La sindrome di Tex Willer

Tex Willer

L’altro giorno ho assistito a uno scambio di battute sulla bacheca Facebook di un’amica.
L’oggetto della discussione era Tex Willer, il noto eroe della Bonelli. L’amica diceva di averlo acquistato per la prima volta e di averlo trovato poco dinamico, noioso, legnoso. E, badate bene, stiamo parlando di una grande appassionata di fumetti, non di una profana.
Tra i commenti si è quindi palesato un fan storico di Tex, irritato da tali affermazioni. Il che, a voler ben vedere, ci può stare. Ciascuno ha le sue passioni ed è giusto che le difenda.
Solo che gli argomenti usati dal fan di Tex erano leggermente allucinanti.
Si andava dal classico (e a parer mio agghiacciante) “Tex è così da 50 anni e non deve cambiare“, all’altrettanto inquietante “Mi piacciono le storie che presentano sempre questi elementi“.
Caspita, direte voi.
Cazzarola, dico io.

Nella discussione qualcuno ha osato far notare che Tex ha avuto un interessante periodo di evoluzione, quando ha introdotto tematiche horror, fantawestern, perfino fantasy, variando così le classiche tematiche del western puro.
La risposta del fan è stata lapidaria: “A Tex non servono nuovi elementi, è bello così com’è. Se cercassi altro, leggerei altro“.

A me questa mentalità talebana avvilisce.
Una totale chiusura al nuovo è ciò che sta facendo morire la narrativa d’intrattenimento, qui in Italia. Parlo sia di fumetti che di libri.
Ci si arrocca su poche, relative certezze e si scarta tutto ciò che è ignoto, pensando che tanto non può offrire nulla d’interessante.
Il ragionamento che il fan ha fatto per Tex Willer vale anche per l’editoria, dove oramai molti lettori “medi” si concentrano su tematiche che reputano sicure per i loro gusti. Thriller, gialli, un horror apocalittico pieno di cliché, tanto per variare una volta o due all’anno.

Questo va proprio contro il mio essere.
A me piace variare, credo che lo abbiate capito.
Mi piace farlo da lettore, ma anche da scrittore.
In diversi anni di attività sono passato dal thriller (agli esordi) alla fantascienza, dalle zombie-novel ai racconti di supereroi. Sono arrivato al peplum, con Maciste, e al weird west, con Biondin. Nel 2015 magari proverò altri sottogeneri. Ah, ovviamente mi sono fatto anche la trafila steampunk/dieselpunk, e sto pensando di provare il clockpunk.

Qualcuno mi disse – con piena ragione – che se scrivessi soltanto racconti di zombie o catastrofici, potrei campare di scrittura. Forse è vero. Ho una lista lunga così di lettori che acquisterebbero ogni ebook di questo tipo. Solo che non ce la faccio. Se non vario mi annoio, quindi non riesco a scrivere bene come vorrei.

Variare e sperimentare è bellissimo. Al peggio, una volta provata una cosa nuova, si può sempre capire che non fa al caso nostro e dedicarsi ad altro. Se invece mai si prova, mai si espande il proprio orizzonte. Si rimane prigionieri di poche certezze e ci si preclude tutto il resto.

La Sindrome di Tex Willer è una brutta bestia.
Senza nulla togliere al vecchio eroe bonellide, che ha comunque una lunga lista di meriti nel suo CV letterario.

Tex Willer 2

– – –

(A.G. – Follow me on Twitter)

Segui la pagina Facebook di Plutonia Experiment

37 commenti

  1. Premettendo che Tex mi piace e ancora oggi ogni tanto lo leggo con piacere capisco quello che vuoi dire. Io stesso ho sentito dire cose simili da molti lettori di Tex ad esempio in merito al Texone di quest’anno che era una storia quasi horror disegnata da Roi,solo questi elementi li facevano urlare allo scandalo manco gli avessero seviziato la madre.

