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Dieci motivi per non diventare scrittore

Un lodevole proposito per il 2012 potrebbe essere quello di allontanare più gente possibile dal pericoloso mondo della scrittura.
Una passione senz’altro interessante, ma come poche in grado di logorare fegato e cervello.
L’Italia è sempre più un paese di allenatori di calcio, di latin lover, ma anche di scrittori ed editori. Si potrebbe quasi dire che ci sono più tizi che scrivono (e pubblicano) che non lettori. Senza tener conto di chi si improvvisa imbrattacarte o editore solo perché ogni tanto va di moda farlo.

Oggi enuncerò dieci motivi per cui non vale la pena imbarcarsi in quest’avventura.
Dedicatevi piuttosto alla fotografia, alla musica, alla cucina, al giardinaggio. Tutte cose più tranquille, rilassanti e anche con prospettive economiche non disprezzabili.

Non temete: settimana prossima vi proporrò anche l’elenco opposto.

DIECI MOTIVI PER NON DEDICARSI ALLA SCRITTURA

  1. Girano pochissimi soldi. In Italia gli scrittori che vivono della loro arte sono forse una decina.  I libri rendono qualche spicciolo o poco più. In quasi tutti i casi non si va nemmeno in pareggio col tempo e le risorse spese in fase di creazione. Il numero degli acquirenti di cartacei e/o ebook è esiguo. I canali d’informazione dedicati ai libri sono scarsissimi e spesso autoriferiti.
  2. Gli editori italiani sono dei cialtroni. Fanno eccezione pochi, lodevolissimi casi, ma per il resto il panorama è catastrofico. Imprenditori incompetenti, avventurieri delle parole, dilettanti allo sbaraglio, gente che non paga. Il panorama umano è davvero variegato, ma quasi esclusivamente in senso negativo.
  3. Scrivere è un attività priva di sex appeal. Nessuno vi troverà affascinanti se affermerete “sono uno scrittore”. Al limite vi guarderanno con sospetto. In fondo siamo uno dei paesi europei con meno lettori in proporzione alla popolazione alfabetizzata. Meglio imparare a giocare a calcio, o fare le modelle.
  4. Le soddisfazioni sono poche. Aspettatevi un numero esiguo di complimenti, anche nel caso in cui decideste di regalare i vostri lavori. Pochi feedback, qualche “grazie” sibilato tra i denti, molte critiche (vedi punto 5).
  5. Le critiche sono tante. Qualunque cosa voi facciate, troverete sempre il tizio disposto a bocciare il vostro lavoro in nome di una decina di refusi sparsi in duecento pagine di libro.
  6. I parassiti vi stresseranno. Per la serie “io parlo bene del tuo libro se tu parli bene del mio”. Oppure, altro esempio “io ti invito a scrivere un racconto per la mia antologia, in cambio tu cerchi di venderla ai tuoi amici”. Qualità, disinteresse, passione? Parole che presto dimenticherete.
  7. Troll alle porte. Oltre ai criticoni citati nel punto 5, si faranno presto vivi anche i veri e propri troll. Blogger la cui esistenza sembra vincolata alla sacra missione di distruggere la dignità degli scrittori, e non solo di esercitare un sacrosanto diritto di critica. Attaccheranno voi, le vostre opere, la vostra persona, la vostra etnia, ogni singola parola scritta fuori posto. Vi renderanno la vita un inferno.
  8. La dipendenza. Piaccia o meno, la scrittura causa dipendenza. Ed è una passione che richiede tempo, impegno e fatica. Scrivere di notte, nei ritagli tra lavoro, famiglia e vita sociale può diventare un inferno, un’ossessione. Per poi arrivare a un dunque e cadere nei problemi citati finora.
  9. Solitudine. Forse è esagerato dire che scrivere è una passione solitaria, ma di certo non è nemmeno l’espressione artistica che vi permetterà di conoscere chissà quante persone.
  10. Un giorno arriverete a scrivere una lista come questa, e cercherete di riderci su.

124 risposte a "Dieci motivi per non diventare scrittore"

  1. Geniale! Il punto 3 mi fa ridere, ma in modo dannatamente amaro. Però ormai soffro del punto 8 😉 Magari come ho smesso di fumare, prima o poi smetterò anche di scrivere. Cosa ne dici?

      1. E poi, perché privarne gli amici che apprezzano? Ci sono quelli bravi a raccontar barzellette, quelli che ti tengono compagnia quando si va a pesca, quelli che ascoltano i tuoi problemi davanti a una birra. E io cosa faccio? Gli passo un raccontino e loro si passano un’oretta a leggerlo 🙂

  2. .. In tutti i campi e’ più facile criticare che lodare purtroppo… Pero’ credo anche che scrivere sia una passione e come tale assecondata cercando di guardare gli aspetti positivi.. Per quanto mi riguarda mi sforzo di apprezzare sempre il lavoro altrui, perché dietro a tante parole scritte ci stanno comunque tempo e sacrifici e se anche leggere e’ una passione non vedo perché riempirla di critiche.. Magari pensiero confuso di un sabato mattina ma spero che il senso si capisca… io seguo il tuo blog perché mi piace, non sempre tutti gli argomenti mi piacciono ma ciò non significa non apprezzare lo sforzo, dovremmo essere più aperti di mente e comunque sempre ricordarci che e’ una passione !!

