Amazzonia (di James Rollins)

Amazzonia
di James Rollins
Editore: TEA
480 pagine circa, 9.80 euro

Sinossi

È uno spettacolo orribile quello che si presenta a padre Garcia, il sacerdote della missione di Wauwai, in Amazzonia: un uomo emaciato e coperto di piaghe esce dalla giungla e si accascia ai suoi piedi, esalando poco dopo l’ultimo respiro. Padre Garcia non sa che, quattro anni prima, quell’uomo faceva parte di una spedizione scientifica poi svanita nel nulla. La CIA, invece, lo identifica come Gerald Clark, un ex agente delle Forze Speciali, la cui carriera era stata stroncata dalla perdita di un braccio durante una missione in Iraq. Adesso, però, Clark ha entrambe le braccia. Per trovare una spiegazione a un evento così sconvolgente, il governo incarica Nathan Rand di organizzare una nuova missione per seguire l’itinerario della prima spedizione che sembra condurre al villaggio di una leggendaria tribù. Ma il cuore della giungla nasconde un segreto inviolabile, un segreto che genera paura, follia e morte.

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Numeri, statistiche, reginette

 

Con agosto alle porte, terribile come gli Unni o i Lanzichenecchi, mi preparo al countdown per la partenza.
Partenza che tra l’altro innescherà il palinsesto estivo di Plutonia Experiment: due settimane in cui i post saranno ridotti di numero. Una scelta di cui vi parlerò nei prossimi giorni e che comunque ho preferito alla chiusura agostana del blog, che mi sembrava eccessiva.
Plutonia è aperto dalla seconda metà di dicembre del 2011. Vale a dire da sette mesi e qualche giorno. I numeri sono diventati già “importanti” come quelli del vecchio Blog sull’orlo del Mondo. Di questo non posso far altro che ringraziarvi tutti.
A questo punto potrebbe essere interessante spulciare un po’ le statistiche e vedere cosa vi ha interessato di più, amici lettori, di quanto vi ho proposto finora. In fondo si sta chiudendo la stagione, quindi è interessante fare un bilancio.
Vediamo un po’…

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Le donne di Plutonia: Simone De Kock

Una tira l’altra: dopo aver “scoperto” Lorraine Van Wyk sono finito, tramite giri un po’ troppo complicati da spiegare, sul profilo di un’altra modella sudafricana, Simone De Kock. Mi è bastato poco per farne subito l’ospite domenicale del mio blog, cancellando il post che avevo già programmato per l’occasione.
Non è solo una questione di bellezza. L’aspetto estetico è sotto gli occhi di tutti, sembra perfino sciocco ribadirlo. Semmai è una questione di modo di porsi agli occhi del pubblico. Simone, come Lorraine (e come tante altre che immagino conoscerò pian piano) sprizza di cordialità, simpatia, voglia di socializzare, di intelligenza nel comunicare. Del resto i social network dovrebbero svolgere questo ruolo, non vi pare? Eppure il concetto sembra sfuggire a molti nostri connazionali mediamente famosi, che aprono i loro profili solo per chattare in pubblico coi loro amici VIP.
Ma non voglio polemizzare. Concentriamoci quindi su Simone. Sudafricana, come ho già detto, giovanissima, con un sorriso che ammazza (ma dolcemente), capelli scuri e 174 centimetri di assoluta solarità. Modella professionista, ha da pochissimo posato per Sport Illustrated, edizione africana. A questo punto la domanda è: ma in quel bellissimo paese quanta aria buona c’è?

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19.08.91 (ebook gratuito)

19.01.91
di Alessandro Girola
Racconto autoconclusivo legato allo scenario di Due minuti a mezzanotte
Formato ePub e Mobi – racconto breve più appendice -
Copertina di Alessandro Girola
Impaginazione di Matteo Poropat
Link per il download diretto (versione ePub)
Link per il download diretto (versione Mobi)

Sinossi

19.08.1991. A Mosca è in atto il Putsch d’Agosto, il tentativo disperato di una Junta golpista di salvare l’Unione Sovietica dalla frammentazione che Mikhail Gorbaciov è pronto a vidimare, siglando di fatto lo scioglimento del colosso sovietico.
Sul monte Eiger, in Svizzera, Libby guida un commando di soldati della Delta Force alla ricerca di un uomo che ha un piano diabolico per ricompattare l’URSS sotto la minaccia di una fantomatica guerra nucleare. Messa alle strette e perseguitata da una diabolica, innaturale sfortuna, la velocista del team START viene soccorsa da un supereroe solitario che emerge dal passato…

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Compagni di Scuola (1988)

Compagni di scuola
di Carlo Verdone
Italia 1988

Una cosa curiosa che ho notato in questi anni è l’amore trasversale che unisce gli appassionati di cinema e di letteratura di genere: la vecchia commedia all’italiana.
Pur con notevoli eccezioni non posso fare a meno di notare quanto questa singolarità (niente a che fare con connettivismo) sia davvero diffusa e radicata.
Appassionati di fantascienza e di horror che citano a memoria Fantozzi, Manuel Fantoni, Don Buro e Oronzo Canà.
Vuoi perché in fondo quelle erano commedie a loro modo intelligenti – spesso geniali – vuoi perché sono l’altra faccia della stessa medaglia. Dimostrano al mondo che sappiamo ridere quanto spaventarci, sognare quanto burlarci di una realtà così stupida da risultare divertente.
Io appartengo di certo a questa categoria di strani aficionados.

