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La mia esperienza di scrittore, sul Kindle Store

la marmora kindle store

Dal maggio scorso alcuni miei ebook sono in vendita sul Kindle Store. Probabilmente ve ne sarete già accorti.
Basta dare un’occhiata al sottopancia di Plutonia, o alla pagina dedicata agli ebook, per rendersi conto di quali sono in vendita tramite Amazon, di quali sono in download libero, con libera donazione, e infine di quali sono in download gratuito, senza altre controindicazioni.
Chi mi segueda più tempo sa che per anni ho condiviso i miei ebook senza chiedere nulla in cambio. Mi sembrava giusto così, per farmi conoscere, senza obbligare i lettori a spendere dei soldi puntando su uno sconosciuto.
Una volta costituito il mio piccolo pubblico di affezionati, ho tentato più volte la formula “download libero, libera donazione tramite PayPal”. Un esempio è quello di Pandemic AD.
Purtroppo la strategia si è rivelata piuttosto inefficace. A fronte di oltre tremila download, le persone che mi hanno versato l’obolo pari a un euro sono state sì e no una trentina.
Sicché il passo successivo è stato quello più classico: vendere alcuni racconti e romanzi tramite Amazon*.

A diversi mesi di distanza dal mio debutto sul Kindle Store devo ritenermi del tutto soddisfatto di questa scelta.
Non perché ho fatto i milioni, questo no.
Semplicemente per il fatto che il mio lavoro come scrittore, che spesso comprende anche il contributo esterno di editor, grafici e impaginatori, ha finalmente trovato un dignitoso compenso.
Compenso per il tempo speso, per le persone coinvolte nei vari progetti, per lo sforzo intellettuale.

Eh, ma allora ci vuoi guadagnare! Dirà qualcuno.
Anche sì. So bene che, in Italia, non potrò mai campare di scrittura. Tuttavia è bello utilizzare i cento/duecento euro guadagnati vendendo ebook** per comprare altri libri, per fare regali, o anche per pagare una bolletta del telefono.
Passione, dignità e compenso non sono cose slegate, se non nella testa degli stolti.
Aver ricevuto le prime royalties da Amazon è stata una bella sensazione. Mi ha dato un senso di completezza, un segno tangibile di stima per il lavoro svolto.

keep-calm-and-allora-ci-vuoi-guadagnare

Tempo fa un blogger che un tempo rispettavo (prima che sbroccasse di brutto) mi disse che gli scrittori autopubblicati non hanno diritto di essere pagati perché “nessuno vi ha chiesto di scrivere“.
Così come nessuno chiese a Messi di tirare i primi calci a un pallone, a Frank Sinatra di cantare o a Van Gogh di dipingere. L’elenco, chiaramente, potrebbe continuare all’infinito.
Che discorsi sono?
Chiunque di noi, se vuole, ha il lecito e sacrosanto diritto di provare a coltivare un’attività che sia al contempo piacevole e almeno un po’ remunerativa.
Ma questi sono discorsi già fatti molte volte, non vale la pena tornarci sopra.

Detto ciò, all’effetto pratico, com’è la mia esperienza di scrittore autopubblicato, su Amazon?
Positiva, anche nei numeri.
I miei bestseller sono senz’altro I Robot di La Marmora (di cui arriverà prestissimo il corposo seguito) e Specie Dominante. Entrambi gli ebook si attestano sulle circa 300 copie vendute (l’uno). La palma di ebook più rivalutato sul lungo periodo va ad Aquila di Sangue. Pubblicato sul Kindle Store a fine agosto, ha iniziato a vendere molto bene solo in ottobre, I motivi? La nuova copertina disegnata da Giordano Efrodini, un’azzeccata campagna pubblicitaria e l’aiuto di voi lettori, che mi avete aiutato nel passaparola.
Soddisfacenti anche le vendite di Milano Doppelganger, il mio racconto lungo venduto in agosto e pensato per la ricorrenza di Halloween.

Bagliori da Fomalhaut, con la nuova copertina e il prezzo ribassato.

Bagliori da Fomalhaut, con la nuova copertina e il prezzo ribassato.

Gli altri miei titoli hanno venduto molto, molto, molto meno. Parlo di numeri compresi tra le 20 copie per il peggiore e le 70 per il migliore. C’è anche da dire che sono quelli che ho pubblicizzato meno, o addirittura seconde pubblicazioni rivedute e ampliate di ebook rilasciati anni fa, gratuitamente.
A breve uscirà poi il mio lavoro più importante per questo 2013, vale a dire il sequel de I Robot di La Marmora. S’intitolerà, come forse già sapete, I Mecha di Napoleone III, e sarà un solido romanzo, lungo e ricco di tanta, tanta bella roba. Dai riscontri che avrò a tal riguardo riuscirò a fare un vero bilancio di questo primo semestre da scrittore autoprodotto, con base su Amazon.