    1. Chiarissimo, limpido e condivisibile!
      Anch’io seguo molti blog, alcuni dei quali pubblicano spesso articoli di argomenti che mi interessano poco. Eppure cerco di prenderli come arricchimento. Troppo facile criticare e puntare il dito…

    1. In realtà la risposta è semplice: di tutte le passioni si fa un gran discutere. Che sia musica, sport, cinema o scrittura. Un punto comune non ci sarà mai, ma intanto qualcuno cerca anche di produrre, oltre che di criticare il lavoro altrui. Così come cita il nuovo banner di Marco 😉

  3. Guarda, basterebbe il punto 2 per scoraggiare chiunque, con quella massa di cialtroni in agguato.
    Ma anche il punto 3 è parecchio significativo.
    Ridiamoci sopra, che è la mejo cosa 😀

  4. ma sì, caro, in fin dei conti ha riassunto bene le cose che tutti sanno, o fingono di non sapere. poi, se vai a cercare in certi altri campi, non nostri, si finisce per tirar fuori dieci motivi identici, nel campo dell’arte. dieci motivi per non scrivere sceneggiature, poetare, dipingerre, recitare, ecc ecc.
    Ma poi, alla fine, non mi deprimo mai, perché tra i motivi per cui lo si fa, il primo, nel mioi caso, è:
    1) potrei fare a meno di farlo?
    No.
    e quindi poi non ho mai pensato agli altri nove.
    Ah, io scrivendo mi sono fatto molte, moltissime sane conoscenze e scopate, fin dall’adolescenza, quindi il punto 9 è da tagliare, però l’8 è molto vero. Dopo un po’ ho cominciato a evitare le scopate che mi procacciavo proprio perché preferivo scrivere. 🙂
    Ciao!
    R.

    1. Tutte cose risapute, ma che molti non ammetto per convenienza o per autoconvinzione.
      A me ha fatto bene ribadirle senza spararci su chissà quale pippone psicologico.
      Riguardo al rapporto tra scrittura e conquiste, a me non è mai successo 🙂 Conoscenze sì, e anche tante, ma più che altro tra baldi maschioni 😛
      Quindi scrivere è da gay? 😀 (almeno per alcuni?)

  5. Lista ampiamente condivisibile.
    I punti cinque e sette sono particolarmente dolorosi – ma non temere, fra un paio di giorni mi appenderò nuovamente un bersaglio al collo e spiegherò agli ipercritici ed ai commentatori d’assalto perché si comportano così.
    Mi odieranno, ma è ora che sappiano la verità 😀

    Sono invece incerto sul numero 9 – io in effetti facendo lo scribacchino ho incontrato (in reale o in virtuale) un sacco di gente.
    E neanche gente orribile.
    Beh, ok, un po’ di gente orribile sì… ma temevo di più.

    1. Mi piace quando ti appendi i bersagli al collo 😀
      Beh, a ogni modo vedremo se anche questa volta riuscirai ad attirare i troll del cortese vicinato, o chi per loro…

    2. Ahhh Davide dì la verità metterti il bersaglio al collo sta diventando uno sport estremo di cui non riesci più a fare a meno…
      Del tipo “provate a prendermi se ci riuscite!”… 😉
      Oppure vuoi solo vedere se il banner con i cinesi (davvero molto carino!) funziona? 🙂

      Cily

      1. In realtà è molto più drammatico – il grado di volatilità della blogsfera è ormai tale, che esprimere una opinione personale equivale a mettersi un bersaglio sul petto.
        Allora tanto vale dire la verità, e aspettarsi il peggio.

  6. Contesto il punto 3: quando dico che sono una scrittrice, ai fanciulli parte l’ormone. O ai fanciulli l’ormone partirebbe anche se gli spiegassi le meraviglie del decoupage? 😀
    Vabbè, in ogni caso, lista veritiera. La scrittura vuole determinazione, sacrificio e disciplina che neanche alla Sacra Scuola di Nanto.
    Però è anche un’ottima scusa per sfuggire alla vita sociale. Le persone, brrr….