  2. E’ il solito discorso: a molti (de gustibus) piace e rassicura un personaggio con storie dalla evoluzione e dalla struttura sempre uguale; non cercano nulla di nuovo e non vogliono nulla di nuovo.
    Io sono della idea che un personaggio, dopo diverse centinaia di numeri sulla groppa, debba rinnoversi in una certa maniera ogni tanto…anche perchè il rischio della ripetizione fine a se stessa rimane dietro l’angolo come un’ombra colossale.
    Poi ci sta tutto e dei gusti altrui non mi sbilancio.
    Quello che contesto anche io, sono le assolute prese di posizioni (ti cito Alessandro) “talebane”…

    1. Marvel e DC fanno dei reboot continui dei loro universi narrativi.
      Lo considero un bel modo per mischiare le carte, anche se certe volte i risultati non sono poi granché.
      Ecco, un bel reboot di Tex potrebbe spingermi a comprarlo.
      Ma non succederà, perché là fuori ci sono schiere di lettori attempati pronti a impugnare i forconi alle prime avvisaglie di cambiamento.

  3. Lo avrete letto, ma se non lo avete fatto leggete il capitolo dedicato a Jan Fleming ne Il superuomo di massa in Apocalittici e integrati, che parla proprio delle ripetizioni in letteratura e di come queste paghino. Come dice Nicola, la struttura ripetitiva è rassicurante, come un’abitudine piacevole che si desidera mantenere. La faccenda non è così innaturale, se ci pensiamo: prendiamo il genere cinematografico. Possono cambiare trame, personaggi, ambientazioni e tutto quello che volete, ma nel 99% dei casi alla fine il buono, in un modo o nell’altro, prevarrà. E’ la Ripetizione annunciata. In letteratura è ancora più drastica la cosa, almeno da noi in Italia. se esci dal seminato del già visto, già scritto, già letto rischi di essere ignorato, qualunque siano i tuoi meriti o demeriti.

  4. Saluti dall’amica in questione 😀

    Le tue reazioni sono molto simili a quelle che ho provato io mentre rispondevo alle mie controparti.
    Premetto che non sono una lettrice di Tex: l’unica ragione che mi ha convinta a sprecare (e ribadisco la parola SPRECARE) 3.20€ con i quali probabilmente avrei potuto comprarmi un altro fumetto, è perché mi servivano delle reference western (non staremo qui a fare tutto il pippone per il quale io frequento la scuola di fumetto). Però contavo di trovarmi di fronte una bella storia. I miei genitori erano forti lettori di Tex, prima di iniziarlo mi ero fatta raccontare la sua storia da mia madre. Non mi è piaciuto, peccato, la prossima volta andrà meglio?
    Quello che più mi ha disturbata delle repliche è stato un po’ il messaggio di sottofondo quale “se a tante persone piace, tu non sei nessuno per dire il contrario”.
    E questo è profondamente sbagliato.

    1. Mi hai scoperto subito 😀

      Anche mio papà era un forte lettore di Tex (credo sia l’unico fumetto che abbia mai acquistato in vita sua).
      Sono passati quarant’anni e le storie sono rimaste le stesse. Il resto del mondo, lettori in primis, sono andati avanti.

      Il messaggio di fondo che considera la Bonelli è quello che fai notare tu: finché piace a tante persone, perché ascoltare i pochi che muovono delle critiche?
      Ma in realtà non sono pochi, è questo il punto.
      Certe testate continueranno a vendere finché esisterà il pubblico di fedelissimi.
      Non ce le vedo, le nuove generazioni, ad affezionarsi a stili narrativi sorpassati da almeno trent’anni.

      1. Guarda, ne parlavamo a lezione martedì scorso. Nel momento in cui Bonelli cercava di inserire cambiamenti in Tex (perché lo sanno, se ne rendono conto persino loro) riceveva una pigna di lamentele alta come me, costringendola a fare marcia indietro per non perdere lettori.
        Ma poi basta guardare Dylan Dog: nuovo curatore, nuove idee (che arriveranno tra qualche mese) e c’è già gente che urla allo scandalo perché OMG CAMBIAMENTI.
        Mi domando come possa vivere questa gente. Nel senso intellettuale, dico. Anche a me piacciono determinati generi, ma questo non mi impedisce di apprezzarne le varianti.
        A me queste persone sembrano cerebralmente morte.

