Tantalo redivivo

tantalo

Tantalo, a memoria eterna del suo misfatto, sebbene fosse oramai un’ombra, avvertiva il bisogno di mangiare e bere, ma nonostante fosse circondato da cibo e acqua non poté nutrirsi o dissetarsi. Era legato ad un albero da frutto carico di ogni qualità di frutti, ed immerso fino al collo in un lago d’acqua dolce; tuttavia appena Tantalo provava a bere il lago si asciugava, e non appena provava a prendere un frutto i rami si allontanavano, o un alito di vento improvviso li faceva volare via lontano dalle sue mani. Questa impossibilità di raggiungere uno scopo che pure sembra a portata di mano ha dato origine all’espressione proverbiale il supplizio di Tantalo.
Inoltre un grosso macigno incombeva su di lui minacciando di schiacciargli il cranio e facendolo così vivere in uno stato di terrore perenne.

E, niente, ogni tanto, misfatti a parte, mi pare di essere Tantalo redivivo. In questo 2014 la sensazione è stata spesso forte, tanto da farmi rimanere seduto a lungo davanti alla pagina bianca del notebook, indeciso sul da farsi.

Ma di cosa sto parlando?
Del fatto che meno gente legge più mi vengo in mente delle buone storie da scrivere.

Le definisco buone – immodestamente – perché, da vecchio appassionato di fantastico, so cosa piace al pubblico, che è poi anche ciò che io amo scrivere.

Il fatto è che sempre meno gente pare interessata alla lettura, e quelli che mostrano una forte passione per la narrativa scritta sono sempre più spesso a loro volta degli scrittori (scusate il gioco di parole).
Sicché oramai abbiamo un rapporto lettori/autori che, andando avanti di questo passo, si attesterà entro pochi anni nel rapporto 1:1.
Un certo darwinismo eliminerà i peggiori, ma rimarrà pur sempre una grossa fetta di “lettori scriventi” che, come spesso accade, smetteranno di leggere per la sciocca paura di aiutare la presunta concorrenza.

istat lettura

Ma questo problema è solo marginale, ripeto, perché la verità è che la grandissima maggioranza degli italiani non ne vuole sapere di leggere. Carta o digitale: è indifferente. Questa conflittualità se la sono inventata per dar vita alla più classica guerra tra poveri. In realtà i lettori forti si sono spostati da tempo sul digitale, mentre i lettori “normali” continuano ad acquistare i soliti noti, che escono in cartaceo, e che hanno le recensioni sui magazine nazionali.

Ma questo non è un post di quelli in cui mi lamento.
La situazione è questa, c’è solo da prenderne atto.
Come dice un mio caro amico e collega, c’è solo da insistere, nella speranza di far breccia in quelle nicchie interessate ancora a farsi raccontare belle storie attraverso la parola scritta. Non è facile arrivare “da quelle parti”, se non attraverso il passaparola (e abbiamo discusso più volte di come questo spesso non funziona).

Mio dovere è dunque ringraziare tutti quelli che parlano dei miei ebook attraverso una recensione, un post su un blog, una segnalazione su un gruppo Facebook, o anche tramite un semplice tweet.
Continuo a scrivere soprattutto per voi, cari lettori.

Come Tantalo si allungava, famelico, verso cibo e acqua irraggiungibili, io continuo a proporre le mie storie a un pubblico che spesso si nasconde, o che comunque (peggio ancora) rischia di entrare nelle specie a rischio di estinzione.

Come Tantalo, io non demordo.
Sto per iniziare a scrivere una storia di gladiatori e di mostri (ne ho accennato qui), qualcosa che ovviamente non era in programma, ma che sono certo vi piacerà.
In fondo ci sono modi assai peggiori per sprecare il tempo, non credete?

gladiatore 2

– – –

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7 commenti

  1. Non so se, davvero, qualcuno eviti di leggere libri per non aiutare “la concorrenza”: cioè, gente diversamente astuta ne esiste in tutti i campi, ma alla fine della fiera quando una persona ama inventare storie, lo fa perché ama anche leggerle.

    Le aberrazioni tipo “non leggo fantasy ma ne ho scritto uno” spero siano perse nelle pieghe del tempo del baby boom in Italia, per il resto c’è il fatto che leggere è un’attività stupenda e divertente, ma impegnativa: chi vive in un casino perenne forse preferisce dedicarsi a divertimenti meno “stancanti” e più immediati – io stesso, più vicino ai quaranta che ai trenta, leggo meno di quando avevo sedici anni, ma comunque leggo e compro perché mi piace fare entrambe le cose.

    Ebook ancora niente, ma non per il feticismo della carta 😛 devo ancora mettere le mani su un buon reader. Conto di farlo per gennaio o febbraio, al più tardi 😀

    1. Ti assicuro che ne esistono parecchi di “io non leggo quei generi lì, ma ne ho scritto uno che vale la pena di essere comprato”.

      Detto ciò, concordo sul fatto che non sempre è facile trovare il tempo per leggere. Ma io continuo a provarci 😛

  2. Il fatto che una persona voglia cimentarsi nella scrittura non significa che non debba leggere, al contrario deve aumentare in maniera esponenziale la quantità di libri letti proprio per migliorare il suo stile, studiare gli altri autori e possibilmente evitare di copiare ciò che è già scritto; sforzandosi, per quanto possibile, di ideare qualcosa di nuovo (anche se è molto difficile).
    Ricordo a tutti che una macchina da guerra come Stephen King ha dichiarato di leggere qualcosa come 50-60 romanzi all’anno…
    Fate voi…

    1. Forse le dimensioni di tale fenomeno andrebbero misurate anche con l’abominio di quei (presunti) scrittori, la cui prima pubblicazione è un manuale di scrittura.
      E sono sempre di più.

  3. Quindi non esiste più “il pubblico”, bensì soltanto piccole nicchie, cerchie, gruppetti di fedeli all’autore o al genere, giusto? Facile che sia così, e perciò la narrativa diventerà una cosa vista come una sciccheria, una cosa per fissati, da trentenni brufolosi senza ragazza. Se teniamo duro, c’è speranza, perché a lungo andare, le cose di nicchia aumentano di valore, come le scarpe di cuoio fatte a mano, o una bottiglia di amarone. A lungo andare, che so, tra due o tre secoli. Nel frattempo, la morte lenta.
    Non è colpa tua, ma questo pezzo m’ha un po’ affossato.

    1. Credo che la ruota girerà e che verranno tempi diversi (si spera anche migliori).
      Nel mentre è impossibile non essere un po’ tristi. Poi, va da sé, io insisto comunque.
      Don Chisciotte è forte in me.

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