  7. AHAHAH, grande, esattamente i motivi per il quale non lo sono più, overo mi sono autoesiliato nel mio mondo, ora scrivo esclusivamente x me, se qualcun altro ha voglia di leggere cosa scrivo e criticarlo è libero di farlo come io sono libero di apprezzarlo o ignorarlo 😛

  8. Lista essenziale e completa di tutto quanto possa procurarti di male la scrittura…
    Diciamo che internet ha aiutato moltissimo il mio andamento da carbonaro.
    Posso scrivere e proporre ciò che scrivo rigorosamente con pseudonimi.

    Le critiche a me le facevano soprattutto i miei familiari senza nemmeno leggere quello che scrivevo…
    Per il fatto di farlo.
    Effettivamente il sex appeal è vicino allo zero a meno che non si scrivano poesie dannate e sofferenti oppure non si sia “uno scrittore che ha pubblicato”.
    Allora hai chiunque alle calcagna. E si finisce nel punto 6.

    Ma il punto più problematico per me è il punto 8.
    Nel mio caso la dipendenza è qualcosa di davvero grave.
    Anche se magari non mi siedo a scrivere perchè i miei doveri mi tengono lontana dalla scrivania c’è sempre un pezzo di mente che vaga da qualche parte e si perde dietro a mille storie.
    Certe volte mi basta la fila al supermercato. Non ne posso fare a meno.
    Comincio a guardare le persone, osservare i dettagli di come sono vestite, le loro scarpe ( a Roma si cammina molto, le scarpe parlano molto delle persone) e a immaginare le loro vite eppoi ovviamente la mia immaginazione piega le loro storie alle storie che piacciono a me.
    E nel frattempo qualcuno mi è passato avanti alla cassa… 😉

    Per il punto 9 purtroppo hai ragione.
    E’ un hobby che allontana dai rapporti sociali, quando sono nel pieno di un racconto ad esempio voglio essere lasciata in pace, non riesco a parlare con le persone perchè non riesco ad infilare due pensieri sensati in fila, sono completamente invischiata nella storia che sto tentando di raccontare.
    Diventa fondamentale riuscire a rendere su carta quella cosa che ho in testa.
    Tu parli di ossessione…diamine è vero…a volte mi sento davvero da curare.

    Ma forse l’ossessione per l’attività creativa è una mia attitudine perchè anche con la fotografia se sto tentando di tirare fuori uno scatto preciso che ho in testa la situazione non migliora di molto…

    Cily

    1. Cily, se ti può consolare, Piers Anthony ha scritto interi romanzi, in coda al supermercato.
      Lui diceva che, ok, gli altri in fila ti guardano strano quando tiri fuori blocco e matita, ma saran comunque fatti loro, no?

  9. Splendida classifica.
    Secondo me il problema base del fatto che da noi la scrittura è poco remunerativa ed è malvista risiede nel fatto che pochi leggono e molti scrivono. Il cortocircuito, insomma, è palese.

  10. Quoto il buon Sommobuta……
    Conversazione tipo.
    -Scrivi? Cosa dibello?
    -Letteratura di genere: action, horror, fantascienza….
    -Ah…..(ma con lo sguardo che dice….quelle cagate lì)
    La risposta è uno sguardo muto, il classico fuck off sottinteso 😉

    Nel riguardo alla editoria italiana l’ambiente è desolante….

  11. Un pubblico, anche se piccolo, piccolissimo, per lo scrittore, ci vuole. Direi che si può fare a meno di tutto il resto, finché ci si diverte. E’ importante però lavorare con passione e impegno, non “scrivere tanto per scrivere”. Tentare nuove tecniche, migliorare lo stile, mescolare i generi. Gli scrittori sconosciuti e non pubblicati sono in realtà liberi di fare sperimentazioni e forse sono quelli che si divertono davvero.

    1. L’importante è non fare gli artisti sperimentali e poi pretendere di essere pubblicati, perché il più delle volte chi è convinto di essere il nuovo Palahniuk è soltanto l’autore di una schifezza pretenziosa…

      1. Ancheperché già il vecchio Pallahniuk è pretenziosetto dipersé (non che non meriti, percarità), essendo poi un po’ il nuovo Bukowski.

  12. i punti 5 e 7 sono davvero tosti per uno che scrive, perché minano l’autostima, sgretolano le certezze e immagino facciano anche parecchio incazzare. oltretutto tra la fiumana di critiche trollesche e le filippiche degli onanisti dello Show don’t tell, si rischia di non ascoltare anche quelle critiche sensate e motivate, che servono a crescere

  13. Che dire, condivido in pieno. In effetti non aiuta la vita sociale (ma per me cambia poco, non la svilupperei più di tanto in nessun caso), e ovviamente non aiuta a “svoltare”. Ok, adesso vado a parlare con quel deficiente di Ariano Geta e lo convinco a darsi al giardinaggio 😉

  14. Triste e crudele,ma reale. Siamo un paese di persone assuefatte dalla mediocrità e dalla quantità, dove invece dovremmo esigere una qualità indipendentemente dalla quantità, purtroppo le case editrici sono aziende vere e proprie e non possono ragionare in questA maniera.