  5. È indubbio che la narrativa seriale – in qualunque medium – richieda una base stabile sulla quale l’autore dovrà fornire delle variazioni. Il pubblico desidera in effetti entrambi gli elementi – la stabilità e la ripetizione, e la novità, la variazione sul tema.
    Entrambi gli elementi sono fondamentali ed entrambi sono ok – nessuna delle due cose è inerentemente negativa, per quanto possa diventarlo se abusata.
    La cosa interessante è che di solito anche chi afferma di desiderare la ripetizione, le storie le legge per le variazioni sul tema.
    Il problema casomai è che cerca variazioni sempre minori, per quel meccanismo di rassicurazione di cui hanno parlato altri.
    Invecchiando si ha paura della varietà, perché le cose che cambiano ci complicano la vita.
    Detto ciò, forse anche la critica di scarso dinamismo rivolta al povero Tex non è proprio sintomo di un atteggiamento illuminato – ma non conoscendo i fatti nel loro dettaglio, sospendiamo ogni giudizio 😉

  6. A Scuola di Fumetto ho fatto lezione di sceneggiatura proprio sui Bonellidi. Ho presentato alcuni elaborati, anche, che sarebbero piaciuti di più in redazione SE… ora, Tex è una bestia delicata: a me fa molta tenerezza vedere che ci sono fan di una certa età che gli scrivono, é bellissimo. Ma per me resta un prodotto datato, bello se ti piace quel genere. Cose rassicuranti, cose citate che inciampano quasi nel plagio a volte che ha condizionato anche tutto il resto in cui si adagiano sugli allori. E io immagino che in Bonelli ci sono magari persone che vorrebbero fare cose nuove vere, anzichè rebootare a caso, perchè hanno dei maestri in ogni campo. Quindi sì: se lo volessi diverso, leggerei altro. Per cui, se io voglio leggermi il libro originale da cui è tratto il dato mostro, non leggo Dylan Dog, così come i tripodi su Marte, Vampiri della whitewolf e fate di Froud e Lee. Bonelli sarà un colosso, ma il problema base del fumetto italiano è che non esiste un’alternativa valida ‘innovativa’ -diversa- che non siano editori che al 90% traducono. Il fanboy è invece comunissimo, caciarone e chiassoso, e deve essere quietato più di chi legge in silenzio: hanno voluto cambiare dettagli di un costume di Superman o Spiderman, e negli states stavano andando a prenderli a casa. E secondo me è sbagliatissimo. Noi invecchiamo, i miei personaggini li faccio invecchiare e il mio fumetto preferito in assoluto lo amo proprio perché il protagonista invecchia, muta e cambia.

  7. Ok lapidatemi, comunque in modo analogo perché la serie Don Matteo è tanto seguita?
    Se lo si esamina ci si accorge che ogni episodio è strutturato in modo simile al precedente: la tensione iniziale-delitto-la ricerca della verità-il falso colpevole-la scoperta del vero colpevole al fotofinish da parte del comprensivo “buon curato” con annesso sermone/confessione/assoluzione, il tutto sempre inframezzato da momenti “telefonati” leggeri o di commozione. Ogni episodio tende a seguire questa struttura, eppure piace perché ci sono dei punti fermi che appartengono all’immaginario e ai desideri di chi segue la serie. Ci sono i carabinieri di paese col maresciallo che è quasi l’immagine di tutti i marescialli d’Italia, c’è il parroco del paese come lo si immagina/vorrebbe, c’è il fatto che queste due presenze riportano ad un’idea di Italia provinciale, col grosso paesone con il suo lato visibile e quello chiacchierato e criminale, e questo adesso è un tornare “indietro” rassicurante, quanto alla variazione tra ogni episodio, è minima, giusto per avere l’impressione di cambiamento pur non cambiando nulla, così il capitano dei carabinieri può cambiare, lo scenario può cambiare, ci possono essere nuovi arrivi ma tutto è molto lento e graduale senza colpi di scena perché da questa serie ci si aspetta conferme e certezze, non colpi di scena o “stranezze” tipo “Don Matteo contro gli zombie”, e da Tex forse si vuole la stessa cosa.

    1. perchè dovremmo lapidarti? Credo ci sia spazio per ripetizione/rassicurazione come per novità/dubbio. Ci auguriamo solo che il primo modulo non eclissi il secondo. Io sono un grande fan di Jan Fleming, che era la ripetizione fatta romanzo, ma mi piace anche scoprire penne nuove con idee nuove a volte buone a volte meno. Terence Hill tra l’altro mi piace, piuttosto lapiderei lo sceneggiatore che ha tagliato con l’accetta il personaggio di Frassica, che è una macchietta di una macchietta. Forse, se in una puntata si facesse Natalina, la storia si ravviverebbe.

