Un libro, un aperitivo e un’esperienza sociale

Ieri ho letto un’interessante considerazione fatta su Facebook dallo scrittore Gianfranco Manfredi, che stimo sia come autore che come pensatore. Mi permetto di citarla integralmente.

Sono tornato frastornato dal salone. Ho incontrato molti amici scrittori, alcuni cui mi sento molto legato, ma che vedo raramente perché abitano in altre città o in altri paesi o continenti. Ho incontrato lettori affezionati, alle firme a anche extra-firme. E li ringrazio. Però questi incontri sono avvenuti nell’invivibile lingotto, e sminuzzati, perché tutti avevamo i nostri impegni, e perché non esisteva un luogo riservato agli incontri tra autori, alla semplice vivibilità , code ovunque, attese per turni di firme, dediche frettolose, incontri a minuti contati senza possibilità di sbracare sanamente, echi di presentazioni in cui uno parlava del coraggio di sua mamma, avendo scritto un romanzo autobiografico, un altro esprimeva la propria ingenua, ma sincera emozione per essere passato da autore di piccolissimo ambito a autore tradotto in molti paesi, un altro ancora a spiegare dettagli su interessanti ricerche di dettaglio, autori ignoti, ma dialoganti, e autori con scorta di guardie del corpo, che stanno qualche minuto allo stand ma in realtà stando perennemente al cellulare, come se le loro comunicazioni importanti fossero altrove, non lì dove sono. Che dire? Queste manifestazioni che celebrano successi di pubblico, hanno una sostanza disumana. Non si ha la sensazione di
un’esperienza sociale, ma di lavorare, e la fatica , anche fisica e psicologica, è maggiore della soddisfazione. Per cui mi chiedo: possibile che non ci sia un modo di rendere più umane queste manifestazioni? Di farle in posti esteticamente belli, con un minimo di verde, di renderle confortevoli, riservando spazi e tempo agli incontri informali, consentendo di mangiare e bere in modo decente, insomma riservando alla vivibiltà la stessa attenzione che si riserva agli aspetti mercantili? La cultura non consiste soltanto in libri stampati, promozionati e si spera, venduti e letti, la cultura vera è un diverso modo di vivere. Consentiteci, consentiamoci di vivere.

Si tratta di un ragionamento che condivido appieno e che ho voluto riportare qui, su Plutonia, per far sì che non vada perso nel mare biancoblu di Facebook, che inghiotte tutto nel giro di pochi minuti.

Chi mi conosce un po’ meglio sa che non amo le fiere, gli showcase e tutte le cose che ci assomigliano. Ne ho visti/vissuti diversi, a suo tempo, trovandomi sempre un pochino a disagio (non amo la folla), anche se in molti casi mi sono anche divertito. Di certo negli ultimi anni non ho mai avuto lo stimolo per tentare un’esperienza del genere nei panni di un autore – anche se ho il rammarico di aver mancato un paio di occasioni da lettore, saltando dei comicon in cui avrei conosciuto di persona delle persone con cui corrispondo e collaboro da tempo.

Di certo è un problema soprattutto attitudinale, nato dal mio essere un po’ lupo solitario. Però lo status di Manfredi illustra anche un altro genere di problema, ovvero la mancanza di umanità in questo genere di manifestazioni.
Che poi l’umanità la fanno le persone che si trovano in loco, anche in contesti estremamente asettici e confusionari. Però sarebbe bello se ci fossero fin da principio ci fossero i presupposti per renderle delle esperienze sociali e vivibili, come dice sempre Gianfranco Manfredi.

Da qualche tempo ragiono sull’eventualità di organizzare qualche incontro coi miei lettori. Mi sono state fatte diverse richieste in merito, e non perché io sia chissà chi, bensì perché ci sono persone a cui farebbe piacere scambiare quattro chiacchiere fuori da Internet, magari riceve una dedica su uno dei miei libri e bere una birra insieme.
Meditando su questa eventualità, credo che per me l’ideale sarebbe organizzare degli aperitivi tranquilli, in locali dalla sana atmosfera ruspante (sì, ne esistono ancora anche a Milano, che per fortuna non è totalmente colonizzata dai posti per fighetti), in piccoli gruppetti di poche persone alla volta, di modo da stare quanto più lontani possibile da un “normale” incontro scrittore-lettori.

Così ci sarebbe più umanità? Ci sarebbe occasione di fare una cosiddetta “esperienza sociale”?
Non lo so, secondo me sì, ma sono poco esperto in queste cose, e probabilmente la maggior parte di voi preferisce un comicon in cui fare incetta di libri, gadget e foto con i vari ospiti.
La mia è una sincera curiosità, non una critica: quale genere di incontri con gli autori vi piacciono, e quali no? Ma allargo la domanda anche ad altre campi artistici, essendomi a mio tempo occupato di organizzare anche dei meet and greet di una cantante. Esperienze che, per esempio, erano molto gradevoli quanto più erano informali e circoscritte.

Dai, fatemi sapere la vostra, così magari arriviamo a qualche conclusione.


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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6 commenti

  1. Per me il formato meet&greet in un luogo tranquillo rimane il massimo possibile. Le folle stile Lingotto mi fanno ribrezzo, se devo essere sincero. Capisco la necessità delle fiere, l’idea di avere degli happening in cui ci sono molte proposte diverse ma se devo pensare di incontrare qualcuno in mezzo al caos, francamente mi viene in mente di fare altro.
    È chiaro che in compenso diventa qualcosa di molto più dedicato. Che l’interesse del pubblico per quel particolare autore o artista deve essere forte abbastanza da mettersi in movimento è la precondizione ma avere in cambio un’occasione in cui i presenti condividono tutti lo stesso interesse e possono confrontarsi senza tante mediazioni con l’autore rende questo genere di formato impareggiabile.
    Il che mi riporta al fatto che sono anni che devo offrirti da bere, se non mi sbaglio. 🙂

  2. Totalmente d’accordo! Si potrebbe anche fare attraverso un sistema semplice: si annuncia un po’ in anticipo, stabilendo subito data e luogo. Si vede quanti realmente interessati ci sono. Poi si annuncia una sorta di “acquisto biglietti, anche se gratis. Si dice agli interessati che a partire da un’ora x di un giorno y, si conteranno i primi dodici-quindici commenti a un post di blog, per riservarsi un posto nell’evento. Perché il problema fondamentale in questo tipo di incontri sociali è lo spazio disponibile, che poi riduce anche il tempo nel senso che ovviamente più gente ci sarà, meno tempo verrà dedicato a ciascuno. In questo formato si avrebbe in qualche modo anche una selezione dei veramente interessati.

  3. Correzione: in anticipo si stabilisce solo città e data, ma poi il luogo esatto si farà sapere solo privatamente a chi si è riservato il posto. Altrimenti verrebbe comunque un sacco di gente o non sarebbe fattibile, credo…

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