    I punti 8 e 9 sono quelli in cui più rispecchio me stesso. Anche se non ho molto tempo per scrivere dato lo studio, spesso mi perdo a pensare a decine di storie partendo anche da un dettaglio e prendo sapessimo appunti ovunque sono.
    Appena,invece, ho un po’ di tempo per scrivere, mi chiudo nella mia stanza,quasi in ritiro spirituale, e restiamo io e il mio pc fino a che non ho finito,anche ore e ore dopo…

    Attendo il secondo elenco, con i vari ” alibi” da usare in caso della classica domanda: ” perché scrivi?” 😉

    1. sì, senz’altro è un’attività dispersiva e “vampirizzante”. Scrivere porta via tempo. Le storie non si imprimono da sole sulla carta (sul database), perciò va da sé che occorre sacrificare molto tempo per realizzare qualcosa.
      Questo forse è un punto comune con molte altre attività creative, ma la scrittura, boh, mi sembra particolarmente impegnativa (almeno in questo senso).

  15. La cosa che personalmente mi scoraggia dippiù (oltre al famigerato punto 5), è il fatto che oggi siamo circondati dal bisogno (e la pretesa) di esprimersi. Era bello quando l’artista viveva davvero sull’orlo del mondo, ma oggi è un appellativo di cui si fregia una massa crescente di persone. Non spenderò una sillaba sul fatto che la maggiorparte di costoro (cioè anche io) sono poi privi di qualsiasi capacità, ma anche ammettendo che si sia tutti ugualmente bravi, siamo in troppi. Scrittore, pittore, poeta, teatrante, era colui che donava una visione diversa del mondo grazie a una sensibilità fuori dalla norma, ma oggi siamo tutti sensibili (da cui il successo degli psicoterapeuti) e questa è la rovina delle arti. Si salvicchiano in extremis musica, arte pittorica e plastica, perché si proteggono dietro la coltre elitaria del “classico”, dove quello che conta è ancora la padronanza tecnica, ma diciamoci la verità: chiunque può scrivere un libro, un brutto libro magari, ma stringi le mani giuste e zum! ti ritrovi “lo strategggismo sentimentale” pubblicizzato su italia1, dove credo nemmeno a studio aperto abbiano mai letto un libro.

    1. Il punto è che in Italia il libro è, al limite, un oggetto con cui abbellire il salotto. Quindi si prende quello pubblicizzato da Fabio Fazio o da Bruno Vespa, con l’intento di seguire la moda.
      Pochi sono coloro che scelgono basandosi su una vera passione, quindi è “ovvio” che gli editori finiscano poi a commissionare 10 libri sulle barzellette di Totti, o via dicendo….

  16. Se non fossi dannatamente convinto di quello che faccio, forse mi avresti anche convinto 😀
    Sai che il punto 7 è quasi una sfida a scrivere per combattere questi trollisti del kaiser al loro stesso gioco, vero?
    Però adesso aspetto con ansia anche la lista opposta, sono proprio curioso. 😀

  17. Ho sorriso a leggere questo post e francamente lo condivido in larga misura.
    eppure continuerò a scrivere
    🙂

    ps: punto 9 è anche un vantaggio, dai ammettilo!

  18. Non è tutto oro quello che luccica, si sà la vita dello scrittore modesto che scrive solo per passione andrà lentamente morendo. Fra poco sicuramente saranno già in fase sperimentale scriveranno storie direttamente con dei software che controlleranno in rete in modo automatico che non si violino diritti d’autore, e compileranno il libro in modo automatico accingendo dai dati inseriti e dalla rete.
    Quindi saremo solo supervisori di macchine che scrivono per noi ma non per me.
    Saluti Paolo Usai

  19. Rispondo rapido che tanto avete già tutti detto tutto. Inoltre bisognerebbe capire cosa si intende per scrittore, in quanto se uno lo fa perché gli piace senza volere per forza diventare ricco il punto 1 mica gli interessa.
    Ma esistono genti così?

    Sul punto 3 concordo con Gelo. Scrivere tira e attira, eccome. Ovvio dipende anche dalle frequentazioni che uno ha, però a me ha sempre portato attenzione e anche se sicuramente non nella misura dello scopatore friulano, qualche sana conquista.
    Poi figurati, io scrivo pure poesie 😉

    Il punto 4 è sicuramente il più problematico. Ma ne abbiamo parlato fino alla nausea, quindi o scrivo o vomito.

    Sulla solitudine, nel mio piccolo, ho sempre vissuto il contrario. Scrivere mi ha portato a conoscere moltissime persone, alcune le frequento ancora, altre le ho perse di vista, ma questo succede con tutto quel che si fa.