      1. Ero ironico visto che avrei parlato di Don Matteo 😉
        Così come per Tex ho seguito anch’io con piacere qualche episodio di Don Matteo, e non è fatto male ma solo è come deve essere per piacere, e funziona pur avendo personaggi “tagliati con l’accetta”, anzi forse proprio per quello, ma c’è un altra spiegazione possibile a tanto interesse, Tex come Don Matteo hanno in comune il mostrare un mondo perfetto, tranquillo sicuro nella sua ripetitività e giusto nelle sue certezze: lo stato le istituzioni i suoi rappresentati sono tuoi amici, i torti vengono raddrizzati i furbi fermati i colpevoli puniti e nel caso c’è anche perdono e comprensione. Tutto quello che magari si vorrebbe e “forse” si pensa di non avere nel mondo reale.
        Da non sottovalutare poi l’elemento anagrafico, chi è cresciuto sognando cowboy e vivendo in posti dove le figure principali erano il prete e il maresciallo dei carabinieri, non ha lo stesso modo di vedere le cose, né le aspettative né i sogni di chi è cresciuto già a partire da tempi in cui c’era il quarto Dottore Goldrake e passava ore a sterminare orde di alieni nelle sale giochi.

        1. Anche io, ci mancherebbe. Cmq mi permetto di sottolineare come, a differenza dei dati di vendita dei fumetti, che più o meno sono certi (più o meno), i dati Auditel sono mera convenzione. Fino a qualche anno fa c’era un apparecchio televisivo su 200.000 “controllato”, e ancora con il sistema del telecomando manuale. Quindi, per stessa ammissione di chi lo utilizzava, abbastanza inaffidabile. Quando al telegiornale dicono: “La puntata di San Remo di ieri sera ha avuto tot spettatori, sparano una percentuale basata sul nulla, o quasi. Se poi è cambiato qualcosa, ma non credo, mi informerò.

          1. Per chiarire. Auditel (secondo Wikipedia)
            Come funziona l’Auditel
            La società AGB Italia, per conto di Auditel, ha installato nella casa di circa 5.200 famiglie italiane, corrispondenti a 14.000 individui (aumentati, con una decisione presa dal CdA il 5 giugno 2014, a 15.600 famiglie un piccolo apparecchio collegato ad ogni televisore dell’abitazione e alla linea telefonica, che registra su quale canale è sintonizzato il televisore. Il campione, rappresentativo della popolazione italiana con più di 4 anni, detto panel, è aumentato nel tempo: dalle poco più di 600 famiglie dei primi mesi successivi all’avvio delle rilevazioni, si è passati alle 2.420 famiglie del 1º gennaio 1989, alle 5.070 del 1º agosto 1997, numero che si è mantenuto sostanzialmente invariato fino al 5 giugno 2014, quando è stato aumentato a 15.600 famiglie.[2]

            Ogni membro della famiglia deve segnalare la propria presenza davanti al televisore tramite un particolare telecomando: in questo modo il meter registra sia quale programma è visto, ed anche da chi è visto. Il meter è composto da 3 unità: il monitor detection unit (MDU), che rileva lo stato di accensione e spegnimento dell’apparecchio televisivo, il canale su cui esso è sintonizzato; l’handset (“telecomando”), attraverso il quale la famiglia-campione seleziona il numero di persone che guardano la televisione; il meter vero e proprio, unità centrale di memoria, che trasmette i dati degli MDU provenienti dai vari televisori della famiglia-campione alla centrale attraverso la linea telefonica. I dati vengono poi elaborati al computer centrale di Milano e pubblicati la mattina seguente poco dopo le ore 10.

  8. Il fatto (triste, si, ma le cose sono OGETTIVAMENTE COSI), che pur avendo i mezzi per cambiarlo Bonelli, Tex, non lo cambietrebbe (e non lo cambierà) MAI. La ragione sta dalla parte dell’editore. Con le sue 300.000 copie ad albo vendute, Tex è il fumetto più letto al mondo.
    Roba che Spiderman, Batman e i Comics più blasonati non arrivano a vendere nemmeno 1/4.
    Quindi perché stravolgere una cosa che funziona da anni?

    Poi si, estendendo il discorso ad altro, pensando al fan “medio” la cosa è triste. Però almeno in ambito fumettistico, il fan di Tex che dice”se cerco altro, leggo altro” torto non ha. L’offerta, proprio da Bonelli, ultimamente – e paradossalmente – è molto variegata.