La strada intrapresa è comunque soddisfacente, dignitosa*** e ricca di nuove cose da imparare. Ho la netta sensazione che in futuro le cose non potranno che migliorare, se la mia volontà di impegnarmi e di lavorare non verrà meno. Questo a dispetto dei moltissimi articoli contro il self-publishing che ogni giorno mi capita di leggere, e che hanno tutto l’aspetto di una crociata che intende colpire a casaccio, senza fare prigionieri. La speranza è, ovviamente, che il lettore sappia distinguere tra autoprodotto e autoprodotto****, ma anche tra le varie sfumature della critica al self-publishing, non tutte così disinteressate, diciamolo.

Il mio prossimo passo sarà debuttare su qualche piattaforma dedicata agli ebook in formato ePub, che non sia né Lulu né un aggregatore come Simplicissimus, con cui ho avuto esperienze molto deludenti. Comunque ci penserò più in là. Occuparmene non è ancora una priorità.

Vi terrò informati su tutto. Anzi, ho già iniziato a farlo, con lo schema di avanzamento delle mie future pubblicazioni. Dove? Qui e qui.
A presto!

aquila sul kindle store

Aquila di Sangue, versione con la copertina nuova e col prezzo ribassato.

– – –

* No, l’editoria tradizionale non mi ha mai attratto. Non si confà al mio carattere, né trovo che il settore goda di particolare salute. Sicché non ho mai cercato una “normale” pubblicazione. Che ci crediate o meno, questa è la mia storia. E non vedo perché dovrei mentirvi.
** Royalties che riesco a maturare ogni due mesi di attività (circa). Facendo un paragone, direi che sono introiti non lontani da quelli di un “vero scrittore”, pubblicato con una casa editrice italiana di medie dimensioni.
*** Dignitosa sì, in senso letterale. Non sono mai stato uno di quelli che pensano alla scrittura come una strada facile per arricchirsi. La logica dice il contrario, i fatti lo confermano. Scrivere per creare belle storie, e guadagnarci qualcosina, è il compromesso a cui l’autore italiano di buon senso dovrebbe ambire.
**** Lo ribadirò fino allo sfinimento: sono il primo a essere consapevole che tra gli ebook autopubblicati ce ne sono moltissimi di qualità infima, ancor più che dilettantesca. Ma, come in tutte le cose, non si può generalizzare.

(A.G. – Follow me on Twitter)

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28 risposte »

  1. Complimenti Alessandro!
    Avendo seguito la tua evoluzione sono molto contento, non mollare (anche se so che non ne hai intenzione) la strada e’ ancora lunga ma quando riesci a campare della tua passione puoi guardare chi ti criticava e che poi diventa un ammiratore e sputazzargli in un occhio… son soddisfazioni!
    Keep calm and torna a scrivere 😀

    • Grazie mille 😉
      Siamo lontanissimi dal poter campare di sola scrittura, cosa che in Italia è quasi impossibile da realizzare, ma già monetizzare un poco il mio lavoro creativo è una bella soddisfazione. 🙂

  2. Bello e istruttivo! Nei miei limiti (che sono MOLTO MOLTO più stringenti dei tuoi) sto cercando di immaginarmi una strada simile. Avere te davanti come riferimento è una roba che vale letteralmente ORO.
    Nel momento in cui mi riterrò davvero pronto a far leggere qualcosa di mio, qualcosa che a mio giudizio abbia una qualità almeno passabile, ti terrò molto ben presente. Contemporaneamente capisco anche che l’idea di fare tutto da solo è ampiamente utopica e che bisognerà inventare qualcosa per tutta la “roba” di contorno che non sia la trama propriamente detta…
    Grazie ancora!

    • Grazie mille 😉
      Effettivamente pensare di fare tutto da solo e al contempo mantenere un livello qualitativo alto è utopico.
      Occorre trovarsi dei buoni collaboratori, pochi ma validi.
      È un percorso molto complicato, nel suo complesso, ma vale la pena provarci.

  3. Complimentissimi *-*
    Questa cosa del “allora ci vuoi guadagnare” è una leggenda metropolitana moderna: perché tutti si sorprendono sempre? Sono millenni che le arti sono lavori e incarichi, è solo in questi ultimi decenni che si crede il contrario. Per cui ben venga il guadagno come è giusto che sia, perché non c’è niente di meglio del proprio lavoro che ci sostiene a fine mese serenamente.

    • Grazie!
      Riguardo al tuo ragionamento, che ovviamente condivido al 100%, credo che negli ultimi anni ci sia stata un’involuzione della società, in questo senso. Sicché certe cose vengono viste come inutili/superflue, sicché valide solo se gratuite.
      È un brutto segnale, lo so.