    Inoltre credo che una lista del genere si possa applicare a ogni arte, che mica lo scultore o il pittore è gente che attira le folle. Okay il musicista ma anche quella è una visione molto young adults del personaggio, però forse è l’unica forma artistica che riesce a “tirare” e farti vivere più il gruppo. Certo, finché non vuoi diventare VERAMENTE un artista e allora ti massacri e provi e riprovi e lo fai, ovviamente, da solo.

    Credo che la solitudine sia propria di ogni forma di creazione. Chiedete a una donna incinta, vedrete che vi dirà la stessa cosa, che alla fine, nonostante medici e il marito fremente con la telecamera puntata sulla sua vulva divelta, a dar luogo alla creazione somma, era tutta sola.

    1. Ottima risposta.
      Innanzitutto complimenti a voi latin lover della scrittura 😀

      Riguardo al resto, io ho bazzicato per tre anni mooolto da vicino il mondo della musica. Pieno di vipere e di merde (sono un galantuomo, lo so), ma se non altro qualche soldino gira (sono un pezzente schifoso, so anche questo).

      La solitudine è insita più nel carattere che nelle passioni, questo ci sta. Per natura però la scrittura è una delle arti creative che più si sperimenta da soli. Specifico: io non credo allo scrittore dannato chiuso nella torre silenziosa, eh!

      PS: la frase finale mi ha procurato un brivido…

  20. non son d’accordo, chi scrive deve consociarsi con altri che scrivono creare collettivi…questo manca in italy…siamo tutti un po’ troppo egocentrici.

  21. Il problema è il solito. Pochi lettori, troppi scrittori. Ma come può venir in mente di scrivere quando non si legge abbastanza? Non l’ho mai capito.
    Io credo che le persone vadano educate alla lettura sin dalle elementari, altrimenti la passione per la lettura non potrà mai decollare… e, una volta decollata, non si può più reprimere.

    In ogni caso, ciò che mi dà più fastidio è il fatto che i sedicenti scrittori esordienti non sappiano né le regole grammaticali di base né le tecniche narrative più elementari, che mia figlia sta studiando in IV, a 9 anni. I refusi “estetici”, di formattazione, non sono un gran problema, mentre lo sono i congiuntivi sbagliati e il continuo altalenare del punto di vista.

  22. Il punto dei troll mi ricorda un certo sito che critica sempre “romanzi”… ogni minima cosa era da criticare.. ammetto che quei libri fanno schifo per davvero sia dal punto di vista grammaticale (dove sono i congiuntivi? DOVE?ç_ç) che logico (Coerenza pari a ZERO!) anche s el’idea base è buona ma viene sviluppata in modo pessimo.

    I punti sono tutti veri però aspetto anche la lista die punti positivi =)

  23. Il decalogo fa pensare soprattutto al motivo per cui uno scrive. Se lo fa per divertirsi, senza ambizioni se non quella di regalare a qualche amico del materiale per passare qualche ora a leggere il frutto di una fantasia, messa sulla carta, quei dieci punti rimangono un caustico ammonimanto.
    Se uno scrive perché vuole un pubblico vasto o più vasto di quel che ha o crede di avere, allora 10 punti ribadiscono solo che quello che vuol fare non permette di fare nessun prigioniero. E’ lotta, sangue, lacrime e sacrifici a tutto tondo.
    La scelta é personale e poi si sa, chi vale emerge ed ha anche la personalità di non farsi sommergere dai tanti o pochi troll, che gli sbarrano il cammino.
    La maggior parte degli altri, credo che se ne debba fare una ragione.
    E’ già difficile vivere la vita vera e sprecarla per tossire sangue … no grazie.

  24. Per me scrivere è passione, nulla più… scrivere per lavoro non è bello, non ne esce fuori nulla di buono, in un paese come l’Italia quella degli scrittori non è una sconfitta, ma una missione… saluti, Freedreamer.

  25. Uno dei grandi problemi di oggi, più sottovalutato di altri, è che non solo gli scrittori ma anche e soprattutto i lettori sono diventati pretenziosi.
    Vogliono l’idea brillante e pirotecnica, la scrittura accattivante, trasgressione, calci nello stomaco. Tutto in un solo libro.
    Se non scrivi sotto effetto di cocaina non sei abbastanza sapido.
    Immaginate che effetto avrebbe raccontare ai lettori di oggi un episodio alla “Odissea”, con Ulisse che sfugge a Polifemo presentandosi semplicemente come “Nessuno”… ti riderebbero in faccia. Mi sembra di sentirli: “Il plot non regge, la storia è debole e i personaggi sono bidimensionali”.

  26. La dipendenza causata dalla scrittura, questo mi sembra uno dei punti centrali della lista (peraltro condivisibilissima nel suo insieme). Perciò si dovrebbero aprire non scuole di scrittura, ma piuttosto centri di disintossicazione dalla scrittura, tipo gli alcolisti anonimi.
    Io, perlomeno, li frequenterei.

