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Scrivere un fantasy horror in estate (parte 1)

Visto che siamo già entrati nella stagione in cui i blog tendono a spegnersi e a pubblicare solo brevi minchiate (fanno eccezione quelli che si occupano di attività politica, ora più che mai attivi), ho deciso di inventarmi qualcosa per tenere vivo questo posto, in alternativa a una chiusura estiva che non farebbe bene né a me né a voi.
Lunedì ho annunciato l’inizio di un nuovo progetto di scrittura, il fantasy-horror Zombie contro Unicorni (d’ora in poi ZvsU – sì, il titolo potrebbe anche essere provvisorio). Visto che Marco Siena ha appena pubblicato l’interessantissimo Come ho scritto un romanzo in un mese: Mentre ero in viaggio per lavoro, ho pensato che sarebbe interessante tenervi un breve e non regolare diario di scrittura di ZvsU. (Sì, in un certo senso sto copiando Marco!)
Che poi magari verranno fuori due articoletti in croce con pochissime interazioni ma, diavolo, proviamoci.

Innanzitutto vi ricordo che per scrivere ZvsU ho stabilito poche, semplici regole di lavoro:

  • La storia proposta sarà autoconclusiva. Niente nuove saghe etc.

  • A dispetto dei luoghi comuni sullo scrivere fantasy, la storia non dovrà superare le 30.000-35.000 parole. Tanto per dimostrare che è possibile impegnarsi in questo genere senza sfornare tomi di 500 o più pagine.

  • Ci dovranno essere elementi classici dei due filoni sopracitati, ma senza abusare di cliché (questa è una sfida complicata – ci proviamo).

  • La prima stesura non dovrà richiedere più di 4-5 settimane.

  • Il world building, pur nella relativa brevità del formato romanzo breve/novelette, dovrà avere una sua dignità. E voi sapete quanto tengo al world building.

Finora sto mantenendo fede al punto uno, al punto tre e al punto cinque. Il punto quattro (il tempo massimo di scrittura) potrà essere discusso fra non prima di dieci giorni ma, contando che ho già scritto novemila parole, penso che dovrei stare comodamente nei termini autoimposti.
Quello che va maluccio è il punto due. Inizio infatti a dubitare che riuscirò a stare nelle 30.000 parole preventivate. L’alternativa due (35.000 parole) è già più plausibile, ma dovrò davvero mettermi d’impegno per non arrivare a 40.000. Ma se dovesse succedere, migliorando il risultato finale, ‘sti cazzi.

Ma da dove sono partito a realizzare questo progetto?
Scrivendo il capitolo 1.
No, davvero, ho iniziato proprio così. Niente scalette, se non mentali, niente complicazioni. Ho in mente il punto di partenza e quello d’arrivo, tutto ciò che sta nel mezzo si evolve con la storia stessa.
Non è un processo complicato. La novelette parla di un viaggio – una spedizione – in un mondo fantasy che sta rapidamente soccombendo alla minaccia di una zombie apocalypse.
Sono generi in cui mi muovo con disinvoltura, perciò mi permetto il lusso di sviluppare la trama di giorno in giorno, fermo restando i già citati punti fissi: partenza e arrivo.

L’altra cosa che ho fatto è prendere appunti su nomi di persone, luoghi, mostri, ordini cavallereschi etc. Essendo un mondo fantasy è facile cadere in contraddizione, rovinare il world building con qualche errore di approssimazione. Per questo avere un elenco di tutto ciò che mi sto inventando è indispensabile. Alla fine potrei anche ricavarne un glossario da aggiungere come appendice alla novelette, chissà.

Ecco, il world building di un mondo fantasy, concentrato in una storia non lunghissima, è una bella sfida.
Per evitare una massa di lavoro sproporzionata ho deciso di adottare – geograficamente parlando – il nostro mondo e di modificarlo più o meno pesantemente, in modo da farci stare tutto ciò di cui ho bisogno.
Siamo dunque in una pseudo-Europa del 1500, in un regno chiamato Algemania, discendente storico di quello che un tempo era un impero più vasto e complesso. A nord di Algemania ci sono i Principati del Basso e, ancora più a nord, le tre Repubbliche di Gruit, Trau e Rabe. A est abbiamo il regno di Krewe, oltre il quale ci sono le steppe abitate dalle tribù dei bellicosi Ruski.
Se ve lo state chiedendo la risposta è sì: le assonanze di alcuni nomi con le loro reali controparti sono volute. Algemania è una sorta di regno di Prussia, i Principati del Basso sono i Paesi Bassi, le tre Repubbliche richiamano a Estonia, Lituania e Lettonia, etc etc.
Non ho però adottato fino in fondo questo giochino di sovrapposizione. Gli abitanti di Algemania, per esempio, hanno nomi e titoli che richiamano ai paesi anglofoni, piuttosto che a quelli germanici. Inoltre Algemania ha anche dei tratti “mistici” nel suo DNA storico, non a caso la casa reggente viene detta “Corte degli Unicorni”. Inoltre l’aderenze storica di questo mondo inventato al nostro mondo (quello reale) è sommaria, per non dire piuttosto divergente.
Si tratta di uno strano mix adottato da un autore mooolto più in gamba di me: Harry Turtledove. Chi ha letto il ciclo della Guerra dei Regni sa a cosa mi riferisco.

Inoltre cerco sempre di ricordarmi che il mio intento, in questo caso, è quello di raccontare una storia fantasy di apocalisse zombie, e non un fantasy dinastico o qualcosa del genere…

(1 – Continua)


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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5 risposte »

  1. No, dai, nessuno a copiato nulla 😉 Io stesso, come ho scritto, sono stato ispirato da Smith. E comunque, vedrai che senza volere ti scapperà la mano, ci prenderai gusto (proprio a livello personale, perché tenere un diario di un’attività come la scrittura, è esso stesso un processo creativo interessante e divertente) e il diario si allungherà,
    Intanto, buon lavoro. Io sono già partito col progetto nuovo 😉

    • Grazie dell’incoraggiamento! In effetti scrivere questo posto di making of mi è stato utile e soprattutto mi è piaciuto molto. Sono esercizi interessanti, magari anche per chi ci legge 😉

  2. Io penso che sia interessante che tu mostri “il dietro alle quinte”, processo che di sicuro aiuterà aspiranti scrittori (il miglior insegnamento è l’esempio, no?). Grazie anche per la segnalazione del diario di Marco che mi prenderò al più presto (tipo ora… fatto!).

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