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Bisognerebbe avere una patente per recensire su Amazon

Anno dopo anno ho maturato una sopportazione totale, quasi serafica, delle recensioni negative lasciate ai miei romanzi e racconti. Innanzitutto occorre dire che esse rappresentano una parte davvero minima dei feedback ricevuti. Il che vuol dire che la grande maggioranza dei miei lettori apprezza ciò che scrivo.
La minoranza di chi mi boccia comprende persone che mi hanno letto a casaccio, magari non apprezzando i generi in cui opero, acquirenti effettivamente insoddisfatti di come scrivo (può capitare) e fessi totali. Concentriamoci su questa categoria.
Il tipico fesso totale è colui che dà una stellina a un romanzo – il voto minimo – perché il corriere glielo ha consegnato con due giorni di ritardo.
Oppure c’è il fesso che dà una stellina perché credeva di comprare un libro di 500 pagine, invece si è trovato in mano (o sull’ereader) un racconto lungo di 60 pagine. Peccato che le schede dei prodotti siano complete di tutte le informazioni necessarie per valutare se acquistare o meno.
Poi c’è il fesso che dà una stellina credendo che sia il voto massimo, e non quello minimo, con cui valutare un prodotto. Sì, mi è capitato anche questo.
Dunque il metodo di recensione/valutazione applicato da Amazon è ampiamente fallace.

Ce lo diciamo da tempo, noi che su Amazon vendiamo qualcosa (non necessariamente libri): Bezos & friends dovrebbero fare qualcosa per cambiare il sistema delle stelline. Anche perché almeno il 40% delle recensioni lasciate su praticamente ogni prodotto non sono a tema con lo scopo insito nell’azione del recensire. Tornando all’esempio di poco fa: non posso giudicare un libro una merda, in base a un ritardo di consegna del corriere. Non c’è nessun nesso logico in un’azione del genere.
Sapete qual è la cosa che più mi deprime, in questa faccenda? Il fatto che una persona adulta, mediamente acculturata, non si renda conto che recensire in modo tanto sconnesso fa di lui un idiota.

C’è poi la faccenda che questi voti dati col culo (scusate se utilizzo termini tecnici) fanno comunque media nel comporre la valutazione numerico-stellata di un qualunque prodotto.
Quindi un buon romanzo, un bel film o un pregevole disco potrebbero “galleggiare” attorno alle 3 stelline di media, solo perché un sufficiente numero di fessi ha dato pessimi voti basandosi su elementi che non c’entrano un cazzo con la qualità del prodotto stesso.
Vi assicuro che, a livello meramente economico, questo comporta un danno non da poco.

Allora, ci diciamo, dovrebbero cambiare il metodo di voto.
Anzi, dovrebbero limitare il diritto di voto, riservandolo soltanto a persone che sanno ciò che fanno. Ma in che modo si può gestire una cosa del genere? Facendo un test d’ingresso agli utenti Amazon? Chi lo passa vota, gli altri no? Oppure potrebbero sottoporre ciascun voto a un esame preventivo: se si rivela ponderato viene pubblicato, viceversa viene respinto.

Tecnicamente il discorso non fa una piega.
Però.
Già, c’è un però: ogni proposta di limitazione del voto si presta a strumentalizzazioni e a fraintendimenti. La faccenda è molto delicata. Amazon trasmette la sensazione che ciascun acquirente – ciascuno di noi – sia uguale all’altro. Uno vale uno, in pratica, che esso sia un cretino incapace di fare semplici collegamenti logici, o un ingegnere aerospaziale. Dubito che Bezos introdurrà una limitazione del voto, rischiando così di passare per classista e “razzista”. Se lo facesse perderebbe rapidamente centinaia di migliaia di utenti. E, se anche non succedesse, diventerebbe elitario. Il che non è mai un complimento.

Ora, pensate per un momento di traslare l’intero discorso su un piano squisitamente politico.
Molte persone non hanno gli strumenti basilari per comprendere semplici questioni di economia, finanza, di giurisprudenza e di etica? Purtroppo sì.
La soluzione a questa piaga è dunque quella di non farle votare?
Secondo me no.
Dico di no proprio per la ragione già dibattuta riguardo ai fessi che recensiscono su Amazon: si creerebbe un precedente molto, molto pericoloso.

Ciò detto, Amazon ha già qualche strumento per limitare l’incidenza del voto “ignorante”. Per esempio è possibile segnalare recensioni fasulle, inappropriate o totalmente fuori contesto. A volte queste segnalazioni servono a qualcosa, altre volte cadono nel vuoto. Però ci si prova.