  27. Il problema non è nel tempo che puoi dedicare alla scrittura, quanto nei soldi che hai in budget. I soldi decidono tutto.
    Se sei povero, devi fare il giro degli editori, sperando che uno di loro ti accolga dopo aver finito di stampare l’ennesima promozione pubblicitaria. E anche in quel caso dovrai attendere parecchio e spesso contribuire alle spese in misura maggiore dell’editore.
    Se sei ricco, cambia tutto. Contatti una tipografia, ti fai stampare 1000 copie di prova, affitti un locale, metti un ricco buffet, inviti 200 persone, fai presente che chi viene otterrà gratis una o due copie del libro, firmi autografi. Anche se come scrittore non vali un cazzo, diventerai lo stesso famoso.
    Per ciò che riguarda il libro elettronico non provateci nemmeno, su internet si dice e si fa cio che si vuole, e i Troll vi massacrano alla grande.

  28. Eh no quanto al fatto che sia un’attività priva di sex appeal non ci sto proprio. Io ci rimorchio una cifra con la storia che sono poetessa !

  29. Appoggio in toto Jean, è molto facile fare gli artisti e diventare famosi col portafoglio pieno, anche perchè vista la qualità dei prodotti artistici in circolazione non ci vuole poi molto.

    Attendiamo con ansia il giorno in cui all’Artista saranno dati gli spazi e le risorse per creare slegato dalle logiche del mercato.

  30. Mah.. da fotografo professionista ho appena stilato la lista dei dieci motivi per cui è meglio lasciare la fotografia ai professionisti. Pertanto non sono d’accordo con l’incipit ma per tutto il resto… comprendo cosa provi.

  31. Sono d’accordo su tutto. Ritengo questi dieci punti dei suggerimenti per prepararsi a cosa attende chi è deciso a essere uno scrittore. E se poi si riesce a mettere su un libro, nonostante questi 10 punti e nonostante tutto, 99 volte su 100 il proprio lavoro su cui si è investito tanto va a disperdersi nella moltitudine piatta di proposte editoriali bizzarre, di esperimenti di editoria che passano per case editrici affermate.

  32. Pensa che io avevo in mente di stilare la “classifica”, “Dieci motivi per non diventare un giornalista”…

    Però poi c’è sempre la passione con cui dobbiamo fare i conti. Un po’ di passione, un po’ di cuore… e il danno è fatto: siamo rovinati!

  33. Grazie infinitamente dei commenti. Vi sto leggendo con interesse. E’ bello condividere le impressioni con chi condivide la stessa passione, tanto amata quanto “odiata” 😉

  34. Sarebbe interessante sapere quanti di quelli che hanno scritto hanno pure letto i commenti precedenti o si sono fiondati a dire la loro.
    Così eh, senza polemiche e senza NESSUN riferimento a quanto accade nel mondo della scrittura 😉

  35. Dillo soprattutto a noi blogger che la scrittura causa dipendenza. Ma anche interdipendenza 😉

    Malgrado tutto, ne vale la pena quando a una buon talento è associato uno studio costante della tecnica e un quotidiano esercizio.

    Un saluto da Lordbad

    Vongole & Merluzzi

  36. Se non ti esplode dentro
    a dispetto di tutto,
    non farlo.
    a meno che non ti venga dritto dal
    cuore e dalla mente e dalla bocca
    e dalle viscere,
    non farlo.
    se devi startene seduto per ore
    a fissare lo schermo del computer
    o curvo sulla
    macchina da scrivere
    alla ricerca delle parole,
    non farlo.
    se lo fai solo per soldi o per
    fama,
    non farlo.
    se lo fai perché vuoi
    delle donne nel letto,
    non farlo.
    se devi startene lì a
    scrivere e riscrivere,
    non farlo.
    se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
    non farlo.
    se stai cercando di scrivere come qualcun
    altro,
    lascia perdere.

    se devi aspettare che ti esca come un
    ruggito,
    allora aspetta pazientemente.
    se non ti esce mai come un ruggito,
    fai qualcos’altro.
    se prima devi leggerlo a tua moglie
    o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
    o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
    non sei pronto.

    non essere come tanti scrittori,
    non essere come tutte quelle migliaia di
    persone che si definiscono scrittori,
    non essere monotono o noioso e
    pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
    compiacimento.
    le biblioteche del mondo hanno
    sbadigliato
    fino ad addormentarsi
    per tipi come te.
    non aggiungerti a loro.
    non farlo.
    a meno che non ti esca
    dall’anima come un razzo,
    a meno che lo star fermo
    non ti porti alla follia o
    al suicidio o all’omicidio,
    non farlo.
    a meno che il sole dentro di te stia
    bruciandoti le viscere,
    non farlo.

    quando sarà veramente il momento,
    e se sei predestinato,
    si farà da
    sé e continuerà
    finché tu morirai o morirà in
    te.

    non c’è altro modo.

    e non c’è mai stato.

