38 risposte a "La dignità di un blogger: un decalogo"

  1. Strutture che generano soldi, devono compensare chi lavora per loro, sarebbe la prima regola del progresso e dello sviluppo. Negli ultimi tempi mi hanno scritto in sei per collaborare. A tutti ho chiesto soldi per farlo – chi era veramente interessato mi ha fatto delle proposte serie, gli altri troveranno chi glielo fa gratis, so però che si stuferanno e molleranno.

    Dieci regole esatte esatte

  2. Siamo alle solite. E la Annunziata non ha colto l’occasione per dire qualcosa di intelligente. Ovvio che a loro fa paura se passasse la nozione che i blogger, come chiunque lavori, debba essere pagata. Vorrebbe dire avere 600 persone che, a fronte di una collaborazione continuativa e remunerata, possano richiedere, dopo due anni e non ricordo quanti articoli, la possibilità di entrare nell’albo dei pubblicisti. E diventare poi giornalisti…si sa che nelle caste vige l’ingresso su invito. Io non navigo nell’oro, anzi a ben vedere scarseggia anche l’acqua, ma ogni collaboratore lo retribuisco. Sì magari tiro sul prezzo, (sai le cavallette, l’inondazione, il terremoto. Non è colpa mia. Non è colpa miaaaa [cit.]) ma il lavoro degli altri lo pago.

    1. Pagare i collaboratori ti fa onore, ancor di più considerando che la tua realtà editoriale al momento è piccola.
      Tra l’altro, oltre a essere un fatto di onestà, è anche l’unico sistema per far girare l’economia del settore.

  3. L’annunziava la ritenevo una persona intelligente e capace, ma dopo un’uscita del genere..ho seri dubbi.
    A me è successo già due volta, in nemmeno un anno che bloggo, ma ho rifiutato entrambe,
    La trovo una cosa stupida da accettare (ti sfruttano) e degradante, come se tu stessi perdendo tempo a giocare, quindi che fa farlo gratis per altri.
    “Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti” mmm…e gli articoli di giornale invece?

  4. anch’io nonostante le modeste dimensioni ho ricevuto un paio di proposte del genere (più qualche richiesta a pubblicizzare tale libro o tale evento). a parte il caso in cui una casa editrice mi ha spedito un libro da poco pubblicato in cambio di una recensione (mi sembrava un patto equo), ho sempre declinato. quello che mi ha sempre insospettito, infatti, è quello che tu metti come punto 1: voglio dire, se TU chiedi a ME di “collaborare”, allora sei tu che hai bisogno dei miei contenuti, non io che ho bisogno del tuo “spazio” (che nella maggior parte dei casi è più giovane, più confuso e più dispersivo del mio). quindi non vedo perché dovrei cederteli senza nulla in cambio.

    che poi ci siano realtà di altro tipo, portate avanti da persone che fanno le cose con impegno e onestà è vero. ma in quel caso sono io a chiedere di partecipare!

    1. Esatto. Se voglio collaborare con realtà neonate sono io a propormi.
      Che poi basterebbe guardarsi un attimo intorno per capire come funzionano certi meccanismi. È che molti si fanno tentare da promesse che non stanno né in cielo né in terra.

  5. Ben detto. Stessa storia capitata a me di uno che usava sempre i miei articoli nel suo blog, certo menzionava la fonte, poi mi chiese di collaborare gratis, quando ho smesso di collaborare perché mi sentivo un po’ sfruttato, un po’ non avevo più tempo, ha anche rimosso il mio nome dal suo blog, un vero signorino.

  6. Niente da aggiungere a quanto già detto da te. I canonici 92 minuti di applausi.

    Provo solo ad approfondire un punto.
    L’Annunziata (che secondo me rimane una delle poche giornaliste serie che abbianmo in Italia) credo abbia detto quelle cose perchè sotto sotto sa che ci sono portali, forum, siti web e blog che fanno informazione più e meglio della maggior parte delle testate giornalistiche “normali”. Prendo quelle dichiarazioni (oggettivamente brutte) come una legittimazione (e una sorta di difesa) del proprio status. “Noi siamo giornalisti gnègnègnè, voi che state sul web no”.

