Cinque stupidi luoghi comuni sul Web

web 2.0

Questo post è dedicato a tutti coloro che usano Internet non solo per divertimento, per cazzeggio, bensì anche per lavoro, cercando di tramutare una passione in una professione.
Quindi mi rivolgo agli scrittori, ai blogger, ai musicisti, ai giornalisti freelance, ai grafici. A tutti quelli che hanno scoperto che il Web è un’opportunità, una frontiera che offre spazio a chi sa scorgerlo. A chi lo rispetta.
In Italia (premessa sempre più presente in questo genere di articoli) c’è ancora molta ignoranza riguardo alla Rete. Siamo sempre stati indietro di quattro/cinque anni rispetto al resto del mondo occidentale.
Io sono sul Web dal 1997, ossia dal periodo di Internet 1.0 A quei tempi faceva figo “avere il sito”, anche se poi in realtà in pochi lo aggiornavano, né utilizzavano la posta elettronica. Chi era sveglio ne approfittò per portarsi avanti, gli altri si annoiarono alla svelta. Parlo soprattutto di artisti, cantanti, scrittori etc.
Nell’epoca di Internet 2.0, caratterizzata dai social network, dai blog e da un’interattività estrema, la confusione è ancora maggiore. E chi l’alimenta? I media. Con una serie di banalizzazioni estreme e dannose. Vediamo le principali.

Il Popolo del Web

Detto anche “Il Popolo di Facebook” o “Il Popolo di Twitter”. Un’espressione che sentiamo ripetere da mille telegiornali, che leggiamo sui quotidiani nazionali. Un’espressione che non vuol dire nulla. Non esiste un generico popolo di internatuti, perché questa categoria comprende tanto gli orribili pedofili che cercano materiale illegale online, quanto chi la Rete la usa per cazzeggiare. Ma anche chi ne fa un lavoro, chi con Internet ci lavora. Quindi “Popolo del Web” è una generalizzazione idiota, a uso e consumo delle menti facili. Idem per “Popolo di Facebook” (o Twitter). I social network sono variegati per natura, non vivono certo di una mentalità comune.
Per fortuna.

Su Internet la libertà di parola è totale

Il che tecnicamente è vero.
Nel senso che chiunque può scrivere qualunque stronzata gli venga in mente. Basta guardare i commenti ai video di YouTube, che sono un condensato di razzismo, volgarità, denigrazione, insulti e spam. Idem per la blogosfera. Quindi, almeno per quel che riguarda i miei spazi (blog, social network, tumblr) la libertà di parola è limitata dal buon senso, dall’educazione e dal rispetto.
Più moderazione, ecco cosa servirebbe a buona parte degli spazi di discussione disponibili in Rete. E’ una limitazione di democrazia? Forse sì. Non lo vedo come un male assoluto. Se Internet è la casa di tutti, non voglio certo aprirla ai vandali che hanno interesse solo a devastarla. Sbaglio? Può darsi. Ma questo è il mio pensiero, e a quanto pare ora anche qui in Italia la materia è diventata argomento di serie discussioni.

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Su Internet tutto deve essere gratuito

Balle.
Su e con Internet molta gente ci lavora. Parlo di chi vende musica, libri, articoli, film, o anche semplicemente servizi. Cose che, pur digitali, hanno un peso specifico in termini di realizzazione: costi, tempo, fatica. Quindi meritano di essere ricompensati. Chi pensa il contrario è un troglodita. Purtroppo in Italia i trogloditi sono parecchi.
Io compro regolarmente mp3, ebook, mi abbono ai siti che mi interessano. Capita anche che scarichi materiale gratuito (soprattutto film), ma spesso rimedio al torto comprando i DVD dei film che ho gradito in streaming. Non è idiozia, è buonsenso. Se apprezzo un cantante e non compro le sue canzoni, presto o tardi finirà di produrne. Semplice, no?
Altrimenti, seguendo il ragionamento del “tutto gratis”, domattina dovrei presentarmi al bar e pretendere caffè e brioche senza pagarli. Magari in cambio di un semplice passaparola.
Dite che non funziona così?