    Charles B.

    1. Non so, io col vecchio Charlie c’ho un rapporto tipo mio padre: lo odio, mi sta sul cazzo, ma gli voglio bene e lo stimo e lo ammiro.
      Poi lui ha sempre avuto questa cosa che tutti coglioni tranne lui; faceva parte del suo pessimo carattere, egocentrico e autodistruttivo.
      E proprio come se fosse mio padre, l’aspetto di lui che odio è lo stesso che ritrovo in mestesso. E infatti tendo a schifare buonaparte degli scrittori miei contemporanei. Il problema è che oggi schifare gli scrittori va di moda, quindi risulto banale… ma vi giuro che a differenza degli altri, io vi odio davvero! 😀

  37. E come reagiranno? Verrà giù WordPress. 😀
    È da un po’ che ho gli occhi così: O_o

    Comunque, non sono d’accordo.
    E sono stressato. Appenderò la tastiera al chiodo.

  38. Mi vedo, in parte, in disaccordo.
    Scrivere è un modo come un altro per estraniarsi da una realtà non sempre soddisfacente e penso che abbia lo stesso grado di immedesimazione che si prova quando si legge un libro/fumetto o si guarda un film.
    Quindi, prima di tutto, scrivi perchè vuoi farlo, perchè ti vuoi sfogare, perchè vuoi immaginare un mondo diverso da quello in cui vivi, scrivi perchè la fantasia non ha limiti e puoi descrivere qualsiasi scenario ti venga in mente; se poi riesci a guadagnarci anche qualcosa ancora meglio.

  39. tento di fare l’editore.. talvolta ci riesco, talvolta no… ma questa elencazione è un DECALOGO da porre in bacheca perennemente… EVVIVA LA REALTA’!!!

  40. Hai scritto tante di quelle boiate, che non saprei da dove cominciare.
    L’unica cosa “esatta” e’ che non si può vivere con la scrittura, ma non si scrive per guadagnare, ma per rimpolpare la propria coscienza.
    Meno male che non sei uno scrittore, una gamba traballante in più sotto un tavolo, senza un tuo scritto a sostenerla.

    1. Benvenuto!
      Dopo novanta commenti fatti con spirito e cervello, ci voleva qualcuno che ci regalasse una variante frizzante, sciocca e inelegante. Grazie per aver ravvivato la discussione 😀

  41. Già questi sono dieci buoni motivi per dedicarsi alla scrittura.
    1. Girano pochissimi soldi. Bene, così nessuno potrà insinuare che sono una persona venale.
    2. Gli editori italiani sono dei cialtroni. Ottimo. Dato che non sanno distinguere uno scritto decente dalla lista della spesa, ho qualche possibilità di essere pubblicato.
    3. Scrivere è un attività priva di sex appeal. Sarà pur vero ma, primo, anche l’understatement ha i suoi estimatori/estimatrici, secondo, ogni tanto ci si può spacciare per qualcos’altro di più allettante, che so, dei numismatici.
    4. Le soddisfazioni sono poche. Come nella vita di tutti i giorni: scrivere, ovvero come usare la fantasia per restare con i piedi per terra.
    5. Le critiche sono tante. Sempre benvenute esse siano, altrimenti ci si potrebbe illudere di saper scrivere.
    6. I parassiti vi stresseranno. Ottimo sistema per trovare delle persone veramente intereressanti, ovvero per eliminazione. Ciò che resta è ciò che vale, e di questi tempi fasulli non è poco.
    7. Troll alle porte. E’ una gara di resistenza tra la velleità di saper scrivere e la velleità di saper leggere. Vince chi sa far meglio quello che l’altro/altra pensa di saper fare. Un bel test.
    8. La dipendenza. Salutare quando ci lega all’universo della parola scritta, nel Regno delle Idee, insalubre quando ci lega alla sedia nelle ore che andrebbero dedicate a Morfeo o alla persona amata. In medio stat virtus.
    9. Solitudine. Per fortuna. E’ come l’oscurità, il silenzio, la fiacca: ci isola, ci separa, ci ritrova. Sarà pure una passione solitaria, ma tra quelle collettive ce ne sono di ben peggiori (esodo, tifo, linciaggio, guerra, pogrom, ecc.).
    10. Fatto.