    Credo che l’Annunziata, che è persona seria e che conosce la realtà estera, sa che altrove questa demarcazione quasi non esiste…Ma in Italia ci sappiamo sempre distinguere. In peggio.

    Sull’edizione italiana dell’Huffington Post…non commento, per ora.

    1. E se invece, la butto lì, l’Annunziata non fosse poi così esperta di cosa vuol dire bloggare nel web 2.0?
      Il che spiegherebbe la sua affermazione.
      Comunque diciamo che la colpa è anche di chi si fa sfruttare, eh!

  7. Dunque:

    [quoto]
    I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati.

    Certo, no? Storia nota. Chi blogga lo fa “per passione”, quindi non deve pretendere soldi.
    [quoto]

    L’Annunziata dice la verità! La maggior parte dei blog di informazione fa semplicemente rimbalzare la notizia sul web. Sono davvero pochi i blog che “cercano” le notizie. Sono ancora meno quelli che fanno “giornalismo d’inchiesta”. Per lo più i blog non fanno altro che prendere la notizia, riproporla, eventualmente aggiungere qualche commento personale.
    L’Annunziata dice la verità! Questo è uno dei motivi per cui “in Italia” i blogger non vengono pagati. Sono convinto che se un blogger avesse in mano uno scoop, i giornali sarebbero pronti a sborsare parecchi quattrini per poter avere quella notizia sulle proprie pagine.

    Il problema è che l’Annunziata non va oltre… e non dice che molte testate giornalistiche non fanno altro che pubblicare notizie prodotte dall’Ansa, che spesso usano contenuti provenienti da youtube, che ogni tanto arrivano pure dopo ai suddetti blogger che “per passione” fanno rimbalzare le notizie in rete, che il “giornalismo d’inchiesta” nel nostro bel paese è raro tanto quanto una classe politica efficiente.

    E’ giusto che uno che blogga “per passione” non venga retribuito. Per lo meno finché lo fa sul suo blog personale… ma se si mette a scrivere su una testata giornalistica (poco importa se è su carta o su web… non vorrei che pure i giornalisti cominciassero a dire che loro vengono pagati perché il “profumo della carta” è…), allora diventa un blogger “che lavora” per una testata giornalistica. E il lavoro va pagato, sempre, comunque. Il fatto che il suo lavoro coincida con le sue passioni è solamente un dettaglio (insignificante).

    E a chi dice “noi ti diamo in cambio la visibilità” io rispondo “il mio stomaco non si riempe con la visibilità, e neppure la posso usare per pagarci le tasse”. Vuoi il mio cammello? Prima vedere moneta! (vecchio detto arabo).

    Ottimo post!
    .

    1. Certo, la colpa è soprattutto di chi si fa sfruttare. Non ci piove.
      Sull’Annunziata, la tua obiezione ci sta. Personalmente però spero vivamente che non sia così, proprio perchè l’Annunziata, pur con tutti i suoi difetti, è una che in linea di massima capisce sempre il cuore del problema e il nocciolo della questione. Di sicuro, l’esternazione che ha fatto è destabilizzante.

  8. I bloggers scrivono opinioni e quindi non vengono pagati, i giornalisti scrivono st******e e vengono pagati. Mi pare logico 😀
    Adesso ho un travaso di bile, quindi rimando la discussione civile ad un altro momento. Facciamo che ti rubo l’idea e ne riparlo la prossima settimana. 😉 (Avevo già intenzione di parlare di blog e guadagni, ci metterò dentro pure la questione dignità). Ottimo decalogo, comunque: concordo soprattutto su un punto. Se LORO vengono da TE vuol dire che, molto probabilmente, hai già molta più visibilità di quanto pensi. Quindi qualcosa dovrai pur valere. Quindi qualche danaro potrebbero anche sborsarlo…

  9. La storia professionale dell’Annunziata sarebbe da riprendere in esame, non mi è mai sembrata questa professionista di grande livello. Suggerisco di ricordare la sua direzione della RAI e i toni che prendeva nella sua trasmissione quando aveva a che fare con interlocutori più o meno potenti. Il giornalismo e la dignità professionale dovrebbero essere altro IMHO.
    Quanto all’Huffington Post, dovrebbero prendere esempio dai loro colleghi / genitori americani. Dove le cose vanno diversamente… e guarda caso, non c’è un ordine dei giornalisti di mezzo.
    Italy, funny place to stay.