    1. Per carità: chi vende così tanto ha sempre ragione.
      In fondo l’ho detto nel post, anche se non troppo esplicitamente: sono io a essere diverso. Non necessariamente migliore.
      Se non vario tematiche mi ammazzo di noia. Un fumetto così longevo e conservatore non fa per me, ma questa non è una critica a Tex.
      Riguardo invece alla ristrettezza mentale e all’ortodossia di certi fan… beh, forse è meglio tacere.

  9. l fan di Tex aveva perfettamente ragione, e non c’entra nulla il fatto di essere “talebano”, perchè si è detto aperto ad ogni innovazione o diversità in altro ambito. Non si possono “rinnovare” personaggi come Tex o Diabolik nel senso che oggi si dà comunemente a questo termine, cioè “travisare”. E’ come vedere Spock che limona con Uhura in turboascensore, dopo quasi cinquant’anni in cui il suo personaggio si è abbozzato, evoluto e stabilizzato su certe coordinate esclusive, senza che il suo fascino sia mai venuto meno, anzi si è accresciuto. Create nel caso altri personaggi.

  10. Poi sul “talebanismo” dei fan si può certo discutere a loro sfavore per anni-luce… a volte però mi pare che non siano poi tanto differenti come posizione e comportamenti da chi vuole “cambiare le cose”. Ci si dà dei decerebrati l’un l’altro…

  11. Nemmeno io ci vedo niente di talebano nell’atteggiamento di quel fan.
    Tex segue la sua struttura. Prima ancora di iniziare a leggere sappiamo già che, per quanto sia complicata la vicenda, in qualche modo riuscirà a sbrogliare la matassa. C’è solo da tener conto di quanti denti dovranno saltare in una rissa, quanti proiettili dovranno sfiorarlo senza riuscire a colpirlo e quante bistecche altre tre dita dovrà mangiare.
    Scherzi a parte: è come guardare una puntata di Colombo e lamentarsi del fatto che il colpevole ci viene subito spoilerato nei primi minuti. Cambiare questo canovaccio potrà anche essere innovativo, ma finirebbe per “snaturare” l’intero show.
    Piuttosto è meglio concentrarsi sui personaggi di contorno, specialmente le “spalle” e le guest star che hanno sempre qualcosa di interessante da mostrare e che a volte sono il vero “motore” della vicenda (non fosse altro che sono loro a cacciarsi nei guai e costringere i pards a intervenire).

  12. E aggiungo: un conto è parlare dei supereroi Marvel, che si rinnovano ogni due per tre, si riscrivono, si rebootano, muoiono e rivivono in altre forma, si antipodicizzano e tutto quel che volete… il genere stesso cui appartengono lo permette. Ma come diavolo si fa a “riscrivere” Tex? Permettetemi poi un paragone. Sono un fan (leggero, cioè lo vedo quando Paola lo vede) del telefilm di Hazzard, come il buon Alex Girola. Sette stagioni, tutte uguali come stilemi, storie, ritmo, personaggi (erano uguali anche quando cambiavano)… poi, di colpo, nell’ultima stagione, ecco fare la rivoluzione: i Duke contro i robots, i Duke a spasso nel tempo, i Duke alleati con un alieno d’oltre spazio. Concederete che sia stato più che legittimo veder morire con gaudio la serie e col pessimo ricordo delle ultime puntate. Snaturare vuol dire far finire male.

  13. Da “non-fan” di Tex…
    E da fan di tante cose.
    Sì, ahimè, il modello Bonelli è quello: Dylan Dog, Nathan Never, Tex, Capitan Miki… Se si cerca la “novità”, prego, smettere di comprare al volume 10.
    A me Bonelli annoia mortalmente (come i film porno).
    Cambieranno Dylan Dog? Be’. Addio, Dylan Dog, non sentirò la tua mancanza quando chiuderai.
    Ma.
    Ma c’è un fraintendimento di fondo. Ovvero che le cose non cambino “perché i vecchi lettori le vogliono così”.
    Ahimè, non funziona a questo modo. I “vecchi lettori” sono la minoranza, tenaci “abbonati” alla testata, che ad ogni scadenza si presentano all’edicola con speranza. Certo, la ripetizione li rassicura. Ma frugano in cerca del “nuovo”.
    Il dramma, la “condanna alla ripetizione”, è causato dai nuovi lettori. Proprio loro.
    Perché ai nuovi lettori hanno raccontato Tex – e loro vogliono quello, le storie che gli hanno raccontato, non altre cose che “Wow, questo è completamente diverso da come me l’aspettavo!”.
    La ripetizione serve a fidelizzare i nuovi. Non a mantenere fedeli i vecchi. Nuovi lettori, che poi diventeranno “lettori di mezz’età”, fino a che la maggior parte di loro, annoiata dal continuo riciclo, lascerà perdere. Resteranno, diventando “vecchi lettori”, pochi collezionisti e qualche ottimista, che trova i minuscoli cambiamenti e sì, se ne entusiasma.
    Se si distingue il “fan” (cioè il cultore) dal “fissato” chiamando quest’ultimo “fanBOY”, una ragione, probabilmente, c’è…