  4. senti, visto che sicuramente hai familiarità, mi levi un dubbio? ma c’è un modo per impostare sul kindle store un prezzo preciso? del tipo, se io voglio vendere un ebook a 1 euro secco, come faccio a fare in modo che il prezzo finale sia quello? perché tutte le volte cerco di avvicinarmi alla cifra che ho in mente ma non mi riesce mai azzeccarla, però non posso mica cambiare il prezzo otto volte in un giorno finché non lo trovo!

    visto che anche sui tuoi vedo prezzi tipo 0.94 1.23, non credo che siano le cifre che hai scelto di impostare… bisogna farsi da soli lo scorporo dell’iva per riuscirci?

    • In teoria quando metti in vendita un ebook sul Kindle Store puoi impostare il prezzo in dollari e scegliere che gli altri “sotto-store” mondiali adattino il prezzo col cambia valuta, oppure puoi decidere dei prezzi diversi per ciascun mercato.
      Mettiamo 2.99 $ su Amazon.com, 3 euro su Amazon.it e 4 £ su Amazon.uk
      Oppure puoi lasciare 2.99 $ e basta; gli altri prezzi si adeguano al cambio.

      • sì, ma il prezzo che imposti lì non è quello finale. da qualche parte in basso dice che a quello verrà poi aggiunta iva (che cambia da paese a paese) e spese di distribuzione o cosa del genere. quindi uno dovrebbe farsi il calcolo prima per avere il numero che vuole lui… ti risulta non ci sia altro modo?

  5. Complimenti per l’articolo e per le considerazioni di base. Non mi soffermo sulla polemica tra autoproduzione e case editrici tradizionali, ma sottolineo che condivido ogni punto del tuo articolo.

  6. Ottimi risultati che oltre alle qualità di scrittore dipendono sicuramente dalla perseveranza e dalla volontà di portare avanti tutta “la baracca”, tra blog, social vari, e l’affinamento continuo delle abilità nel marketing (che ti invidio profondamente 🙂 ).
    Congratulazioni e in bocca al lupo per i prossimi progetti!

    • Grazie mille Matteo!
      In effetti bisogna studiare sempre e tenersi aggiornati… Spesso non è semplice, né divertente (scrivere sì, ma tutto il contorno costa solo fatica). Tuttavia le cose o si fanno bene o è meglio lasciar perdere.
      Anche perché là fuori sono pronti a metterci in croce.

  7. Grazie per aver condiviso le tue considerazioni! Credo che le tue storie, non so se per il taglio o per i contenuti, trovino una dimensione ideale nel mondo delle autoproduzioni. Le tue, come buona parte degli altri autori che si sono rivolti al selfpublishing – fra quelli che ho letto, naturalmente, non sul totale. Ci fosse, non so, ancora Weird Tales, farei un discorso leggermente diverso. 🙂
    Spero condividerai eventuali “scoperte” sul mondo ePub. Io ho in antipatia alcune scelte di Amazon sul digitale, ma riconosco che per l’autore non c’è un’alternativa altrettanto semplice e ben strutturata, e che permetta al tempo stesso di raggiungere i lettori.

    • Sì, sulla faccenda degli ePub io e un pugno di colleghi stiamo facendo delle prove e delle “indagini” sul campo. Qualcosa di valido troveremo, indubbiamente 😉

  8. Complimenti anche da parte mia. Posso dirti che pure io, dopo le delusioni avute con ilmiolibro e lulu, su amazon mi sono preso quanche soddisfazione. Probabilmente la piattaforma web in se, il kindle, la possibilità di avere un estratto di poche pagine per dare un’occhiata e l’ormai nota efficienza di amazon sono in qualche nodo una garanzia anche per il lettore disposto a rischiare su un autoprodotto. Come si dice in questi casi, ad maiora 🙂

    • C’è poco da fare: se un portale (uno store) è ben organizzato come Amazon, è più facile e piacevole lavorarci. Proprio per i motivi che sottolinei anche tu 😉

  9. Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
    Interessante anche perchè permette, a noi lettori, di capire il motivo per cui non sia pubblicata molta fantascienza in Italia: se il un testo nella top 20 di tutti i libri di fantascienza vende 300 copie, allora non c’è proprio mercato, a parte noi quattro gatti.

    • Conta che ci sono altri store di ebook, ma in effetti quello di Amazon è il più grande e frequentato.
      Probabilmente se qui in Italia non avessero fatto ostracismo sugli ebook, i numeri sarebbero diversi.

  10. Grazie per l’articolo, mi è piaciuto molto. Se puoi, vuoi e ne hai voglia, potresti spiegare un po’ meglio questo passo in cui dici “…qualche piattaforma dedicata agli ebook in formato ePub, che non sia né Lulu né un aggregatore come Simplicissimus, con cui ho avuto esperienze molto deludenti”? Perché deludenti?
    Ciao e grazie, Simone.

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