Carlo Verdone è uno dei miei attori e registi preferiti. Purtroppo lo paragono un po’ a Stephen King: ha dato il meglio di sé negli anni ’80 e ora procede a tentoni, vivendo dei fasti passati, azzeccando raramente qualche guizzo geniale dei bei tempi che furono. A ogni modo quel che ha costruito rimane ed è immortale.
I vecchi film di Verdone, pur essendo commedie spassose, erano permeati da un fondo di malinconia tanto più percebibile in quanto nascosto tra battute, macchiette e gag spassose. Il pregio di Carlo è, a mio parere, quello di aver portato sullo schermo il ragazzo italiano medio degli anni ’80. Un po’ mammone un po’ spavaldo, costantemente diviso tra la voglia di affermarsi e l’insita timidezza dovuta dalla paura di sfigurare agli occhi di una società patriarcale e conservatrice. Continua a leggere

Accenni di criptobotanica

 

Oramai tutti sapete cosa si intende con la parola criptozoologia. Trasmissioni più o meno serie come Voyager e Mistero (su quest’ultima… vabbé) hanno contribuito a illuminare le menti fino a pochi anni ignare di tutti questo campo di studi.
Oltre la criptozoologia c’è però un’altra pseudoscienza gemella, che rimane ancora oggi poco conosciuta e ancor meno citata in televisione: la criptobotanica. Facile intuire di cosa si tratta, ossia dello studio di forme di vita vegetali considerate sconosciute, estinte o addirittura non esistenti.
Proprio come accade per la disciplina gemella, i criptobotanici si ritengono in tutto e per tutto scienziati, mentre fuori dal loro contesto difficilmente vengono reputati tali, anche se i distinguo sono tanti e distribuiti su un’ampia scala di valori.
I “vangeli” della criptobotanica sono prima di tutto alcuni resoconti di esploratori e viaggiatori dal tardo medioevo in poi, anche se alcuni ricercatori di questo ramo riescono a pescare dei riferimenti “scientifici” anche nella rielaborazione di leggende e miti del passato più remoto.

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Una domanda semplice sugli ebook

 

Fine luglio (o quasi): molti di voi saranno già pronti con la valigia in mano. Gli altri, quelli che per disparati motivi non faranno vacanze, vedranno comunque ridursi le ore passate davanti al computer, complice il caldo e lo svuotamento parziale del Web.
Inutile quindi sprecare parole per quei due/tre post più corposi che ho in mente, e che a questo punto rimanderò a fine mese.  Pubblicarli ora vorrebbe dire un po’ sprecarli, e credo che siano abbastanza interessanti da meritare un pubblico più o meno a pieno regime.
Però una domanda sul magnifico mondo della lettura e della scrittura ve lo voglio fare.
Chi di voi si porterà un eReader in vacanza?

Inutile negare che quest’anno gli ebook hanno avuto un bel balzo in avanti anche da noi in Italia.
Nonostante la perdurante ignoranza in materia, che serpeggia soprattutto sui blog e sui siti legati all’editoria old style, la gente inizia a incuriosirsi, a documentarsi, a fiutare i vantaggi del possedere un ereader.  Continua a leggere

Biancaneve e il cacciatore (2012)

Biancaneve e il Cacciatore
di Rupert Sanders
USA 2012

Mi pare del tutto inutile scrivere una sinossi della fiaba di Biancaneve, qui riproposta in modalità adulta e gotica. Così come lo erano le fiabe prima della rivoluzione disneyana: cupe e orrorifiche. Proprio per questo trovo risibili le critiche mosse da alcuni recensori, che se la prendono con la nuova moda americana di rivisitare le favole con tonalità dark. Piaccia o meno, ma si tratta di un semplice ritorno alle origini.
Biancaneve e il Cacciatore è a tutti gli effetti un film fantasy ben realizzato, che forse non entrerà nella storia del cinema ma che si può godere senza grandi patemi d’animo. Pur sapendo di rischiare una fatwa dei puristi e degli inconsolabili vedovi del cinema vintage, affermo a ragion veduta che un film del genere vale senz’altro di più dei tristissimi fantasy degli anni ’80, di cui si salvano davvero una manciata di titoli (i due Conan, Excalibur, poco altro).
Dopo essermi fatto nuovi amici, vediamo di razionalizzare un po’ questa mia recensione.

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