  14. Andrò controcorrente, ma io, senza talebanismi, la penso come quel lettore di Tex che lo voleva più o meno sempre uguale. Io preferisco nel fumetto la ripetizione ad libitum (alla Tex e Zagor, insomma, che seguo sempre), piuttosto che allo stravolgimento e alle ret-con americane. Ho smesso di seguire con costanza i comics proprio per questo motivo,per la difficoltà ad affezionarmi realmente al personaggio perchè di volta in volta diventava il clone di se stesso, moriva, resuscitava, cambiava etnia e ora, pare, persino sesso (Il Mitico Thor…….. :O). Con Tex e Zagor sai quel che trovi. Sono amici fedeli. Solo con una serie con settant’anni di edicola e di mantenimento del personaggio si poteva scrivere un capolavoro come “Patagonia”, il Texone di un paio d’anni, fa, in cui di fronte a una battaglia soverchiante, Tex Willer e suo figlio si salutano “da uomini” perchè sanno che non si rivedranno più. Se lo facesse oggi Batman con Robin sarebbe una scena comica…. Uno scrittore famoso, non ricordo il nome, disse: “I lettori di Tex Willer vogliono svegliarsi con lui nel suo solito bivacco nel deserto e bere in caffè con i suoi pards”. E’ vero. Io leggo Tex perchè voglio questo: il saloon dove mangiano bistecca e patatine organizzando la caccia al cattivo, la caccia al cattivo (con i suoi mille intrecci, of course), l’annichilimento totale del cattivo. Se cambiasse non lo leggerei più. E non sono proprio un lettore di primo pelo, leggo fumetti da trentacinque anni, leggo sia comics che graphic novel. Ma gli eri classici Bonelli sono gli eroi classici Bonelli. E’ come tornare a casa dopo una giornata difficile, e trovare dei vecchi amici che ti aspettano.
    Questo vuol dire che la Bonelli deve restare uguale? Assolutamente no, ha centomila modi di creare storie e personaggi diversi, perchè modificare quelli che funzionano? E per quanto mi riguarda,su Dylan Dog: il problema di Dylan non è la ripetizione (Tex e Zagor dimostrano esattamente il contrario), bensì la mediocrità delle storie. Cambiare tutto non ha senso se non si scrivono buone storie. Questa è l’unica cosa che funziona, sia nella ripetizione che nella novità. Samuel M

    1. Concordo. Credo però si desse per scontato il cambiare CON buone storie. E’ ovvio – almeno a mio parere – che cambiare con brutte storie serva a poco. Ma ripeto, credo ci sia spazio per il personaggio sempre uguale come per la novità. Si possono apprezzare entrambe le cose. In quanto a Dylan Dog non so che dire. Non mi è mai piaciuto troppo. Ma è questione di gusti. Per molti è un personaggio meraviglioso e innovativo, per me è solo un’operazione commerciale (riuscita) dove ovviamente i veri mostri non sono i mostri ma l’uomo comune, e dove il buon Dylan ci rifila pacchiani pistolotti moralistici salvo poi fare più morti lui di Terminator e di The Punisher messi insieme (ma questi ultimi sono meno ipocriti). Preferisco di gran lunga Enoch con Gea e Lilith, dove lo sforzo innovativo reale – buono o meno che sia – è visibile.
      E perdio, se qualcuno obietta, be’ … HO PIOMBO CALDO PER TUTTI!