I Social Network servono solo per cazzeggiare

Per molti è vero, per altri no. In realtà i social network – Facebook, Twitter e G+ – sono indispensabili veicoli di contatto, di promozione e, perché no, di lavoro.
Se poi l’utente medio riesce a utilizzarli soltanto per pubblicare foto di gattini e slogan populisti, il problema evidentemente non è mio. Peggio ancora se, come sta accadendo sempre più spesso, i social diventano il veicolo dell’odio di tutti coloro che ogni giorno decidono di utilizzarli per insultare qualcuno. Magari anche solo perché hai parlato bene di un film o di una canzone che a loro non piace. La megalomania distruttiva da social network darà da lavorare a molti psicologi, vedrete.
Comunque sia il danno non lo fa mai il mezzo, bensì il suo utilizzatore finale.

Lavorare su Internet non è un vero mestiere

Questa cosa ce la portiamo dietro da almeno due decenni, ossia da quando la gente ha iniziato a occuparsi di programmazione, di gestione di siti internet, di copywriting etc etc. Pare strano che nel 2013 esistano ancora persone così, ma purtroppo ci sono: si tratta di tutti i simpaticoni secondo cui se lavori online (o comunque su un computer) non è un vero lavoro.
Perché su Internet in fondo ci vai per i porno, per Facebook, per scaricare musica illegalmente. Quindi è uno spasso, non un mestiere.
Da questo punto derivano infatti il punto tre (su Internet tutto deve essere gratuito, perché tanto è un immenso luna park in cui la gente se la spassa 24h/7g) e in parte anche il punto quattro (i social network servono solo per cazzeggiare).
Ed è così che nascono fraintendimenti epocali, per esempio quella del tizio che si rivolge a un webmaster chiedendogli: “Quanto vuoi per fare il sito alla mia azienda? Conta che ho mio nipote di sedici anni che potrebbe farmelo per venti euro, quindi regolati tu…”

internet non è un lavoro
– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

29 commenti

  1. Io mi tengo ben lontana da tutti i tipi di social. Per alcuni sembra impossibile, per altri e’ come se non esistessi. Io continuo a starne allalarga.!!!!!!!!

    1. Alice nelle bottiglie trova le sue meraviglie!
      Anche io la penso come te, anche io mi tengo alla larga dai – Social –
      IO NON ESISTO
      Nel lavoro che faccio c’è una grossa componente – INTERNET –
      La pubblicità commerciale vera è lontana dai social, paghi in Google e subito vendi alla grande!
      Altrimenti ci sono i siti di settore. Se vendi macchine Autoscout24, se vendi minchiate varie Ebay e Subito

      IO VOGLIO TORNARE A CACCIARE NELLA FORESTA!!!!!!

  2. Il peggiore è l’ultimo: ho sempre lavorato tramite computer e sono del parere di aver dato la sensazione, a molta gente, di non aver mia fatto un tubo. Il mio ambiente natale è quello delle mani sporche di grasso e della schiena china. Web?

    1. Anche qui c’è gente che la pensa così.
      Rappresentano la maggioranza delle persone che ho intorno.
      Il lavoro vero è solo quello in cui arrivi a sera vuncio (sporco), sfatto e incazzato.

      1. Io ho fatto un sacco di lavori diversi:
        – Assicuratore – parole parole parole parole soldi pochi
        – Contadino – merda, terra, sangue e sudore
        – Muratore – martello, chiodi, cemento, sudore e fatica
        – Tecnico in Industria cosmetica: Puzzano come una bella Baldracca
        – Tecnico in Industria Tessile: il buio più lungo
        Oggi lavoro su PC per l’ 80% del tempo, per il 20% parole, parole, parole, problemi, problemi, problemi, balle e parole in assoluto il lavoro più snervante! Arrivo a casa fuso e sogno di tornare AL MITO DEL BUON SELVAGGIO, o almeno a spalare merda.