  10. Per una volta non sono del tutto d’accordo con te XD parto dal tuo commento a Ferruccio: Io ho imparato che i portali che parlano di libri sono i più disonesti in assoluto. Ho ricevuto miglior trattamento in altri settori…

    DIPENDE. Ci sono portali che fanno raccolte fondi di autofinanziamento (cit.) e altri che lo fanno per pura passione verso i libri *alza la mano*

    Mi sento un po’ presa in causa perché gestisco una webzine proprio sui libri e ci tengo a dire alcune cose:

    1) non girano soldi
    2) anche a collaborare con le case editrici non girano soldi, ma proprio NIENTE (le uniche cose che riceviamo sono libri o ebook, con questo argomento mi ricollego più avanti)
    3) non recepisco una lira io, che soldi avrei da dare ad altri? C’è da dire che non chiedo soldi a nessuno XD
    4) l’ho già detto che non girano soldi?

    Quindi vorrei sottolineare alcuni punti del tuo decalogo:
    Fate presente che, in mancanza di soldi, potreste accettare altri pagamenti, per esempio un buono spesa su Amazon o qualcosa del genere. Purché sia un segno tangibile per ricompensare il vostro lavoro. Come ho già detto non girano soldi, però io i miei collaboratori li ricompenso SEMPRE regalando loro i libri e gli ebook che gli editori ci mandano. Spesso anche quelli che gli editori non ci mandano, ovvero pagandoli di tasca mia, che ho un lavoro instabile e 10 euro in tasca.

    Molti piangeranno in cinese: “Sai, la nostra realtà è piccola, non girano soldi…” Bene, fategli ciao con la manina: nessuno obbliga questi tizi ad aprire un portale, una webzine o altro. Se lo fanno badino anche a reperire i fondi per pagare i collaboratori esterni al loro giro di conoscenze. E’ vero, non girano soldi XD e mai sono girati, per dire. Non da me almeno, io non organizzo raccolte fondi. Infatti siamo in 8 a scrivere su una webzine su cui sì, accettiamo anche pezzi esterni, ma tendenzialmente facciamo da “casta chiusa”, che è l’unica maniera che ho trovato per funzionare. In genere chi collabora con noi lo fa sapendo benissimo che è un “lavoro di passione” e in genere ci manda recensioni perché non ha un blog proprio.

    Controllate sempre quale genere di attività “collaterale” svolge il portale/webzine che vi ha contattato. Spesso e volentieri sono collegati a case editrici, case discografiche e simili. Quindi hanno degli introiti. Quindi DEVONO pagarvi. Totalmente falso. Le collaborazioni che i blog, specie quelli letterari (non so come funzionano quelli che hanno contatti in ambito musicale), hanno con le case editrici non hanno mai introiti, a malapena vengono regalati libri in anteprima (e recentemente le big stanno pure tagliando su tali copie) che io a mia volta regalo ai collaboratori.

    Lodi a tutte le webzine che nascondo tra persone che si stimano e che si conoscono, basando il loro lavoro sul rispetto e sulla chiarezza reciproca. State certi che dei galantuomini del genere li riconoscerete, quando li incontrerete. Grazie, è il motivo per cui preferisco lavorare con 8 persone che sono anche i miei migliori amici. Patti chiari e amicizia lunga.

    Insomma, tendenzialmente sarei d’accordo con te, ma il fatto è che non è vero che si viene pagati o robe del genere. Io faccio sempre tutto di tasca mia, materiale promozionale o cagate del genere, ma esclusivamente perché ho un negozio in cui posso farlo, altrimenti ciccia.

