La risposta è sì.
C’è molta dispersione di energie e di contatti, in questo dividersi tra una dozzina di piattaforme differenti.
Se li usate per lavoro dovreste forse ascoltare i guru, che suggeriscono di concentrarsi su 2-3 social, e di usare gli altri solo marginalmente. Io, come sapete, mi sto concentrando soprattutto su Telegram (che NON è nemmeno un social) e su Twitter, anche se qui da noi è impossibile prescindere da Facebook.
E ora vediamo come va con MeWe, chiaramente.

C’è poi questo paradosso che, pur essendo tutti presenti da qualche parte, è sempre più complicato bere un caffè faccia a faccia con qualcuno con cui discutere di argomenti a cui teniamo veramente.
Perché ok la politica, gli sfoghi sui rispettivi problemi al lavoro, o di coppia, ok le chiacchiere sullo sport, ma a volte l’impressione è che si fermi un po’ tutto lì.
Non sono luddista (anzi), ma da qualche tempo noto questa inversione di tendenza: più la gente è attiva online, spesso sfogandosi nei modi più scomposti, più è passiva dal vivo.
Non a caso qualcuno, a sinistra – non che importi il pulpito da cui è venuta la predica – ha recentemente fatto notare che nessun cambiamento culturale arriverà mai a furia di like su Facebook. Strano però, visto che altri movimenti ideologici si sono sdoganati proprio grazie al potere del passaparola sui social. Verrebbe quasi da dire che questi strumenti funzionano ottimamente per amplificare le emozioni forti (e negative), ma sono assai lenti a intercettare dei discorsi più articolati, complessi e tranquilli.
Immagino che c’entri anche la famosa questione del costante abbassamento della soglia di concentrazione media.

Poi io sono il primo che deve molto, se non moltissimo, ai social network. Del resto molto dipende anche da come li si usa, e chi si cerca quando ci si iscrive a essi.
Però ecco, credo di avere una crescente voglia di prendere un caffè con qualcuno, almeno di tanto in tanto, e di risparmiarmi un’oretta di esplorazione di status rabbiosi, xenofobi, sgrammaticati o talmente falsi da risultare insopportabili.
Ecco, non so se con questo post vi ho invogliato a interagire con me, lo ammetto 🙂
Però, se vi piace il rischio, potete provarci.
O magari siete anche voi stanchi di tutta questa “socialità”?


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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5 risposte a "Un nuovo non-luogo da Terraformare"

  1. Mi incuriosisce il proliferare delle alternative a FB, il porsi come via di fuga rispetto a qualcosa che si percepisce come ingestibile. Peccato che qualsiasi piattaforma possa raggiungere il break-even solo con un grande numero di utenti, il che rende la cosa una sorta di ciclo infinito.

    A parte questo, la capacità di interagire diretta sta declinando anche a distanza ravvicinata. Vedo sempre più spesso gruppi di persone sedere a tavola e consultare lo smart phone piuttosto che parlare con gli altri, o passare il tempo a scattare selfie piuttosto che a pensare a farsi una foto tutti insieme. Capita anche con le coppie, il che aggiunge uno strato di tristezza ulteriore.

    Anni fa fece notizia un ristoratore modenese che requisiva i cellulari dei clienti all’ingresso, credo rimanga un buon esempio da seguire.

    1. Sì, è così.
      Si moltiplicano le alternative a Facebook, ma il “coso blu” continua a macinare un tale numero di iscritti che la concorrenza non può nemmeno immaginare. Il risultato? Tutte le alternative si bruciano in pochi mesi.

      Riguardo alla capacità di interagire, ho purtroppo le prove che oramai le dinamiche faccia-a-faccia siano quasi peggio di quelle online.
      Una cosa che ci hanno insegnato i social: possiamo spacciarcela e fare gli sbruffoni solo ed esclusivamente quando ci conviene. Online come dal vivo.
      Viviamo tempi inquietanti.

  2. Boh. Non so cosa dire. Ho fb, ho Instagram e ho anche Twitter ma ci entro sempre meno e sempre meno di frequente. Leggo solo il tuo blog, dato che prima di Plutonia non sapevo nemmeno bene cosa fosse un blog.
    Tramite il tuo canale Telegram trovo spunti per leggere roba nuova che mi piace.
    Io sono felice così.

    1. Alla fine basta trovare un proprio equilibrio, che è diverso per ciascuno di noi.
      A me stare online piace, ma questo non implica il dover interagire per forza 24 ore al giorno con qualcuno.
      Non so se mi spiego…

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