  3. Il punto 5 sottolinea ancor di più quanto siamo indietro e trogloditi. Siamo ancora convinti che il “vero lavoro” sia quello classico, quello vecchio che ci hanno consegnato come la staffetta. L’opportunità di impiego della Rete e gli sviluppi di nuove attività dovrebbe essere visto come una buona soluzione per trovare lavoro. C’è ancora tanto spazio, sveglia!

  4. Facciamo il quadro della situazione? Facciamolo.

    Lavorare sul web non è lavoro.

    Quindi bisogna procurarsi un lavoro vero, altrimenti non si viene pagati. Il lavoro vero, lo abbiamo appurato spesso, è alienante, stupido, inutile, e viene svolto in un ambiente umano e organizzativo squallido e dannoso per la salute.

    Però – e la realtà ci mette sempre di fronte a un però – questo tipo di lavoro non c’è. Non lo troviamo. Mandiamo il curriculum? ci ignorano.

    Cosa ci dice allora l’Italiano Medio: “eh, ma il lavoro bisogna inventarselo, cari miei…”

    Generalmente chi ci dice questa frase meritevole della deportazione alla Kolyma fa lo sportellista alle Poste, o mette timbri al Catasto. E ci parla di inventarci un lavoro. Lavoro che ha ottenuto perché combina il piede equino con un deficit cognitivo grave – combo imbattibile che permette di scalare ogni graduatoria concorsuale.

    1. Infatti una delle cose peggiori degli ultimi tempi è che “là fuori” stanno colpevolizzando il mero fatto di divertirsi. Come se fosse un peccato mortale.

  5. Parlando di internet e lavoro bisogna soltanto fare atttenzione a non fare lo stesso errore: generalizzare troppo sulle persone che hanno dei pregiudizi rischia di portare noi stessi ad avere un pregiudizio uguale ma speculare.
    Questo mi porta a dire che manca un parametro fondamentale per inquadrare le persone che cavalcano quei luoghi comuni: l’età anagrafica.
    Ogni volta che mia nonna 91enne mi sollecita a trovare un “lavoro vero” invece di stare appresso a “quei cosi” io (che pure lavoro dentro un ufficio Lun-Ven 9:00-18:00) mi faccio una risata.
    Di contro quando in metropolitana sento (ed è capitato) gente di 35-50 anni lagnarsi per l’affollamento sui mezzi pubblici invidiando quelli che lavorando da casa “non fanno un c…o tutto il giorno e li pagano pure” capisco ed apprezzo questa top5.

    Parlando invece del “tutto gratis” credo che in alcuni contesti questa pessima abitudine sia dovuta anche al pessimo approccio iniziale di case discografiche, case editrici e distributori homevideo che hanno demonizzato la pirateria cercando di far rimanere la scena il più statica possibile invece che tentare di armonizzare le esigenze degli utenti con le loro (ebook venduti a prezzi da cartaceo, impossibilità o quasi di noleggiare un film online, nascita dei music store tardiva e completamente slegata dalle case discografiche).

    1. Concordo completamente con te.
      Anch’io quando ricevo qualche commento da un anziano scoppio a ridere. Se invece a farlo è un mio coetaneo, beh, m’incazzo. Anche perché di solito si tratta, come si diceva in un altro commento, del tipico paraculato che si lamenta ma che in realtà è sistemato per la vita.

      1. Ma anche non fosse un paraculato, c’è da dire che una persona che pur avendo una vita “attiva” non si tiene al passo con i tempi rimane una persona di cui non posso avere la minima stima ne considerazione.