    Discorso diverso invece sull’Huffington Post Italia. E’ gestito da una giornalista e nel suo staff annovera dei giornalisti. E l’Huffimgton è una realtà giornalistica ENORME e il fatto di non pagare i suoi collaboratori è pura truffa.

    1. Beh, per fortuna a volte abbiamo pareri diversi 😀
      Sennò sai che noia…

      Guarda, sono il primo io ad ammettere che esistono webzine validissime che si avvalgono di collaborazioni gratuite. Il Futuro è Tornato ne è un bellissimo nonché recente esempio.
      Concordo anche sul fatto che di soldi ne girano pochi. Ma di siti ce ne sono anche troppi. Rimango dell’idea che se qualcuno chiede del lavoro a uno sconosciuto (quindi non amico, blog-amico o altro) debba anche pensare a come ricompensarlo.

      Riguardo a webzine che vendono anche libri, o cd o altro nascondendosi più o meno in vista ne conosco fin troppi. Dai, in Italia ce ne sono tanti e da tanto tempo.
      I gestori di questi portali sono associazioni culturali a fini di lucro, mentre gran parte di quelli che scrivono gli articoli “di contorno” non ricevono un singolo euro.

      Quindi prendo atto delle tue sacrosante puntualizzazioni, sperando al contempo di aver fatto chiarezza su ciò che intendevo dire.
      E, di nuovo: è vero che non girano soldi, ma limitatamente al campo dei libri. So di webzine di tecnologia, sport, entertainment etc in cui i soldi girano eccome. Ad alcuni ho collaborato 😉 E, anche qui, solo un 15-20% paga chi scrive come freelance. Quindi forse si dovrebbe esaminare settore per settore. Quello dell’editoria è il più pezzente :-S

      1. Guarda, sono il primo io ad ammettere che esistono webzine validissime che si avvalgono di collaborazioni gratuite. Il Futuro è Tornato ne è un bellissimo nonché recente esempio.
        Concordo, infatti è quello lo spirito che muove la mia webzine. E poi Il Futuro è Tornato è figo e anche io ci collaboro volentieri ^_^

        è vero che non girano soldi, ma limitatamente al campo dei libri. So di webzine di tecnologia, sport, entertainment etc in cui i soldi girano eccome. Ad alcuni ho collaborato
        Ecco, questa è una cosa che io non sapevo, forse perché sono campi che non mi interessano e francamente non ho la minima idea di come funzioni.

        Quello dell’editoria è un campo PEZZENTISSIMO XDDDD
        Io ho qualche collaborazione esterna con alcune CE, ma anche lì se prendo poche lire è tantissimo (e di ste cose non posso parlarne in pubblico mannaggia XD).

  11. secondo me si fa confusione sul blogging, non esistono solo blog che fanno rimbalzare notizie, non esistono solo blog che si occupano di “news” o di informazione generale e politica, ma ci sono molte altre realtà che trattano approfondimenti culturali, che sono tra le poche fonti che parlano di cultura e cercano di diffonderla, cosa che non fanno la scuola, i giornali, le emittenti televisive di stato. Il progetto diretto dalla Annunziata esclude la cultura e le arti e si occupa, a quanto pare, di economia e politica, e lei, conoscendo assai poco le dinamiche del web, parla dei blogger senza conoscere affatto le realtà sulle quali pontifica. Però il messaggio arriva in generale, che i “blogger” non debbano essere pagati, e vista la risonanza del progetto è un grande danno per l’editoria e la comunicazione digitale italiana. Hufflington Post dispone di un budget pubblicitario di 5 milioni di euro, e non paga (ne mai pagherà) i suoi 200 blogger (che saranno poi 600) in nessun modo o forma. Ma questo è un progetto dal quale usciranno molti soldi, per L’espresso, per l’Annunziata e i suoi amici giornalisti e bloggers VIP. La solita casta, la solita retrogada Italia che importa un concept senza rendersi conto delle differenze, che tra Italia e USA, lato web, sono enormi. Negli USA, ma in nessun altro stato europeo, un direttore di un media web che si avvale di bloggers avrebbe pontificato in questo modo assurdo. Roba da mandarla a casa subito, non sa minimamente cosa sia il web. Giurassici!

