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Borgo Pliss (22): La Stazione

26 settembre

Maria Schneider, soltanto omonima della nota attrice di Ultimo tango a Parigi, li guida nella notte, verso il centro nevralgico di Malebolgia. La donna ha ascoltato il piano di White. Nonostante le malcelate perplessità ha deciso di aiutare il vigilante. A quanto pare non sono semplicemente due spie in contatto tra loro. Lo si capisce dagli sguardi che si scambiano, quando pensano di non essere visti da Massimo e Danilo.

Il gruppetto cammina all’ombra degli edifici vuoti del quartiere, evitando le luci proiettate dai vecchi lampioni. A un certo punto la meta del loro cammino appare evidente in fondo alla strada che stanno percorrendo.

Massimo strabuzza gli occhi, incredulo: una perfetta replica della Stazione Centrale si erge al centro di una piazza circolare, deserta ma linda, immacolata. Perfino da quella distanza nota i classici doccioni e l’architettura massiccia, voluta dal Regime Fascista. Ci sono solo alcuni dettagli che non tornano, ma ovviamente lui ha in mente la stazione del suo presente, non la versione ricostruita del Borgo.

«È lì che vive la Signora?», domanda Danilo, perplesso.

Maria annuisce, stringendosi ulteriormente nel cappotto di pelle nera. «Lì vive metà della nostra comunità, compreso Gustav e il resto della sua squadra. Sarà complicato entrare di nascosto ma ce la possiamo fare.»

La squadra di Gustav Pliss, di cui fa parte anche la stessa Maria, è composta da ex membri dell’Ahnenerbe, come purtroppo Massimo aveva già intuito. Nel ’39 li hanno spediti in Italia per mettere mano ai segreti alchemici dell’architetto e per ereditare il controllo della gorgone Steno. Se ci fossero riusciti Himmler l’avrebbe trasformata in un’arma letale in mano alle sue SS.

Non si tratta di veri e propri soldati, bensì di studiosi. Il nipote di Pliss è un etnografo e un esoterista, mentre Maria è un’esperta di archeologia cognitiva, qualsiasi cosa voglia dire un’espressione del genere. A dire della Schneider Gustav non è un dittatore da operetta. Mantiene l’ordine a Malebolgia e promette a giorni alterni che prima o poi riuscirà a mettere mano sul segreto della Cerchia e a liberare tutti dal Borgo. Ha adottato la simbologia proto-nazista perché per lui significa ordine e progresso. Massimo pensa che sia perfino scusabile, visto che il nipote di Pliss è scomparso dal mondo esterno nel ’39, prima della guerra e degli altri orrori hitleriani.

Maria ha spiegato loro che, secondo gli abitanti di Malebolgia, i “cattivi” sono gli anarchici abitanti del quartiere governato dal Sindaco, il quale costringe tutti a vivere in quella sorta di prigione alchemica. Perfino l’operato sbrigativo dei reclutatori è giustificato dall’urgenza di impedire che i nuovi arrivati finiscano per schierarsi dalla parte della Cerchia.

E allora perché Maria ha deciso di aiutarli? Semplice: perché lei e White desiderano uscire dalla clandestinità e frequentarsi alla luce del sole. Cosa che al Borgo è loro proibita. O almeno questa è la deduzione di Massimo, condita da un po’ di fantasia da scrittore.

Mentre rimugina su tutto quanto continua a seguire la Scheider e il resto del gruppo. Tagliando per una serie di vicoli bui si avvicinano alla stazione, lungo il suo lato destro.

«Dottoressa», la interpella Danilo. «Ha già idea di come entrare?»

Maria esibisce un sorriso poco rassicurante. «Certo che sì. Passeremo da sopra.» Quindi indica il tetto del colossale edificio.

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12 risposte a "Borgo Pliss (22): La Stazione"

  1. Wow, entra in scena uno dei miei edifici milanesi prediletti: nonostante la sua pesantezza e la sua pomposità, la Stazione Centrale è davvero affascinante.
    Grazie !

  2. Da sopra, WOW! *O*

    Mi accodo al commento di Mr. Giobblin qui sopra, la distinzione tra la parte giusta e quella sbagliata del Borgo sta leggermente sfumando, dopo questo capitolo…

    Ciao,
    Gianluca

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