E la democrazia che strumenti ha, per migliorare se stessa?
Il vecchio Thomas ci indica un punto di partenza…


Articolo di Alex Girola: https://twitter.com/AlexGirola
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12 risposte »

  1. interessante parallelismo tra amazon e la politica…
    anch’io spesso penso che ci vorrebbe una sorta di patente per poter avere il diritto di voto… forse non sarebbe nemmeno poi così antidemocratico… semplicemente se vuoi votare devi dimostrarmi di possedere alcune conoscenze di base, per non fare danni al tuo Paese…
    guidare è pericoloso, puoi fare danni, ed è per questo che serve una patente…
    e la stessa cosa si può dire del voto…
    per quanto riguarda Amazon, a volte leggo delle risposte di questo tenore alle domande poste dai potenziali compratori: “non lo so, l’ho regalato”… a parte che chi si prende la briga di scrivere una cosa del genere evidentemente ha molto tempo da perdere, però cose del genere non dovrebbero esistere, dai…

  2. preciso il mio pensiero: “anch’io penso” non nel senso che lo pensi anche tu, visto che hai risposto di no alla domanda che ti sei posto…
    intendevo dire: “anch’io spesso mi soffermo a pensare sul fatto che ci vorrebbe una patente per votare”…
    ecco, volevo dire questo…

    • No, è chiaro il tuo punto di vista, tranquillo…
      In linea di massima io l’ho sempre pensata come te, ma ultimamente valuto quali conseguenze potrebbe avere una decisione del genere. Per esempio gonfierebbe i movimenti cosiddetti “populisti”, che già ora urlano ai complotti plutocrati. Figuriamoci se un domani dovessero esserci davvero! Penso che non rimarrebbe a lungo il problema del voto, perché si scatenerebbe ben di peggio.

  3. Nel caso della politica, il problema non è che ci sia gente ignorante a votare incompetenti e farabutti: il problema è che ci sono tanti incompetenti e farabutti che si trovano nella posizione giusta per complicare la vita di un paese.
    Piuttosto che una patente per votare, servirebbe una patente per candidarsi… a quel punto potrebbero votare pure i babbei!

    Nel caso dei negozi e delle stelline, l’unica soluzione valida sarebbe abolire stelline e voti.
    Informati, leggi delle recensioni e fine.
    Magari, si potrebbe chiedere di lasciare dei pareri a chi acquista qualcosa, con un limite di caratteri o parole – così, leggere quattro o cinque pareri sarebbe fattibile in pochi minuti.

    Però io non presto attenzione a stelle e voti, preferisco giudizi motivati 😛

    • Ecco, sì, magari sarebbe interessante pensare a un sistema per selezionare meglio i candidabili/candidati. Anche questo sarebbe in un certo senso elitario, ma sensato. L’unico tentativo fatto di recente per ottenere qualcosa del genere – sappiamo da parte di chi – è stato talmente farsesco che ha ottenuto l’effetto contrario.

  4. Limitare l’accesso alle recensioni o al voto sarebbe una pessima idea. In realtà è già successo in passato: i regimi liberali prima della seconda guerra mondiale erano in buona parte elitari, il voto era ristretto in vari modi, varianti da Paese a Paese. In alcuni casi per votare dovevi avere un certo livello di ricchezza o un certo tipo di ricchezza (es. proprietario terriero) oppure un livello minimo di alfabetizzazione.

    Non solo i poveri non potevano votare, venivano proprio ignorati e scherniti come inferiori, un po’ come oggi la gente che vota partiti anti-sistema (o la Brexit) perché il sistema attuale li strangola e nessuno li ascolta. Risultato: i poveri facevano rivolte e sostenevano comunisti, fascisti e nazisti. É vero che in realtà i regimi totalitari furono creati da forze minoritarie, con 20-30% dei voti, ma erano pur sembre sostenuti da una parte rilevante della popolazione.

    Il vero vantaggio della democrazia, e delle recensioni aperte a tutti, e che chiunque ha un modo per organizzarsi e provare legalmente a far sentire la propria voce. Se è vero che alcuni partiti e alcune recensioni sono campate in aria, ed è vero, il problema è più di come partiti e recensioni sono gestite, piuttosto che dell’idea di aprirle a tutti.

    Per esempio, certe gente recensisce a casaccio anche perché Amazon trae vantaggio dall’avere molte recensioni (sono un gran modo per incentivare gli acquisti) quindi fa cose come inviare automaticamente email per chiedere recensioni. Queste email ti portano direttamente sulle pagine dei prodotti invece che su quella del negozionante. In pratica ti chiedono: «sei soddisfatto dell’esperienza?», ma non c’è un modo per dire che il problema è la consegna. Quindi finisicono a lamentarsi sulla pagina del prodotto. Quindi la colpa è loro, ma la responsabilità è di Amazon, che incentiva le recensioni piuttosto che controllarne la qualità.