    1. Quoto tutto.
      L’interrogativo curioso è uno: si tratta di vera ignoranza o di furbizia?
      Sarei quasi più propenso a perdonare la prima (l’Annunziata non sa come vanno le cose nel resto del mondo) che non la seconda.

  12. La Annunziata (che anche io stimo per diverse cose) poteva risparmiarsi questa affermazione, su questo non ci piove.
    Purtroppo io ritengo che questo vada ad inquadrarsi dentro un problema più ampio, tutto italiano : da decenni si sta affermando la figura del cosiddetto “donatore di lavoro”, cioè di coloro che sfruttano il lavoro degli altri senza però pagarli ” perchè tanto ti faccio fare esperienza”; “perchè siamo amici”; ” perchè ti così ti fai conoscere nell’ambiente”; “perchè poi si vedrà”; “perchè al momento giusto vedrai ne terremo conto”…ed altre stronzate del genere.
    Insomma il lavoratore, non solo il blogger, ma il giovane lavoratore in senso lato viene sempre più visto come una spugna da spremere sfruttando il suo bisogno di lavorare.
    E’ triste che l’Huffington Post cominci così l’avventura della sua filiale italiana, è ancora più triste che questo sia passato quasi sotto silenzio ma in questo caso sicuramente c’entra ( qui certamente) la sottovalutazione della rete praticata dai tanti parrucconi e dai tristi soloni che finora hanno dominato la scena giornalistica e politica italiana.
    Nel mio caso pure essendo giovane come blogger ho ricevuto anche io richieste di collaborazione da webzine, sempre con l’atteggiamento di come se fossero loro a fare un favore a me.
    E i teneri virgulti si sono pure arrabbiati quando ho “osato” rifiutare, però credimi sto meglio tra le mura del mio piccolo blog.

    1. Sì, certo, il lavoro non pagato va ben oltre il mondo del blogging. Altrove è anche peggio, per dirla tutta.
      Ovviamente io mi sono concentrato su un settore che mi sta a cuore, ma l’andazzo comune sembra essere questo: “Ti facciamo fare esperienza” (cosa che evidentemente riempe anche lo stomaco… no?)

  13. Il colossale errore a monte dell’affermazione della Annunziata (concordo con Angelo – diamo un’occhiata alla sua carriera) è l’idea che esista una categoria monolitica chiamata “blogger”.
    Considerato il carattere personale del blog come strumento di comunicazione, esistono differenze tali per cui si dovrebbe distinguere fra una decina di stili/temi.
    Il mio blog è radicalmente diverso, per dire, dal blog di Angelo Benuzzi, eper quanto esistano affinità, è diverso da questo blog, o dal blog di Nick ecc.
    Quindi, quando si fa una affermazione che ha per soggetto “i blogger”, è come quando si fa una affermazione che ha per soggetto “le donne”, o “gli italiani” – suona magari convincente, ma è una sciocchezza fondata su una generalizzazione illecita.

    Detto ciò., è accertato che
    a – gli italiani non vogliono pagare
    b – gli italiani sono fermamente convinti che se vengono presi a pesci in faccia, un motivo ci sarà, e quindi ok, incassano
    c – magari gli piace anche

    Non pagano i blogger?
    Eh, cosa volete farci – è sempre andata così.

    Siamo, culturalmente, una nazione di sudditi.
    O se preferite, di servi della gleba.

    1. Giusta puntualizzazione.
      A seguire il ragionamento dell’Annunziata l’unica cosa che accomuna i blogger è quella di esprimere inutili opinioni, e quindi di non valere un eurocent.
      Certo che mi sentirei davvero fiero di lavorare per un boss che ha una così alta stima del mio lavoro.

      Concordo sulla tua ultima affermazione. Il “è sempre andata così”, che si legge anche in un paio di commenti a questo mio post, sta diventando davvero insopportabile.

  14. Certo che per una testata che vive per la diffusione dei suoi articoli d’opinioni – per non parlare di quanti quotidiani e riviste acquisto solo per gli editoriali – è una frase davvero del cazzo…

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