  6. Io detesto le espressioni “il popolo di internet” e simili. Sarebbe come dire “il popolo del 37 barrato” o “il popolo del bar centrale” (anche se quest’ultima in effetti un senso ce lo potrebbe anche avere)

    Poi però di contro devo dire di essere in parte d’accordo col detto che i social servono per cazzeggiare, anche se occorre essere onesti e dire che “vengono usati soprattutto per cazzeggiare”; ma questo è un tema per il quale sono un pò paranoico 🙂

  7. Concordo su tutti e cinque i punti. Chi non lavora nell’ambito medico non può neanche immaginare quanto l’indicizzazione degli articoli scientifici su mega-database gratuiti abbia velocizzato e migliorato la ricerca scientifica, e questo è solo uno degli esempi. Chi appiattisce il web sui social semplicemente non sa di cosa parla.

    C’è un solo passaggio in cui mi trovo in disaccordo con te:

    “Su e con Internet molta gente ci lavora. Parlo di chi vende musica, libri, articoli, film, o anche semplicemente servizi. Cose che, pur digitali, hanno un peso specifico in termini di realizzazione: costi, tempo, fatica. Quindi meritano di essere ricompensati. Chi pensa il contrario è un troglodita.”

    Concordo sul contenuto, infatti non capisco chi pensa che su Kindle i libri dovrebbero costare il 10%, come se il costo di un libro fosse legato alla carta (a questo punto vendiamoli al kilo che è meglio), mentre mi trovo in disaccordo sulla forma “chi pensa il contrario è un troglodita”. Intanto perché potrebbe non essere un troglodita ma semplicemente una persona che fa un ragionamento molto semplice e generalizzante, che magari non ci ha mai riflettuto sul serio; in secondo luogo trovo la formula “chi pensa il contrario è un troglodita” troppo stridente con un articolo così serio ed equilibrato.

    Infine, penso che sia giusta l’idea di guardare un film in streaming e acquistarlo se ti piace (purché questo venga fatto sistematicamente), anziché andare a guardarlo “a scatola chiusa” al cinema. In fondo, secondo me, il web spinge in direzione della qualità, a partire dal pagerank di google passando per i video youtube: (tendenzialmente) un video fatto bene fa più visualizzazioni di 100 fatti male. Forse fa eccezione facebook con le pagine stupide da 100k iscritti, ma in fondo va preso per quello che è, e non si può pensare che quello che vale su facebook possa essere generalizzato allo strumento internet, che è tutta un’altra cosa.

  8. Certo che è facile sparare a zero, io non mi permetto di dire se questo sia o non sia un lavoro. Sarebbe come paragonare un banchiere a un panettiere. Uno di gestione o calcolo e l’altro muratore…
    Siate seri su.. vi do ragione per i social, sono solo una perdita di tempo ma non tiratemi fuori assurdità su programmatori ecc.
    Senza un programmatore i vostri software chi li fa? Compresi quelli gratuiti o lo sportello del bancomat, senza sistemisti il dipendente in ufficio non può lavorare. Il sito web non serve a niente? La mail gira su un server e per gestirla c’è un sito sotto.. poi per la creazione, il discorso del ragazzino di 16 anni è pura follia, questo denota che c’è totale carenza e disinformazione, per non dire ignoranza.. il ragazzino carica un testo e due foto, a livello di impaginazione o grafica o funzionalità c’è un abisso rispetto a un e-commerce.. maddai

  9. Troppo vero! io lavoro tantissimo sul web ma guadagnarci seriamente è quasi impossibile! Per la pubblicità uso moltissimo i social ed ho ottimi risultati! se usati bene diventano quasi la prima fonte di promozione che poi lega tutte le altre. La prima azienda con cui ho iniziato non ci credeva, ma in quattro mesi di lavoro su fb e twitter hanno triplicato il fatturato e sono stati contattati da giornalisti e tv che avevano visto i miei post, da lì mi hanno dato una cifra che somiglia ad uno stipendio, ma con molti devo sempre stare a lottare, qualche tempo fa un’associazione mi ha proposto 100 € al mese per tenere tutta la comunicazione (sito, fb, twitter e vari blog) dicendomi “tanto che sarà mai, ti diverti pure” eh ! l’ignoranza!

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