Ti ricordi cos’è la domenica?

Il senso di smarrimento arriva soprattutto con la perdita della percezione del tempo.
Le nostre vite sono scandite da ritmi più o meno consolidati: dal lunedì al venerdì si lavora, poi c’è il sabato da passare con gli amici o in famiglia, la domenica di riposo o da dedicare allo sport (o allo shopping). Nel mezzo abbiamo altri impegni che, pur definendoli “passatempi”, sono anch’essi routine: la palestra, andare a correre, il caffè al bar a una determinata ora, e chi più ne ha più ne metta.
Ovviamente è una generalizzazione. Chi, come me, è un freelance, ha una gestione più elastica del tempo, ma anche questo è vero solo fino a un certo punto. La mia routine lavorativa (di cui ho accennato su YouTube) è comunque abbastanza solida: la mattina mi occupo del mio lavoro primario, quello come social media manager/persona branding, il pomeriggio scrivo e lavoro. Nel weekend leggo, vedo gli amici, guardo un film, cerco di riposare un po’ di più. Le uniche variazioni importanti che mi concedo sono quelle di poter fare, che ne so, un giro di piacere a Milano in settimana, impegni permettendo. Un piccolo lusso, ma anch’esso parte di una routine più ampia.
Poi la quarantena ha spazzato via tutto questo, ridefinendo il nostro calendario.

La paura del contagio – e di contagiare gli altri – è la mia assoluta preoccupazione.
La quarantena non la temo. Credo di averlo già detto. Tuttavia è innegabile che più essa si allunga più genera disorientamento. Se ci riesce con me, che sono allenato ad aver una vita non propriamente standard, capisco che con altri questo fattore risulti molto più incisivo e crudele.

Oggi è domenica, ma ho faticato a ricordarlo.
C’è stato anche il cambio dell’ora che io odio, essendo un amante del buio e delle stagioni fredde. A questo giro però me ne sono accorto a stento. In fondo che cambia? Un’ora in più di luce senza poter uscire, e quindi paradossalmente dannosa soprattutto per chi – al contrario di me – ama le giornate lunghe, con la possibilità di fare molto sport all’aria aperta.
Che poi lo scorso anno, esattamente in questi giorni, avevo iniziato ad andare a camminare, godendomela un sacco.
Senza scordare che per questa primavera avevo messo in conto di approfittare delle molte mostre milanesi che spesso non riesco a vedere per pura pigrizia.
E ora? Tutto sospeso.

Ha senso lamentarsi di questo disorientamento?
Secondo me no. Occorre prima di tutto ricordare che il cambio di ritmo e di abitudini durerà molto, ma non sarà eterno. Quindi avere pazienza è l’unica arma a nostra disposizione.
Faccio mio il pensiero stoico che seguo da un po’ di tempo a questa parte:

La prima regola è mantenere uno spirito sereno. Il secondo è guardare le cose in faccia e accettarle per quello che sono.
(Marco Aurelio)

Ovviamente in questa accettazione ci deve essere una componente attiva.
Questa nuova percezione del tempo può insegnarci cose nuove. Trovo perfino superfluo ribadire quanto sia utile e opportuno riprendere quelle passioni accantonate per anni: leggere, fare modellismo, occuparsi del giardino, scrivere, fare musica. Il detto “ora o mai più” è perfetto per l’occasione.
Tuttavia, eliminato l’ovvio, abbiano altre opportunità da sfruttare. Una su tutta: capire quali cose erano inutili nelle nostre vite pre-pandemiche ed eliminarle quando tutto sarà tornato alla normalità.
Quante persone nocive frequentavamo, solo per abitudine? In quante cose ci siamo fatti coinvolgere, solo per compiacere un amico, il nostro compagno, i nostri genitori o chissà chi altri? Quante cose interessanti abbiamo procrastinato, per pigrizia o per trascorrere una domenica sdraiati davanti a Netflix, magari a guardare una cosa di cui ci interessava relativamente poco?

Ripulire il nostro calendario non sarà facile, ma è il momento per farlo. Anche perché ridefinire le nostre esistenze non sarà solo un’opzione, ma una necessità.


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