  15. Eheheheh. Sono d’accordo sul Dylan moralizzatore un po’ ridicolo. Vabbeh, su Dylan ci sarebbe da scrivere un libro. Io ho adorato Dylan ma forse perchè era il momento giusto, erano gli anni Ottanta, io avevo undici anni, e vivevo in un paese che si chiama Italia, dove l’horror era ancora molto provocatorio e non addomesticato come oggi. E Sclavi sceneggiava da dio. Poi ha vissuto di rendita per venticinque anni, ma questa è un’altra storia. Anch’io non apprezzavo per nulla – pur piacendomi molto la serie, nel suo periodo d’oro – il fatto che la maggior parte delle volte la soluzione non fosse sovrannaturale ma legata a “banali” assassini psicopatici. Sclavi la usava metà delle volte, come soluzione. I suoi epigoni, aimé, non riuscendo a gestire l’elemento fantastico (che è mooolto difficile), hanno dirottato tutto sul “giallo mysterioso”, cosa che secondo me ha devastato la serie, insieme alle storie non proprio eccelse degli ultimi… humm… quindici anni?

    1. Intendiamoci, a mio parere Dylan Dog è uno di quei fumetti che è bene ci siano (o ci siano stati) e che offrono spunti di critica e riflessione anche affettuosa. Offrono anche e sopratutto ottimi spunti per meditare sull’horror, sui suoi punti di forza, sulle debolezze e certi tranelli della ripetitività, a qualunque livello. Io catalogo Dylan Dog in quel numero (per me molto esteso) di fumetti, film, libri che “non mi piacciono troppo ma che mi piace aver letto o visto”.

  16. E’ anche, per gli editori e autori, la sindrome da “squadra che vince non si cambia” o anche la sindrome da Star Trek (o da trekkers…).
    Tex l’ho letto saltuariamente perché non è il mio genere, un tempo leggevo molto dylan dog e (poi) nathan never, il secondo quantomeno aveva almeno un’evoluzione dell’ambientazione e speciali con multiversi ecc…

    In generale non vedo perché disdegnare possibili reboot o magari sviluppare in parallelo una serie diversa con altri elementi, così da far contento sia i classicisti sia chi vorrebbe variare. Che magari a volte sono lo stesso lettore.

  17. Concordo con Samuel. Servono personaggi e serie che non cambiano mai, che offrano un porto sicuro per il lettore. Perdonatemi se la butto sulla cazzola ma alla fine la reiterazione degli stessi elementi risponde a un bisogno narrativo antico e degno quanto la ricerca dello scenario narrativo che ti pone di fronte a qualcosa che non avresti mai pensato, che ti permette di buttare un occhio sull’oltre.

    Nel mondo del fumetto c’è spazio per Tex che si ripete uguale per 70 anni, offrendo sempre la stessa storia con varianti al lettore, e per The Sandman, che in sette anni si esaurisce dopo averti fatto seguire la prigionia, la liberazione, la maturazione e la rinascita di un’entità che è oltre gli Dei, e se un’opera narrativa trova il suo percorso non vedo perché cambiarlo.
    Mi romperebbe a morte leggere centinaia di numeri di Sandman dove Morfeo entra in contatto con una serie di umani attraverso i loro sogni e influenza la loro vita, se sotto sparisse il filo conduttore di una storia più grande con un suo sviluppo e una sua fine. Non ho mai letto Tex ma suppongo, faccio l’esempio su un’opera simile, che mi romperebbe a morte ugualmente se facessero una nuova serie del Tenente Colombo dove questo di trova una volta a indagare sugli alieni e un’altra sugli zombie 🙂

    1. Come dicevo sopra:
      Credo ci sia spazio per ripetizione/rassicurazione come per novità/dubbio. Ci auguriamo solo che il primo modulo non eclissi il secondo.

  18. Lo dico subito: non sono mai riuscito a finire un numero di Tex. Anche perché – diversamente dai suoi fans abituali – non sono un appassionato di Western, mi interessano solo le culture amerindie (il mio western ideale/preferito è Piccolo Grande Uomo). Sul discorso Staticità Vs. Innovazione però mi è venuta in mente la Hamilton con la sua Anita Blake, anche lei ripetitiva come il suono di una campana (e perciò facile e rassicurante) ma dopo un po’ ho mollato perché esausto. Infatti, tornando al nocciolo della questione, io sarei per una via di mezzo: cambiamenti in coerenza col personaggio, maturazione ma non stravolgimento. Però occhio anche all’effetto Macchietta, perché il personaggio statico sempre uguale a se stesso corre il rischio di diventare una caricatura, un po’ come – tornando alla Hamilton – Anita Blake che da negromante con “fidanzato” vampiro è diventata una specie di pornostar del soprannaturale e una powerplayer che neanche Goku risorto.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...