    • Ottime considerazioni. Le quoto integralmente, soprattutto quelle di natura politica. Proprio per questo tempo che introdurre degli “sbarramenti” al voto non farebbe altro che contribuire a gonfiare ciò che vogliamo arginare.

  5. Cosa?
    Su libraccio e amazon posso vedere il numero di pp? COME????

    Mi è arrivato Schiavi dell’inferno che è 150 pp e mi aspettavo 500, bellissimo libro ma il numero dove lo trovo?

  6. eressantissimo, mi è piaciuto molto il modo elegante in cui hai spostato lo sguardo dal problema Amazon al problema politico…
    Io, purtroppo, la penso in modo diverso, e sono pronto ad affrontarne le conseguenze. Penso che sia non solo auspicabile, ma anche necessario che il diritto di voto sia limitato a chi possiede una “patente”. Esattamente come è già, del resto, per la guida di un’automobile o per il porto d’armi (non abbastanza, imho). Sarebbe bello se si potesse raggiungere lo stesso risultato con l’informazione, ma la verità è che siamo a un punto in cui una larga parte della popolazione votante non ha gli strumenti culturali (e a tratti neanche quelli cognitivi di base) necessari a fruire correttamente e consapevolmente dell’informazione. Penso che la “patente dell’elettore”, qualora esistesse, dovrebbe essere ovviamente gratuita, così come tutte le pratiche necessarie ad acquisirla ed eventuali “lezioni” (tipo scuola guida). Di conseguenza, naturalmente, riterrei giusto che una persona non dotata della patente da elettore non sia candidabile: se non sei in grado di votare, figuriamoci di essere votato.
    Sarebbe antidemocratico? Probabilmente.
    Sarei sicuro di meritarmela, questa patente? No, sicuro no. Ma sarei disposto ad abbozzare e a studiare di più, se il Paese ne avesse giovamento.
    Poi, esattamente come per quanto riguarda i vaccini, ovviamente un governo eletto in questo modo dovrebbe puntare su politiche culturali, scolastiche e di informazione mirate a rendere non più necessaria la patente, così come non dovrebbe essere necessario l’obbligo vaccinale… Ma questa è un’azione realizzabile sul lungo periodo, non nell’immediato.
    Questo è il mio pensiero, drammaticamente attaccabile dai populisti & co, e forse pure da qualcuno che magari populista non è ma che vorrebbe difendere la famosa Costituzione Più Bella del Mondo… Non sono un fan del pensiero illiberale, né della censura né della limitazione dei diritti, ma sostengo con forza la giustezza del paradosso della tolleranza di Popper.
    Scusate il commento logorroico, ma l’argomento mi sta molto a cuore…

    • Ma guarda, in linea di massima ti do completamente ragione. Il mio rischio, come ho risposto a un commento da qualche parte qui sopra, è che ponendo degli sbarramenti al voto, per quanto sacrosanti, si farà il gioco di chi urla tutti giorni ai complotti plutocratici ed elitari. E una deriva del genere potrà portarci molto lontano dalla democrazia, e più vicino ai tumulti di piazza “perché il popolo lo vuole, ma non lo si fa votare”.
      Esagero? Spero di sì, ma qui tira una brutta aria.

      • Sì, sono d’accordo sul gridare “al complotto”… E non credo che esageri. D’altra parte, penso che davvero una fantomatica patente debba essere accessibile, non riservata a delle vere e proprie “elites culturali” (ha il plurale con las, élite?)… Dopodiché, se conoscere le basi della Costituzione o uno straccio di Storia contemporanea fa di te un’élite… Beh, significa che il “resto” fa un po’ cagare e merita di non votare! 😀
        Scherzi a parte… Io credo che nessuno di quelli che griderebbero al complotto, alla fin fine, farebbe guidare la propria macchina a chi non distingue uno stop da un divieto di sosta, per dire.
        Ah, per tornare un momento alla questione recensioni su Amazon…Per esempio, una cosa interessante, secondo me, sarebbe quella di inserire una sorta di “badge”, che si acquisiscono magari con le recensioni che ricevono voti positivi di utilità, o in modi simili, e che danno la possibilità di recensire. Badge che poi si possono perdere, così come la possibilità di recensire, se vieni beccato a creare account falsi, o a lasciare recensoni inappropriate (senza acquisto verificato magari, o off-topic come quelle che hai descritto nel post). Credo che questa sorta di “gamification” del sistema (lessi un divertentissimo saggio, mi pare pubblicato da 40k, sull’argomento) porterebbe l’utenza a non sentirsi effettivamente “privata di un diritto”.

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