Il bagno nero

Ci sono molte cose che possono accendere la mia ispirazione per scrivere un nuovo racconto.
In genere questo meccanismo creativo si accende durante qualche viaggio o in qualche gita fuori porta, specialmente se si tratta di scrivere storie del soprannaturale (horror, weird etc).
Mi basta vedere qualche locations suggestiva e immaginare qualcosa di strano che può avvenire proprio lì, per abbozzare mentalmente il racconto. In nove case su dieci l’idea non si concretizza, ma resta quella quota del 10% che si trasforma in una vera e propria storia, di quelle che voi lettori riuscite a leggere.
Ne abbiamo già parlato un anno o due fa, ed è così che sono nati lavori come Brianzilvania, Il Palio, Pandemic AD e altri.
Ci sono però anche altre forme di ispirazione.
A volte nascono da semplici foto o immagini trovate online.
Come per esempio la foto che vedete a inizio post, di un bagno dal design nero.

In questo caso – prima di vedere questa immagine – stavo già ragionando su una nuova storia da scrivere durante le vacanze natalizie.
L’embrione dell’idea si è sviluppato durante il mio recente viaggio a Riga. La capitale lettone di suggestioni ne ha parecchie, con le sue poche ore di luce, le strade illuminate fiocamente e i molti locali che si alternano a vie trasversali quasi deserte e per questo deliziosamente inquietanti.
Però il bagno nero è stato una sorta di completamento di ciò che mi frullava per la testa da qualche giorno.

Non posso anticiparvi granché, vuoi perché devo ancora stendere la scaletta preliminare del racconto, vuoi perché il tutto potrebbe risolversi in un niente di fatto, se non riuscirò a trovare il tempo per lavorarci come si deve.
Tuttavia, giusto per accennarvi qualcosa, l’idea sarebbe quella di scrivere un nuovo romanzo breve del ciclo Italia Doppelganger, ibridando le consuete atmosfere di questo mio progetto con qualcosa di più gotico (filone della letteratura del terrore con cui ho flirtato raramente). Il risultato dovrebbe essere qualcosa a metà tra le atmosfere di Ravenloft, setting che ciclicamente torna a far capolino su Plutonia, e quelle di un mio incompiuto romanzo a puntate, Borgo Pliss (qualcuno lo ricorda?).

E il bagno nero? Già, torniamo sempre lì.
Non posso spiegarvi il motivo, ma si integra con l’ambientazione a cui sto ragionando da diversi giorni, anche se lo fa in modo leggermente differente dal contesto generale.
Ora non mi resta altro che fare che dare forma a questa insieme di idee e di bozze mentali.
Il punto di partenza è sempre decidere il titolo del racconto.
Dare un nome alle cose ci conferisce potere su di esse. Lo stesso principio vale anche per i progetti.

Questo è quanto, per il momento. Niente più che un post in cui blatero a vanvera a proposito del mio processo creativo 🙂
Ho però pensato che magari poteva interessarvi, e così l’ho condiviso qui sul blog.


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4 commenti

  1. Confesso di non ricordare Borgo Pliss, forse ai tempi non ti seguivo ancora, In un primo momento mi ero confuso con quell’altra storia (credo anch’essa incompiuta) con seguiti a bivi.
    A ogni modo, la foto effettivamente ispira.
    Dai che siam curiosi 😀
    Ciao

  2. Cavolo, Borgo Pliss me lo ero quasi scordato! E dire che rosicai parecchio, perché all’epoca mi piacque moltissimo.
    La foto del bagno nero è davvero intrigante… Un po’ Eyes Wide Shut, molto evocativo. Seguendoti su Instagram ho avuto modo di vedere le foto di Riga che hai postato, sembra davvero una città affascinante!

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