  42. Olalà, pensavo di dover uscire dalla finestra per scrivere il mio commento. Invece finalmente sono giunta in fondo senza scoraggiarmi come di solito succede quando bisogna mettersi in fila sapendo che magari quando sarà il tuo turno troverai lo sportello chiuso.
    La quantità di “like” che ho visto a favore del tuo post smentisce un minimo ciò che scrivi: non ne avevo mai visti così tanti! Ma su parecchi punti sono d’accordo con te soprattutto per quanto riguarda il mondo dell’editoria, hai già detto tutto e non voglio ripetere nulla. Aggiungo solo che molte tipografie per sopravvivere si trasformano in case editrici e sfornano libri su commissione levando il sangue a poveri cristi che sognano il successo, ma bisogna pure arrangiarsi per la pagnotta e loro hanno trovato questo sistema che sembra funzionare discretamente.
    Comunque, al di là dei sogno di gloria dei più, sono convinta che scrivere sia bello e anche terapeutico.
    Io scrivo da tanti anni, scrivo da quando me lo hanno insegnato alle elementari per essere precisi. Dopo aver imparato a fissare sulla carta i miei pensieri, ho capito che era un modo molto efficace per liberarmi dei tormenti interiori. Quindi ho continuato a farlo in varie forme, tranne la poesia perché proprio non mi attrae.
    Da bambina scrivevo persino sui muri piccole frasi che lasciavo come a cercare un improbabile contatto con chiunque lo avesse letto senza sapere chi ero.
    Liberare la fantasia poi è la cosa più bella che si possa fare e scrivere è il modo migliore per liberarla senza farla scappare.
    Scrivere per lanciare una richiesta d’aiuto mascherata da storia incompiuta.
    Scrivere per fissare emozioni che potrebbero frantumarsi contro la vita o dispendersi nelle nebbie delle preoccupazioni quotidiane.
    Scrivere lettere, messaggi, sogni, bisogni, desideri, descrizioni di cieli che potresti non vedere più, scrivere di amori unici e mai replicabili, scrivere a colori o bianco e nero. Ma tu sai come è bello scrivere per descivere la bellezza di una donna, di un gatto, di una collina con sopra un castello con sopra un cappello con sopra il nido di una cicogna che sta spiccando il volo con un fiocco nel becco con dentro un infante che vola verso una casa dove una donna in attesa apre le braccia e lo accoglie attaccandolo al seno che offre il suo latte a una bocca che cresce e diventa un bambino pronto per la scuola dove imparerà a scrivere e scrivere e scrivere ancora, tutto questo senza usare un pennello o un pastello ma solo le parole.
    Scrivere mi ha salvato la vita tante volte, quasi tutti i giorni.
    Perciò non smetterò mai di farlo, perché scrivere mi fa sentire meno la solitudine cosmica che mi accompagna da quando sono nata.

  43. Io trovo l’atto della scrittura estremamente spiacevole… in fondo non è che mi interessi poi così tanto lo scrivere, quanto l’aver scritto – l’aver buttato fuori la storia, in modo da poter riconquistare una parvenza di umanità (quando ho una storia in macchina non mi rado, sono scontroso e malinconico ed ascolto ad alto volume musica che agli altri piace).
    Ma battere sui tasti mi fa dolere le mani e rende più prossimo l’instaurarsi dell’artrosi deformante, il video dopo qualche ora porta alla perdita inesorabile di diottrie, e non esiste sedia da scrittura che non sia scomoda scomoda scomoda.
    Quindi no, credo che l’atto di scrivere sia decisamente sopravvalutato.

    1. Sono d’accordo con te.
      Quando dico che scrivo perchè scrivere mi fa sentire bene le persone che ho vicino mi rispondono “Beh non si direbbe proprio!Ti sei mai vista mentre stai scrivendo qualcosa?”
      E hanno ragione.

      Nervosa, asociale, scontrosa, allergica a qualsiasi contatto umano (tranne quello con la bambina che comunque sente che qualcosa non va e tendenzialmente mi lascia perdere!).
      E questo perchè magari non riesco a scrivere la storia come dico io e finchè non mi riesce almeno un po’, non posso pensare a nient’altro e sono anche piuttosto arrabbiata.

      Poi finalmente la storia è scritta e torno molto molto affabile e anche più paziente e disponibile di prima.
      Insomma una sorta di Lupo Mannaro che si ritrasforma!

      Cily

  44. Terribile verità quella di essere condannati a scrivere nei ritagli di tempo, con quella vocetta che sussurra “e intanto potresti lavorare, occuparti della famiglia, ecc..”..

  45. Ho scritto circa duecento racconti, ovviamente riferiti alle mie esperienze e non meno di cinquanta poesie riferite alla mai amata Rosa.
    Non ho pubblicato niente perché so che niente di tutto ciò è pubblicabile, se non a pagamento, allora mi son fatto una domanda semplice…se pubblico una qualsiasi cosa di mio, se la devo pagare vuol dire che non vale niente, e ho lasciato perdere.
    I dieci motivi per non diventare scrittori valgono solo per i perdenti e per chi non ha sogni per sognare un qualcosa che ancora non esiste, ma che potrebbe essere.

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